Annie e Pierre Peguin
sono vecchi amici e compagni di lotta antinucleare e anticapitalista nelle
Cevennes francesi, zona di resistenza a tutti gli effetti e in tutte le epoche:
dai camisards ai partigiani prima,
poi alle ZAD - zone da difendere dall’avanzare mortifero del mostro
tecnoproduttivista. Questo loro semplice e accorato allarme circa
l’intensificarsi dell’inquinamento dei corpi, dei luoghi e della vita si
aggiunge all’allarme in proposito che
cresce insieme al cinismo becero del produttivismo capitalista. Il loro
accorato appello mi è sembrato degno di nota tra le tante denunce che urgono.
Una banalità di base da prendere terribilmente sul serio oltre i rischi di
guerra e la crisi climatica.
SGS
TUMORI E ALTRE MALATTIE SONO IN AUMENTO
La quasi
epidemia di tumori e altre gravi malattie mette in discussione il modello
dominante di produzione agricola intensiva e quello del consumo imposto dalla
grande distribuzione dei prodotti alimentari. L'agricoltura contadina è l'unico
modo per offrire prodotti più sani preservando l'ambiente. Bisogna consumare
prodotti locali e, se possibile, biologici.
La politica
agricola europea, e quella dello Stato francese guidata dalla FNSEA
(Federazione Nazionale dei Sindacati Agricoli) e dall'agroindustria, si
limitano essenzialmente a favorire la concentrazione di grandi aziende agricole
intensive a scapito di quelle più piccole che forniscono ai residenti locali
prodotti più sani e nel rispetto dell'ambiente. Purtroppo, il numero di
agricoltori è in calo ovunque e la legge sulla politica agricola, la legge
Duplomb, così come gli accordi del Mercosur, stanno peggiorando la loro
situazione.
Per quanto riguarda la grande distribuzione, essa offre, da un lato: - Prodotti
provenienti dall’agricoltura intensiva, spesso ultra-trasformati dall'industria
agroalimentare, ricchi di sale, zucchero e grassi. Questa non è la scelta
migliore per la salute dei consumatori, che optano quindi per i prodotti più
economici. D'altro canto, ci sono prodotti con il marchio biologico AB, ma a un
prezzo più elevato e con un margine di profitto maggiore, considerando che si
rivolgono a una clientela benestante, sebbene provengano il più delle volte da
agricoltura intensiva e trasformazioni semi industriali.
Tutto ciò contribuisce dunque alla graduale scomparsa di
agricoltori e piccole aziende agricole. Dobbiamo accettarlo? L'agricoltura delle regioni
di media montagna, dalle Corbières alle Cévennes, o quella delle colline
pedemontane o della gariga, che preservano la natura e i paesaggi modellati
dagli abitanti per così tanto tempo non dovrebbero forse essere sostenute? Sono
gli agricoltori che perseverano nel loro meraviglioso ma difficile mestiere a
preservare la fertilità del suolo attraverso pratiche rispettose che promuovono
la diversità vegetale e animale.
Inoltre,
sappiamo ormai che l'agricoltura intensiva e l'allevamento semi-industriale,
basati sull'uso di pesticidi sintetici e di sostanze chimiche, causano danni
alla salute e all'ambiente sempre più difficili da nascondere. Naturalmente,
esistono altre fonti di inquinamento dannose, come la contaminazione
radioattiva responsabile di malattie della tiroide, di tumori e altre
patologie, ma le sostanze chimiche rimangono un fattore significativo nel
deterioramento della salute, in particolare quelle utilizzate in agricoltura.
I danni causati dai pesticidi sintetici. I pesticidi, compresi gli
inquinanti persistenti e gli interferenti endocrini, contaminano l'intero
ambiente; si trovano nell'aria, nell'acqua, persino nelle catene montuose e ai
poli e, naturalmente, nel nostro cibo. Poiché sono destinati a distruggere gli
organismi viventi, è ormai ampiamente riconosciuto che hanno una grande
responsabilità nel deterioramento della salute umana.
In
concomitanza con il crescente utilizzo di trattamenti chimici in agricoltura, dagli
anni '70 si nota un crescente aumento di tumori e malattie gravi (leucemia,
diabete, malattie cardiovascolari, Parkinson, Alzheimer, ecc.). La situazione
sembra peggiorare a tutte le età; anche i giovani ne sono ora colpiti. I soggetti particolarmente
a rischio sono i feti, sensibili agli effetti delle tossine; i bambini piccoli,
ancora fragili; le persone che vivono vicino a colture trattate; gli
agricoltori e altri professionisti che maneggiano questi prodotti nel loro
lavoro; e, naturalmente, i consumatori. Si registra anche il calo della fertilità umana,
con molte coppie che faticano ad avere figli quando lo desiderano.
Allo stesso
tempo, il nostro ambiente si sta deteriorando sempre di più, insetti e uccelli stanno
diventando rari. I terreni si stanno impoverendo e la vita che un tempo li
rendeva ricchi si degrada. Non assorbono più l'acqua piovana, che scorre via e
li erode; senza vita, non immagazzinano più l’anidride carbonica, contribuendo
al cambiamento climatico.
Di fronte a
questi problemi, i consumatori possono scegliere i prodotti provenienti da
agricoltura contadina locale, meno dannosi. Dovremmo anche passare all’alimentazione
biologica che limita l'esposizione ai pesticidi? La salute è senza dubbio
una delle principali motivazioni in questo senso. Gli alimenti biologici sono
generalmente più ricchi di nutrimenti essenziali. Degli studi hanno dimostrato
che contengono più vitamine, minerali e antiossidanti rispetto ai loro
equivalenti convenzionali.
Inoltre, le
pratiche culturali degli agricoltori biologici preservano la vita del suolo e
ne mantengono la fertilità, da cui dipende la sopravvivenza umana; per quanto
riguarda l'allevamento del bestiame senza antibiotici né trattamenti chimici rispettano
maggiormente la vita naturale delle mandrie e persino quella delle api. Questo
ha ricadute positive sull'ambiente: più farfalle, uccelli e fauna selvatica, significa
preservare la qualità delle nostre acque sorgive.
Inoltre, che cos'è un prodotto biologico? È un prodotto che garantisce
il non utilizzo di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, fertilizzanti,
erbicidi ...), il non utilizzo di OGM e il rispetto del benessere animale
(trasporto, condizioni di allevamento, macellazione ...). E nei prodotti
trasformati, almeno il 95% degli ingredienti proviene dall’agricoltura
biologica.
La garanzia
principale è il marchio francese AB o il logo europeo "Euroleaf"; i
produttori con questo marchio sono molto diffusi in Languedoc e Provenza. Per
quanto riguarda le certificazioni associative, queste garantiscono una maggiore
qualità di lavoro e la presa in conto dei danni ambientali: "Nature et
Progrès", che unisce consumatori e produttori in un continuo impegno di
monitoraggio e miglioramento, e "Demeter", che promuove l'agricoltura
biodinamica con particolare attenzione ai cicli naturali.
La FAO ha
stimato che l'agricoltura biologica è in grado di nutrire l'intero pianeta e di
mitigare i danni causati dai cambiamenti climatici preservando la capacità dei
suoli di assorbire l’anidride carbonica e l’acqua piovana, limitando così
l'erosione. Attualmente, una parte significativa dei suoli del pianeta è già
degradata, impoverita, asfissiata, priva di vita.
Ma attenzione, non tutto è perfetto nel mondo del biologico. Innanzitutto, l'etichetta
AB non esclude i prodotti agroindustriali che si trovano nei supermercati,
soddisfacendo solo in minima parte i criteri biologici. I produttori
agroindustriali sanno come coltivare in modo intensivo senza pesticidi. Certo, le
loro produzioni, adattate alla distribuzione di massa, sono "meno
dannose" di quelle dell'agricoltura chimica dominante, ma a scapito di
norme sociali e ambientali, in concorrenza con i contadini (per esempio, i
fagioli dell'Africa sub sahariana importati via aerea fuori stagione).
E di fronte ai prodotti biologici, esistono anche prodotti
contraffatti che pretendono di avere le stesse qualità, sotto la denominazione
di "agricoltura sostenibile", che non garantisce altro che l'uso
"ragionevole" di pesticidi sintetici e fertilizzanti chimici, ma che
significa! Per quanto riguarda le garanzie di origine di terroir come cipolle, formaggio pélardon
o miele "delle Cevennes",
indicano l'origine geografica, che è già utile, ma nulla sui metodi di
coltivazione o allevamento.
Biologici o meno, dobbiamo dare priorità ai prodotti locali per
la nostra alimentazione (disponibili nei mercati, nei negozi gestiti dai
produttori, ecc.). È sempre meglio per noi e per il nostro ambiente. Sono del resto i soli
capaci di nutrire adeguatamente tutta l'umanità, preservare la biodiversità restaurare
i terreni degradati dall'agricoltura intensiva e dai prodotti chimici.
E anche se sono un po' più costosi perché richiedono più lavoro,
è meglio consumare i prodotti biologici, sempre più disponibili nei mercati e, ovviamente, nelle
cooperative biologiche o nei negozi specializzati, a beneficio della nostra
salute e di quella della natura.
Dobbiamo
difendere l'agricoltura contadina la quale ha, per questo, bisogno del nostro
sostegno.
Annie e Pierre Peguin, gennaio 2026
Cancers et maladies se multiplient
La quasi
« épidémie » de cancers et autres graves maladies met en cause le
modèle de production agricole intensif dominant, et celui de la consommation
imposé par la grande distribution de produits alimentaires. La production
agricole paysanne est la seule à proposer des produits plus sains, tout en
préservant l’environnement. Consommer local, et même si possible
« bio ».
La
politique agricole européenne, et celle de l’État impulsée par la
FNSEA et l’agro-industrie, reviennent essentiellement à favoriser la
concentration des grandes « exploitations » intensives, au détriment
des plus petites qui fournissent aux
habitants de leur région des produits plus sains en respectant mieux leur
environnement. Malheureusement partout
le nombre de paysans recule et la loi d’orientation agricole, la loi Duplomb,
tout comme les accords du Mercosur aggravent leur situation.
Quant à la
grande distribution, elle propose d’une part : - Des produits de
l’agriculture intensive, souvent ultra-transformés par l’industrie
agro-alimentaires, riches en sel, sucre et corps gras. Ce n’est pas ce qu’il y
a de mieux pour la santé des consommateurs qui se rabattent sur les produits
les moins chers. Il y a, d’autre part, mais plus chers avec une marge plus
importante en considérant que cela s’adresse à une clientèle aisée, des
produits bénéficiant du label biologique AB, bien qu’ils soient le plus souvent
issus d’agriculture intensive et de transformations quasi industrielle.
Ainsi tout
cela contribue à la disparition progressive des paysans et des petites fermes.
Devons-nous l’accepter ? Que ce soit l’agriculture de moyenne montagne des
Corbières aux Cévennes, celles de piémont ou de garrigue qui
entretiennent nature et paysages façonnés par les habitants depuis si
longtemps, ne doivent-elles pas absolument être soutenues ? Ce sont les
paysans qui s’obstinent dans leur beau mais difficile métier qui entretiennent
la fertilité des sols par des pratiques respectueuses favorisant la diversité
végétale et animale.
De plus on
sait maintenant que l’agriculture intensive et les élevages quasi-industriels,
basés sur l’utilisation des pesticides de synthèse et intrants chimiques, font
des dégâts sanitaires et environnementaux qu’il est de plus en plus difficile
de cacher. Bien sûr il y a d’autres sources nocives de pollution, telle que les
contaminations radioactives responsables de maladies de la thyroïde, de cancers
et autres pathologies, mais la chimie reste un facteur important de la
dégradation de la santé, et particulièrement la chimie dans l’agriculture.
Les dégâts
des pesticides de synthèse. Les pesticides, dont
les polluants éternels et les perturbateurs endocriniens, contaminent tout
l’environnement ; on les retrouve dans l’air, dans l’eau, jusque dans les
massifs montagneux et même aux pôles, et bien sûr, dans notre alimentation. Etant
destinés à détruire des organismes vivants, il est maintenant bien avéré qu’ils
ont une grande responsabilité sur la détérioration de la santé humaine.
Coïncidant
avec l’utilisation croissante de traitements chimiques en agriculture, on
assiste depuis les années 70 à une augmentation croissante de cancers et de
maladies lourdes (leucémies, diabètes, cardiovasculaires, Parkinson, Alzheimer,
etc etc). Cela paraît s’aggraver pour tous les âges de la vie, même les jeunes
sont maintenant touchés. Sont particulièrement exposés les bébés à naître sensibles
aux effets des toxiques, les jeunes enfants encore fragiles, les riverains des
cultures traitées, les agriculteurs et autres professionnels manipulant ces
produits dans leur travail, et bien sûr les consommateurs. On constate aussi la
baisse de la fertilité humaine, de nombreux couples peinant à
avoir des enfants quand ils le désirent.
Dans le
même temps notre environnement est de plus en plus détérioré, insectes
et oiseaux se font rares. Les sols s’appauvrissent et la vie qui faisait leur
richesse se dégrade, ils n’absorbent plus l’eau de pluie, celle-ci ruisselle et
les ravine ; sans vie, ils ne stockent plus le gaz carbonique ce qui
contribue au bouleversement climatique.
Face à ces
problèmes les consommateurs peuvent choisir les produits de l’agriculture
paysanne et locale, moins nuisant. Faut-il en plus aller vers une alimentation
biologique ce qui limite l’absorption de pesticides? La santé est sans
aucun doute l’une des principales motivations pour cela. Les aliments
biologiques sont généralement plus riches en nutriments essentiels. Des études
ont montré qu’ils contiennent davantage de vitamines, de minéraux et
d’antioxydants que leurs équivalents conventionnels.
De plus
les pratiques culturales des agriculteurs biologiques préservent la vie du sol
et entretiennent leur fertilité dont dépend la survie
humaine ; quant à leurs élevages sans antibiotiques ni traitements
chimiques, ils respectent mieux la vie naturelle des troupeaux et même celle
des abeilles. Cela a des répercussions positives sur l’environnement, c’est
plus de papillons, d’oiseaux, de vie sauvage, c’est préserver la qualité de
l’eau de nos sources.
D’ailleurs
qu’est-ce qu’un produit biologique : C’est un produit
qui garantit aucune
utilisation de produits chimiques de synthèse (pesticides,
engrais, désherbants...), aucune utilisation d’OGM, le respect du bien-être
animal (transport, conditions d’élevage, abattage…). Et dans les
produits transformés, une quantité de 95 % au moins des ingrédients sont issus de
l’agriculture biologique.
La première garantie de base est le label AB français ou
le logo européen « euro feuille », les producteurs ainsi labellisés
sont très présent en Languedoc et Provence. Quant aux mentions associatives
elles garantissent une plus grande qualité de travail et la prise en
compte des dégâts écologiques: « Nature et Progrès » qui associe
consommateurs et producteurs dans un travail permanent de contrôle et de perfectionnement,
et « Demeter » qui promeut la biodynamique avec une attention
particulière aux cycles naturels.
La FAO a estimé que l’agriculture biologique est à même
de nourrir toute la planète, et de limiter les dégâts du bouleversement climatique
en préservant la capacité des sols à absorber le gaz carbonique, et l’eau de
pluie ce qui limite le ravinement. Actuellement une bonne partie des sols de la
planète sont déjà dégradés, épuisés, asphyxiés, sans vie.
Mais attention, tout n’est pas parfait dans le monde de
la bio. Tout d’abord le
label AB n’exclut pas les productions agro-industrielles qu’on retrouve dans
les grandes surfaces, respectant à minima les critères biologiques. Les
agro-industriels savent faire de l’intensif sans pesticides. Reconnaissons que
leurs productions adaptées à la grande distribution sont « moins
pires » que celles de l’agriculture chimique dominante, mais au détriment
de normes sociales et écologiques en concurrence avec les paysans (citons par
exemple les haricots d’Afrique Noire importés par avion hors saison).
Et face à la bio, il y a aussi les contrefaçons qui prétendent avoir les
mêmes qualités comme «l’Agriculture raisonnée » qui ne garantit rien
d’autres que l’utilisation de pesticides de synthèse et d’engrais chimiques
« raisonnablement », mais qu’est-ce que cela veut dire! Quant aux
garanties d’origine de terroir comme oignons, pélardons ou miel
« des Cévennes », elles donnent l’origine géographique, c’est déjà
utile, mais rien sur les méthodes de culture ou d’élevage.
Biologiques ou pas, nous avons donc à privilégier pour
notre alimentation les productions locales (accessibles sur les marchés,
aux points de vente tenus par les
producteurs, etc.). C’est toujours mieux pour nous et notre environnement. Ce sont
d’ailleurs les seules à même de nourrir
correctement toute l’humanité, de préserver la biodiversité, de restaurer les
terres dégradées par l’agriculture intensive et la chimie.
Et même s’ils sont un peu plus chers car demandant plus
de travail, consommons les produits biologiques de plus en plus
présents sur les marchés et bien sûr dans les biocoop ou magasins spécialisés,
au bénéfice de notre santé et de celle de la nature.
Il faut défendre l’activité agricole paysanne, et pour
cela elle a besoin de notre soutien.
Annie et
Pierre Peguin, janvier 2026.