martedì 15 marzo 2011

Parigi val bene una mussa*

* Oltre che denominare il sesso femminile, nel genovese dei vicoli, una mussa è una panzana, una menzogna, una falsità.

C’è un solo aggettivo per definire il momento attuale: osceno.
Mentre in Libia un popolo si fa sterminare dal dittatore che ha in mano lo Stato e tutt’intorno si disquisisce come al solito su intervento sì, intervento no, su fly zone o non fly zone, come se i libici potessero aspettare le brigate internazionali che non esistono per salvare la pelle da un Gheddafi che intende sterminarli con l’acquiescenza di governi democratici, di eroici intellettuali coraggiosamente schierati ideologicamente nei loro salotti, strateghi di equilibri internazionali o Clausewitz di una rivoluzione mitica che condividono uno stesso voyeurismo mentre i mafiosi politici di ogni risma si fregano le mani di fronte a tanta idiozia.
Quel che nessuno degli uomini del potere planetario vuole in Libia, è che continui il fragile esperimento di democrazia diretta che quasi inconsciamente hanno messo in piedi i rivoltosi della Cirenaica.
Magari un così nobile e ingenuo tentativo sarebbe fallito da solo, recuperato da burocrati o terroristi, socialdemocratici o democristiani, islamisti o tifosi di calcio, CIA, Mossad o KGB, magari la loro assenza di capi anziché nella democrazia consigliare sarebbe finita tra le mani di qualche Cetto la qualunque. Lo stesso Gheddafi ne è uno, con le stigmate arcaiche e grottesche del dittatore da operetta ma in grado di fare immensi danni prima di essere sostituito - come un Saddam Hussein qualunque - da una comunità internazionale sempre opportunisticamente severa, a posteriori, con gli amici di merenda di un tempo.
Il fatto è che la comunità mafiosa internazionale, fatta di Stati che prosperano sul business, non può accettare nemmeno per un giorno che una tale autonomia da parte di soggetti che si ribellano alla storia autoritaria del capitalismo e dei suoi critici vigliacchi e cinici faccia dei proseliti, faccia venire delle idee a tutti i diversi dannati della terra.
I civilissimi detentori di qualunque potere presente o a venire sui cittadini spettatori temono la pandemia di libertà che finirebbe per appendere l’ultimo burocrate con le trippe dell’ultimo professionista della politica, l’ultimo capitalista con quelle dell’ultimo cultore di una società teocratica, l’ultimo soldato con il filo spinato dell’ultimo campo di concentramento, l’ultimo razzista con le catene dell’ultimo stakanovista.
Dal punto di vista umano, quando qualcuno è in pericolo, lo si aiuta prima ancora di valutare gli effetti di quest’aiuto, senza tuttavia impedirsi di essere lucidi sulla situazione e sui suoi evidenti sviluppi possibili. Si aiuta l’altro consapevolmente, per solidarietà con lui e con noi stessi, perché non si può davvero godere della vita senza allargare il proprio io egoista a un egoismo collettivo che fonda l’essere sociale dell’uomo. Non si può combattere l’alienazione restando gli schiavi opportunisti di una visione alienata del mondo e del potere che confisca le qualità migliori di esseri umani incompiuti.
Gheddafi era altrettanto pazzo, cinico e fanatico ieri che oggi. E pure l’altro ieri, ma la sua pazzia è sempre stata valutata col metro dell’interesse e della strategia economicista. Amico o nemico, dittatore o patriota a seconda delle fluttuazioni del prezzo del petrolio e del mercato delle armi. Quelle stesse armi, italiane francesi o americane che siano, che stanno facendo a pezzi i rivoltosi. Sull’import-export non si discute né si fanno sentimentalismi.
Dopo Parigi, anche Tripoli val bene una mussa.
Per questo, ancora una volta, io che sono decisamente antiamericano, nel senso che so bene l’uso cinico e imperialista che gli Stati Uniti (mica per caso si chiamano Stati, uniti non è che un aggettivo di complemento così come i nomi delle cosche ornano di un folclore particolare la loro oggettiva partecipazione al fenomeno mafioso) hanno sempre fatto dei loro storici interventi, ebbene, io sono per le “utopiche” brigate internazionali, poi, come seconda scelta, per l’interposizione miserevole dell’ONU e, come ultima tragica necessità, pure per l’intervento di chiunque spezzi sul momento il predominio fascista di un esercito reazionario che avanza e distrugge ogni resistenza.
Certo, sta ai libici di decidere del loro destino, ma nessun calcolo strategico deve impedire di stare concretamente dalla parte della volontà fragile e spontanea di un popolo d’individui in pericolo non solo di libertà, ma di sopravvivenza. Come negli anni quaranta, come sempre e comunque.
Per quel che riguarda noi, nel tempo presente e in quello a venire, pensiamo piuttosto a uscire dai salotti, a rivoltarci e scioperare nelle nostre vite quotidiane fino a impedire, con tutti i mezzi, la pax americana, se di americana si tratta.
Antiamerikani di tutti i paesi smettete di lavorare e l’Amerika ( e non solo) è fottuta.
Lo Stato - ogni Stato - ha storicamente trasformato tutte le nazioni psicogeografiche in territori mafiosi gestiti da uomini di malaffare (politici, propagandisti, tecnici e soldati) dediti al business al punto da ridurre la politica alla gestione - mafiosa, evidentemente, o democratico-spettacolare, se preferite - degli affari a ogni costo.
Nella società dello spettacolo trionfante, quelli stessi che si alzano nei salotti come dei Bakunin redivivi contro il capitalismo liberale, si trasformano subito in Thiers senza scrupoli, pieni di remore e di distinguo quando è il culo altrui a rischiare lo sterminio. C’è sempre tempo per la retorica e il cordoglio, sempre negli stessi salotti e magari qualcuno pure in qualche chiesa ornata di croci e di tricolori, con Benigni che sacralizza l’inno di Mameli. Osceno!
Ogni posizione attuale sulla situazione libica è in realtà oscena perché svela il segreto di Pulcinella che nella società spettacolare i cittadini sono solo dei quaquaraqua portati periodicamente a votare come si porta un novantenne rincoglionito a fare pipì. L’osceno, però, è planetario: lo sterminio dei libici è favorito dallo tsunami giapponese e dalla sindrome nucleare che si è reinnestata nel sol levante.
Oltre ai morti asiatici della catastrofe giapponese, i sopravvissuti dovranno includere nel bilancio complessivo delle vittime anche quelli fatti a pezzi sul bordo del mediterraneo nel silenzio assordante e ipocrita di tutte le istituzioni internazionali.
Intanto, l’oscenità globale avanza proprio come uno tsunami travolgendo tutto: l’obsolescenza dell’uomo intrinseca al nucleare è un velo di Maya comodo per tutte le alienazioni perché il grado di apocalisse evocato da quest’energia mortifera è senza comune misura. La fine della specie diventa concretamente (e si potrebbe aggiungere finalmente, considerato il livello di alienazione raggiunto) immaginabile in un istante.
Il ballo intorno al nucleare è l’osceno che li comprende tutti. Mentre ogni peggio è possibile e il panico e l’impotenza arrivano al parossismo, la lobby nucleare e gli stessi Stati che ne gestiscono l’operatività redditizia attuano una comunicazione pubblicitaria a tappeto sul business del secolo. La manipolazione è talmente grossolana che finisce col suo folle cinismo per produrre una trasparenza involontaria. Proprio il modo con cui nascondono e falsificano volgarmente le informazioni, il paternalismo suadente e lo sguardo vuoto di chi sa di mentire perché si sente anch’egli intimamente in pericolo, i giudizi dissennati e deliranti con cui si condiscono degli spot pubblicitari insensati travestiti da analisi, tutto ciò rende trasparente il disprezzo per l’umanità (compresa la loro) di tutti gli apprendisti stregoni mercenari di un benessere a pagamento il cui prezzo è la vita stessa.
Diventa in un sol colpo evidente come un naso in mezzo agli occhi che l’umanità uscirà molto presto inevitabilmente dal nucleare: quel che non si sa è se ne uscirà viva.
L’energia è per una società industrializzata la fonte primaria d’interessi economici devastanti. La devastazione fisiologica e morale che ne segue non è che una conseguenza ambientale e sociale dell’alienazione che è alla radice del funzionamento di una società capitalistica.
Fatta pipi ed evacuata la paura istintiva di fronte all’evidenza apocalittica dei fatti, il cittadino torna alla sua demenza senile coltivata e le sue sadiche badanti possono dunque riprendere a tessere impunemente le lodi del nucleare con chiari interessi mafiosi, senza rischiare - almeno per ora - di essere linciati come untori. Non aspettano neanche che il rischio in corso sia definito, anzi, si affrettano a sparlare con pseudoscientificità paranoica proprio nel momento stesso in cui i reattori di un paese all’avanguardia tecnologica stanno esplodendo come i fuochi d’artificio di un capodanno impazzito, accendendo gaiamente i motori di un possibile olocausto planetario.
Non sanno quello che dicono ma non c’è proprio nessuna ragione per perdonarli.
Lo hanno detto e ripetuto: “È improbabile che si tratti di un’altra Chernobyl”.
IMPROBABILE!
Quelli che pretendono di avere sotto controllo tutte le variabili essenziali di un’energia apocalittica confessano come Eichmann a Gerusalemme di avere solo ubbidito agli ordini e di non avere nessuna conoscenza di quel che può succedere. Siamo alla versione democratico-spettacolare della banalità del male. Osceno!
Inutile affinare oltre le analisi, informarsi sullo stato reale delle cose. Un dato è ormai certo: sono pazzi per il denaro e sono irrevocabilmente malati.
Quando un essere umano di fronte al fuoco che avanza bruciando la prateria disquisisce sul tipo di carne da cuocere alla brace sul barbecue e sugli effetti benefici del fuoco quando fa freddo, non ci si può accontentare di dubitare delle sue capacità di pompiere, non si può più dire solo che è un cattivo politico, né che esprime molto probabilmente dei pareri interessati e mercenari.
Si è ben oltre. Quel che è certamente in fusione è il nocciolo sensibile dell’intelligenza, si tocca il patologico e a questo bisogna confrontarsi: il potere è impazzito.
Siamo di nuovo in mano a pazzi osceni e stavolta pure particolarmente stupidi. Nessun voto ci salverà dal loro delirio. Bisogna internarli politicamente, impedire loro di nuocere per sempre.
Tra i crimini contro l’umanità bisogna certamente inserire esplicitamente quello di “non assistenza a specie in pericolo”, ma nell’immediato non urgono i tribunali. Urge, piuttosto, una rivolta che tolga il potere dalle mani della “ubris” feticista dell’economia politica, una rivoluzione che abroghi il sistema dominato da quelli che adorano il denaro impazzito.
Per loro, dopo Parigi e Tripoli, persino l’olocausto nucleare, da Hiroshima a Fukushima, val bene una mussa. Magari anche due.
Io ve l’avevo ben detto che sono pazzi!
Sergio Ghirardi

domenica 6 marzo 2011

il “Movimento 5 stelle” – conversazione con Gilda Caronti

http://traccenelvillaggio.wordpress.com/2011/03/05/il-movimento-5-stelle-conversazione-con-gilda-caronti/

Il “Movimento 5 stelle” è la formazione politica di più recente costituzione ed ha avuto un esordio elettorale molto positivo. Si tratta di un movimento radicato nel territorio e che ha il suo punto di forza nella cosiddetta “democrazia dal basso “ e nella rete. I blog ed internet sono il luogo privilegiato per discutere, proporre ed organizzarsi. Per approfondirne la conoscenza ne parlo con Gilda Caronti di Milano, che ringrazio per la cortese disponibilità.

Si arrabbia se le dico che l’opinione prevalente tra la gente è che si tratti di un partito snob, intellettualoide, che erode consensi al centro-sinistra, favorisce l’affermazione della maggioranza (che vorrebbe invece contrastare), e vive grazie alla presenza taumaturgica di Beppe Grillo ?

No, che non ci arrabbiamo. Come stupirsi, infatti? Quello che si dice viene detto stando all’interno dello schema esistente volendo quindi collocare a tutti i costi ogni novità politica nelle caselle già predisposte destra/centro/sinistra e relative combinazioni più o meno contro natura…
Quindi andare oltre diventa politicamente scorretto rispetto allo schema, qualcosa di blasfemo. Ricalcando la metafora religiosa non apparteniamo a nessun dio-partito, siamo agnostici e puntiamo il faro sulla felicità possibile qui e ora. In questo caso, la felicità intesa come azione politica in prima persona, da tutti e per tutti. Portiamo nel panorama politico un elemento che sfugge al bilancino, non semplicemente una nuova unità di misura: libertà e responsabilità di un potere plurale e condiviso che è la rete di intelligenze del mondo intero. Snob? Nel senso che non ci garbano le mescolanze di ciò che è vecchio e surgelato con ciò che è nuovo e appena colto, perché no?
Delle sconfitte dell’opposizione però lascerei tutto il merito a loro: come pure delle sconfitte venture dell’attuale maggioranza.
Se poi Grillo è taumaturgico lo vedremo: ma se riuscissimo a restituire libertà e fiducia agli italiani, sarebbe un po’ un miracolo, no?.

Perché un elettore sfiduciato dallo stato attuale della politica dovrebbe effettuare una scelta preferenziale verso il Movimento ? I partiti presenti in parlamento, o le forze storicamente già radicate nel territorio, non offrivano le stesse possibilità progettuali e di azione politica ? Per affinità penso ad esempio all’Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, i radicali, gli ambientalisti ?

Spesso, un elettore sfiduciato prima passa dall’idea di non votare più. Moltissimi di noi provengono da lì, ma fra noi abbiamo anche chi ha votato quei partiti, magari per disperazione. In ogni caso ci sono rilevanti differenze nei contenuti rispetto ai partiti esistenti. Ma la differenza decisiva sta nel metodo, che per noi presuppone il capovolgimento della relazione con la politica: nel senso che le decisioni procedono dagli elettori verso gli eletti, mentre le informazioni ruotano fra tutti; che il mandato è collettivo e l’eletto un semplice portavoce di una rete; che la politica reale ha sede fuori dai palazzi, nelle strade, nelle case, nei luoghi di lavoro e le istituzioni sono semplicemente uno dei luoghi in cui informarci (magari degli angoli oscuri delle delibere e delle decisioni) ed informare. Paradossalmente, anche se noi crediamo che la politica non abbia una sede privilegiata nelle istituzioni, la nostra vittoria porterebbe nuova vita alle assemblee, che oggi sono quasi atrofizzate dai decisionismi di maggioranza e opposizione
La progettualità che oggi diserta le aule parlamentari e scende nelle piazze, noi intendiamo contribuire a trasformarla in proposta. Dando voce e forza laddove ai comportamenti virtuosi dei singoli gruppi di associ
azioni o movimenti con progetti e sperimentazioni alla portata di tutti: i GAS ( gruppi di acquisto solidale) le transition town, (provare a cavarsela senza il petrolio), la ricerca per le energie rinnovabili e il risparmio energetico (recupero energia di frenata), la controinformazione su tutte le bugie che ci arrivano dall’alto (inquinamento, finanzia, nucleare, clientelismo, appalti, mafia, debito pubblico etc etc), la raccolta firme contro l’attuale sistema elettorale (350mila firme nei cassetti del Senato)
Spesso quindi ci ritroviamo, come nel caso della raccolta firme per l’acqua pubblica o contro il nucleare, insieme ad alcuni partiti, salvo poi ritrovarcweli contro per la guerra o per la TAV o per gli inceneritori che si ostinano a chiamare termovalorizzatori.
Ad esempio il concetto di rifiuti zero da ottenere con la raccolta differenziata spinta, di cui abbiamo anche dato un esempio luminoso all’incontro di Woodstock a Cesena dove addirittura sono stati recuperati soldi dai rifiuti differenziati, pare non rientrare nelle logiche dei partiti “di governo” eppure a Vedelago ne fa un business redditizio oltre che ecologico.
E qui direi c’è la vera differenza: noi non siamo desiderosi di governare bensì di chiamare i cittadini alla democrazia diretta del terzo millennio, perché esprimano attraverso la rete la propria opinione e poi soprattutto ritornino ad attuare le cose direttamente, dando il buon esempio e incoraggiando come società diffusa i comportamenti che ci piacciono e di cui incarichiamo degli eletti che prendono tale impegno come servizio civile

Quali sono i punti qualificanti della vostra proposta ?

Abbiamo un non-statuto davvero facile da capire: non accettiamo iscritti a partiti, ovvero Uno vale Uno, chi viene eletto è al servizio della base e vota come tutti gli altri per uno ma poi nel ruolo esecutivo obbedisce alla rete, senza protagonismo, ciascuno ha una sua vita e un suo ruolo politico ma la politica nostra è fatta SENZA SOLDI, rifiutiamo recisamente di prendere i cosiddetti rimborsi elettorali: un miliardo di euro l’anno che i partiti si spartiscono alla faccia dei tagli ai servizi pubblici e allo sfascio della pubblica amministrazione
Non vogliamo il potere sugli altri: vogliamo “rovesciare la piramide del potere”, restituendo a ciascuno la possibilità di confrontare il proprio punto di vista con quello di tutti gli altri.
La Libertà mai scissa dalla Responsabilità: un nuovo stile, inedito, un metodo in grado di produrre un programma davvero condiviso e per il quale molti si adoperano in prima persona.

Voi considerate la nostra una democrazia malata, corrotta ed autoreferenziale. Sostenete che la classe politica italiana non è più in grado di parlare alla gente ed affrontare i problemi reali. Quali sono le cause che hanno portato ad una situazione così drammatica ? Perché pensate di poter rappresentare un punto di svolta credibile ed innovativo agli occhi dell’elettorato ?

A questo credo di aver risposto più sopra: comunque per dirlo in una parola sola. I SOLDI

So che non volete sentir parlare di alleanze, ma come pensate di incidere realmente nelle decisioni utili al paese e sostenere i progetti che vi stanno a cuore se non coltivate un’ambizione di governo ?

Abbiamo appunto l’ambizione di ridare potere ai cittadini, che tornino ad essere protagonisti in prima persona della vita pubblica: la verità è che la responsabilità non è dei politici che si arrogano il diritto di decidere ma dei cittadini che rinunciano ad assumersi una quota del carico della vita sociale. Avere una comunità per la quale ci si disinteressa per anni con una partecipazione ridotta ad infilare una scheda prestampata nell’urna è qualcosa di patologico, anche se sembra che ci abbiamo fatto l’abitudine

Regione Lombardia: la nostra regione, la più evoluta e progredita del paese, è governata saldamente dal centro destra (Lega e PDL). Cosa non la convince del modello politico/amministrativo di questa coalizione ?

La sua terrificante ramificazione di potere di tipo mafioso soprattutto nel settore della sanità, tutti sappiamo che la Lombardia è una delle regioni più ricche del mondo (con la California) e il potere è gestito dal Governatore (abusivo vedi anche il nostro ricorso per cui la Corte d’Appello ci ha anche dato ragione) come un Viceré. Purtroppo l’anno passato non siamo riusciti, per pochissimo, a mandare un nostro eletto in Regione come si sperava proprio per far uscire la marea di informazioni che là dentro sono nascoste

La riflessione sull’energia nucleare ed il possibile insediamento di centrali in Lombardia. Cosa ne pensa ?

Il nucleare non ha futuro e tantomeno presente: costa troppo, è pericoloso, non abbiamo ancora smaltito le scorie ante referendum, abbiamo deciso che non lo vogliamo e ci sono modi molto più attuali di ri-pensare l’energia soprattutto se si pensa quale rischio per la pace del mondo sia il ricorso alle energie fossili per le quali si continuano a costruire armi e combattere guerre disumane quanto inutili. Il nucleare di pace è stato solo una scusa per nascondere le spese deliranti per il nucleare di guerra. E’ sempre stato un business in perdita, lo è ancora di più oggi per un paese che (per fortuna) armi nucleari non ne costruisce, mentre l’uranio sta finendo e i costi delle centrali sono pazzeschi.
E quel che è peggio è un tipo di investimento che può esistere solo se accentrato: un unico soggetto si propone di produrre un milione di kW, noi preferiamo che un milione di persone producano ciascuna un kW e lo metta in rete, si chiama democrazia energetica, zero guerre, investimenti piccoli e accessibili, nessun monopolio e massima trasparenza

Non possiamo non parlare delle vicende giudiziarie che hanno colpito nuovamente il presidente del consiglio Berlusconi . Qual è la vostra opinione ?

Berlusconi è un sintomo che diventa a sua volta una causa, supera persino la fantasia e lo fa forse proprio per distrarre il suo popolo abilmente addormentato dai media che gestisce senza scrupoli; è un clown grottesco che permette a tutti gli altri di sentirsi migliori di lui con pochissimo sforzo.
Ha abilmente sdoganato la disinvoltura in spregio alla collettività che per lui nemmeno esiste convinto com’è dell’ideologia liberista per la quale con i soldi si può comprare tutto e vecchio com’è, del futuro non gli importa davvero nulla. Vive alla giornata e con i suoi soldi riesce a comprare davvero tanti in tutti i settori, dalle escort ai parlamentari: tutti hanno un prezzo per lui conveniente.
Solo quando smetteremo di avere tutto questo rispetto per il denaro le cose potranno cambiare
In merito al tema della giustizia, parlo per me, il problema è che se lo Stato coincide col potere malato che sappiamo, anche la legge che viene applicata è ingiusta all’origine e la magistratura non può che applicarla, con effetti sia di inefficienza sia di palese violazione della giustizia vera.
Questa potrà esistere solo quando le regole saranno fatte da tutti noi e quindi rispettate volentieri.
Il sistema repressivo non è esente da corruzione e autoreferenzialità, lo vediamo ogni giorno. L’alternativa è una civiltà nuova all’insegna dell’empatia e di un nuovo sentimento di appartenenza che vale solo nella misura in cui sia autenticamente sentito.
Le istituzioni per essere rispettate devono essere rispettabili. Perché sia così, occorre che i cittadini imparino il rispetto reciproco che a sua volta nasce dal rispetto per sé stessi.
E questo è frutto della libertà, del potere di decidere sulla propria vita e della responsabilità che ne consegue


Sul concetto di storia - W. Benjamin XI

Il conformismo, che fin dall'inizio è stato di casa nella socialdemocrazia, non è connesso solo con la sua tattica politica, ma anche con le sue idee economiche. Esso è una causa del suo successivo crollo. Non c'è nulla che abbia corrotto i lavoratori tedeschi quanto la persuasione di nuotare con la corrente. Per loro lo sviluppo tecnico era il favore della corrente con cui pensavano di nuotare. Di qui era breve il passo all'illusione che il lavoro di fabbrica, che si troverebbe nel solco del progresso tecnico, rappresenti un risultato politico. La vecchia morale protestante del lavoro festeggiava, in forma secolarizzata, la sua resurrezione fra gli operai tedeschi. Il programma di Gotha porta già in sè tracce di questa confusione. Esso definisce il lavoro come "la fonte di ogni ricchezza e di ogni cultura". Presagendo il peggio, Marx vi contrapponeva il fatto che l'uomo non ha altra proprietà se non la sua forza-lavoro, "non può non essere lo schiavo degli altri uomini che si sono fatti.... proprietari". A scapito di questo, la confusione si espande ulteriormente, e poco dopo Josef Dietzgen annuncia: "Il salvatore dell'epoca moderna si chiama lavoro. Nel miglioramento.... del lavoro ... sta la ricchezza, che adesso può compiere ciò che nessun redentore ha finora compiuto". Questo concetto volgarmarxistico di ciò che è il lavoro, non si sofferma a lungo sulla questione di come il prodotto del lavoro agisca sui lavoratori stessi finché essi non possono disporne: vuol tenere conto solo dei progressi del dominio della natura, non dei regressi della società. Esso mostra già i tratti tecnocratici che più tardi s'incontreranno nel fascismo. A questi tratti appartiene un concetto di natura che contrasta malauguratamente con quello delle utopie socialiste prequarantottesche. Il lavoro, come ormai viene inteso, ha per sbocco lo sfruttamento della natura, che viene contrapposto, con ingenua soddisfazione, allo sfruttamento del proletariato. Confrontate con questa concezione positivistica, le fantasticherie che tanto hanno contribuito alla derisione di un Fourier, mostrano di avere un loro senso sorprendentemente sano. Secondo Fourier, il lavoro sociale ben organizzato avrebbe avuto come conseguenza che quattro lune illuminassero la notte terrestre, il ghiaccio si ritirasse dai poli, l'acqua di mare non sapesse più di sale, e gli animali feroci entrassero al servizio degli uomini. Tutto ciò illustra un lavoro che, ben lontano dallo sfruttare la natura, è in grado di sgravarla dalle creazioni che, in quanto possibili, sono sopite nel suo grembo. Al concetto corrotto di lavoro appartiene, come suo completamento, quella natura che, come ha detto Dietzgen, "è là gratuitamente".

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Mi piace usare un concetto di Bookchin, trovato in "Ecologia della libertà" e cioè che "l'umanità non è altro che la natura al suo massimo grado di evoluzione" La mia lettura di questa tesi di Benjamin (le sottolineature sono mie) potrebbe sintetizzarsi così:

Dopo aver rigettato e combattuto modelli sempre più sofisticati e perversi (neo-sociologici o new-age) smascherando le reali intenzioni di cordate dirigiste smaniose di instaurare le più o meno velate neo-dittature del proletariato, sempre in cerca di ridefinizione del "soggetto" al fine di poter carpire da ciascuno il misero frutto dello "sforzo sociale" se non della "forza lavoro" per l'inseguimento di una società (non più ingenuamente con piani quinquennali di sviluppo più o meno tecnologico bensì con ecumenici quanto fasulli richiami alla natura, al benessere, alla democrazia, alla giustizia, alla pace che con un unico blitz intendono tenere in ostaggio gli esseri umani e la natura) il "lavoro" più importante, l'unico che valga la pena di fare è quello di "riprendere il comando di noi stessi" in quanto per ri-crearci, in un gioco di "armonie" foureriane e di "affinamento" come lo intende Vaneigem, come esseri umani e non prodotti o produttori della merce.

gilda

sabato 5 marzo 2011

La civilta' empatica, a proposito della teoria di Rifkin








La civilta' empatica (doppiato in italiano) By Guzziman e Alepeace



E' molto simile a quello che penso anche io da un pezzo. Secondo me basta leggere nell'esperienza del vivente in genere: tutto congiura e si organizza nel senso del piacere e quindi dell'empatia che con il piacere ha molto a che fare, infatti attiene la sensibilità che come è noto funge da cassa di risonanza del piacere, molla invincibile e baluardo dell'evoluzione di tutte le specie.
Semmai la teoria di Rifkin non pare considerare che l'egoismo o altri valori indicati come negativi, sono invece un segnale che proprio l'empatia permette di avere questo "egoismo allargato" che non mette più in contrapposizione tra loro (come invece pare fare lui), i lati conflittuali delle personalità empatiche, anzi ne vede la sfaccettatura e ricchezza di differenze.
Infatti per superare le ideologie e le superstizioni prima di tutto occorre non abolire le differenze: la varietà e la ricchezza di diverse esperienze e punti di vista rende ancor meglio affinata questa sensibilità condivisa e quindi potente ed efficace fino al punto che possiamo sentire l'altro anche senza doverlo né subire né violentare.
Possiamo imparare a trovare la “giusta distanza” nelle relazioni tutte.
Mi viene in mente la favola dei porcospini di Schopenhauer:

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Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d'inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco dal rimanere assiderati. ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l'uno dall'altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò a stare di nuovo insieme, si ripetè quell'altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali, finchè non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore soluzione. così, il bisogno di società, che scaturisce dalvuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l'uno verso l'altro; le loro moltepici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l'uno lontano dall'altro. La distanza media, che essi riescono a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza si trova nella cortesia e nelle buone maniere. A colui che non mantiene la distanza si dice in Inghilterra: keep your distance! Con essa il bisogno del calore reciproco viene soddisfatto in modo incompleto, in compenso, però, non si soffre delle spine altrui. Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare nè ricevere sensazioni sgradevoli.




A. Schopenhauer da " Parerga e paralipomena"


Questo amore per se stessi che ci permette di sentire l'amore degli altri non può impedirci di sentire anche l'odio e l'angoscia, ma non credo sia realistico opporsi a questa evidenza semmai andare più in profondità nella consapevolezza di ciascuno per rendere la nostra tenerezza davvero grande e potente.
La fragilità e l'inadeguatezza infatti sarebbe stata proprio la grande occasione di cui l'umanità ha "goduto" per arrivare ad un così elevato livello di coscienza e cultura come parti strutturali della propria biologia.
Una sorta di mutazione che ha sviluppato le aree del cervello più che in ogni altro primate proprio perché questa "natura difettosa" degli umani, privi di zanne, di unghie o di ali, li ha invece dotati di grande capacità di colmare le lacune attraverso l'intelligenza.
Quindi questo bagaglio culturale ci è necessario come per altre specie è l'istinto.
Dunque a partire dalla semplice osservazione del nostro modo di essere al mondo e di vivere, possiamo capire quale dote importante sia l'empatia.
Noi che fin dall'antica Grecia ci definiamo "i mortali" possiamo dare valore a questa vita in balia del destino solo se troviamo il modo di scrivere la nostra storia individuale insieme ai nostri contemporanei, nel doppio ruolo di testimoni e co-autori della nostra vita come noi della loro.
Insieme costruiamo storia e cultura per oltrepassare il tempo e lo spazio con un messaggio decifrabile, come un fiore che getta il suo polline perché venga raccolto e portato dal vento.