domenica 26 giugno 2022

L’ubiquità della realtà metropolitana di Miguel Amoros






 Ho ricevuto questa presentazione in cui Miguel Amoros ha l'intento di proporre a quanti si oppongono ai progetti produttivisti una base teorica che li spinga oltre l’ecologismo e ve l’ho tradotta in italiano. Buona lettura. SGS

Nelle attuali condizioni storiche, gli agglomerati urbani sono quasi esclusivamente centri di accumulazione di capitale. Così, sia loro che i territori che parassitano si configurano secondo le esigenze del capitalismo. Questo processo è chiamato metropolizzazione. È caratterizzato da una urbanizzazione e deruralizzazione generalizzate, una separazione tra abitazioni e luoghi di lavoro e una completa frammentazione del territorio. Tutto ciò provoca una mobilità esacerbata, uno spreco di risorse e una produzione insensata di rifiuti, con conseguenze disastrose per la vita e l'ambiente che la contiene. Il fatto colpisce tutti gli ecosistemi e la società nel suo insieme. La metropoli, figlia della città industriale, non è più un insediamento compatto circondato da periferie sempre più remote e disperse, ma è diventata una sorta di periferia estesa policentrica attraversata da molteplici assi stradali. Si tratta di una porzione di territorio a densità variabile che ruota attorno a uno o più nuclei sempre più vuoti che fungono da uffici o vetrine. Sarebbe più appropriato parlare di regione metropolitana o sistema di conurbazione invece di post-metropoli, meta-città o qualsiasi altra denominazione sociologica.

 

La metropoli di oggi è il risultato dell'esternalizzazione dell'economia. Nella conurbazione cittadina, il settore produttivo è travolto dalle costruzioni e dai servizi, mentre l'industria si allontana e si delocalizza, insieme a abitazioni a basso costo e discariche. Il che è anche il risultato della globalizzazione. Il piccolo podere sparisce di fronte all'agro alimentazione industriale; la campagna si spopola con il progredire della sua mercificazione ed è oggetto di operazioni di sviluppo. Un cambiamento nell'uso del suolo s’impone secondo criteri di redditività stabiliti dai mercati. La popolazione si ridistribuisce piramidalmente e lo spazio rurale diventa sempre più residenziale. In realtà, l'intero territorio diventa spazio dell'economia, i cui nuclei diventano i suoi "hub" o scambi logistici. Investitori e visitatori governano il quartiere e costituiscono la vera cittadinanza. Il paesaggio si deteriora, il patrimonio si perde, le periferie si degradano rapidamente e quel che chiamano ambiente naturale si mostra ora come una merce ad alto valore turistico. Le nuove tecnologie aiutano abbastanza a far sì che i flussi superino i prodotti e che un'economia di rete soppianti le classiche economie di scala. Infine, occorre tener conto che i poteri corporativi e finanziari, ben internazionalizzati, svolgono il ruolo dominante un tempo riservato alla borghesia manifatturiera autoctona e ai proprietari terrieri locali, per cui gli interessi imprenditoriali privati – gli scambi - sono più che mai molto al di sopra dell’interesse pubblico, qualunque esso sia.

 


Edilizia, turismo, assistenza finanziaria e servizi alle imprese sono i nuovi motori dell'economia capitalista nella fase neoliberista. Astrazioni come la merce, il capitale, lo spettacolo, il denaro... ormai mediano totalmente le relazioni sociali e ovunque il modo di vivere subisce profonde trasformazioni. Motorizzazione, digitalizzazione e grandi eventi contribuiscono per la loro parte. Qui e là trionfano senza apparente contestazione le stesse abitudini regressive un tempo tipiche delle classi medie. Nonostante la polarizzazione sociale provocata, il confronto tra le classi si indebolisce. Non c'è più alcun tessuto sociale nei quartieri. Le condizioni di prigionia del lavoro e della vita nella conurbazione ostacolano la coscienza e disattivano i conflitti. Di conseguenza, le lotte urbane affrontano ostacoli crescenti che impediscono la formulazione di un interesse generale, motivo per cui la lotta alla gentrificazione e alla "disneyficazione" non occupa il posto centrale che le spetta. Tuttavia, lo stesso non accade ai margini territoriali, dove si manifestano apertamente la distruzione dell'estrattivismo, dello sviluppo immobiliare, delle macro-infrastrutture, degli impianti di incenerimento, delle aree industriali, ecc. La crescita illimitata diretta dai dirigenti dalle metropoli porta a una situazione di allarme che costringe la popolazione colpita a una ferrea difesa di una risorsa limitata come il territorio. Si produce dunque un dibattito che, pur formulato in termini moderati sullo stile della "nuova cultura della terra", "dell'acqua" o "dell'energia" e pur aspirando soltanto a un accordo giuridico con l'amministrazione, va nella direzione giusta. Il capitalismo verde che nasce travestito da ambientalismo, "transizione" energetica e sviluppo "sostenibile", in compagnia di una pianificazione ritardataria, non è altro che una trappola infantile in cui nessuno può cadere. Nulla si salverà dalla devastazione se non si esce dal sistema capitalista dirigendosi verso un modello alternativo di convivenza, egualitario e solidale, in equilibrio con il mezzo, economicamente circolare e antiproduttivista, dove la decisione sia collettiva e presa orizzontalmente; in conclusione, dove si dia priorità alla vita e si metta in atto la de-metropolizzazione.

 




La ubicuidad del hecho metropolitano

 

     Bajo las condiciones históricas actuales, las aglomeraciones urbanas son casi exclusivamente centros de acumulación de capitales. Así pues, tanto ellas como los territorios que parasitan se configuran según las necesidades del capitalismo. Este proceso recibe el nombre de metropolitanización. Se caracteriza por una urbanización y una desruralización generalizadas, una separación entre hogares y lugares de trabajo y una fragmentación completa del territorio. Todo ello ocasiona una movilidad exacerbada, un despilfarro de recursos, y una producción insensata de residuos, con consecuencias desastrosas para la vida y el medio que la contiene. Afecta a todos los ecosistemas y al conjunto de la sociedad. La metrópolis, hija de la ciudad industrial, ya no es un asentamiento compacto rodeado de suburbios cada vez más alejados y dispersos, sino que se ha transformado en una especie de periferia extensa policentrica atravesada por múltiples ejes viarios. Se trata de una porción de territorio de densidad variable girando alrededor de uno o más núcleos cada vez más vacíos que ejercen de oficina o de escaparate. Más apropiado resultaría hablar de región metropolitana o de sistema conurbado en lugar de posmetrópolis, metaciudad o cualquier otra denominación sociológica.

 

     La metrópolis de hoy es fruto de la terciarización de la economía. En la conurbación ciudadana, el sector productivo se ve sobrepasado por la construcción y los servicios, mientras que la industria se aleja y deslocaliza, junto con la vivienda barata y los vertederos. También es fruto de la globalización. La pequeña explotación agrícola se hunde ante la agroalimentación industrial; el campo se despuebla a medida que avanza su mercantilización y es objeto de operaciones desarrollistas. Un cambio de uso del suelo se impone de acuerdo con criterios de rentabilidad establecidos por los mercados. La población se redistribuye piramidalmente y el espacio rural se vuelve cada vez más residencial. En realidad, todo el territorio se convierte en espacio de la economía, cuyos núcleos pasan a ser sus hubs o intercambiadores logísticos. Los inversores y los visitantes mandan sobre el vecindario; ellos constituyen la ciudadanía de verdad. El paisaje se deteriora, el patrimonio se pierde, la periferia se degrada aceleradamente y lo que denominan naturaleza se muestra ahora como una mercancía de alto valor turístico. Las nuevas tecnologías ayudan bastante a que los flujos superen a los productos y a que una economía en red desplace a las clásicas economías de escala. Finalmente, es necesario tener en cuenta que los poderes corporativos y financieros, bien internacionalizados, desempeñan la función dominante antaño reservada a la burguesía fabril autóctona y a los terratenientes locales, y por consiguiente, los intereses privados empresariales -los negocios- más que nunca van muy por encima del interés público, sea cual sea.

 

     La construcción, el turismo, la asistencia financiera y los servicios a las empresas son los nuevos motores de la economía capitalista en la fase neoliberal. Las abstracciones como la mercancía, el capital, el espectáculo, el dinero... ahora median totalmente en las relaciones sociales, y por todas partes la forma de vivir sufre profundas transformaciones. La motorización, la digitalización y los grandes eventos contribuyen lo suyo. Aquí y allá, triunfan sin contestación aparente los mismos hábitos regresivos antaño propios de las clases medias. A pesar de la polarización social provocada, la confrontación entre clases se debilita. Ya no queda tejido social en los barrios. Las condiciones cautivas de trabajo y de vida en la conurbación obstruyen la conciencia y desactivan los conflictos. En consecuencia, las luchas urbanas afrontan obstáculos cada vez mayores que impiden formular un interés general, por eso el combate contra la gentrificación y la disneyficación no ocupa el lugar central que le corresponde. Sin embargo, no sucede lo mismo en los márgenes territoriales, donde se manifiestan sin tapujos las destrucciones del extractivismo, de la promoción inmobiliaria, de las macroinfraestructuras, de las plantas incineradoras, de los polígonos industriales, etc. El crecimiento ilimitado dirigido por los ejecutivos desde las metrópolis conduce a una situación de alarma que obliga a la población afectada a una defensa férrea de un recurso limitado como es el territorio. Entonces se produce un debate, que, aunque se formule en términos moderados del estilo de nueva cultura de la tierra, del agua o de la energía y solamente aspire a un acuerdo jurídico con la administración, va en la dirección correcta. El capitalismo verde que nace disfrazado de ambientalismo, transición energética y desarrollo sostenible, en compañía  de un planeamiento retardatario, no es más que una trampa infantil en la que nadie puede caer. Nada se salvará de la devastación si no nos salimos del sistema capitalista y no nos encaminemos hacia un modelo alternativo de convivencia, igualitario y solidario, en equilibrio con el medio, económicamente circular y antidesarrollista, donde la decisión sea colectiva y tomada horizontalmente; en conclusión, donde se priorice la vida y se procure la desmetropolitanización.

 

Miquel Amorós

Presentación del libro Post Babilonia, editado por Virus, el 16 de junio de 2022 en la librería Fahrenheit 451 de Alicante.