giovedì 5 novembre 2026

Europa: l’inizio di un’epoca di Claudio Albertani

 



  

Ho due passioni: la fanfara e la rivoluzione,

gli scioperi e i sabotaggi,

le ZAD e le manifestazioni spontanee.

Inno degli insorti

 

Nessuno se lo aspettava. La televisione, i partiti politici e i grandi quotidiani non hanno spiegazioni migliori dello screditamento, ma i fatti parlano da soli. Gli studenti delle scuole superiori hanno iniziato a mobilitarsi a metà settembre con rivendicazioni strettamente legate all’istruzione. Di fronte al degrado delle scuole, alla carenza di insegnanti e al sovraffollamento, chiedevano maggiori stanziamenti. Il presidente Macron, responsabile dei tagli al bilancio, li ha repressi con estrema durezza. In precedenza aveva fatto lo stesso con i gilet gialli (2018-2020), lo sgombero della Zona da Difendere (ZAD) di Notre-Dame-des-Landes (2018), il movimento per la difesa delle pensioni (2019-2020 e 2023), la lotta contro il mega-bacino idrico di Sainte-Soline (2023) e le rivolte nelle periferie, senza dimenticare le mobilitazioni contro il genocidio in Palestina (dal 2023).

Sperava di farla franca, ma il 17 ottobre la manifestazione contro il costo della vita — indetta settimane prima da sindacati, associazioni di quartiere e partiti di sinistra — si è trasformata in qualcos’altro: la contestazione globale, da parte delle giovani generazioni, della società dell’esclusione. Alle undici del mattino, piazza della Repubblica era gremita; il percorso di tre chilometri e mezzo fino a piazza di Clichy ha superato ogni previsione: hanno sfilato duecentocinquantamila persone a Parigi e circa ottocentomila nelle 110 marce organizzate nel resto del Paese.

La rabbia dei giovani è esplosa: si parla di tremila negozi danneggiati e mille arresti (circa ottomila in tutta la Francia dall’inizio del movimento). Le fotografie della torre del municipio di Limoges in fiamme hanno fatto il giro del mondo. Lunedì 19, il Louvre — il museo più visitato al mondo — non ha aperto i battenti: gli studenti hanno bloccato gli accessi al grido di «soldi per la cultura, non per le guerre».

E la mobilitazione non ha smesso di crescere. Bianchi, arabi, neri, asiatici, tutti insieme, senza distinzioni razziali. È emozionante vedere i genitori marciare in difesa dei propri figli, così come gli insegnanti. I giovani si esprimono con umorismo e gioia di vivere; quella stessa gioia che la società nega loro. Basta guardare le orchestre di strada, le fanfare, i balli, persino l’uso spensierato dell’intelligenza artificiale; si veda, ad esempio, il reel della Pantera Rosa che prende in giro i poliziotti. In piazza dell’Hôtel de Ville, un giovane direttore d’orchestra di origine asiatica incita la folla mentre piovono gas lacrimogeni. Intona sia l’Internazionale che Bella Ciao, «El pueblo unido jamás será vencido» e la Marsigliese, riscoperta dopo un secolo di nazionalismo stantio. Sventolano le bandiere francesi, accanto a quelle rosse e palestinesi.

Il governo promette di ricalibrare la spesa per l’istruzione, ma ormai è troppo tardi. Contro ogni previsione, il movimento si sta espandendo e radicalizzando. La soluzione del primo ministro Sébastien Lecornu — coprifuoco parziali e divieto di assembramento a partire dalle otto di sera nei centri storici e nei quartieri conflictivi — non ha funzionato né funzionerà. Spuntano slogan antifascisti, a volte intonati in italiano.

Non è solo la Francia; è ciò che gli operaisti chiamano «circolazione delle lotte». Sabato 17 si è sollevata anche Milano; Torino e Bologna hanno registrato gravi disordini. I media corporativi hanno gridato allo scandalo: è colpa del «malvagio» Putin. Ma sono adolescenti stufi di tanta ingiustizia che saccheggiano negozi di moda. Alcuni regalano capi di abbigliamento ai senzatetto. Completamente sopraffatti, i poliziotti ammettono di non sapere come affrontare questi «soggetti inediti». Una spiegazione si trova nel Manifesto del Movimento 17 ottobre, diffuso tramite Instagram e Telegram: «Siamo giovani stanchi di aspettare; nessuno ci rappresenta. Ci rappresentiamo da soli. Non abbiamo fiducia nella politica istituzionale».

La neofascista Giorgia Meloni invia 500 paracadutisti della brigata Folgore a Milano e inventa il reato di «partecipazione violenta a una manifestazione» — fino a cinque anni di carcere per chi si unisce a un gruppo di cinque o più persone —, estende la custodia cautelare ai minorenni ed esige che i genitori paghino per i danni causati dai propri figli. D'ora in poi, essere adolescenti è indice di reato.

La libertà è contagiosa. Le piazze del Portogallo si riempiono di folle turbolente, così come quelle del Belgio e della Germania. In Spagna, le mobilitazioni si concentrano sulla crisi abitativa e sul crollo del sistema educativo. In Svizzera, ignoti incendiano l’azienda produttrice di armi Brügger & Thomet, che vende i proiettili di gomma LBD 40 che mutilano gli studenti. In Albania, il movimento contro un progetto di sviluppo turistico di lusso legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, si trasforma in un fattore di mobilitazione nazionale. In Serbia, gli studenti ottengono una vittoria elettorale contro il regime autoritario di Aleksandar Vučić: se necessario, si può ricorrere alle urne.

Ogni paese ha le sue peculiarità, ma c’è qualcosa che accomuna questi ragazzi: la lotta per un mondo gioioso e il rifiuto di ogni guerra. Il loro movimento sintetizza e approfondisce le lotte sociali degli ultimi anni. Coloro che pontificavano su una generazione ottusa a causa degli schermi si trovano oggi di fronte al contrario: un’estrema politicizzazione che passa attraverso il corpo, la strada e l’umorismo. Leggo su un blog: «Alla pattumiera della storia quei presagi di sventura che davano per rovinata un’intera generazione a causa dei social network e dell’intelligenza artificiale!».

 

Oggi, da Parigi a Tirana, si respira lo stesso entusiasmo irriverente. La rivoluzione sociale non ritorna come dottrina né come programma, ma come esperienza: l’idea che un’altra vita sia possibile qui e ora e la ferma decisione di viverla insieme.

 

Post scriptum: dedico queste parole alla memoria di Raoul Vaneigem, instancabile profeta delle passioni gioiose.

 Claudio Albertani






Europa: el comienzo de una época

 

Claudio Albertani

 

Tengo dos pasiones: la fanfarria y la revolución,

las huelgas y los sabotajes,

las ZAD y las manifestaciones espontáneas.

Himno de los insurrectos

 

Nadie lo había previsto. La televisión, los partidos políticos y los grandes periódicos no tienen mejor explicación que la descalificación, pero los hechos hablan por sí solos. Los liceos empezaron a movilizarse a mediados de septiembre con demandas estrictamente educativas. Frente al deterioro de las escuelas, la falta de profesores y el hacinamiento, pedían más presupuesto. El presidente Macron, responsable de los recortes presupuestales, los reprimió con extrema dureza. Antes lo había hecho con los chalecos amarillos (2018-2020), el desalojo de la Zona a Defender (ZAD) de Notre-Dame-des-Landes (2018), el movimiento por la defensa de las pensiones (2019-2020 y 2023), la lucha contra el macroembalse de Sainte-Soline (2023) y las revueltas de los suburbios, sin olvidar las movilizaciones contra el genocidio en Palestina (desde 2023).

Esperaba salirse con la suya, pero el 17 de octubre la manifestación contra el costo de la vida —convocada semanas antes por sindicatos, asociaciones vecinales y partidos de izquierda— se convirtió en otra cosa: el cuestionamiento global, por parte de las jóvenes generaciones, de la sociedad de la exclusión. A las once de la mañana, la plaza de la República estaba llena; el recorrido de tres kilómetros y medio hasta la plaza de Clichy rebasó las previsiones: marcharon doscientas cincuenta mil personas en París y unas ochocientas mil en las 110 marchas convocadas en el resto del país.

Explotó la cólera de los jóvenes: se habla de tres mil comercios dañados y mil detenciones (unas ocho mil en toda Francia desde el principio del movimiento). Las fotografías de la torre del palacio municipal de Limoges en llamas dieron la vuelta al mundo. El lunes 19, el Louvre —el museo más visitado del mundo— no abrió sus puertas: las y los estudiantes bloquearon los accesos al grito de «dinero para la cultura, no para las guerras».

Y la movilización no ha dejado de crecer. Blancos, árabes, negros, asiáticos, todos juntos, sin distinciones raciales. Emociona ver a padres de familia marchar en defensa de sus hijos, al igual que a los profesores. Las y los jóvenes se expresan con humor y alegría de vivir; esa misma alegría que la sociedad les niega. Basta ver las orquestas callejeras, las fanfarrias, los bailes, incluso el uso despreocupado de la inteligencia artificial; véase, por ejemplo, el reel de la Pantera Rosa ridiculizando a los policías. En la plaza del Hôtel de Ville, un joven director de orquesta de origen asiático arenga a la multitud mientras llueven lacrimógenos. Entona tanto la Internacional como Bella Ciao, El pueblo unido jamás será vencido y la Marsellesa, rescatada tras un siglo de nacionalismo rancio. Ondean las banderas francesas, junto a las banderas rojas y las palestinas.

El gobierno promete recalibrar el gasto educativo, pero ya es tarde. Contra toda previsión, el movimiento se multiplica y se radicaliza. La solución del primer ministro Sébastien Lecornu —toques de queda parciales y prohibición de concentración a partir de las ocho de la noche en los centros históricos y los suburbios conflictivos— no funcionó ni va a funcionar. Aparecen las consignas antifascistas, en ocasiones coreadas en italiano.

No es sólo Francia; es lo que los obreristas llaman circulación de las luchas. El sábado 17 también se levantó Milán; Turín y Bolonia registraron severos disturbios. Los medios corporativos pusieron el grito en el cielo: es culpa del «malvado» Putin. Pero son adolescentes hartos de tanta injusticia que saquean tiendas de moda. Algunos regalan prendas a los indigentes. Completamente desbordados, los policías confiesan que no saben cómo lidiar con estos «sujetos inéditos». Una explicación se lee en el Manifiesto del Movimiento 17 de Octubre, difundido vía Instagram y Telegram: «Somos jóvenes hartos de esperar; no nos representa nadie. Nos representamos solos. No confiamos en la política institucional».

La neofascista Giorgia Meloni manda 500 paracaidistas de la brigada Folgore a Milán e inventa el delito de «participación violenta en manifestación» —hasta cinco años de cárcel por sumarse a un grupo de cinco o más personas—, extiende el arresto preventivo a los menores de edad y exige que los padres paguen por los daños que causan sus hijos. A partir de ahora, ser adolescente esun  indicio de delito.

La libertad es contagiosa. Las plazas de Portugal se llenan de multitudes turbulentas, igual que las de Bélgica y de Alemania. En España, las movilizaciones se centran en la crisis habitacional y en el colapso del sistema educativo. En Suiza, desconocidos incendian la empresa de armamentos Brügger & Thomet que vende las balas de goma LBD 40 que mutilan a los estudiantes. En Albania, el movimiento contra un desarrollo turístico de lujo vinculado a Jared Kushner, yerno de Donald Trump, se transforma en un factor de movilización nacional. En Serbia, los estudiantes obtienen una victoria electoral contra el régimen autoritario de Aleksandar Vučić: si es necesario, cabe acudir a las urnas.

Cada país tiene sus peculiaridades, pero hay algo que une a estos muchachos: la lucha por un mundo alegre y el rechazo a todas las guerras. Su movimiento sintetiza y profundiza las luchas sociales de los últimos años. Quienes pontificaban sobre una generación embrutecida por las pantallas se topan hoy con lo contrario: una politización extrema que pasa por el cuerpo, la calle y el humor. Leo en un blog: «¡Al basurero de la historia esos pájaros de mal agüero que daban por arruinada a una generación a causa de las redes sociales y la IA!».

 

Hoy, de París a Tirana, se respira el mismo entusiasmo irreverente. La revolución social no regresa como doctrina ni como programa, sino como experiencia: la idea de que otra vida es posible aquí y ahora y la firme decisión de vivirla en común.

 

Posdata: dedico estas palabras a la memoria de Raoul Vaneigem, incansable profeta de pasiones alegres.

 



mercoledì 4 novembre 2026

Differenze tra critica dello sviluppo e decrescita

 



 

Differenze tra critica dello sviluppo e decrescita. RIPRESA dell'intervista a Miquel Amorós alla radio ECOLEGANÉS


-L’ideologia della decrescita è statalista? (Immagino che mi risponderà di sì) 

 

Non necessariamente. Quella che predicano i libertari non lo è. La decrescita di Stato è una formula di stabilizzazione dell'economia capitalista. La versione libertaria, nella misura in cui se ne distacca, è un progetto di fuga progressiva dal capitalismo. Anche le strategie sono diverse, perché i fautori della decrescita statalista cercano il dialogo con la classe dirigente e valutano positivamente il lavoro istituzionale, mentre i libertari cercano di ricreare spazi produttivi autogestiti ai margini  dell'economia capitalista e delle sue istituzioni.

 

-Mi interessa sottolineare l’immobilismo del movimento della decrescita: chi lo promuove?

 

Lo promuovono i suoi sostenitori, gli ecologisti sovvenzionati, i partiti verdi, i professori universitari, gli scienziati critici, la sinistra populista-cittadinista (nazionalista o no) e il ministero della Transizione Ecologica. La base sociale è costituita da un settore delle classi medie salariate il cui particolare stile di vita consumista (il loro “benessere ecologico”) si considera sicuro sotto l’ombrello dello Stato e la guida degli esperti.

 

-Che cosa ci dice il fatto che nasca nelle università? 

 

Beh, il fatto che i suoi principali ideologi, diffusori e sostenitori provengano proprio da lì: Latouche, Grinevald, Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, ecc. La presa di coscienza della crisi ecologica nell'ambiente universitario ha una denominazione d'origine, o se si vuole, dei tratti ideologici comuni, cioè il pedagogismo, i luoghi comuni cittadinisti, la devozione alla politica parlamentare, l'ostilità verso i movimenti sovversivi violenti, la paura delle rivoluzioni.…

 

-Molti Decrescentisti ripongono le loro speranze in misure stataliste come: La Teoria Economica Moderna o il Reddito di Base. Mi piacerebbe conoscere la sua opinione. 

 

Non sono economista e la mia conoscenza della Teoria Monetaria Moderna è limitata, quindi mi affido all'opinione di Alfredo Apilánez che definisce la "sovranità monetaria" come una formula magica per salvare il capitalismo da se stesso. Lo Stato mantiene la sua macchina da stampa senza indebitarsi con le banche. Il Reddito di Base – il reddito incondizionato a ogni cittadino di una somma sufficiente – è un'altra formula statalista mirifica. Come la precedente, mira a «far entrare nella società, tramite una combinazione economica, le ricchezze che sono uscite dalla società per un'altra combinazione economica», come ha risposto Proudhon a un'offerta di Marx. Tali formule correttive non mettono in discussione il capitalismo in sé. Dipendono dalla disponibilità di uno Stato neutrale forte, indipendente dagli interessi privati, il che non è, e di una correlazione di forze tra i sudditi spogliati e i poteri finanziario-imprenditoriali molto favorevole ai primi. In tal caso sarebbe meglio espropriare direttamente i privilegiati piuttosto che schiacciarli con tasse e interdizioni. Tuttavia, il peggio di questo tipo di astuzie è che impiantano lo Stato come potere separato al di sopra dei governati, e trasformano la burocrazia di partito (la classe politico-funzionariale) nella nuova classe dominante.

 

-Ascoltando alcune delle sue conferenze, mi hanno colpito i suoi commenti come: "Viviamo in uno stato di polizia." AI, telecamere, i nostri stessi telefoni cellulari, tutti gli elementi tecnologici sono diventati strumenti di controllo e disinformazione. Come possiamo, dalla parte delle classi lavoratrici, continuare a difendere il progresso?

 

In effetti, viviamo sotto regimi disciplinari la cui fragilità spinge a un controllo sociale sempre maggiore, reso possibile da uno sviluppo tecnologico senza precedenti. La videosorveglianza, il tracciamento elettronico, i sistemi di ascolto, intercettazione e registrazione, gli scanner della retina, i programmi di monitoraggio, gli algoritmi che navigano sui social network, ecc., ecc., controllano e condizionano la vita fino a livelli un tempo impensabili. D'altra parte, i confinamenti, giustificati per esempio da allerte pandemiche o minacce climatiche, sono esplicitamente prove di addomesticamento di massa. Considero poliziesco uno Stato che, apertamente o di nascosto, governa con la paura; che considera sospetta tutta la sua popolazione e si permette di spiarla se può, che criminalizza la protesta e crea leggi che limitano libertà e diritti. Se questo è il progresso, non è certo qualcosa che le sue vittime, i lavoratori, debbano difendere.

 

- "Le città senza benzina, senza trasporti non possono esistere" È qualcosa di cui abbiamo parlato in questo programma, ma mi piacerebbe sottolinearlo, per favore ci spieghi un po' perché è così.

 

Fino all'inizio del XX secolo le città sono sopravvissute senza benzina. Sono le conurbazioni – le agglomerazioni urbane periferiche che compongono le corone metropolitane – che non possono esistere senza di essa, poiché sono il prodotto della ferrovia e del veicolo a motore. L'espansione incontrollata della città industriale a spese del suo contorno rurale ha causato la distruzione simultanea della campagna e della città come realtà storiche separate. La generalizzazione dell'urbano ha sottoposto il territorio abitato alla banalizzazione e uniformizzazione più piatta, rendendolo neutro, trasparente e prevedibile. L'unificazione dello spazio da parte del capitale ha dato origine a una forma particolare di insediamento: la metropoli. L'ottanta per cento della popolazione mondiale vive in questo tipo di posti. E certamente, un conglomerato urbano di tale portata non potrebbe sopravvivere nemmeno un giorno senza combustibile fossile.

 

-Come immagina un futuro senza petrolio? 

 

Sarà un futuro senza automobili, camion e industria agroalimentare e, quindi, con grandi spazi abitativi abbandonati e la popolazione trincerata attorno a centri di approvvigionamento fortemente sorvegliati, come in Mad Max. La scarsità di carburante provocherà un aumento progressivo dei prezzi e un razionamento sempre maggiore dello stesso. L'esaurimento del petrolio e del gas sarà accompagnato da guerre per le risorse energetiche, come sta già accadendo. L'uso del legno come combustibile da parte dei poveri finirà per distruggere tutta la vegetazione. Il sistema industriale non potrà sostenersi e la società capitalista regredirà verso forme più aggressive e rudimentali. Di conseguenza, le classi si riorganizzeranno in base all'accesso all'energia, proprio come stanno facendo ora con l'accesso all’abitazione. Lo stato di eccezione si estenderà come pratica di governo, perché non ci sarà altro modo per domare la popolazione e militarizzarla se necessario, come in qualsiasi ordine eco fascista. Ora, le cose potrebbero andare in un altro modo se durante l'implosione del capitalismo le classi senza petrolio, invece di decomporsi e lasciarsi irregimentare, si raccogliessero liberamente, si liberassero dello Stato e impedissero la consolidazione di qualsiasi forma di autorità.

 

- "Per combattere il capitalismo bisogna avere almeno un piede fuori da esso". Un'altra sua frase lapidaria che sottoscrivo e che molta gente sente nel profondo come vera, ma come facciamo?

 

Un autore marxista, Moshe Postone, ha negato che la vittoria del proletariato sul capitale abbia portato alla sua realizzazione, poiché questa risiedeva nella sua scomparsa come classe. Essendo il lavoro consustanziale al capitale, il proletariato non potrebbe sopprimerlo senza sopprimere se stesso. Se la classe operaia si appropriasse dell'apparato produttivo e finanziario (e statale, aggiungerei io), cioè del capitale, e lo sfruttasse così com'è, riprodurrebbe fedelmente il modello capitalista e l'alienazione a esso inerente, generando al suo interno una nuova classe dominante. Indipendentemente dal fatto che oggi la classe operaia non sia in grado di appropriarsi di nulla nel caso lo volesse, la lotta anticapitalista realmente esistente, quella anti sviluppo, senza smettere di difendere la terra, dovrà uscire dagli schemi. Forgiare meccanismi economici al di fuori della logica di mercato e della fabbrica (occupazioni, orti collettivi, cooperative, scambio non lucrativo, reti di consumo, servizi pubblici gratuiti). Il che, oltre a creare una logistica di resistenza su cui appoggiarsi in caso difensivo, gli permetterà una maggiore chiarezza sugli obiettivi da perseguire e sulla meta da raggiungere, cioè, la de mercificazione del territorio, la deindustrializzazione del vivere e l'abolizione della proprietà, del lavoro salariato e del denaro.

 

20 ottobre 2026.


Diferencias entre antidesarrollismo y Decrecentismo. GUIÓN de la entrevista a Miquel Amorós en la emisora ECOLEGANÉS


 


-¿El Decrecentismo es estatista? (Asumo que me responderá que si)

No necesariamente. El que predican los libertarios no lo es. El decrecentismo de Estado es una fórmula de estabilización de la economía capitalista. La versión libertaria, en la medida que escapa al parentesco con aquel, es un proyecto de escapatoria progresiva del capitalismo. Las estrategias son también diferentes, pues los decrecentistas estatistas persiguen el diálogo con la clase dirigente y valoran positivamente la labor institucional, mientras que los libertarios tratan de recrear espacios productivos autogestionados al margen de la economía capitalista y ajenos sus instituciones.

 

-Me interesa hacer hincapié en el estatismo del movimiento decrecentista:

¿quién lo promociona?

Lo promocionan sus partidarios, los ecologistas subvencionados, los partidos verdes, los profesores universitarios, los científicos críticos, la izquierda populista-ciudadanista (nacionalista o no) y los funcionarios del ministerio de la Transición Ecológica. La base social está constituida por un sector de las clases medias asalariadas cuyo particular estilo de vida consumista (su “bienestar ecológico”) considera seguro bajo el paraguas del Estado.

 

-¿Qué nos dice que nazca en las universidades?

Pues el hecho de que sus principales ideólogos, difusores y valedores provengan de allí: Latouche, Grinevald, Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, etc. La toma de conciencia de la crisis ecológica en el medio universitario lleva denominación de origen, o si se quiere, rasgos ideológicos comunes, a saber, el pedagogismo, los tópicos ciudadanistas, la devoción a la política parlamentaria, la hostilidad a los movimientos subversivos violentos, el temor a las revoluciones....

 

-Muchos Decrecentistas ponen sus esperanzas en medidas estatistas como: La Teoría económica moderna o la Renta básica. Me gustaría saber su opinión.

No soy economista y mi conocimiento de la Teoría Monetaria Moderna es limitado, por lo que recurro a la opinión de Alfredo Apilánez que califica la “soberanía monetaria” como una receta mágica para salvar al capitalismo de sí mismo. La prohibición a la banca de crear dinero a través de préstamos, cediendo la exclusiva al Estado. La Renta Básica -el ingreso incondicional a todo ciudadano de una cantidad suficiente- es otra fórmula mirífica estatista. Pretende, como la anterior, «hacer entrar en la sociedad, por una combinación económica, las riquezas que han salido de la sociedad por otra combinación económica», tal como respondió Proudhon a una oferta de Marx. Tales fórmulas remediadoras no cuestionan el capitalismo en sí. Penden de la disposición de un Estado neutral fuerte, independiente de los intereses privados, algo que no es, y de una correlación de fuerzas entre los súbditos desposeídos y los poderes financiero-empresariales muy favorable a los primeros. En tal caso mejor sería expropiar directamente a los privilegiados que machacarles con impuestos e interdicciones. Sin embargo, lo peor de esta clase de martingalas es que implantarían al Estado como poder separado por encima de los dirigidos, y convertirían la burocracia de partido (la clase político-funcionarial) en la nueva clase dominante.

 

-Escuchando alguna de sus charlas me ha llamado la atención comentarios suyos como: "Vivimos en un estado policial." IA, cámaras, nuestros propios teléfonos móviles, todos los elementos tecnológicos se han convertido en una herramienta de control y desinformación. ¿Cómo desde las clases trabajadoras podemos seguir defendiendo el progreso?

En efecto, vivimos bajo regímenes disciplinarios cuya fragilidad empuja a un control social cada vez mayor, hecho posible gracias a un desarrollo tecnológico sin precedentes. La videovigilancia, el rastreo electrónico, los sistemas de escucha, interceptación y grabación, los escáneres de retina, los programas de seguimiento, los algoritmos que surfean por las redes sociales, etc., etc., controlan y condicionan la vida hasta niveles de antaño impensables. Por otra parte, los confinamientos pretextando por ejemplo alertas de pandemia o amenazas climáticas, son explícitamente ensayos de adiestramiento masivo. Considero policial un Estado que, de forma abierta o disimulada, gobierna por el miedo; que considera sospechosa a toda su población y se permite espiarla si cabe, que criminaliza la protesta y elabora leyes que restringen libertades y derechos. Si eso es el progreso, no es algo que sus víctimas, los trabajadores, hayan de defender.

 

- "Las ciudades sin gasolina, sin transporte no pueden existir" Es algo que en este programa hemos comentado pero me gustaría recalcarlo, por favor explíquenos un poco porque es así.

Hasta el comienzo del siglo XX las ciudades subsistieron sin gasolina. Son las conurbaciones –las aglomeraciones urbanas periféricas que componen las coronas metropolitanas- las que no pueden existir sin ella, puesto que son producto del ferrocarril y del vehículo a motor. La extensión descontrolada de la ciudad industrial a costa de su entorno rural, causó la destrucción simultánea del campo y la ciudad como realidades históricas separadas. La generalización de lo urbano sometió el territorio habitado a la trivialización y uniformización más achatada, volviéndolo neutral, transparente y previsible. La unificación del espacio por el capital ha dado lugar a una forma particular de asentamiento: la metrópolis. El 80% de la población mundial vive en esa clase de lugares. Y ciertamente, un conglomerado urbano de esa magnitud no podría sobrevivir ni un solo día sin combustible fósil.

 

-¿Cómo imagina un futuro sin petróleo?

Será un futuro sin automóviles, y, por lo tanto, con grandes espacios habitacionales abandonados y la población atrincherada alrededor de centros de abastecimiento fuertemente custodiados, como en Mad Max. La escasez de carburante provocará un encarecimiento progresivo y un racionamiento creciente del mismo. El agotamiento del petróleo y del gas irá acompañado de guerras por los recursos energéticos, como ya está pasando. El empleo de la madera como combustible de los pobres acabará con toda la vegetación. El sistema industrial no podrá sostenerse y la sociedad capitalista retrocederá a formas más agresivas y rudimentarias. Como consecuencia de ello, las clases se reconfigurarán en función del acceso a la energía, como ahora lo están haciendo con el acceso a la vivienda. El estado de excepción se extenderá como práctica de gobierno, pues no habrá otra forma de domeñar la población y militarizarla si fuera necesario, como en cualquier orden ecofascista. Ahora bien, las cosas podrían suceder de otro modo si durante la implosión del capitalismo las clases sin petróleo en lugar de descomponerse y dejarse regimentar, se agruparan libremente, se deshicieran del Estado e impidieran la consolidación de cualquier forma de autoridad.

 

- "Para luchar contra el capitalismo hay que tener al menos un pie fuera de él".

Otra frase lapidaria suya que suscribo y que mucha gente, siente en sus tripas como cierta, pero ¿cómo lo hacemos?

Un autor marxista, Moshe Postone, negó que la victoria del proletariado sobre el capital llevase a su realización, puesto que esta residía en su desaparición como clase. Al ser el trabajo consustancial al capital, el proletariado no podría suprimirlo sin suprimirse. Si la clase obrera se apropiara del aparato productivo y financiero (y estatal, añadiría yo), es decir, del capital, y lo aprovechara tal cual, reproduciría con fidelidad el modelo capitalista y la alienación que le era inherente, generando en su seno una nueva clase dominante. Independientemente del hecho de que la clase obrera hoy no esté en condiciones de apropiarse de nada en caso de que lo deseara, la lucha anticapitalista realmente existente, la antidesarrollista, sin dejar de defender la tierra, habrá de sacar el pie fuera. Forjar mecanismos económicos al margen de la lógica de mercado y de la fábrica (ocupaciones, huertos colectivos, cooperativas, intercambio no lucrativo, redes de consumo, servicios públicos gratuitos...). Eso, además de crear una logística de resistencia con la que apoyarse en caso defensivo, le permitirá mayor claridad en los objetivos a perseguir y la meta a alcanzar, a saber, la desmercantilización del territorio, la desindustrialización del vivir, y la abolición de la propiedad, el trabajo asalariado y el dinero.

 

20 de octubre de 2026.



Sulla peste emozionale nella sua pandemia politica in atto

 




“Il fascismo equivale in tutta logica a un’estetizzazione della vita politica […] La distanza che l’umanità risente nei confronti di se stessa ha toccato un punto tale da poter vivere la sua stessa distruzione come un piacere estetico di prim'ordine. Ecco quel che ne è dell’estetizzazione del politico, alla quale lavora il fascismo.

 

Walter Benjamin, L’opera d’arte all’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1939.

 

“Non so se un secolo basterà perché i miei scritti e le mie congetture vengano chiariti e compresi, ma se non ne avrò il tempo, il tempo se ne occuperà per me”.

 

Raoul Vaneigem, Grimoire, Grevis, Caen 2026.

 

 

La patologia fascista è una peste emozionale fondata sulla menzogna sistematica.

 

Mussolini aveva dissimulato un figlio nato durante la sua giovinezza fino a farlo   sparire una volta arrivato al potere. Si è volatilizzato insieme a sua madre, diventata imbarazzante per il cosiddetto duce e per le sue ridicole smorfie, ma soprattutto per i camerati nazionalisti di ieri e di oggi che adorano l’effigie iconica e totalmente falsa  dei loro santi immacolati e liberatori (Duce, Führer o pro MAGA che siano).

 

Il fascismo è un misticismo opportunista.

 

Mussolini, Hitler, Trump, Putin, Netanyahou, Le Pen, Bolsonaro, Milei, Erdogan, e chi più ne ha più ne metta. Per me basta così, ce ne sarebbero troppi da citare, volendo. Incarnano crocifissi simbolici senza stigmate reali, profeti demenziali ma con imponenti conti in banca, oggetti di culto concepiti per essere consumati e gettati dopo l’uso, destino che attende anche i loro maggiordomi di servizio, tipo Macron.

Imperatori spettacolari più o meno effimeri, tutte le icone del potere finiscono nella spazzatura della storia; qualcuno morto tragicamente, ma tutti assicurati dell’agiatezza economica per il resto della loro sopravvivenza grazie alla protezione dei più ricchi che se ne servono per conservare e aumentare i loro privilegi.

La loro funzione spettacolare è quella di preparare il rinnovamento sul mercato dell’illusione politicante che offre in saldo prodotti e sottoprodotti sempre più inquinati e nocivi : Salvini, Renzi, Vannacci, Glucksmann, Retailleau, Bardella, Le Pen (con o senza braccialetto elettronico) e chissà quanti altri rimasti anonimi nel guscio pestilenziale dello spettacolo che continua senza interruzione.

Tutti questi guitti spettacolari mentono come respirano. La menzogna è lenta a morire quando la libertà è umiliata e le intelligenze disfatte, la sensibilità malata, in punto di morte, inscatolata in telefoni portatili stretti in mano molto peggio che la cravatta al collo.

Alla fine la verità nascosta emerge sempre, ma troppo tardi. Quando il male è fatto e le tragedie si accumulano, uguali e diverse, quando la verità non servirà più a nessuno poiché la peste emozionale avrà già fatto dei danni irreparabili.

 

A proposito di Mussolini, per esempio: solo relativamente di recente è venuto fuori che la madre del suo primo figlio è stata anche una delle sue vittime. Colei che aveva finanziato i suoi primi successi in politica è stata relegata fin dagli anni trenta del secolo scorso in un ospedale psichiatrico per farla sparire, cancellarla dal radar di una storia recitata nello spettacolo di una potenza illusoria e macabra.

Emerge nel dittatore italiano di ieri lo stesso tipo di potenza spettacolare che oggi ottenebra Trump nel suo delirio di onnipotenza impotente (onnipotenza del cinismo, impotenza dell’aiuto reciproco, dell’amore e della sensibilità). Non è dunque una specificità italiana falsificare i fatti e far loro dire il contrario della verità, come per le bombe di Piazza Fontana a Milano nel 1969.

La menzogna non ha nazionalità, non ha altra radice se non il suprematismo, ma non c’è dubbio che Mussolini fosse italiano. Dunque, oltre ogni razzismo, mi pongo la questione : dei Rital spesso mentitori seriali per sopravvivenza (« Franza o Spagna purché se magna »), che cosa pensare ? C’è razzismo e menzogna dappertutto, quando si è razzisti di cuore e di pancia. Il cervello non fa che seguire manipolando il tutto.

Ed ecco allora un recente banale dilemma che nasconde una questione retorica: il dottor Bardella è stato un ottuso e maniaco antisemita prima di essere ferocemente anti immigrazione e pro Israele?

Tutti possono mentire, ma si può riconoscere il fascista dal modo surrealista di farlo, cosciente di mentire e cosciente che anche chi lo ascolta lo sa.

Si sente in sordina l’abituale refrain del fascismo: “Provati a dire il contrario di quel che affermo e vedrai quel che ti succede”.

(Magari non oggi, ma appena avremo preso il potere. ALLORA NON AVREMO PIÙ BISOGNO DI MENTIRE ! Se non per solo piacere perverso.).

 

Il fascismo è sempre stato accompagnato da un clima morboso.

Durante il ventennio fascista, in Italia, per regolare il conto agli antifascisti bastava un po’ d’olio di ricino fatto ingoiare per l’umiliazione, poi una mela in sarcastico dono di addio e infine una fucilata alla schiena. Nel 1945, Mussolini ha cercato di sfuggire agli antifascisti travestito da tedesco ma è stato scoperto e fucilato dai partigiani.

Dal canto suo, Hitler, prode tedesco-austriaco (ancora un migrante) ha vissuto un rapporto intimo controverso con la sua giovane nipote Geli Raubal, suicidatasi nel 1931; poi, di fronte alla sconfitta finale, si è suicidato anche lui, insieme a Eva Braun appena sposata. Dissimulazione, suprematismi di ogni tipo, poi e morte data o subita sono il brodo di coltura e la cultura di tutti i fascismi.

La scomparsa di Hitler ha tolto al mondo il diritto di giudicare direttamente la sua funesta elucubrazione razzista, menzogna assoluta che è sempre la stessa in ogni epoca, mentre i capri espiatori cambiano secondo il tipo di masse manipolate di riferimento.

La menzogna strutturale fascista e suprematista si basa infatti su una vittima sacrificale variabile nel tempo e secondo le situazioni; gli eredi di quelli che gasavano gli ebrei quasi un secolo fa, sostengono oggi il fascismo israeliano e l’olocausto programmato dei palestinesi.

Tuttavia il peggio del fascismo è che, per arrivare al potere e funzionare al vertice, ha bisogno di masse ottenebrate che ingoino menzogne inaccettabili per ignoranza e frustrazione, per rabbia impotente a causa dei soprusi patiti. Masse idiotizzate e arrabbiate, attaccate morbosamente alla greppia dell’odio sociale, pulsionalmente portate a baciare le mani di quelli che ne preparano le future tragedie : dominatori maschi e ben più raramente femmine, Jupiter di paccottiglia al servizio di quello stesso potere che le masse fascistizzate detestano credendo stupidamente di combatterlo attraverso l’adorazione mistica di un nuovo duce sovrano sacralizzato: “Alé, proviamo anche questo/questa ! E dai, che il lavoro rende liberi!”.

 

La menzogna fascista funziona a partire dalla sottomissione ideologica alla menzogna spettacolare da parte di masse malate d’ignoranza e frustrazione nella vita quotidiana.

Si sa quanto Goebbels, Himmler e compagnia fossero mentitori seriali in mezzo alla menzogna diffusa dei loro camerati e compagni di merende sadomaso. E lo facevano sapere senza ritegno, dicendolo non proprio così apertamente come segue, ma quasi: « Più la calunnia  grossolana è ripetuta e più diventa verità per gli idioti manipolati ». Il che non è altro che il principio della pubblicità della merce in un mondo capitalista, mercificato fino all’osso.

La menzogna strutturale di ogni fascismo emerge grandiosa perfino a proposito della bandiera nazista, la cui svastica era e resta un segno d’amore indiano falsato e rovesciato in segnale di odio stupratore in nome del mitico terzo Reich. Ce lo ha ricordato da tempo, nei suoi scritti chiaroveggenti, Wilhelm Reich che ha studiato a fondo la ragnatela psicologica del carattere fascista se ne intendeva. Lo stupro è, infatti, l’inversione dell’atto d’amore genitale condiviso, rovesciato in odio suprematista patriarcale, imposto con la violenza e il disprezzo della vittima.

 

Il fascismo è una violenza fondata sulla menzogna imposta e subita.

 

I pro nazisti della repubblica di Salò e di Vichy, responsabili indiretti o diretti dell’assassinio di Matteotti a Roma e dei fratelli Rosselli in Normandia, hanno torturato e ucciso molti resistenti antifascisti durante la seconda guerra mondiale, mentre i resistenti anonimi attuali, studenti o Gilets Jaunes, sono – soltanto talvolta e non tutti, oclocrazia oblige – accecati o amputati dalla polizia dello Stato spettacolarintegrato.

Intimamente transalpino che sono, sentendomi spesso italiano in Francia e francese in Italia, cerco da un mezzo secolo di capire l’identità e le differenze dei miei due popoli d’origine. E credo aver capito parecchie cose mangiando spaghetti in Francia e ratatouille in Italia.

Brecht aveva giustamente notato che il fascismo è la democrazia in crisi. In effetti una complicità transalpina di stampo fascista emerge quando la patria dei ricchi capitalisti è in pericolo.

Esattamente come per le mafie, la democrazia cristiana esiste dai due lati delle Alpi, ma con nomi diversi. La DC italiana più profascista è ufficialmente sparita con i Scelba, i Tambroni, gli Andreotti, scadendo poi in Berlusconi e Bossi prima di riapparire, mutatis mutandi, con la Meloni.

 

I democristiani francesi non hanno mai osato chiamarsi chiaramente così a causa della rivoluzione francese da cui nessun francese può prescindere. Tuttavia il potere francese ha sempre conservato e imposto la paranoia della Francia figlia maggiore della chiesa romana cioè dell’oscurantista cultura politica vaticana, fino alle ultime caricature lepeniste, mostruose e interscambiabili, che si assumono o che s’ignorano nel gregge composto oggi da Retailleau, Ciotti e compagnia che imperversa sul canale televisivo Cnews, ma non solo.

 

Ranocchie squadriste da acquasantiera da un lato e similitudini folcloristiche marcanti dall’altro come il pre-Bardella Salvini e Santanché, una Dati italiana.

 

Dal tempo del capitalismo dello spettacolo concentrato o diffuso, oggi superato e diventato ormai integrato[1], sono piuttosto in marcia con il potere dominante le pulci da materasso dei diversi socialismi psico patologici. Si tratta di parassiti derivati attuali della socialdemocrazia che ha assassinato Rosa Luxembourg più di un secolo fa, ben prima di essere soppiantata in brutalità dal nazionalsocialismo hitleriano e dal « viva la muerte » franchista, mentre il fascismo rosso bolscevico si occupava di fagocitare Russia e dintorni, Cina inclusa.

 

Appena ieri lo spettacolo integrato ha spinto quel che resta dell’umanità francese e della sua rivoluzione borghese fino al socialismo spettacolare quanto ridicolo di un François Hollande clownesco che ha poi prodotto il mostro narcisista macronista in marcia verso l’abisso del postfascismo. La Francia è in leggero ritardo sul progetto in corso di una presa del potere spettacolar-planetario; potere prodotto, appunto, da una società dello spettacolo emozionalmente appestata.

Per ragioni storiche evidenti, la cancellazione forsennata della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità richiedono un po’ più di lavoro manipolatore in Francia che altrove. Più di quanto richiesto, per esempio, per l’umiliazione sistematica di un popolo storicamente pluricolonizzato e vaticanizzato come l’Italiano o di un popolo integralista religioso legato all’invasione dei Pilgrim Fathers e allo sterminio di un’intera civiltà autoctona come gli Stati Uniti d’America, orribilmente schiavisti e imperialisti.

In realtà siamo tutti in un impasse planetario dove la menzogna circola senza più ritegno alcuno, operando la falsificazione del mondo. Ormai, con l’ausilio del virtuale, non solo tutto si può dire, ma addirittura si può mostrare il falso come vero senza la minima verifica possibile dei dati.

 

EPPURE LA MENZOGNA IMPESTA L’ARIA, sempre di più, fino a diventare insopportabile. La si intuisce, quasi leggibile negli occhi di chi mente al punto che si vede che non può trattenersi dal ridere sotto i baffi di fronte al suo interlocutore idiotizzato e manipolato. In questo gioco delle tre carte tecnologiche, i più eccitati e scomposti, per non dire isterici, insieme ai politici di professione, sono i media al servizio del potere.

Ciò è oggi particolarmente vero in Francia, anche se il meccanismo della propaganda imperversa dappertutto. Nel paese dei mille formaggi deliziosi, i galoppini della menzogna di Stato e di Mercato mentono come respirano, urlando che Danone lava più bianco e che dunque LFI è antisemita.

A forza d’intendere questo genere di mantra idiota e volontariamente confusionista, c'è il rischio che molti servitori volontari in stato confusionale propagandistico usino lo yogurt come sapone e vedano gli insoumis di LFI e di altrove come il diavolo in persona. Tanto più che, come vespe sul miele, i politicanti di destra, di centro e della sinistra in sinistra decomposizione riprendono il tutto al punto di cantare in coro la demonizzazione di LFI con i tenori dell’ex Fronte nazionale; i quali approfittano della situazione per giurare di non avere mai avuto nulla a che fare con le Waffen SS anche se è di dominio pubblico il contrario. Da bravi mentitori seriali affermano con aria grave e scandalizzata che si tratta dell’ennesima calunniosa invenzione di Mediapart, i cui membri mostruosamente sovversivi saranno, dunque, trascinati in tribunale e severamente puniti quando la Francia nazionalista e petinista arriverà al potere. Cioè molto presto, grazie al voto dei veri francesi di origine controllata, quelli che ripetono ancora dovunque senza ridere: «i nostri antenati i Galli».

A meno che l’antifascismo che resiste in modo commovente oggi ancora nelle scuole e nella società, prevalga insieme alla Francia del 1789, 1871, 1968, la cui radicalità cristallina è sistematicamente dimenticata e repressa dalla classe dominante e dai suoi sbirri del dominio reale del Capitale. Infatti i popoli serbo, italiano, francese e di altrove si risvegliano di fronte all’ignominia capitalista planetaria in fase terminale.

I popoli non ne possono più e cominciano a farlo sapere nel mondo intero, facendo rinascere una volta di più la speranza di un mondo libero ed egualitario tanto spesso  disfatta dal potere. La speranza riappare nella storia, ma se la menzogna vincerà ancora una volta contro la storia e se quel che ho scritto qui vi riguarda, non dimenticatelo. Tra un anno, potrebbe non esistere più. O addirittura non essere mai esistito e bisognerà reinventarlo un’altra volta.

 

 Sergio Ghirardi Sauvageon, 4 novembre 2026



[1]Vedi su questo tema i, Commentari sulla società dello spettacolo, di Guy Debord.

 

Sur la peste émotionnelle dans sa pandémie politique en cours




 

« Le fascisme équivaut en toute logique à une esthétisation de la vie politique […] Le détachement que l’humanité éprouve à l’égard d’elle-même a atteint un point tel qu’elle peut vivre sa propre destruction comme un plaisir esthétique de premier ordre. Voilà ce qu’il en est de l’esthétisation du politique, à laquelle travaille le fascisme ».

Walter Benjamin, L’œuvre d’art à l’époque de sa reproductibilité technique, 1939.

 

« Je ne sais si un siècle suffira pour que mes essais et conjectures soient démêlés et compris, mais si je n’ai pas le temps, le temps en disposera pour moi ».

Raoul Vaneigem, Grimoire, Grevis, Caen 2026

 

 

La pathologie fasciste est une peste émotionnelle fondée sur le mensonge systématique.

 

Mussolini avait dissimulé un fils né pendant sa jeunesse jusqu'à le faire littéralement disparaître une fois arrivé au pouvoir. Celui-ci s’est volatilisé ainsi que sa mère, devenue embarrassante pour le soi-disant duce et pour ses grimaces ridicules, mais surtout pour les partisans nationalistes d’hier et d’aujourd’hui qui adorent l’effigie iconique et totalement fausse de leurs saints immaculés et libérateurs (duce, führer ou pro MAGA qu’il soient).

 

Le fascisme est un mysticisme opportuniste.

 

Mussolini, Hitler, Trump, Poutine, Netanyahou, Le Pen, Bolsonaro, Milei, Erdogan et la liste est loin d’être exhaustive, mais pour moi, ça suffit, il y aurait trop de noms à citer, si l’on voulait. Ils incarnent des crucifix symboliques sans réels stigmates, des prophètes démentiels mais pourvus d’imposants comptes en banque, des objets de culte conçus pour être consommés et jetés après usage, destin qui attend aussi leurs majordomes de service, genre Macron.

Empereurs spectaculaires plus ou moins éphémères, toutes les icônes du pouvoir finissent dans la poubelle de l’histoire ; quelques uns morts tragiquement, mais tous assurés à vie d’un revenu très confortable grâce à la protection des plus riches qui en profitent pour conserver et accroître leurs privilèges.

Leur fonction spectaculaire est de préparer le renouvellement sur le marché de l’illusion politicienne qui offre en promotion des produits et sous-produits de plus en plus frelatés et nuisibles : Salvini, Renzi, Vannacci, Glucksmann, Retailleau, Bardella, Le Pen (avec ou sans bracelet électronique) et qui sait combien d’autres, restés anonymes dans la coquille pestilentielle d’un spectacle ininterrompu.

Tous ces clowns spectaculaires mentent comme ils respirent. Le mensonge est lent à mourir lorsque la liberté est humiliée et les intelligences défoncées, la sensibilité malade, au seuil de la mort, coincée dans des téléphones portables que la main serre plus que la cravate le cou.

À la fin, la vérité cachée émerge toujours, mais trop tard, quand le mal est fait et que les tragédies s’accumulent, semblables et différentes, quand la vérité ne servira plus à personne, la peste émotionnelle ayant déjà causé d’irréparables dégâts.

 

À propos de Mussolini, par exemple : ce n’est que relativement récemment qu’on a su que la mère de son premier enfant fut aussi une de ses victimes. Celle qui finança  ses premiers succès en politique a été reléguée dès les années trente du siècle dernier dans un hôpital psychiatrique, afin de la retirer des radars d’une histoire jouée dans le spectacle d’une puissance illusoire et macabre.

Émerge chez le dictateur italien d’antan le même type de puissance spectaculaire qui aujourd'hui assombrit Trump dans son délire de toute puissance impuissante (toute puissance du cynisme, impuissance de l’entraide, de l’amour et de la sensibilité). Il n’est donc pas une spécificité italienne de falsifier les faits et de leur faire dire le contraire de la vérité, comme pour les bombes de Piazza Fontana à Milan en 1969.

Le mensonge n’a pas de nationalité, pas d’autre racine que le suprématisme, mais il ne fait aucun doute que Mussolini était italien. Donc, au-delà de tout racisme, je me pose la question : des Ritals, souvent menteurs en série pour survivre (« la France ou l’Espagne, pourvu qu’on mange »), que faut-il en penser ? Il y du racisme et du mensonge partout, quand on est raciste par le cœur et par le ventre. Le cerveau ne fait que suivre en manipulant le tout.

Et voilà donc un dilemme banal récent qui cache une question rhétorique : le docteur Bardella a-t-il été un obtus et maniaque antisémite avant d’être férocement anti-immigration et pro Israël?

 

Tout le monde peut mentir, mais on peut reconnaître le fasciste par sa manière surréaliste de le faire, conscient de mentir et conscient que ceux qui l’écoutent le savent aussi.

On entend en arrière-plan le refrain habituel du fascisme : « Essaie de dire le contraire de ce que j’affirme et tu verras ce qui t’arrivera ».

(Peut-être pas aujourd’hui, mais dès que nous aurons pris le pouvoir. ALORS NOUS N’AURONS PLUS BESOIN DE MENTIR ! Si ce n'est pour un simple plaisir pervers).

 

Le fascisme a toujours été accompagné d'un climat morbide. Pendant les vingt ans de fascisme en Italie, pour régler leur compte aux antifascistes, il suffisait de leur faire avaler un peu d'huile de ricin pour l'humiliation, puis une pomme en cadeau sarcastique d'adieu et enfin une balle dans le dos. En 1945, Mussolini a essayé d'échapper aux antifascistes déguisé en Allemand, mais il a été découvert et fusillé par les partisans italiens.

Quant à lui, Hitler, valeureux germano-autrichien (encore un migrant), a eu une relation intime trouble avec sa jeune nièce Geli Raubal, qui s'est suicidée en 1931 ; puis, face à la défaite finale, il s'est à son tour suicidé avec Eva Braun à peine mariée. Dissimulation, suprématismes de toutes sortes, puis mort donnée ou subie sont le terreau et la culture de tous les fascismes.

La disparition d’Hitler a privé le monde du droit de juger directement sa funeste élucubration raciste, un mensonge absolu qui reste toujours le même à chaque époque, tandis que les boucs émissaires changent selon le type de masses manipulées concernées.

Le mensonge structurel fasciste et suprématiste repose en effet sur une victime sacrificielle variable dans le temps et selon les situations ; les héritiers de ceux qui gazaient les juifs il y a presque un siècle, soutiennent aujourd’hui le fascisme israélien et l’holocauste programmé des Palestiniens.

Cependant, le pire du fascisme c’est que, pour arriver au pouvoir et fonctionner au sommet, il a besoin de masses aveuglées qui avalent des mensonges inacceptables par ignorance et par frustration, par colère impuissante à cause des abus subis. Des masses idiotisées et en colère, morbidement attachées à la mangeoire de la haine sociale, pulsionnellement poussées à soutenir ceux qui préparent leurs tragédies futures : dominants mâles et bien plus rarement femelles, Jupiters en toc au service de ce même pouvoir que les masses fascisées détestent en croyant stupidement de le combattre par l’adoration mystique d’un nouveau dux souverain sacralisé :  « Allez, essayons celui/celle-ci aussi ! Allez, que le travail rend libre ! ».

 

Le mensonge fasciste fonctionne à partir de la soumission idéologique au mensonge spectaculaire de la part de masses malades d’ignorance et de frustration dans la vie quotidienne.

On sait combien Goebbels, Himmler et compagnie étaient des menteurs en série au milieu du mensonge répandu par leurs camarades et compagnons de beuveries sadomasochistes. Et ils le faisaient savoir sans retenue, en le disant pas exactement aussi ouvertement que je le fais ici, mais presque : « Plus la calomnie grossière est répétée, plus elle devient vérité pour les idiots manipulés ». Ce n’est rien d’autre que le principe de la publicité de la marchandise dans un monde capitaliste, marchandisé jusqu’à l’os.

Le mensonge structurel de tout fascisme émerge grandiose même à propos du drapeau nazi dont la croix gammée était et reste un signe d'amour indien détourné et inversé en signe de haine violente au nom du mythique troisième Reich. Wilhelm Reich, qui étudia à fond la toile d’araignée du caractère psychologique du fascisme, nous l'a rappelé depuis longtemps dans ses écrits clairvoyants. Car le viol est en effet l'inversion de l'acte d'amour génital partagé, transformé en haine suprématiste patriarcale, imposé avec violence et mépris de la victime.

 

Le fascisme est une violence qui repose sur le mensonge imposé et subi.

 

Les pro-nazis de la république de Salò et de Vichy, responsables indirects ou directs des assassinats de Matteotti à Rome et des frères Rosselli en Normandie, ont torturé et tué un grand nombre de résistants antifascistes pendant la deuxième guerre mondiale, tandis que les résistants anonymes actuels, étudiants ou Gilets Jaunes, sont  aveuglés ou amputés par la police de l’État spectaculaire-intégré (seulement parfois et pas tous, ochlocratie oblige).

Intimement transalpin, me sentant souvent italien en France et français en Italie, je cherche depuis un demi-siècle à comprendre l’identité et les différences de mes deux peuples d’origine. Et je crois avoir compris pas mal des choses, en mangeant des spaghettis en France et de la ratatouille en Italie.

Brecht avait bien remarqué que le fascisme est la démocratie en crise. Or une complicité transalpine fascisante apparaît quand la patrie des riches capitalistes est en danger.

Exactement comme pour les mafias, la démocratie chrétienne existe des deux côtés des Alpes, mais sous des noms différents. La DC italienne la plus pro-fasciste a officiellement disparue avec les Scelba, Tambroni, Andreotti, mais a ultérieurement dégénéré en Berlusconi et Bossi avant de réapparaître, mutatis mutandi, avec Meloni.

 

Les démocrates-chrétiens français n'ont jamais osé se nommer clairement ainsi à cause de la Révolution française dont aucun Français ne peut se passer. Toutefois, le pouvoir français a toujours conservé et imposé la paranoïa de la France fille aînée de l’église romaine, c’est à dire de la culture politique vaticane obscurantiste, jusqu’aux dernières caricatures lepenistes, monstrueuses et interchangeables, qui s’assument ou s’ignorent dans le troupeau actuel composé de Retailleau, Ciotti et compagnie qui sévissent sur la chaîne médiatique CNews, mais pas que.

 

Grenouilles de bénitier fascisantes d’un côté et similitudes folkloriques frappantes de l’autre : le pre-Bardella Salvini et Santanché, une Dati italienne.

 

Depuis le temps du capitalisme du spectacle concentré ou diffus, aujourd’hui dépassé et devenu désormais intégré[1], les punaises de lit des différents socialismes psycho-pathologiques sont plutôt en marche avec le pouvoir dominant. Ce sont les dérivés actuels de la social-démocratie qui a assassiné Rosa Luxembourg il y a plus d'un siècle, bien avant d’être dépassée en brutalité par le national-socialisme hitlérien et par le « viva la muerte » franquiste, tandis que le fascisme rouge bolchevique s’occupait d’avaler la Russie et ses environs, Chine incluse.

 

Récemment, le spectacle intégré a poussé ce qui reste de l’humanité française et de sa révolution bourgeoise jusqu’au socialisme spectaculaire et tout aussi ridicule d’un François Hollande clownesque qui a ensuite produit le narcissique monstre macroniste, en marche vers l’abîme du post-fascisme. La France est légèrement en retard sur le projet en cours d’une prise de pouvoir spectaculaire-planétaire ; pouvoir produit, justement, par une société du spectacle émotionnellement pestiférée.

Pour des raisons historiques évidentes, la suppression de la liberté, de l’égalité et de la fraternité nécessite un peu plus de travail manipulateur en France qu’ailleurs. Plus que ce qui est nécessaire, par exemple, pour l’humiliation systématique d’un peuple historiquement pluricolonisé et vaticanisé comme l’Italien ou d’un peuple religieux intégriste, né de l’invasion des Pilgrim Fathers et de l’extermination d’une entière civilisation autochtone comme les États-Unis d’Amérique, horriblement esclavagistes et impérialistes.

En fait nous sommes tous dans une impasse planétaire où le mensonge circule sans la moindre retenue, falsifiant le monde. Désormais, avec l’aide du virtuel, non seulement tout peut être dit, mais on peut même montrer le faux comme vrai sans aucune vérification possible des données.

 

ET POURTANT, LE MENSONGE EMPESTE L’AIR, de plus en plus, jusqu’à devenir insupportable. On le devine, presque lisible dans les yeux de celui qui ment, au point qu’on voit qu’il ne peut pas s’empêcher de rire en coin de son interlocuteur idiotisé et manipulé. Dans ce jeu de bonneteau technocratique, les plus excités et désordonnés, pour ne pas dire hystériques, sont, avec les politiciens professionnels, les médias au service du pouvoir.

En France cela est aujourd’hui particulièrement vrai, même si le mécanisme de la propagande sévit partout. Dans le pays aux mille délicieux fromages, les collaborateurs du mensonge d’État et de Marché mentent comme ils respirent, criant que Danone lave plus blanc et que donc LFI est antisémite.

À force d’entendre ce genre de mantra idiot et volontairement confusionniste, il y a le risque que bon nombre des serviteurs volontaires paumés par la propagande se lavent avec le yogourt et voient les insoumis de LFI et d’ailleurs comme le diable en personne. D’autant plus que, comme des guêpes sur le miel, les politiciens de droite, du centre et de la gauche en sinistre décomposition reprennent le tout, au point de chanter en chœur la diabolisation de LFI avec les ténors de l’ex Front national ; lesquels profitent de la situation pour jurer qu’ils n’ont jamais eu à faire avec les Waffen SS même si le contraire est connu et reconnu. En bons serial menteurs ils affirment avec un ton grave et scandalisé qu’il s’agit de l’énième invention calomnieuse de Mediapart dont les affreux subversifs seront donc traînés en justice et sévèrement punis, lorsque la France nationaliste et pétainiste arrivera au pouvoir. C’est-à-dire très bientôt, grâce au vote des vrais Français d’origine contrôlée, ceux qui répètent encore partout, sans rire : « Nos ancêtres les Gaulois ».

A moins que l’antifascisme, qui encore aujourd’hui résiste de façon émouvante dans les écoles et dans la société, l’emporte avec la France de 1789, 1871, 1968, dont la radicalité cristalline est systématiquement oubliée et réprimée par la classe dominante et par ses sbires de la domination réelle du Capital. Car les peuples serbes, italiens, français et d’ailleurs se réveillent face à l’ignominie capitaliste planétaire en phase terminale.

Les peuples n’en peuvent plus et commencent à le faire savoir dans le monde entier, faisant renaître une fois de plus l’espoir d’un monde libre et égalitaire si souvent écrasé par le pouvoir. L’espoir réapparaît dans l’histoire, mais si encore une fois le mensonge gagne contre l’histoire et ce que j’ai écrit ici vous concerne, gardez-le en mémoire. Dans un an, il pourrait ne plus exister. Ou même n’avoir jamais existé, et il faudra le réinventer une fois encore.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, 4 novembre 2026



[1]Voir à ce propos Guy Debord, Commentaires sur la société du spectacle, Gallimard, Paris 1992.