domenica 20 aprile 2014

Elezioni europee 2014: dei votanti scadenti


Guglielmo Manenti, il clandestino, maggio 2013


Elezioni europee 2014: una campagna scadente

Davvero pessima questa campagna elettorale, in cui il tema europeo viene evocato soltanto per qualche spurgo di terrorismo verbale, mentre le mosse prevalenti sono compiute solo ed esclusivamente per gli effetti di politica interna indotti. Nella più sublime indifferenza al fatto che dagli esiti della consultazione scaturiranno gli organigrammi di quella istituzione sopranazionale che ormai sovrintende buona parte delle decisioni riguardanti la vita di tutti noi.
Ma tant’è, siamo un Paese provinciale e ci premuriamo di “farci riconoscere” anche stavolta. Con una classe dirigente in cui gli attori di classe sono del tutto assenti.
Il nostro premier Matteo Renzi, l’illusionista venuto da Rignano sull’Arno, cerca nelle urne di maggio quel successo che consolidi la sua presa sul PD e per questo non lesina spottoni e paghette; anche perché consapevole che in caso di esiti insoddisfacenti verrebbero subito allo scoperto tutti gli oppositori interni, per ora acquattati nei cespugli. Poco importa che quanto promette abbia o meno i crismi della verosimiglianza: l’importante è che l’effetto ipnotico duri sino al 25 del prossimo mese. Come parrebbe stia avvenendo, in un corpo elettorale sfiancato da decenni di politica pagliaccesca e da alcuni anni di inarrestabili impoverimenti materiali. Situazione cui la cura renziana non è in grado di apportare il benché minimo miglioramento. Ma la cosa lascia del tutto indifferente il Renzi stesso, interessato esclusivamente alla propria (irresistibile?) carriera. Come se quello che accadrà al risveglio degli italiani dall’ubriacatura di tosco-ballismo non lo riguardasse.
L’unica cosa che lo interessa, oltre al successo personale, è la tenuta dell’alleato-ombra Silvio Berlusconi; il quale dovrebbe costituire l’altro polo nello schema bipolare tracciato dal “Progetto Italicum” (il restyling del Porcellum), ma che ora rischia di essere doppiato dai Cinquestelle.
Intanto, grazie alla farsa della visitina settimanale al cronicario di Cesano Boscone (roba da Dame della San Vincenzo), il “Cavaliere sbalzato di sella” ha riacquistato la piena agibilità politica. A conferma che la politicizzazione della magistratura non era una fanfaluca. Soltanto ha giocato nel senso contrario a quello indicato nelle geremiadi del vittimismo di Forza Italia. Infatti i magistrati hanno salvato il leader della Destra come un Massimo d’Alema bicameralista, dimostrando una sensibilità alla tutela del quadro politico vigente che neppure un Napolitano…
Mentre continua a reggere l’asse-vergogna Renzi-Berlusconi, si aprirebbero praterie per una critica improntata al rigore e ai principi repubblicani. Ma lo speaker del terzo polo – Beppe Grillo – non sembra in grado di evolvere dal cliché rissoso da osteria, sicché smarrona con la cialtronata su Primo Levi e “l’Italia come Auschwitz”: un segnale ai propri parlamentari autorizzativo di qualunque sparata pur di vellicare i bassi istinti più beceri per tradurli in voti e – al tempo stesso – una sconfortante conferma che – mantenendosi a questo livello – l‘eventuale ricambio pentastellare non garantirebbe la liberazione dai vizi di irresponsabilità e guitteria cronicizzati nella Seconda Repubblica.
Alcuni – come il sottoscritto – voteranno per disperazione “L’Altra Sinistra” intestata ad Alexis Tsipras; cui due miei giovani amici – Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena – hanno dedicato una brillante biografia (“Tsipras chi?”, edizioni Alegre).
Dal volumetto emerge la figura di un leader di levatura superiore, quale non si trova riscontro nell’attuale Italia dei saltimbanchi. Molti dei suoi candidati – Moni Ovadia in testa – sono tra le persone migliori che si potrebbe votare. Purtroppo i retaggi delle sue frequentazioni giovanili lo hanno portato a dare spazio a un bel po’ di sopravvissuti dei mille naufragi di una Sinistra che si voleva antagonista ma era solo narcisista e col birignao (qualche volta pure maneggiona). Sicché – a conferma di quanto già scritto altre volte in questo blog – il rischio di una seconda “lista Ingoia” appare più che realistico. Come nella Bibbia: “sentinella, a che punto è la notte?” E la sentinella risponde: “passate un’altra volta”.
Queste elezioni sono destinate a essere l’ennesima occasione mancata?

Commento di Sergio Ghirardi:

In un solo articolo tutta la confusione e l'impotenza politica degli italiani. Contro geremiadi sul pagliaccio Renzi alleato con il suo maestro in pensione poi la genuflessione dinanzi alla Shoa sacralizzata.
Una volta per tutte contro negazionisti e devoti: La tragedia degli ebrei è una mostruosità fascista e nessun essere umano potrà mai cancellarla come cordoglio e come monito dell'inumanità e della banalità del male. Non basta rispettarla, bisogna soprattutto evitare che si riproduca ma non solo per gli ebrei. E' stata infatti preceduta e seguita da altri "olocausti" (il termine è improprio perché "la soluzione finale" non ha nulla di divino. E' il prodotto dell'inumanità dell'homo economicus e del Leviatano ben terrestre che lo dirige) che non hanno niente di biblico ma tutto del totalitarismo e dello schiavismo dell'uomo economizzato e reso hitlerianamente e massivamente pazzo.
Che il lavoro renda liberi è la palla mostruosa su cui si fonda tutta una civiltà schiavista di cui il nazismo è la denuncia storica oggettiva. I vincitori del 45 erano complici degli sconfitti e il fascismo è camaleontico ma sempre e comunque una peste emozionale. Per finire che si fa? Ma si vota Tsipras, cioè la continuità oltre lo spettacolo della differenza. A sinistra, politicamente e "correttamente", come ogni spettatore consumatore che (non) si rispetti.
Via dalla pazza folla, fino all'autogestione generalizzata della vita quotidiana come dicevamo già mezzo secolo fa contro i burocrati pseudo movimentisti che hanno fatto carriera su una radicalità di paccottiglia.

domenica 13 aprile 2014

Il Mandato e Rimandato






Domanda: Se uno dei nostri ragazzi, e' competente, se rinuncia al 50% dello stipendio, perché non può continuare a svolgere la sua attività politica (anche dopo il secondo mandato), soprattutto se è in grado di renderne conto ai suoi elettori?

Risposta: L'attività politica si può e si deve continuare anche se non si è eletti, eccome!
E deve essere quella la parte coinvolgente e importante, quella in cui si partecipa e si decide insieme quello che devono fare gli eletti!
E' proprio sbagliato che l'attenzione sia posta sui delegati ad andare nelle istituzioni, invece che su chi ce li manda che siamo noi, allorchè si vuole che le cose siano decise presso di sé dalle assemblee sovrane di autogestione che sono alla base della forma della democrazia diretta.
Le attuali istituzioni infatti noi le vorremmo smontare e crearne di nuove e diverse, adatte alla forma  di democrazia che nascerà dalle rovine di quella attuale che è democratica solo di nome.
Abbiamo sempre detto che mandiamo là delle persone a fare da portavoce per partecipare a questa demolizione dell'esistente a favore del profondo cambiamento che vogliamo, non per prendere la forma di quello che trovano e che giustamente critichiamo in modo radicale.
Infatti le elezioni stesse appartengono alla logica della delega e della professione politica che è proprio il nostro obbiettivo da colpire e distruggere....
Il M5S nasce per cambiare forma alla democrazia e alla politica, per fare che TUTTI partecipino alla vita e alle decisioni pubbliche senza mediazioni e organismi intermedi. E' questa l'unica garanzia che non si riformi una nuova Casta.
E' anche l'unico modo con il quale si arrivi a decisioni condivise che poi vengano anche attuate perché possibili in quanto volute consapevolmente da un'intera Comunità e non da una parte che poi deve ricorrere alla forza per imporle a tutti. Se ti piace il M5S ti piace per questo, perché combatte la patologia della politica come professione.
Non è una questione da mettere in discussione

sabato 5 aprile 2014

Sympathy for the Devil

 


Questa della simpatia per il Papa non mi piace per nulla, e non mi piace la svolta di andare in tv per meglio accarezzare la pancia e la passività di tantissimi Italiani che ne hanno pienissime le scatole del sistema ma non si schiodano ancora dall'elettrodomestico da salotto.
E nemmeno sono contenta dell'idea di un referendum sull'euro in queste condizioni e con queste leggi, la Costituzione in primis ...
E' innegabile che il M5S sia l'unica cosa votabile, però attenzione a non accontentarsi di votare, magari lasciando a languire le lotte di strada e di vita quotidiana (che infatti dobbiamo affrontare sempre da soli e CONTRO le varie istituzioni) e la ricerca di un senso diverso delle relazioni umane con l'obbiettivo della ri-costruzione delle nostre comunità e della reciproca mutualità che abbiamo bisogno, finalmente, senza mediazioni.
Attenzione a non emulare i reality show che rischia di passare
con  l'offerta di poter essere protagonisti nelle selezioni delle primarie delle candidature politiche on line, in cui molti vedono un "arrivo" al "successo spettacolare" anziché uno strumento di lotta e un impegno serio.
Il tutto ovviamente peggiorato dalla contraddizione, (utilizzata con sapienza è stata l'astuta mossa di judo e la forza del M5S), di avere come immagine una "vedette" dello spettacolo appunto. Ma era una star che fuggiva, dai giornalisti televisivi,
letteralmente, a gambe levate, mettendo in chiaro così chi sia il vero nemico di questa povera umanità ridotta a subire ogni inimmaginabile vessazione ridendo e scherzando sul proprio tragico destino  ... da Fantozzi a Crozza, passando da un Grillo premier (!?)
Chiamare ciascuno a una vita politica attiva è necessario e urgente ma con il sistema elettorale e istituzionale non ha nulla a che fare ... mandiamo degli eletti in istituzioni marce e inefficienti che quand'anche funzionassero a dovere lo farebbero contro di noi e purtroppo non è abbastanza chiaro che la missione del M5S è quella di rompere gli equilibri attuali e di ripartire dal locale, dal Comuni e dalle persone, boicottando letteralmente i Palazzi del nemico.
La peggiore cosa che Grillo dice in questa intervista è proprio che la Costituzione secondo lui è  perfetta (anche se l'art 67 lo vuol cambiare però).
Gli vogliamo tanto bene, è simpatico, ha un buon "naso per la libertà", ci ha messo molte energie e ha urlato così forte da far cadere dei muri ... adesso non lasciamolo solo a sbagliare in nostro nome, però.
Questo Papa è furbo e non è altro che l'ennesimo rappresentante di un potere millenario niente affatto libertario, vade retro!
Grillo svegliati prima di ritrovarti deluso e schifato.... e noi
insieme con te !

mercoledì 2 aprile 2014

E NOI CI SAREMO, OLTRE LE ISTITUZIONI E L’IDEOLOGIA, CON LE NOSTRE IDEE DI AUTOGESTIONE GENERALIZZATA DELLA VITA QUOTIDIANA CHE VIAGGIANO NELLA TESTA DI MOLTI SE NON DI QUASI TUTTI





Midi Libre ( quotidiano locale della regione Linguadoca e del dipartimento del Gard), Aprile 2014

Una novità nella gestione sperimentale di un territorio.

In seguito a una delibera molto discreta, come avviene quando si tratta di decisioni intercomunali importanti e innovative, una nuova zona francese si trova su statuto sperimentale. Dopo Grenoble diventata un territorio di sperimentazione a livello della sicurezza, Narbonne in riferimento al “diritto al diploma”, Dunkerque che lancia il suo “Contratto Urbano di Coesione Sociale sperimentale”, una parte delle Cevennes del Gard entra a sua volta in ballo. Per questa regione di storica resistenza, prima dei Camisards protestanti contro l’abrogazione dell’Editto di Nantes, poi dei partigiani antifascisti, si tratterrà di un esperimento di autogestione. In effetti visto il carattere particolare del territorio, la sua attività creativa e militante sul piano ambientale e ultimamente la mobilitazione storica contro il gas di scisto, una parte delle Cevennes del Gard si è ufficialmente implicata in una sperimentazione di autogestione che le istituzioni hanno corroborato nella speranza di poterla recuperare. Una lista di 23 direttive accompagnano questo statuto speciale di territorio sperimentale. A partire dall’adozione da parte dell’Assemblea Nazionale alla fine di Aprile di questo dispositivo, i Comuni locali disporranno di 6 mesi per la messa in applicazione. Tra queste direttive c’è, per esempio,l’obbligo di includere gli abitanti nei Consigli Municipali, degli aiuti finanziari per la creazione di cooperative interessate ai bisogni locali, la ripresa in mano dei terreni abbandonati per ripristinare dei giardini per ogni famiglia …
Degli incontri festivi avranno luogo davanti a ogni Municipio e culmineranno in una grande fiera dell’autogestione nel mese di giugno.
Ufficio stampa
              http://foireautogestion.eklablog.com/

Midi libre seguirà da vicino questa esperienza innovativa... e anche noi.

venerdì 28 marzo 2014

DEMOCRAZIA CONSILIARE O BARBARIE PARLAMENTARE





Vi ho tradotto a seguire questo allarme di Raoul Marc Jennar che si batte contro l’Europa del business e la perdita di sovranità dei popoli. Credo l’allarme vada preso in considerazione.
Sergio Ghirardi

No al grande mercato transatlantico! TTIP

I 28 governi della UE, tra cui il nostro, hanno chiesto alla Commissione Europea di negoziare con gli USA la creazione di un grande mercato transatlantico. Questo progetto si chiama “partenariato transatlantico per il commercio e l’investimento”.
Dietro queste parole anodine si nasconde la più grande minaccia non militare mai lanciata contro i popoli europei. Di che si tratta? Si tratta di applicare completamente tutti gli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che mirano a eliminare tutti gli ostacoli alla concorrenza e ad andare ben oltre.

I 28 governi vogliono mettersi d’accordo con gli Stati Uniti su tre obiettivi:

1) il primo è quello di eliminare al massimo i diritti di dogana tra UE e USA. È già quasi fatto, esclusa l’agricoltura dove restano elevati. Degli esperti hanno calcolato che se li si abbassa sarà una catastrofe per l’agricoltura europea e per i consumatori.

2) il secondo obiettivo è ridurre, se non eliminare quelle che in gergo si chiamano  "barriere tariffarie". Vale a dire lo smantellamento completo dell’apparato legislativo e la regolamentazione dei 28 Stati della UE ogni volta che una norma è considerata un ostacolo eccessivo alla libera concorrenza. Il che prende di mira sia le norme sociali, alimentari, sanitarie, fitosanitarie, ambientali e culturali sia le norme tecniche.

3) il terzo obiettivo è quello di permettere alle imprese private di attaccare le legislazioni e i regolamenti degli Stati quando le suddette imprese considerano che si tratti di ostacoli inutili alla concorrenza, all’accesso ai mercati pubblici, all’investimento e alle attività di servizio. Esse potranno farlo non più davanti alle giurisdizioni nazionali ma davanti a gruppi di arbitraggio privati, con la conseguenza che saranno le imprese private che definiranno progressivamente le norme della vita sociale.

I negoziati dovrebbero durare fino al 2015. Poi il risultato sarà sottoposto alla ratifica dei 28 Parlamenti e del Parlamento Europeo, quello che dobbiamo eleggere il prossimo 25 maggio.

Raoul M. JENNAR





NON AU GRAND MARCHE TRANSATLANTIQUE !

Les 28 gouvernements de l’Union européenne, dont le nôtre, ont demandé à la Commission européenne de négocier avec les Etats-Unis la création d’un grand marché transatlantique. Ce projet s’appelle « partenariat transatlantique pour le commerce et l’investissement ».

Derrière ces mots anodins se cache la plus grande menace non militaire jamais lancée contre les peuples d’Europe. De quoi s’agit-il ? Il s’agit d’appliquer complètement tous les accords de l’Organisation mondiale du commerce qui visent à éliminer tous les obstacles à la concurrence. Et d’aller bien au-delà.

Les 28 gouvernements veulent se mettre d’accord avec les Etats-Unis sur trois objectifs :

1) le premier objectif, c’est d’éliminer au maximum les droits de douane entre Union européenne et USA. C’est déjà presque fait, sauf dans l’agriculture où ils demeurent  élevés. Des experts ont  calculé que si on les abaisse, ce sera une catastrophe pour l’agriculture européenne et pour les consommateurs.

2) le deuxième objectif, c’est de réduire, voire d’éliminer ce qu’on appelle, dans le jargon, les barrières non tarifaires. C’est à dire le démantèlement complet de l’appareil législatif et réglementaire des 28 Etats de l’UE chaque fois qu’une norme est considérée comme un obstacle excessif à la libre concurrence. Et cela vise aussi bien les normes sociales, alimentaires, sanitaires, phytosanitaires, environnementales, culturelles que les normes techniques.

3) le troisième objectif, c’est de permettre aux firmes privées d’attaquer les législations et les réglementations des Etats quand ces firmes considèrent qu’il s’agit d’obstacles inutiles à la concurrence, à l’accès aux marchés publics, à l’investissement et aux activités de service. Elles pourront le faire, non plus devant les juridictions nationales, mais devant des groupes d’arbitrage privés, ce qui aura pour conséquence que ce seront les firmes privées qui définiront progressivement les normes de la vie en société.

Les négociations devraient durer jusqu’en 2015. Ensuite, le résultat sera soumis à la ratification des 28 parlements et du Parlement européen, celui que nous allons élire le 25 mai prochain.
Raoul M. JENNAR

martedì 18 marzo 2014

SULL’UCRAINA E SUL MONDO




Quel che sta avvenendo in Ucraina va oltre la semplice lettura dei fatti. La svolta ucraina è una piccola ma radicale tragedia annunciata da secoli di dominio uniforme e variato esercitato dal totalitarismo economico planetario rozzamente travestitosi di recente in democrazia.
I popoli sottomessi alla superstizione di una democrazia parlamentare, in quanto tale fittizia e umiliante per ogni libero cittadino del mondo, si confrontano con la fase terminale di un capitalismo che ha trovato nella natura quell’avversario irriducibile che il genere umano non ha saputo essere. Quegli stessi uomini che hanno inventato il capitalismo come logica conclusione di una società guerriera e predatrice, fondata sul sopruso e lo stupro, si sono infatti dimostrati incapaci di superarlo anche quando questo modo di produzione è diventato una struttura caratteriale (antropomorfosi del capitale e capitalizzazione dell’uomo), mostrando evidenti i segni di un nichilismo patologico, pronto a distruggere la vita piuttosto che interrompere lo sfruttamento dell’alienazione e l’alienazione dello sfruttamento.
Il movimento operaio, sorto nel secolo scorso per realizzare l’emancipazione dell’uomo dal Leviatano che l’umanità portava in seno da millenni come una peste, ancor più che dalle sue contraddizioni è stato sconfitto dal consumismo. Questo surrogato tossico della felicità, questo paradiso artificiale per schiavi che si credono liberi, ha corrotto i proletari trasformandoli in aspiranti piccolo borghesi ossessionati dal debito e dal denaro come un qualunque servitore volontario. È allora che l’uomo in ginocchio ha visto la natura levarsi e rivendicare la sua sovranità: quella della vita che include la morte superandola per un’effimera eternità guidata dalla volontà di vivere e di gioire della vita, quella che si batte contro il dominio della morte redditizia che riduce la vita a una miserabile sopravvivenza. 




In natura non si sopravvive: o si vive o si muore


I capitalisti si sono abituati ad allevare schiavi che ne giustificano l’operato chiamandolo stupidamente progresso, in cambio di una promessa (sempre meno mantenuta) di salario. Nessun progressista, però, potrà mai convincere la natura a subire il progresso. La biosfera è rivoluzionaria e ci sbatte in faccia la sua verità incontrovertibile: se in nome del profitto si distruggono le basi della vita la vita farà a meno di questi distruttori che si credono umani e prenderà forme che li elimineranno dalla faccia della terra. Da circa mezzo secolo, tutto questa corte dei miracoli di sopravvissuti ha trovato nella natura e nella biosfera la “classe” in senso marxiano che impone la sua rivoluzione come incorruttibile e ineluttabile, ma questa classe manca ancora di esseri umani per prendere corpo.
Il capitalismo non può più giustificare la sua disumanità in nome dell’uomo perché sta distruggendo ormai le condizioni stesse della vita da cui l’uomo stesso dipende. I bollettini ripetuti di una guerra mai dichiarata, ma ormai percettibile dai corpi e dai sensi, indicano sempre più spesso che la soglia d’allerta è stata superata e che l’uomo è ormai il messaggero della sua stessa morte. È questa la vera crisi intima del sistema dominante ed è in questo contesto che la crisi della democrazia parlamentare appare come un momento cruciale di un’ultima occasione d’emancipazione.
Quando la corruzione endemica del sistema parlamentare, la cui unica vera qualità è di essere meno grossolanamente violento di tutte le dittature e dispotismi vari che l’hanno preceduto sulla scena della storia, si mostra in tutta la sua devastante estensione, quando la politica si dimostra non l’organizzazione collettiva della vita nella città ma il corruttore leviatanesco della volontà di vivere, si entra in una transizione che evoca una soluzione finale di recente nazista memoria.
Il Reich spettacolare, anonimo e post-ideologico (capace dunque di mescolare tutte le ideologie, mica di eliminarle!), strumento di manipolazione sistematica delle coscienze e delle volontà da parte di specialisti prezzolati, fa marciare le pecore che si credono umane e libere al passo claudicante dell’oca che spinge il carrello pieno di merci fino alla cassa e paga spontaneamente. Con pecore così non c’è più bisogno di cani, anche se se ne alleva pur sempre qualcuno per precauzione.
Mescolando concetti e convinzioni, superstizioni e miti, verità e menzogne, tutto è utile per il discorso che ipnotizza per convincere che nessun altro mondo è possibile. La cosmogonia della società produttivistica immagina come unico vero il mondo impossibile di una crescita senza fine in un mondo drasticamente finito. Non è più un progetto ma un delirio che il feticismo della merce fa circolare ossessivamente. Comunque, tutto finisce poi in quell’immenso totem consumistico che è diventata ormai la spazzatura la cui inquietante quantità tossica ingombra il pianeta, le terre e i mari.
Per salvarsi, il sistema le prova tutte, ma il suo obiettivo resta quello di mantenere le sue pecore nei recinti dove le tosa fino alla nuda pelle e pure oltre, fino alle lacrime e al sangue. Quando poi il sistema non regge più, si affida ai suoi nemici più fedeli: fascisti neri programmati per terrorizzare chiunque mostri di tendere a un’emancipazione soggettiva, fascisti rossi la cui incoscienza di classe s’impossessa dell’emancipazione stravolgendola in un programma per burocrati senza cuore e senza cervello, servitori volontari postideologici che ripetono come un mantra fanatico la loro fede monoteista in un progresso patriarcale giunto a un ultimo passo dall’abisso che lo inghiottirà per sempre.
Libertà e liberalismo, nazioni e nazionalismo, edonismo e noia deprimente, fascismo e antifascismo, destre sadomaso e sinistre idiote, tutto si mescola in un caos programmato in cui le (post)ideologie inventano i loro manicheismi ridicoli e i tabù necessari a ridurre le intelligenze sensibili alla mostruosità di una logica binaria che spacca tutto nel bene e/o nel male di pseudo scelte senza senso. L’ultimo stadio della democrazia rappresentativa, ormai prossima al coma, implica come un’arma della sua ultima battaglia demagogica anche la rivalutazione del referendum come forma decisionale che restituisca a popoli e individui l’illusione della loro sovranità perduta nello spettacolo parlamentare. Naturalmente alla fine le vere decisioni sono sempre prese altrove e altrimenti, come nel caso del referendum francese che ha sancito, nel 2005, il rifiuto netto dell’Unione Europea del business, rifiuto trasformato in consenso dai rappresentanti parlamentari di un popolo preso in giro. Lo stesso in Italia, dove la privatizzazione dell’acqua pubblica e il finanziamento ai partiti sono stati ripristinati contro la volontà di un popolo chiamato a votare per referendum e che aveva chiaramente espresso il suo parere contrario.
Questa è la democrazia bellezza e ti riproporremo il referendum sul nucleare finché non voterai finalmente come vogliamo noi, anzi come vuole lui: il Leviatano che ci comanda”. Questo cinico avvertimento resterà vero finché non si deciderà tutti insieme di essere dei liberi individui in una libera nazione, scevra di quegli stupidi individualismi e di quegli orribili nazionalismi che i fascisti di ogni colore riconducono sempre a un patriottismo tanto più patologico perché evoca non a caso il culto del padre, cioè del maschio dominante che ha castrato entrambi i sessi di una specie in via di estinzione: l’umanità.
Finche i vari legaioli continueranno a farsi delle leghe, l’emancipazione si trasformerà in becere lotte di particolarismi ignoranti. Anche l’Ucraina si trova in questa situazione: scegliere tra lo Stato russo o lo Stato ucraino, tra la dipendenza da un autocrate o dalla Troika è comunque abdicare alla propria sovranità di individui liberi di un popolo libero. Come ho spesso ricordato in altri scritti, l’autentica nazione ucraina è rappresentata storicamente dalla Machnovcina, non per un’adesione romantica a un qualche ideale anarchico, rispettabile ai miei occhi ma ancora prigioniero di nostalgie ideologiche arcaiche; la Machnovcina è stata, a livello di una nazione, un esperimento rivoluzionario dell’autonomia possibile dalla struttura statale che assoggetta tutti, individui e popoli, sotto lo scettro autoritario di una società mercantile di cui lo Stato, di destra o di sinistra, è sempre garante e padrone.
È a questo punto che ciò che resta di umano nell’uomo comincia a scorgere nella natura un ultimo, decisivo argomento concreto di rivolta in nome della vita contro la morte che avanza. Contro Stato e Mercato, quindi contro liberalismo e collettivismo produttivistici, si staglia l’ipotesi auspicabile dell’autogestione generalizzata di una vita quotidiana che metta tutto il potere in mano ai Consigli di una federazione internazionale di libere nazioni; una federazione che dal locale risalga fino al planetario di un ONU senza Stati canaglia, cioè senza Stati. Questo è il referendum al quale finirà dovunque per sottoporsi tutta l’umanità, non solo l’Ucraina. L’attuale precedente ucraino, ancora ostaggio della macabra falsa scelta tra lo Stato russo e il super Stato europeo, è un ennesimo arcaismo (come la macabra scelta tra le dittature laiche o religiose nei paesi musulmani) che apre tuttavia l’orizzonte a future e imminenti vere scelte di società. Comunque finisca oggi l’Ucraina, è il destino di tutti e dappertutto che ormai è in gioco come un referendum di portata planetaria.
Questo livello di coscienza è ancora minoritario, ma comincia a emergere in tutti quegli individui e in quei movimenti che non si lasciano recuperare alla politica parlamentare. Da almeno un secolo, sulle tracce della Comune di Parigi del 1871, i movimenti di occupazione della vita si susseguono come mosche cocchiere che anticipano la storia: movimento spartachista e movimento di occupazione delle fabbriche (1919/22), movimento libertario delle comunità spagnole (1936/38), movimento per il mantenimento delle occupazioni nel maggio ’68, più di recente Occupy Wall Street e i vari movimenti di rioccupazione del proprio territorio di vita usurpato dallo Stato e dal Mercato, come in Val di Susa, a Notre Dame de Landes, nella penisola Calcidica o in Chiapas, in Brasile, in Tunisia, in Egitto e ora in Ucraina.
Chi s’accontenta di cercare i diritti e le colpe, le qualità e le macchie dei rivoltosi è ancora uno squallido servitore della figura Stato (nemico principale di tutti i movimenti d’emancipazione) alla cui dipendenza operano tutti i manipolatori e gli ideologi che cercano di frenare o recuperare questi movimenti storici liberatisi, finalmente, della forma partito e dalle sue burocrazie intollerabili. La strada resta ancora lunga e il compito che aspetta chi è cosciente di questo dato cruciale è informare le coscienze degli schiavi consumatori affinché, guidati dal loro insopprimibile desiderio di libertà e di volontà di vivere, attingano al più presto (prima che sia troppo tardi e che la natura chiuda la partita) la forza e l’intelligenza per fare ovunque l’unica scelta umana possibile. La Storia e la nostra sopravvivenza come specie ci chiamano senza esitazioni all’abrogazione possibilmente pacifica, referendaria prima e storica poi, dello Stato e del Mercato e alla loro sostituzione con l’organizzazione consiliare di una società umana rifondata ovunque sull’economia del dono e sulla festa del vivente. Dal locale, alle regioni/nazioni fino ai continenti e alla terra intera, una sola umanità con tutte le sue differenze di genere, di storia e di cultura, per un unico obiettivo comune: la felicità per tutti.
Saremo pronti? Niente è meno sicuro, ma su questo referendum finale che si farà comunque di fatto, più o meno pacificamente, con o senza il voto, si giocano tutte le possibilità di una specie il cui progresso passa ormai per la ricongiunzione dei propri ideali con quelli pratici e incontrovertibili della natura.


Sergio Ghirardi, Le Idi di Marzo del 2014 


un commento di Paolo Ranieri:

Francamente, gli insorti di Kiev non mi ispirano la minima simpatia.
Non fino al punto d’aver parteggiato per gli sbirri antisommossa (straordinariamente tolleranti e comprensivi, va osservato), naturalmente.
Ma sommosse passate e recenti, soprattutto recenti, hanno dimostrato che sovente gli insorti mirano semplicemente a cambiare d’oppressore, e da questo nuovo oppressore (o dai suoi mandanti transnazionali) sono organizzati e prezzolati. Insieme con  interessi di gruppi politici ed economici si compongono ideologie nefande di stampo religioso e nazionale: l’abbiamo riscontrato in Libia, in Siria, in Egitto, in Tunisia.
Insorgere in sé e per sé, non solo non conduce ma nemmeno necessariamente allude a una liberazione: spesso si tratta di violenze perpetrate da famigli di una gerarchia in attesa d’installarsi.
 I criteri per distinguere chi eventualmente sostenere ( e qui gioverebbe anche interrogarci sul valore e l’utilità che avrebbe  questo parteggiare da lontano in faccia gli schermi interpassivi della TV e del computer) non possono fondarsi semplicemente sulla qualità dell’avversario, che in questi casi non può che essere lo Stato e in particolare il governo in carica
Ora, è pacifico che lo Stato è il male sociale assoluto: negazione del fluire storico, imposizione prepotente del passato sul presente, espropriatore di ogni libero giudizio, lo Stato è sempre un nemico per chi ama la libertà.
Questo però non deve condurre a ritenere non nemico o addirittura amico chi a quel governo si oppone, specialmente se non pone in alcun modo in discussione l’esistenza e sovente nemmeno le istituzioni dello Stato. Specialmente se la sua battaglia la conduce avanzando motivazioni nazionali oppure religiose. Specialmente se non rifiuta ma giunge al punto di sollecitare l’appoggio di potenze che fanno dell’oppressione del mondo intero il senso della propria esistenza.
Chi chiede il supporto della nato, dell’Unione Europea, degli Stati Uniti (guarda caso, i NOSTRI oppressori) non è amico della libertà e non è amico mio
certamente, non è possibile escludere che, come ad esempio è accaduto in Egitto o in Tunisia (ma non in Libia o in Siria), all’interno della compagine degli insorti operi una volontà di liberazione di qualità e di radicalità differenti. Ma, a parte che per ora io non ne ho avuto il minimo sentore, va considerato che l’elemento libertario e liberatorio di un’insurrezione si riconosce non tanto in base alle ideologie proclamate (che sono regolarmente qualche passo indietro rispetto alle passioni reali che agitano gli insorti) ma in base ai metodi d’azione e più ancora di deliberazione politica.
Un’insurrezione che mira alla libertà non può non rpevedere insieme con il ripudio delle istituzioni oppressive di ogni colore, una strumentazione positivamente libertaria, antigerarchica, incentrata sulla discussione  aperta e radicale di tutte le questioni
Io non ho veduto la minima traccia in Ucraina di quella costruzione del dibattito e della riflessione collettiva che ha ad esempio caratterizzato le recenti sollevazioni in Turchia. Voi sì?