sabato 30 maggio 2026

Elogio di un rinascimento che verrà o no di Sergio Ghirardi Sauvageon

 





Colui che vuole assicurare la mediazione tra due pensatori audaci porta il marchio della mediocrità: è incapace di vedere quel che c’è di unico in loro; imitare e copiare, è assolutamente tipico di uno sguardo miope”.

 Nietzche, Le gai savoir, citato da Adorno in Minima Moralia, pag. 101, Payot, Paris, 2003

 

È seguendo le tracce di quanti amano la vita che si diffida sempre più della sopravvivenza. Una sopravvivenza concessa da potenti sempre più impotenti a produrre le condizioni della gioia di vivere. Tutti i piaceri sono confiscati dalla redditività, unico orgasmo concepibile in un universo capitalista diventato una realtà totalitaria onnipresente.

Nessun ottimismo risulta sufficiente né realista quando la realtà dello sfruttamento, dell’alienazione e dell’inquinamento del vivente occupano i territori in cui abbonda la vita riducendola, inquinandola, rendendola malata.

Non è unicamente il pianeta che è ammalato, ma soprattutto la socialità umana alienata che corrompe la terra, l’aria, l’acqua, il mondo, la vita con mille forme di obsolescenza dell’umano: dal cibo cancerogeno alla bomba atomica, il capitalismo e i suoi fedeli confusionisti complottano per annichilire il vivente, senza scrupoli nè coscienza.

Ci fu un tempo in cui la rivoluzione sociale pretendeva di creare un mondo nuovo. Ormai ribellarsi diventa ineluttabile per salvare i resti necessari di una natura – e della socialità che ne segue – che il produttivismo ha falsificato strutturalmente per sfruttare senza limiti tutto e dappertutto.

La società dominante ha falsificato la realtà della vita fino a uno spettacolo osceno. Si è imposto alla natura del vivente quel che le classi dominanti hanno imposto per millenni alle classi dominate: uno sfruttamento senza fallo, una violenza senza pietà, una crudeltà senza limiti altrettanto mostruosa che stupida e redditizia.

Con l’intelligenza artificiale di una tecnocrazia meccanicista, l’universo poetico dell’umano si è ridotto al lumicino, fino a diventare un penitenziario in cui i prigionieri sono anche i guardiani di se stessi.

Che fare? La questione è talmente antica che diventa banale. E la risposta pure: bisogna cambiare il mondo.

Quello attuale è morente e noi con lui.

Non sarà, tuttavia, una rivoluzione meccanicamente politica né un nuovo atteggiamento mistico che creeranno un mondo nuovo, ma un rinascimento del corpo e dello spirito individuale e collettivo (una coscienza di specie) che ci emanciperà o no dal nichilismo capitalista e dal suo progetto falsamente gaudente ed effettivamente mortifero.

Quando l’economia politica avrà svuotato il pianeta di una gran parte del vivente come ha già cominciato a fare dappertutto, i sopravvissuti si accorgeranno senza dubbio né alibi ideologico che non si può mangiare il denaro né la carta di credito, e neppure bere il telefonino. Sarà troppo tardi? Chissà!

 

Da parte mia né ottimismo mistico né pessimismo iperrealista. Nel mio viaggio che volge alla fine, porto nei miei bagagli intimi i resti di un materialismo dialettico senza pretese che gioca con un principio di speranza moderatissimo: ottimismo della volontà, pessimismo della ragione, pur sempre diffidando del Gramsci ideologo.

Attenzione a tutti i profeti, diffidenza verso i guru, ma evviva l’autogestione generalizzata del vivente da parte della specie umana che risorgerà sopravvivendo alla catastrofe annunciata.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, alla fine del caldissimo mese di maggio 2026


Éloge d’une renaissance qui viendra ou pas

 



« Celui qui veut assurer la médiation entre deux penseurs audacieux porte la marque de la médiocrité : il est incapable de voir ce qu’il y a d’unique en eux ; imiter et copier, c’est bien le propre d’un regard à courte vue. »

 

Nietzche, Le gai savoir, cité par Adorno in Minima Moralia, page 101, Payot, Paris, 2003.

 

 

C’est suivant les traces de ceux qui aiment la vie qu’on se méfie de plus en plus de la survie. Une survie octroyée par les puissants de plus en plus impuissants à vivre et laisser vivre une vraie vie.

Partout le pouvoir cache de plus en plus mal son impuissance à produire le conditions de la jouissance de vivre. Tous les plaisirs sont confisqués par la rentabilité, unique orgasme concevable dans un univers capitaliste devenu une réalité totalitaire omniprésente.

Aucun optimisme n’est plus suffisant ni réaliste quand la réalité de l’exploitation, de l’aliénation et de la pollution du vivant occupent les territoires où foisonne la vie en la rétrécissant, la polluant, la rendant malade.

Car ce n’est pas uniquement la planète qui est malade, mais surtout la socialité humaine aliénée qui corrompt la terre, l’air, l’eau, le monde, la vie par mille formes d’obsolescence de l’humain : de la nourriture cancérigène à la bombe atomique, le capitalisme et ses fidèles confusionnistes complotent pour annihiler le vivant, sans scrupules ni conscience.

Il fut un temps où la révolution sociale prétendait créer un monde nouveau. Désormais s’insurger devient inéluctable pour sauver les restes nécessaires d’une nature et de la socialité qui va avec que le productivisme a falsifié structurellement pour exploiter sans limites tout et partout.

La société dominante a falsifié la réalité de la vie jusqu’à un spectacle obscène. On a imposé à la nature du vivant ce que les classes dominantes ont imposé pendant des millénaires aux classes dominées : une exploitation sans faille, une violence sans pitié, une cruauté sans bornes aussi monstrueuse et stupide que rentable.

Avec l’intelligence artificielle d’une technocratie mécaniste, c’est l’univers poétique de l’humain qui s’est réduit à une peau de chagrin jusqu’à devenir un pénitencier où les prisonniers sont  aussi leurs propres geôliers.

Que faire ? La question est tellement ancienne qu’elle devient banale. La réponse aussi : il faut changer de monde.

Celui ci est mourant et nous avec lui.

Ce ne sera pourtant pas une révolution mécaniquement politique ni une nouvelle posture mystique qui créeront un monde nouveau, mais une renaissance du corps et de l’esprit individuel et collectif (une conscience d’espèce) qui nous émancipera ou pas du nihilisme capitaliste et de son projet faussement jouissif et véritablement mortifère.

Quand l’économie politique aura vidé la planète d’une grande partie du vivant comme elle a commencé à le faire partout, les survivants s’apercevront sans faille ni échappatoire idéologique qu’on ne peut  manger ni l’argent ni la carte de crédit, et boire le téléphone portable non plus. Ce sera trop tard ? Quien sabe !

 

De ma part, ni optimisme mystique ni pessimisme hyperréaliste sont de mise. Dans ma fin du voyage, je porte dans mes bagages intimes les restes d’un matérialisme dialectique sans prétention jonglant avec un principe d’espérance très modéré : optimisme de la volonté, pessimisme de la raison, tout en se méfiant du Gramsci idéologue.

Gare à tous les prophètes, méfiance aux gourous, mais viva l’autogestion généralisée du vivant de la part de l’espèce humaine qui resurgira survivant à la catastrophe annoncée !

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, fin du très chaud mois de mai 2026





venerdì 1 maggio 2026

Per una critica radicale acratica in nome del diritto di resistenza all’oppressione di Sergio Ghirardi Sauvageon

 




-  legittima difesa di fronte al terrorismo di Stato, all’inquinamento, al riscaldamento climatico e alla guerra

 

“Il pellicano di Jonathan/ al mattino fa un uovo tutto bianco/ e ne esce un pellicano/ che gli assomiglia incredibilmente./ E questo secondo pellicano/ fa a sua volta un uovo tutto bianco/ da cui ne esce, inevitabilmente,/ un altro che fa la stessa cosa./ Ció puó durare molto a lungo/ se non si fa prima una omelette”.

Robert Desnos

 

Quando il potere sulla propria vita sfugge e si concentra nelle mani armate di un postfascismo degno erede del fascismo arcaico in un mondo assurdamente tecnocratico, il progetto di salvare le proprie vite rivoltandosi contro il sopruso senza limiti del capitalismo spettacolare diventa imprescindibile : se non ci si rivolta si è destinati a morire, un po’ di noia e sempre di più per penurie e violenze di ogni tipo.

Tutto è stato messo in atto perché la rivolta restasse vana di fronte al sopruso e allo sfruttamento senza limiti. Nel mondo virtuale in cui siamo imprigionati, si è sostituito il filo spinato che rinchiudeva nei ghetti gli Untermenchen di un tempo con la rete informatica, nuova ghettizzazione generalizzata, passivamente autogestita con l’uso dei computer, mentre delle guardie armate sono pronte a sparare con flash ball, fucile o mitraglia su chiunque osi rompere l’ipnosi di questo mondo virtuale meccanicamente imposto dagli Stati Uniti all’Iran e dovunque altrove.

Guai a chi osi denunciare l’assurdo sopruso urlando « Ya basta ! ». «  Terroristi, comunisti, anarchici, mostri violenti antidemocratici ». Ecco  il mantra istituzionale officiato dai crumiri dell’intelligenza sensibile, dai mercenari sacerdoti del dominio e dai loro armigeri.

Dovunque si muore sotto i colpi cinici e bari di una farsa democratica che assomiglia sempre più alla dittatura. La menzogna è da sempre l’anima della pubblicità mercantile come della propaganda politica, ma lo spettacolo non si accontenta più di falsare la realtà e permette ormai al capitalismo, ai suoi sgherri e ai suoi profittatori d’ingannare i servitori volontari reprimendo, imprigionando, uccidendo sempre più quanti si mostrano ancora troppo involontari, cioè coscienti!

Un’oligarchia del dominio reale del capitale[1] impone il suo diktat al pianeta intero. Da quando, però, il potere si spinge fino a reinventare la realtà anziché accontentarsi di falsificarla sui bordi, il dominio si scontra con i resti del vissuto scampato in margine al diffondersi della falsificazione spettacolare. L’esercito dei falsi informatori embedded che un tempo si chiamavano giornalisti diventa sempre più ridicolo e inefficiente di fronte alla sempre più macroscopica menzogna che il sistema è destinato a diffondere al servizio di potenti suprematisti, politici non solo corrotti, ma sempre più psicopatici.

Senza nemmeno più contare i morti avvelenati dall’aria che si respira, dal cibo che si ingoia e dal clima che si subisce, la sottomissione al capitale s’apparenta sempre più a un suicidio programmato che potrebbe far sperare in una probabile diminuzione drastica degli adepti veramente pronti alla bisogna.

Aggiungendo a questo piatto ben poco succulento le vittime di guerra che si moltiplicano dovunque con il favore del lucroso business delle armi, salvaguardia ultima di un capitalismo in crisi, le condizioni per una rivolta salutare e necessaria sembrano riunite definitivamente di fronte al peggio che minaccia. Manca soltanto il soggetto collettivo che s’incarichi storicamente del passaggio all’atto.

Il proletariato di marxista memoria è stato devitalizzato in gran parte dallo sviluppo dell’alienazione capitalista che ha educato troppi umani diventati pecore a essere il proprio cane. Non tutti, certo, ma in numero sufficiente per indebolire la coscienza, lo slancio collettivo e una volontà capace di spingere a una salutare rivoluzione salvatrice. Senza dimenticare che anche la rivoluzione è stata troppo spesso falsificata, espropriata e tradotta in un ennesimo suprematismo mostruoso, in una truffa rivoluzionaria di cui bisogna diffidare come della peste emozionale che nutre tutti i fascismi.

L’insieme di queste considerazioni complica non poco la vita e le decisioni urgenti che ci riguardano tutti, nessuno escluso ; é certo, infatti, che senza un drastico rovesciamento di prospettiva la continuità di questo mondo di merda prepara la nostra condanna di esseri umani disumanizzati. L’intelligenza artificiale è un’idiozia coltivata per indebolire la sensibilità umana spontanea che resta. Contro questo utensile pervertito, usato dalla società tecno capitalista per l’addomesticamento definitivo dell’intelligenza sensibile, una coscienza di specie è auspicabile quanto possibile ma resta ancora acerba.

AVREMO IL TEMPO PER LA SUA MATURAZIONE ?

L’umano che resta ha il compito rivoluzionario di rivoltarsi in nome della vita contro l’ottusa morte redditizia che caratterizza il capitalismo e la sua soluzione finale in via di avanzata programmazione.

La lotta continua !

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, 1 maggio 2026



[1] Questo concetto emerge nel Sesto capitolo inedito del capitale, che i bordighisti, e in particolare Jacques Camatte, hanno fatto conoscere dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il testo è stato  pubblicato per la prima volta in italiano nel 1969 dalla Nuova Italia, Firenze.

 

Pour une critique radicale acratique

au nom du droit de résistance à l’oppression

- rien d’autre que l'autodéfense face au terrorisme d'État, à la pollution, au réchauffement climatique et à la guerre.

 

« Le pélican de Jonathan/au matin pond un œuf tout blanc/ et il en sort un pélican/ lui rassemblant étonnement./ Et ce deuxième pélican/ pond à son tour un œuf tout blanc/ d’ou sort, inévitablement,/ un autre qui en fait autant./ Cela peut durer pendant très longtemps/ si l’on ne fait pas d’omelette avant ».

Robert Desnos

 

Lorsque le pouvoir sur sa propre vie échappe et se concentre entre les mains armées d'un post-fascisme digne héritier d'un fascisme archaïque dans un monde absurdement technocratique, la révolte contre les abus sans limites d'un capitalisme spectaculaire devient essentielle pour survivre : ne pas se révolter, c'est s'exposer à une mort certaine où en partie on meurt d'ennui, et de plus en plus de pénuries et de violences de toutes sortes.

 

Tout a été mis en œuvre pour que la révolte reste vaine face à l'exploitation et aux abus débridés. Dans le monde virtuel où nous sommes emprisonnés, les barbelés qui confinaient jadis les Untermenchen dans des ghettos ont été remplacés par un réseau informatique, nouvelle ghettoïsation généralisée, passivement autogérée par ordinateur, tandis que des gardes armés sont prêts à faire feu avec des grenades assourdissantes, des fusils ou des mitrailleuses sur quiconque ose briser l'hypnose de ce monde virtuel imposé mécaniquement aux USA comme en Iran et partout ailleurs.

Malheur à quiconque ose dénoncer cette injustice absurde en criant : « Ça suffit ! ».

« Terroristes, communistes, anarchistes, monstres violents et antidémocratiques ! » Tel est le mantra institutionnel officié par les kapos corrompus, par les prêtres mercenaires de la domination et leurs hommes d’armes.

Partout, des gens meurent sous les coups cyniques et trompeurs d’une farce démocratique qui ressemble de plus en plus à la dictature. Le mensonge a toujours été l’âme de la publicité comme de la propagande politique, mais le spectacle ne se contente plus de déformer la réalité ; il permet désormais au capitalisme, à ses sbires et à ses profiteurs de tromper ses serviteurs volontaires en réprimant, emprisonnant et tuant toujours plus ceux qui paraissent encore trop involontaires – c'est-à-dire conscients !

 

Une oligarchie de la domination réelle du capital[1]  impose son diktat à la planète entière. Le pouvoir, au lieu de se contenter de falsifier la réalité, s'efforce de la réinventer, mais sa domination se heurte aux restes du vécu échappés à la propagation de la falsification spectaculaire. L'armée de faux informateurs embedded, autrefois appelés journalistes, devient de plus en plus ridicule et inefficace face aux mensonges de plus en plus macroscopiques que le système est voué à répandre au service de puissants suprémacistes, des politiciens non seulement corrompus, mais aussi de plus en plus psychopathes.

Sans même plus compter les morts empoisonnés par l'air que nous respirons, la nourriture que nous mangeons, le climat que nous subissons, la soumission au capitalisme ressemble de plus en plus à un suicide programmé, qui pourrait faire espérer en une probable réduction drastique du nombre de personnes prêtes à s'y soumettre.

Si on ajoute à ce tableau peu appétissant les victimes de guerre qui se multiplient partout grâce au lucratif commerce des armes, ultime rempart d'un capitalisme en crise, les conditions d'une révolte salutaire et nécessaire semblent définitivement réunies face au pire qui menace. Il ne manque plus qu'un sujet collectif capable, historiquement, de prendre les rênes du mouvement.

Le prolétariat marxiste a été largement dévitalisé par le développement de l'aliénation capitaliste, qui a transformé trop d'êtres humains, devenus des moutons, en leur propres chiens. Pas tous, certes, mais suffisamment pour affaiblir la conscience, l'élan collectif et la volonté de mener une révolution saine et salvatrice. Sans oublier que la révolution elle-même a trop souvent été falsifiée, accaparée et transformée en un énième suprémacisme monstrueux, en une imposture révolutionnaire dont il faut se méfier comme de la peste émotionnelle qui nourrit tous les fascismes.

Toutes ces considérations compliquent considérablement la vie et les décisions urgentes qui nous concernent tous, sans exception. Il est certain, en effet, que sans un changement radical de perspective, la perpétuation de ce monde pourri nous conduit à notre perte en tant qu'êtres humains déshumanisés.

L'intelligence artificielle est une idiotie entretenue pour affaiblir la sensibilité humaine spontanée qui subsiste. Face à cet outil perverti, utilisé par la société techno-capitaliste pour la domestication définitive de l'intelligence sensible, une conscience d’espèce est aussi souhaitable que possible, mais elle demeure immature.

AURONS-NOUS LE TEMPS POUR SA MATURATION ?

L'humanité restante a la tâche révolutionnaire de se révolter au nom de la vie contre la mort obtuse et lucrative qui caractérise le capitalisme et sa solution finale, actuellement en préparation.

La lutte continue !

Sergio Ghirardi Sauvageon, 1er mai 2026



[1] Ce concept émerge chez Marx dans le sixième chapitre inédit du capital que les bordiguistes, et Jacques Camatte en particulier, ont fait connaître après la fin de la deuxième guerre mondiale: J. Camatte, Capital et gemeinwesen, VI chapitre inédit du Capital et l’œuvre économique de Marx, Spartacus, Paris, puis Chicoutimi, 2009, Québec.