Dopo il
maggio '68, l’evidenza crescente della nostra sconfitta ha avuto un impatto
tragico. Inizialmente frutto avvelenato di una lotta armata spettacolare,
questo fallimento sanguinoso, in senso stretto e in senso figurato, si è poi tradotto in
una paralizzante impotenza politica, durante la cupa decomposizione in
spettacolo dell'utopia sognata, abbandonata e talvolta tradita.
Di
manifestazione in manifestazione, il gauchismo ha portato questo fallimento
nella via crucis senza fine della rivoluzione invocata e fallita più che mai a
ogni manifestazione militante, dove la rivoluzione è portata a spasso come si
porta a spasso un cane perché faccia i suoi bisogni.
Il
devastante rinnovamento tecnologico di un dominio sempre più intimo e capillare
ha aggravato la tragedia dell'impotenza politica, alterando radicalmente le
dinamiche di una rivoluzione fallita, più sognata che vissuta nel quotidiano
sociale che abbiamo attraversato, sinceramente ma soprattutto ineluttabilmente.
Purtroppo anche noi siamo stati inquinati da ideologie rivoluzionarie, putrida
eredità di un secolo che ha distrutto tutto ciò che incontrava sul suo cammino,
soprattutto le rivoluzioni.
Siamo
sinceri: gonfiati ideologicamente e narcisisticamente da barricate effimere ma
vissute con passione, non siamo riusciti a immaginare, né tanto meno a
comprendere immediatamente, la portata dei danni causati dalla sconfitta della
nostra rivoluzione sociale incompiuta, persa e falsificata nell'infinito
carnevale delle ideologie rivoluzionarie.
Diciamocelo,
o meglio, ripetiamocelo più che mai: la
teoria rivoluzionaria è nemica di ogni ideologia rivoluzionaria, e sa di
esserlo.
Convinti
che la rivoluzione sociale fosse alle porte della storia, chi avrebbe mai
potuto immaginare l’intimo crollo della coscienza di classe, poco più di mezzo
secolo dopo la sua ultima brillante e ingannevole apparizione nella storia?
Come prevedere ed evitare il peggio quando la coscienza di specie, erede
potenziale della coscienza di classe sconfitta dal consumismo, era ed è tuttora
fragilissima, poco visibile e per nulla al riparo dal recupero preventivo
operato dai più corrotti tra i kapò socialisti e i piccolo-borghesi ecologisti,
confusi e riformisti nel peggior senso del termine? Dove cercare, e soprattutto
trovare, nuovi resistenti contro il post-fascismo, che danza il macabro ballo
dell'artificializzazione del mondo?
Eccoci qui,
dopo aver sognato a lungo un mondo nuovo, impantanati nell'incubo di un
capitalismo tecno-delirante che, nella sua euforica e sconsiderata avanzata,
sta distruggendo la vita e i viventi. La sua perversa ingenuità, la sua
sottintesa soluzione finale – ultima perversità trionfante – celano a malapena
il fatto che il capitalismo ottuso può permettersi tutto di fronte all'idiozia
dei popoli, alimentata e in crescita grazie al mondo virtuale, ai cellulari, ai
computer e all'incessante propaganda dell'invadente dominio tecno fascista. Il
capitalismo finale può ormai persino presentarsi come pseudo antifascismo
post-fascista (l'osceno spettacolo dei neonazisti di ogni genere che sostengono
i genocidi israeliani, denunciando incessantemente come antisemita chiunque osi
criticare il genocidio in corso a Gaza). Il capitalismo in fase
terminale non si preoccupa nemmeno più di nascondere il suo evidente obiettivo
di cancellare tragicamente la nostra vera coscienza umana, sempre più
indebolita e inquinata dall'intelligenza artificiale e dall'idiozia
tecnocratica.
Tutti lo
sanno nel profondo, ma molti si sforzano di ignorarlo. I più angosciati
reagiscono come struzzi, nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte ai
"consigli" della nuova Gestapo spettacolare che gestisce
l'intelligenza artificiale e l'idiozia coltivata che essa produce come presagio
di un’ultima soluzione finale.
Chiunque
osi opporsi a questa truffa attira una muta di propagandisti di ogni genere,
kapò socialisti, giornalisti mercenari e assassini neonazisti pronti a
uccidere.
Di fronte a
una simile piaga, bisogna prendere una decisione immediata, senza pregiudicare
il futuro o i dubbi che eventualmente il pensiero critico potrebbe sollevare.
Abbiamo già
visto in passato che ogni volta che un'ideologia crolla, qualcuno può cercare
di impossessarsi dell’oro prezioso della teoria.
Un esempio mi ha
intimamente colpito: la vera scissione
nell'Internazionale è stata un testo falsificatore per nascondere lo scacco
dell'Internazionale Situazionista dopo il maggio '68, nel cuore della coscienza
rivoluzionaria maturata attorno a quella rivolta radicale in cui
l'Internazionale Situazionista fu fondamentale. Vaneigem fu allora il capro
espiatorio del fallimento dell'ideologia situazionista. Ne è uscito indenne,
perché la storia, per fortuna, è ostinata, e l'intelligenza sensibile riesce
sempre a emergere dall'oscurità della falsificazione[1].
Oggi,
lontano dalla radicalità proposta e alimentata dai situazionisti prima della
loro scomparsa, vedo una parvenza di somiglianza – niente di più, ma non è
insignificante – nel modo in cui l'establishment francese attacca
incessantemente i membri de La France
Insoumise (LFI), etichettandoli come antisemiti e altre invettive ancora
più false che risibili e imbevibili. La storia si ripete, rendendo ridicolo e
disgustoso lo zelo falsificante dei kapò e dei mercenari di ogni genere.
Sia chiaro:
nessun paragone tra l'Internazionale Situazionista (IS) e La France Insoumise
(LFI). Resto situazionista nel cuore e nello spirito; non sono né un ammiratore
né un simpatizzante di alcun trotzkismo o post-mitterrandismo.
Si può però
riconoscere il diritto di ognuno all'evoluzione e si deve giudicare in base ai
fatti, senza processi alle intenzioni.
Ho
ascoltato con attenzione il discorso teorico della LFI, che si presenta non
come un partito ma come un movimento. Non sono seguace di alcun dio né di un
maestro. Ho criticato la mancanza di chiarezza degli "Insoumis"
durante il movimento dei Gilet Jaunes, a cui ho partecipato. Oggi, il contesto
della falsificazione è notevolmente peggiorato, mentre il movimento LFI si è
decisamente evoluto. Da tempo condivido la critica radicale al patriarcato, ho
riflettuto con Bookchin sul municipalismo che si sta radicando tra i Curdi da
circa un decennio e sono consapevole dell'urgenza dei temi del cambiamento
climatico e dell'inquinamento, da tempo questioni centrali e ineludibili. LFI e
Melenchon difendono chiaramente queste stesse posizioni. E non è cosa da poco in
questo mondo marcescente.
Come
ignorare tutto questo in nome di un pregiudizio ideologico? Di fronte a
qualsiasi tradimento, così frequente nella storia delle rivoluzioni comuniste,
starò sempre al fianco di Kronštadt, Machno e Durruti. Sperando, questa volta,
che l'antifascismo, necessario contro il fascismo come lo è un ombrello di
fronte al temporale, non ci costringa, per coerenza, a denunciare ancora una
volta l'antifascismo fascista dei fascisti rossi o neri che uccisero Durruti e
Berneri in Spagna, i fratelli Rosselli in Normandia, Fillak e Buranello (amici
genovesi degli studi e degli ideali antifascisti di mio padre, fortunatamente
scampato a quell'imboscata, altrimenti non sarei qui), fucilati in Valle
d'Aosta poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. E quanti altri.
Sia chiaro:
oggi non è in gioco una semplice elezione. È in gioco il destino dell'umanità
in tutto il mondo, in un mondo in cui il capitalismo sta sviluppando una nuova
forma di fascismo caratteriale per imporre le sue ultime volontà totalitarie.
Non lo
vogliamo. È semplice e chiaro, quanto difficile e necessario. Perché la peste
emozionale fascista è internazionale, da Trump a Meloni, dall'Argentina alla
Russia e altrove!
Scegliete
da che parte stare, compagni, sorelle, fratelli, esseri umani di questa specie
e di questa utopia concreta, ovunque voi siate.
[1] Vedi in proposito il mio recente scritto : Terra incognita – Notes pour l’exploration d’un nouveau monde,
Amanuensis, Paris 2025.
Fascistes, kapos, serviteurs
volontaires et pauvres cons programmés par la publicité du spectacle
Après mai 68, l’évidence croissante de notre défaite a sévi
tragiquement. Après avoir été, dans un premier temps, le fruit empoisonné d’une
lutte armée spectaculaire, cet échec sanglant, au propre et au figuré, s’est
traduit ensuite en une impuissance politique tétanisante, pendant la sombre
décomposition en spectacle de l’utopie rêvée, abandonnée et parfois trahie.
De manifestation en manifestation, le gauchisme a porté cet
échec dans la via crucis sans fin de la révolution invoquée et ratée
plus que jamais à chaque manif militante, où l’on emmène à pisser la révolution
comme on porte à pisser son chien.
Le renouvellement technologique dévastateur d’une
domination de plus en plus intime et capillaire s’est ajouté à la tragédie de
l’impuissance politique, changeant radicalement la donne d’une révolution
ratée, rêvée plus que pratiquée dans le quotidien social qu’on a traversé
sincèrement mais surtout inéluctablement. Hélas, on était nous aussi pollués
par des idéologies révolutionnaires, héritage pourri d’un siècle qui a tout
détruit sur son passage, et surtout les révolutions.
Soyons sincères : idéologiquement et narcissiquement
gonflés à bloc par des barricades éphémères mais passionnément vécues, on n’a
pas su imaginer et encore moins comprendre tout de suite l’ampleur des dégâts
de la défaite de notre révolution sociale inachevée, paumée et falsifiée dans
le carnaval sans fin des idéologies révolutionnaires.
Qu’on se le dise, ou plutôt qu’on le répété plus que
jamais : la théorie révolutionnaire est ennemie de toute idéologie
révolutionnaire et elle sait qu’elle l’est.
Convaincus que la révolution sociale était à la porte de
l’histoire, qui aurait pu imaginer l’effondrement intime de la conscience de
classe, un peu plus d’un demi-siècle après sa dernière éclatante et trompeuse
apparition dans l’histoire ? Comment prévoir et éviter le pire alors que
la conscience d’espèce, censée prendre le relais révolutionnaire de la
conscience de classe vaincue par le consumérisme, était et reste encore très
fragile, peu visible et pas du tout à l’abri de la récupération préventive des plus
pourris parmi les kapos socialistes et la petite bourgeoisie écologiste,
confusionniste et réformiste, dans le pire sens du terme.
Où chercher et surtout où trouver des nouveaux résistants
face au postfascisme qui danse le bal macabre de l’artificialisation du
monde ?
Nous voilà, après avoir rêve longuement d’un monde nouveau,
embourbés dans le cauchemar d’un capitalisme techno délirant en train de
détruire, dans son avancée euphorique et débile, la vie et les vivants. Sa
naïveté perverse, sa dénégation de la solution finale qui est la perversion à
sa racine ultime depuis son retour narcissique triomphant, cachent mal que le
capitalisme borné peut tout se permettre face à l’idiotie des peuples,
entretenue et montante grâce au virtuel, aux téléphones portables, aux ordinateurs
et à la propagande sans limites de la domination techno fasciste envahissante.
Le capitalisme final peut désormais se proposer comme pseudo antifascisme post
fasciste (le spectacle obscène des néonazis de tout poil qui soutiennent les
génocidaires israéliens, dénonçant avec acharnement comme antisémites ceux qui
osent critiquer le génocide en cours à Gaza). Le capitalisme en phase terminale
ne cache même plus son but évident d’effacer tragiquement notre véritable
conscience humaine, de plus en plus affaiblie et polluée par l’intelligence
artificielle et l’idiotie technocratique.
Tout le monde sait cela intimement, mais un bon nombre
s’efforce de ne pas le voir. Les plus angoissés réagissent comme des autruches
avec la tête enfouie dans le sable face aux « conseils » de la
nouvelle Gestapo spectaculaire qui géré l’intelligence artificielle et
l’idiotie entretenue qu’elle produit comme les prodromes d’une ultime solution
finale.
Qui ose s’opposer à l’arnaque attire contre soi la meute
des propagandistes de tout bord, des kapos socialistes, des journalistes
mercenaires et des assassins néonazis prêts à tuer.
Face à un tel fléau, il faut faire un choix dans l’immédiat
sans préjuger du futur et éventuellement des doutes que l’intelligence critique
peut trouver raison de nourrir.
On a déjà été confrontés avec ça dans le passé : à
chaque fois qu’une idéologie s’effondre certains cherchent de s’approprier de
l’or précieux de la théorie.
Un exemple m’a touché intimement: La
véritable scission dans l’Internationale fut un texte falsificateur pour
dissimuler l’impasse de l’Internationale Situationniste après mai 68, au cœur
de la conscience révolutionnaire mûrie autour de cette révolte radicale dont
l’IS fut l’aleph. Vaneigem fut alors le bouc émissaire de l’échec de
l’idéologie situ. Il se n’est sorti finalement intacte, car l’histoire,
heureusement, est têtue et l’intelligence sensible finit toujours par émerger
du sombre de la falsification[1].
Aujourd’hui, loin de la qualité radicale proposée et
nourrie par les situationnistes avant leur disparition, je vois un semblant de
similitude - pas plus, mais ce n’est pas rien - dans la manière dont la
domination s’acharne en France contre les membres de LFI en les traitant
d’antisémites et autres invectives bien plus fausses que dérisoires et
imbuvables. L’histoire se répète, rendant ridicule et dégueulasse l’acharnement
falsificateur des kapos et des mercenaires de tout bord.
Entendons-nous bien : aucun comparaison entre l’IS et
LFI. Je reste situationniste de cœur et d’esprit, je ne suis ni amateur ni
sympathisant d’aucun trotskisme ou post mitterrandisme.
On peut, néanmoins, reconnaître à chacun le droit d’évoluer
et on doit juger sur pièce, sans procès d’intention.
J’ai écouté attentivement le discours théorique de LFI qui
ne se veut pas un parti mais un mouvement. Je ne suis suiveur ni d’un dieu ni
d’un maître. J’ai critiqué les insoumis pour leur manque de clarté à l’époque
des Gilets jaunes dont j’ai fait partie. Aujourd’hui le contexte de la
falsification a drôlement empiré, alors que LFI a décidément évolué. Je suis
d’accord depuis belle lurette avec la critique radicale du patriarcat, j’ai
réfléchi avec Bookchin sur le municipalisme mis en branle chez les Kurdes
depuis une bonne décennie, et suis sensible à l’urgence de la question du
réchauffement climatique et de la pollution comme thèmes centrales
incontournables depuis un moment. LFI et Melenchon défendent clairement ces
mêmes positions. Ce n’est pas rien dans ce monde pourrissant.
Comment ignorer tout ça au nom d’un
quelconque préjuge idéologique ? Face à toute trahison, ô combien
fréquente dans l’historique des révolutions communistes, je serai toujours du
côté de Kronstadt, de Machno et de Durruti. En espérant, cette fois, que
l’antifascisme, nécessaire face au fascisme comme le parapluie face à l’orage,
n’oblige pas notre cohérence à dénoncer de nouveau l’antifascisme fascisant des
fascistes rouges ou noirs qui ont tué Durruti et Berneri en Espagne, les frères
Rosselli en Normandie, Fillak et Buranello (copains génois d’études et d’idées
antifascistes de mon père, heureusement échappé à ce guet-apens, sinon je ne
serais pas là), fusillés en Val d’Aoste peu avant la fin de la deuxième guerre
mondiale. Et combien d’autres.
Soyons clairs : ce n’est pas une simple élection qui
aujourd’hui est en jeu. C’est le destin de l’humanité partout dans un monde où
le capitalisme développe une forme nouvelle de fascisme caractériel pour
imposer ses dernières volontés totalitaires.
Nous on n’en veut pas. C’est simple et clair autant que
difficile et nécessaire. Car la peste émotionnelle fasciste est internationale,
de Trump à Meloni, de l’Argentine à la Russie et ailleurs !
Choisis ton camp camarade, sœur,
frère, humains d’espèce et d’utopie concrète, où que vous soyez.
Sergio Ghirardi Sauvageon, 1er avril 2026
[1]Voir à ce propos mon dernier
écrit : Terra incognita – Notes pour l’exploration d’un nouveau monde,
Amanuensis éditions, Paris 2025..
