domenica 11 gennaio 2026

LA DIMENSIONE UTOPICA - Il sogno di una società armonica - Miquel Amorós

 



Si dice che i libertari vivano in un mondo di sogni sul

futuro e che non vedano le cose come sono nel presente.

Talvolta le vediamo anche troppo, e con i loro veri colori,

per cui usiamo l'ascia in mezzo a questo bosco di pregiudizi

autoritari che ci accecano.

(Piotr Kropotkin)

 

L'utopia è un modo specifico d’immaginare l'attività sociale opposta alla realtà vigente e, quindi, radicalmente critica. Non si tratta semplicemente di una visione felice tipica di uno stile di vita beato presentato come ideale. Utopico, ha detto Herbert Marcuse, "è tutto ciò che il potere delle società dominanti impedisce di venire alla luce". Karl Mannheim, nella sua influente opera "Ideologia e Utopia", considerava utopico qualsiasi pensiero che mettesse in discussione l'ordine costituito e incitasse alla rivolta. Sarebbero dunque designati come utopie solo “gli orientamenti che trascendono la realtà, quando si estendono al regno della pratica e tendono a distruggere, parzialmente o completamente, l'ordine esistente in una data epoca”. Nelle utopie si manifesterebbero le aspirazioni, gli ideali e i sistemi di valori dei grandi movimenti sociali; si tratta, quindi, di visioni globali del mondo coerenti e strutturate, rappresentative delle esigenze profonde di un'epoca. In questo senso, noi preferiamo parlare di ideale, o semplicemente di "idea" come facevano gli anarchici spagnoli. E aggiungiamo che quando le condizioni soggettive e oggettive per la realizzazione di una società libera non sono favorevoli, quando le forze materiali e intellettuali capaci di realizzare un profondo cambiamento sociale non sono presenti in quantità sufficiente, quando nessun progetto rivoluzionario credibile è immediatamente realizzabile, la negazione radicale dell'esistente assume connotazioni utopiche. La dimensione utopica o romantica del pensiero critico – l'ideale sopra menzionato, l'anarchia – salva i ribelli dal disfattismo relegando il desiderio di una vita senza vincoli nel territorio dell'immaginazione e del sogno, in attesa del momento favorevole per la sua realizzazione. Il clima utopico libera dalla demotivazione, poiché alimenta l'anelito a una società perfetta e mette in moto le volontà di cambiamento. Nel caso libertario, più che in ogni altro, l'utopia non è dunque altro che uno strumento di propaganda per esprimere aspettative di un’emancipazione futura con cui mobilitare le masse sofferenti. Lungi dall'essere una fuga dalla storia verso la fantasia, è, secondo le parole di Victor Hugo, "la verità di domani", qualcosa a portata di mano, pura anticipazione. L'utopia libertaria, nel suo tentativo di dimostrare la capacità degli uomini e delle donne del mondo moderno di vivere razionalmente in comunità, senza leggi né regolamenti, senza padroni né proprietà, è parte della lotta sociale: riflette le aspirazioni egualitarie e fraterne delle fazioni più radicali delle classi oppresse. In quanto ideale realizzabile, è un programma.

L'anarchismo è una concezione del mondo immersa nelle tradizioni sociali e politiche radicali della cultura universale, in particolare quelle che sostenevano l'esercizio diretto della sovranità popolare e rifiutavano ogni forma di oppressione. Critiche all'autorità e a ogni forma di potere separato si possono trovare in filosofi greci e cinesi, in figure singolari come Rabelais e La Boétie, in pensatori illuministi e socialisti del diciannovesimo secolo. Allo stesso modo, fazioni estreme che sostenevano la libertà e l'uguaglianza sono state presenti in moti, rivolte e rivoluzioni nel corso della storia. Tuttavia, l'anarchismo, così come lo intendiamo oggi, non acquisirà un corpo dottrinale minimamente coerente fino all'amalgama della critica sociale antiautoritaria con il federalismo e la lotta di classe, avvenuta all'interno dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Rifiutando l'azione politica all'interno delle istituzioni borghesi e sostenendo l'abolizione del capitalismo e dello Stato come suo obiettivo immediato, l'anarchismo si situava sul terreno della cruda realtà. Tuttavia, a livello teorico, restavano da spiegare i tratti costitutivi generali della società risultante dalla lotta di classe rivoluzionaria, elementi fondamentali per la distruzione ideologica delle illusioni capitaliste. L'internazionalista James Guillaume si mostrò cosciente di questa esigenza quando, in un articolo intitolato "La Comune Sociale" pubblicato nel 1871, delineò quella che sarebbe stata "una comune subito dopo la rivoluzione sociale, durante il periodo di transizione in cui sarà necessario costruire il socialismo con gli esseri umani e i mezzi di oggi". Con questo primo passo, rimaneva pendente "abbozzare un quadro della società come sarebbe apparsa successivamente, con la libertà individuale in movimento  anarchico all'interno della comunità sociale e producendo l’armonia", qualcosa che Joseph Déjacque aveva tentato di fare nel 1858 con la redazione del suo Umanisferio, la prima utopia chiaramente anarchica. Infine, mancava il profilo di una società emancipata che potesse funzionare, basata sull'armonia di interessi e sulla libera partecipazione ai doveri comuni, senza dei né padroni; una società prodotto finale del processo rivoluzionario. Mancava, quindi, la formulazione probabile dell'ideale libertario, sia pure in forma di finzione. Di conseguenza, l'anarchismo si orientava verso l'utopia. In completa opposizione al marxismo, l'anarchismo postulava che la condotta umana fosse determinata più dall'ideale che dalla necessità storica, da definire da parte degli esperti in materia. A parte le eccezioni del passato da  tenere in conto, in generale, il domani aveva più peso che ieri.

La repressione della Comune di Parigi e di altri tentativi rivoluzionari, insieme alla successiva persecuzione dell'Internazionale nei paesi latini e alla smobilitazione delle masse oppresse, portarono a una divisione all'interno del movimento anarchico su questioni come l'organizzazione, la violenza, la legalità, il comunismo e persino la civiltà stessa. Al Congresso Internazionale di Londra (1881), emerse una maggioranza per i gruppi di affinità effimeri e per la propaganda attraverso il fatto. Le contraddizioni tra mezzi e fini, tra lotte quotidiane e obiettivi finali, tra pragmatismo e utopia, provocarono accesi dibattiti e clamorose scomuniche. Il grado di divergenza fu così grande da generare una valanga di pubblicazioni riguardanti l'anarchia e il comunismo libertario, tendenza dominante. Autori prestigiosi come Errico Malatesta, Élisée Reclus, Kropotkin, Jean Grave, Charles Malato, Sébastien Faure, Anselmo Lorenzo e altri affrontarono la questione della creazione di una società di donne e uomini  liberi e uguali dal punto di vista della politica, della scienza moderna, del diritto, dell'educazione, della filosofia e da ogni altra angolazione, dimostrando il contenuto razionale, progressista e perfettamente realizzabile del modello sociale da loro propugnato. Nel suo opuscolo del 1895, "L’Anarchia", Reclus rifiutava l'etichetta di "utopico": "Il sogno della libertà mondiale ha cessato di essere una mera utopia filosofica e letteraria, come lo fu per i fondatori di Città del Sole o di nuove Gerusalemme; l’onirico si è convertito nell’obiettivo pratico, attivamente ricercato da moltitudini di uomini uniti nella collaborazione risoluta per la nascita di una società in cui non ci fossero più padroni, né tutori ufficiali della moralità pubblica, né carcerieri, né carnefici, né ricchi né poveri, ma solo fratelli e sorelle...". Lorenzo avrebbe espresso più tardi la stessa opinione: “Siamo anarchici, ma non utopisti […] rifiutiamo quei futurismi immaginari che vogliono dare alla società del futuro una qualche somiglianza con gli Eden celestiali delle religioni” (“Acracia”, 1908). Kropotkin, ne “La conquista del pane” e in vari articoli della rivista “Nineteenth Century”, aveva cercato di dimostrare che i materiali e le idee necessari per costruire l’anarchia erano presenti nella società attuale e pensava che «in fondo la parola utopia dovrebbe essere applicata solo a concezioni della società basate esclusivamente su ciò che lo scrittore considera “desiderabile” da un punto di vista teorico, mentre non dovrebbe mai essere applicata alle concezioni basate sull’osservazione di ciò che si sta già sviluppando nella società. In tal caso, passiamo dalla previsione utopica alla scienza...». Era chiaro che gli scrittori anarchici tacciavano di utopie, in senso peggiorativo, esclusivamente le fantasticherie di paradisi esuberanti e di età dell’oro futuristiche, ma da attenti lettori di Fourier, non disdegnavano l’uso di formule letterarie prossime al paradisiaco.

Nel 1878, Giovanni Rossi pubblicò in Italia il romanzo "Una Comune Socialista", le cui critiche delle istituzioni, della famiglia e della religione gli valsero il carcere. Tentava di dimostrare come una città miserabile potesse essere trasformata in una comunità esemplare senza ricorrere all'autorità, alla proprietà o alla legge, il tutto grazie al lavoro organizzato, all'istruzione integrale e all’intima convivenza. Nel 1880, l'internazionalista Andrea Costa mandò in stampa un racconto intitolato "Il Sogno", in cui egli stesso si risvegliava anni dopo nella sua città natale, completamente trasformata grazie a una "grande rivoluzione internazionale". Il classico espediente del sogno sarebbe stato riutilizzato nella famosa utopia autoritaria di Bellamy, "L'anno 2000", e nel suo rovescio, "Notizie da nessun luogo" di William Morris, il romanzo utopico più influente dell'epoca. Morris non era anarchico, sebbene fosse amico di Kropotkin, e dato il suo contenuto, la sua utopia può certamente essere definita libertaria. Anche Ricardo Flores Magón scriverà "Il sogno di Pedro". Il viaggio iniziatico è un espediente utilizzato dalle prime utopie libertarie spagnole. In "¡Pensativo!" (Pensoso!), Juan Serrano Oteiza racconta la visita a una città riorganizzata in libertà grazie agli astuti consigli di un uomo colto. Come ci si aspetterebbe da un autore paladino della legalità, dell'organizzazione di massa e dell'istruzione integrale, il cambiamento si compie pacificamente, tuttavia, ne "La Nuova Utopía"  di Ricardo Mella (1890), esso è "prodotto da un profondo sconvolgimento sociale". Altri racconti collocano le loro comunità utopiche al Polo Nord (Louise Michel nel suo romanzo “Il mondo nuovo”) o nelle intricate foreste del Brasile (Vicente Carreras nel racconto “Acraciópolis”), ma è più comune il naufragio al largo di un'isola, come accade nel racconto catalano di Josep Llunas, “Amoria”, nella fantasia comunista di Jean Grave “Tierra Libre” [Terra Libera], o in “Los Pacíficos” [I Pacifici] dell'individualista Han Ryner. Il Congresso Internazionale di Amsterdam, tenutosi nel 1907, evidenziò la preponderanza nell'ambiente libertario delle tattiche sindacaliste, che influenzarono le utopie. L'esempio più chiaro è costituito dal romanzo di Émile Pouget ed Émile Pataud "Come faremo la rivoluzione", prima utopia sindacalista, pubblicata nel 1909 con un prologo di Kropotkin che invitava a riflettere sui grandi problemi con i quali i rivoluzionari avrebbero dovuto confrontarsi. Tuttavia, la maggior parte delle utopie seguì sia la via dell'individualismo, più interessato a cambiare l'individuo, abolire il matrimonio e tornare alla terra, sia quella del comunismo anarchico, più interessato all'abolizione del denaro e alla "conquista delle masse", senza dimenticare i credenti nella spontaneità estrema, che consideravano l’elaborazione di qualsiasi piano un'insopportabile dimostrazione di autoritarismo. Oltre alle opere di Grave e Ryner, menzionate sopra, figurano tra le opere degne di nota quelle pubblicate in Argentina da Juan Falconet, alias "Pierre Quiroule": "Sulla strada dell'anarchia", un violento ritorno alla natura, e "La città anarchica americana", con una critica urbanistica mai vista dopo Le notizie di Morris. Il messaggio di Quiroule metteva in guardia dal preservare le forme di produzione esistenti e gli agglomerati urbani ad esse inerenti: "Non dobbiamo, in nessuna circostanza, immaginare una nuova società modellata sullo stampo della società attuale. Tutto ciò che esiste deve essere sostituito da qualcosa di più razionale e conforme ai veri bisogni e aspirazioni umane [...] L'ideale anarchico consiste in piccoli gruppi di esseri razionali che attraverso l'associazione con i loro simili cercano il modo di ottenere il massimo benessere con il minimo sforzo individuale e un'ampia e illimitata libertà".

Non saremmo in grado di tracciare un quadro completo se ignorassimo i tentativi di realizzare l'utopia all'interno di una società di classe, come proposto dalla corrente sperimentale. Questi tentativi includono non solo la completa segregazione della civiltà capitalista, ma anche i progetti di città giardino teorizzati da Ebenezer Howard, i laboratori cooperativi, i prestiti senza interessi e gli abbozzi di scambio equo. I suoi sostenitori credevano che la società potesse iniziare a cambiare senza attendere circostanze favorevoli, ovvero anticipando il modello di società desiderabile su scala ridotta. Si trattava di dimostrare, attraverso "utopie concrete", che un altro modo di vivere era possibile in qualsiasi momento, ossia che l'ideale anarchico era direttamente praticabile. Da questo punto di vista, le esperienze comunali potevano essere i migliori strumenti per la trasformazione sociale. In America proliferavano tali esperimenti, con vari gradi di successo. In “L’uomo e la terra” Reclus si riferiva a “un lavoro di esperienze dirette che si manifesta attraverso la fondazione di colonie libertarie e comuniste: si tratta di piccoli tentativi che si possono paragonare agli esperimenti di laboratorio condotti da chimici e ingegneri. Questi esperimenti di comuni modello presentano tutti il difetto capitale di essere concepiti al di fuori delle condizioni ordinarie della vita, cioè lontano dalle città dove gli uomini [e le donne] si mescolano, dove nascono le idee, dove gli intelletti si rinnovano. Eppure, molte di queste iniziative possono essere citate come pienamente riuscite. Kropotkin corrispondeva con i seguaci che avevano fondato una colonia in Scozia, lamentando che i suoi amici stessero abbandonando il lavoro di propaganda e di emancipazione finale per dedicarsi interamente a esperimenti potenzialmente fallimentari che avrebbero potuto portare a una completa disillusione. Ciononostante, offriva consigli pratici per un avvio di successo dell'impresa e per evitare i consueti pericoli che affliggevano le comuni. Eminentemente concentrato sul presente, l'anarchismo sperimentale si basava, d'altra parte, sulla riscoperta del passato. Il punto di riferimento più diretto erano le comunità di villaggio medievali, fenomeno storico evidenziato da Reclus, Kropotkin e Rossi. L'esperienza più famosa di "socialismo pratico" fu senza dubbio "La Cecilia", una colonia fondata nel 1890 da Giovanni Rossi in Brasile, che ebbe successo dal punto di vista materiale, però frustrata nel proposito conviviale dell’amore libero.  Già alla vigilia della Rivoluzione tedesca, Gustav Landauer sostenne l'esperimento cooperativo come tattica rivoluzionaria: la rivoluzione doveva mostrare un lato costruttivo, offrire contro modelli socialisti. In definitiva, da una parte o dall'altra, i tentativi comunitari non cessarono mai, di prodursi e nel 1932 l'individualista Émile Armand li documentò in un libro intitolato esplicitamente "Forme di vita in comune".

La Rivoluzione russa, nelle sue fasi iniziali, produsse diversi esperimenti, così come varie utopie, una delle prime delle quali fu quella dei fratelli Gordin: "Perché o come un contadino giunse nel paese dell'anarchia". Probabilmente ispirò "Il viaggio di mio fratello Aleksei nel paese dell'utopia contadina", opera di narrativa contraria allo sviluppo industriale promosso dai bolscevichi, che, durante il regime di Stalin, valse al suo autore, Aleksandr Čajanov, di essere accusato di cospirazione e fucilato. La degenerazione della Rivoluzione in un inferno statale produsse la prima distopia: "Noialtri", un'antiutopia che il suo autore, Evgenij Zamjatin, non arrivò a intitolare e che non ottenne popolarità fino alla sua pubblicazione in Francia nel 1929. Durante tutto il periodo tra le due guerre, furono scritte utopie libertarie piuttosto ottimistiche, come "Il mio comunismo.  La felicità universale" di Sébastiàn Faure, affermazione assoluta dell'individuo al di sopra di ogni obbligo o contratto, condividendo volentieri l’idea con la comunità, appropriato contrappunto all'ideologia socialista autoritaria. Furono scritte anche altre opere di tipo naturista. Albano Rosell, in "Il paese di Macrobia", luogo menzionato da Erodoto, descrive un'arcadia rurale dove il conflitto originario tra individuo e società (e tra civiltà e natura) è stato risolto. Una società di vegetariani naturalmente buoni dà libero sfogo ai propri istinti primitivi con i migliori risultati. Rosell seguiva la strada tracciata dai naturisti di Henri Zisly, corrente che produsse anche il romanzo "I naufraghi" di Adrián del Valle e che lasciò un segno indelebile negli anarchici spagnoli degli anni '20. Nel decennio successivo, o più concretamente, nel periodo precedente la Rivoluzione spagnola, la dimensione utopica è finita nella realtà: le condizioni per la materializzazione dell'utopia si avvicinavano e l'anarchismo diventava più messianico. Il momento della verità era arrivato e i proletari si preparavano a scendere in piazza e ottenere una vittoria che nessuno avrebbe potuto toglier loro. Quando si crede di essere alle porte  dell'anarchia, le forze costruttive che assicurano il nuovo ordine rivoluzionario diventano più importanti e vengono chiarite in opuscoli informativi. Di conseguenza, Higinio Noja Ruiz si occuperà della nuova organizzazione sociale nel suo complesso; Pierre Besnard, del ruolo dei sindacati e del corretto utilizzo delle competenze tecniche; Federico Urales, dei comuni liberi; Isaac Puente, della strutturazione del comunismo libertario; Bruno Lladó, della  base e dei mezzi per lo stesso; Rafael Ordóñez, delle relazioni amorose nella società comunista, e così via. Solo un autore, Alfonso Martínez Rizo, osò scrivere utopie. Nel 1933 pubblicò "1945. L'avvento del comunismo libertario", anno in cui l’esito felice emerse da una rivoluzione praticamente priva di violenza, grazie a una larga ed efficace preparazione sindacale. L'esito catastrofico della guerra civile spagnola, il crollo del movimento libertario internazionale di fronte al totalitarismo e la Seconda guerra mondiale spensero le fiamme utopiche. Successivamente, questo tipo di letteratura avrebbe perso tutti i suoi lettori. La fede nell'avanzata dello spirito ribelle, nel crescente respiro della libertà, o la fiducia nell'imminente scatenamento delle forze sociali, non trovavano più riscontro in un mondo di ideali sconfitti, con un'immaginazione sepolta e rivolto all'immediato. La distopia di George Orwell, "1984", che ruota attorno al controllo totale della mente umana da parte di uno Stato totalitario nelle mani di un partito unico, potrebbe essere il requiem più appropriato per la morte dell'utopia. Tuttavia, Maria Luisa Berneri ha scelto di scrivere "Un viaggio attraverso le utopie", convinta che in un'epoca senza speranza, "sarebbe un sano esercizio guardare indietro verso coloro che sognarono utopie e rifiutarono tutto ciò che non soddisfaceva il loro ideale di perfezione".

Il discredito del capitalismo di stato di matrice stalinista, gli effetti catastrofici della scienza e della tecnologia al servizio dell'industria e del potere, insieme all'implosione terminale del capitalismo globalizzato, hanno completamente delegittimato sia le dottrine comunistoidi sia le ideologie cittadiniste e neoliberali, dando origine a un mondo più simile alle distopie. Fine dell'idea di progresso: il futuro sarà peggiore. Gli utopisti di oggi – se ancora ne rimangono – sembrano essere i realisti meno chiaroveggenti. L'estinzione della dimensione utopica indica indubbiamente il disorientamento del pensiero anarchico di fronte alle azioni disastrose dei suoi rappresentanti ufficiali durante la Rivoluzione spagnola, disorientamento che si è diffuso di fronte al nuovo ordine delle cose, complesso e difficile da disfare. L'idea stessa di rivoluzione sociale sembra essere stata scartata da una parte del movimento libertario a favore di politiche identitarie senza sbocco. Sono tempi difficili per la retorica millenarista, poiché poco si può fare di fronte al massiccio riarmo degli Stati e alle loro enormi capacità repressive, ma la storia si è chiusa falsamente. Come ha detto Jérôme Baschet a proposito del movimento zapatista: "È tempo di riaprire il futuro... l'impulso utopico è indispensabile". C'è da sperare che la progressiva decomposizione dell'ordine e la regressione dei meccanismi di controllo lascino dietro di sé spazi deregolamentati in cui la necessità imponga un'auto-organizzazione sociale in equilibrio con la natura e in margine allo spettacolo manicheo della politica e del mercato globale. Questa frattura nella continuità temporale può diventare istante utopico e paralizzare la marcia verso la catastrofe. In determinate condizioni di abbandono – in un istante come quello menzionato – la crisi può essere affrontata sviluppando spazi autonomi, cioè spazi indipendenti e autogovernati, in cui economia e politica possano dissolversi come attività separate, o in altre parole, reintroducendo in questi spazi il valore d'uso, la piazza pubblica e la democrazia diretta delle assemblee di base e i consigli, qualcosa che l'autorità trionfante credeva di aver superato per sempre con le sue inappellabili vittorie.

Miquel Amorós, Gennaio 2026. Per la rivista "Redes Libertarias"