mercoledì 28 gennaio 2026

O tempora o mores!


 


Annie e Pierre Peguin sono vecchi amici e compagni di lotta antinucleare e anticapitalista nelle Cevennes francesi, zona di resistenza a tutti gli effetti e in tutte le epoche: dai camisards ai partigiani prima, poi alle ZAD - zone da difendere dall’avanzare mortifero del mostro tecnoproduttivista. Questo loro semplice e accorato allarme circa l’intensificarsi dell’inquinamento dei corpi, dei luoghi e della vita si aggiunge all’allarme  in proposito che cresce insieme al cinismo becero del produttivismo capitalista. Il loro accorato appello mi è sembrato degno di nota tra le tante denunce che urgono. Una banalità di base da prendere terribilmente sul serio oltre i rischi di guerra e la crisi climatica.

 SGS

TUMORI E ALTRE MALATTIE SONO IN AUMENTO

La quasi epidemia di tumori e altre gravi malattie mette in discussione il modello dominante di produzione agricola intensiva e quello del consumo imposto dalla grande distribuzione dei prodotti alimentari. L'agricoltura contadina è l'unico modo per offrire prodotti più sani preservando l'ambiente. Bisogna consumare prodotti locali e, se possibile, biologici.

La politica agricola europea, e quella dello Stato francese guidata dalla FNSEA (Federazione Nazionale dei Sindacati Agricoli) e dall'agroindustria, si limitano essenzialmente a favorire la concentrazione di grandi aziende agricole intensive a scapito di quelle più piccole che forniscono ai residenti locali prodotti più sani e nel rispetto dell'ambiente. Purtroppo, il numero di agricoltori è in calo ovunque e la legge sulla politica agricola, la legge Duplomb, così come gli accordi del Mercosur, stanno peggiorando la loro situazione.

Per quanto riguarda la grande distribuzione, essa offre, da un lato: - Prodotti provenienti dall’agricoltura intensiva, spesso ultra-trasformati dall'industria agroalimentare, ricchi di sale, zucchero e grassi. Questa non è la scelta migliore per la salute dei consumatori, che optano quindi per i prodotti più economici. D'altro canto, ci sono prodotti con il marchio biologico AB, ma a un prezzo più elevato e con un margine di profitto maggiore, considerando che si rivolgono a una clientela benestante, sebbene provengano il più delle volte da agricoltura intensiva e trasformazioni semi industriali.

Tutto ciò contribuisce dunque alla graduale scomparsa di agricoltori e piccole aziende agricole. Dobbiamo accettarlo? L'agricoltura delle regioni di media montagna, dalle Corbières alle Cévennes, o quella delle colline pedemontane o della gariga, che preservano la natura e i paesaggi modellati dagli abitanti per così tanto tempo non dovrebbero forse essere sostenute? Sono gli agricoltori che perseverano nel loro meraviglioso ma difficile mestiere a preservare la fertilità del suolo attraverso pratiche rispettose che promuovono la diversità vegetale e animale.

Inoltre, sappiamo ormai che l'agricoltura intensiva e l'allevamento semi-industriale, basati sull'uso di pesticidi sintetici e di sostanze chimiche, causano danni alla salute e all'ambiente sempre più difficili da nascondere. Naturalmente, esistono altre fonti di inquinamento dannose, come la contaminazione radioattiva responsabile di malattie della tiroide, di tumori e altre patologie, ma le sostanze chimiche rimangono un fattore significativo nel deterioramento della salute, in particolare quelle utilizzate in agricoltura.

I danni causati dai pesticidi sintetici. I pesticidi, compresi gli inquinanti persistenti e gli interferenti endocrini, contaminano l'intero ambiente; si trovano nell'aria, nell'acqua, persino nelle catene montuose e ai poli e, naturalmente, nel nostro cibo. Poiché sono destinati a distruggere gli organismi viventi, è ormai ampiamente riconosciuto che hanno una grande responsabilità nel deterioramento della salute umana.

In concomitanza con il crescente utilizzo di trattamenti chimici in agricoltura, dagli anni '70 si nota un crescente aumento di tumori e malattie gravi (leucemia, diabete, malattie cardiovascolari, Parkinson, Alzheimer, ecc.). La situazione sembra peggiorare a tutte le età; anche i giovani ne sono ora colpiti. I soggetti particolarmente a rischio sono i feti, sensibili agli effetti delle tossine; i bambini piccoli, ancora fragili; le persone che vivono vicino a colture trattate; gli agricoltori e altri professionisti che maneggiano questi prodotti nel loro lavoro; e, naturalmente, i consumatori. Si registra anche il calo della fertilità umana, con molte coppie che faticano ad avere figli quando lo desiderano.

Allo stesso tempo, il nostro ambiente si sta deteriorando sempre di più, insetti e uccelli stanno diventando rari. I terreni si stanno impoverendo e la vita che un tempo li rendeva ricchi si degrada. Non assorbono più l'acqua piovana, che scorre via e li erode; senza vita, non immagazzinano più l’anidride carbonica, contribuendo al cambiamento climatico.

Di fronte a questi problemi, i consumatori possono scegliere i prodotti provenienti da agricoltura contadina locale, meno dannosi. Dovremmo anche passare all’alimentazione biologica che limita l'esposizione ai pesticidi? La salute è senza dubbio una delle principali motivazioni in questo senso. Gli alimenti biologici sono generalmente più ricchi di nutrimenti essenziali. Degli studi hanno dimostrato che contengono più vitamine, minerali e antiossidanti rispetto ai loro equivalenti convenzionali.

Inoltre, le pratiche culturali degli agricoltori biologici preservano la vita del suolo e ne mantengono la fertilità, da cui dipende la sopravvivenza umana; per quanto riguarda l'allevamento del bestiame senza antibiotici né trattamenti chimici rispettano maggiormente la vita naturale delle mandrie e persino quella delle api. Questo ha ricadute positive sull'ambiente: più farfalle, uccelli e fauna selvatica, significa preservare la qualità delle nostre acque sorgive.

Inoltre, che cos'è un prodotto biologico? È un prodotto che garantisce il non utilizzo di sostanze chimiche di sintesi (pesticidi, fertilizzanti, erbicidi ...), il non utilizzo di OGM e il rispetto del benessere animale (trasporto, condizioni di allevamento, macellazione ...). E nei prodotti trasformati, almeno il 95% degli ingredienti proviene dall’agricoltura biologica.

La garanzia principale è il marchio francese AB o il logo europeo "Euroleaf"; i produttori con questo marchio sono molto diffusi in Languedoc e Provenza. Per quanto riguarda le certificazioni associative, queste garantiscono una maggiore qualità di lavoro e la presa in conto dei danni ambientali: "Nature et Progrès", che unisce consumatori e produttori in un continuo impegno di monitoraggio e miglioramento, e "Demeter", che promuove l'agricoltura biodinamica con particolare attenzione ai cicli naturali.

La FAO ha stimato che l'agricoltura biologica è in grado di nutrire l'intero pianeta e di mitigare i danni causati dai cambiamenti climatici preservando la capacità dei suoli di assorbire l’anidride carbonica e l’acqua piovana, limitando così l'erosione. Attualmente, una parte significativa dei suoli del pianeta è già degradata, impoverita, asfissiata, priva di vita.

Ma attenzione, non tutto è perfetto nel mondo del biologico. Innanzitutto, l'etichetta AB non esclude i prodotti agroindustriali che si trovano nei supermercati, soddisfacendo solo in minima parte i criteri biologici. I produttori agroindustriali sanno come coltivare in modo intensivo senza pesticidi. Certo, le loro produzioni, adattate alla distribuzione di massa, sono "meno dannose" di quelle dell'agricoltura chimica dominante, ma a scapito di norme sociali e ambientali, in concorrenza con i contadini (per esempio, i fagioli dell'Africa sub sahariana importati via aerea fuori stagione).

E di fronte ai prodotti biologici, esistono anche prodotti contraffatti che pretendono di avere le stesse qualità, sotto la denominazione di "agricoltura sostenibile", che non garantisce altro che l'uso "ragionevole" di pesticidi sintetici e fertilizzanti chimici, ma che significa! Per quanto riguarda le garanzie di origine di terroir come cipolle, formaggio pélardon o miele "delle Cevennes", indicano l'origine geografica, che è già utile, ma nulla sui metodi di coltivazione o allevamento.

Biologici o meno, dobbiamo dare priorità ai prodotti locali per la nostra alimentazione (disponibili nei mercati, nei negozi gestiti dai produttori, ecc.). È sempre meglio per noi e per il nostro ambiente. Sono del resto i soli capaci di nutrire adeguatamente tutta l'umanità, preservare la biodiversità restaurare i terreni degradati dall'agricoltura intensiva e dai prodotti chimici.

E anche se sono un po' più costosi perché richiedono più lavoro, è meglio consumare i prodotti biologici, sempre più disponibili nei mercati e, ovviamente, nelle cooperative biologiche o nei negozi specializzati, a beneficio della nostra salute e di quella della natura.

Dobbiamo difendere l'agricoltura contadina la quale ha, per questo, bisogno del nostro sostegno.

Annie e Pierre Peguin, gennaio 2026


Cancers et maladies se multiplient  

La quasi « épidémie » de cancers et autres graves maladies met en cause le modèle de production agricole intensif dominant, et celui de la consommation imposé par la grande distribution de produits alimentaires. La production agricole paysanne est la seule à proposer des produits plus sains, tout en préservant l’environnement. Consommer local, et même si possible « bio ».

La politique agricole européenne, et celle de l’État impulsée par la FNSEA et l’agro-industrie, reviennent essentiellement à favoriser la concentration des grandes « exploitations » intensives, au détriment des plus petites qui  fournissent aux habitants de leur région des produits plus sains en respectant mieux leur environnement. Malheureusement partout le nombre de paysans recule et la loi d’orientation agricole, la loi Duplomb, tout comme les accords du Mercosur aggravent leur situation.

Quant à la grande distribution, elle propose d’une part : - Des produits de l’agriculture intensive, souvent ultra-transformés par l’industrie agro-alimentaires, riches en sel, sucre et corps gras. Ce n’est pas ce qu’il y a de mieux pour la santé des consommateurs qui se rabattent sur les produits les moins chers. Il y a, d’autre part, mais plus chers avec une marge plus importante en considérant que cela s’adresse à une clientèle aisée, des produits bénéficiant du label biologique AB, bien qu’ils soient le plus souvent issus d’agriculture intensive et de transformations quasi industrielle.

Ainsi tout cela contribue à la disparition progressive des paysans et des petites fermes. Devons-nous l’accepter ? Que ce soit l’agriculture de moyenne montagne des Corbières aux Cévennes, celles de piémont ou de garrigue qui entretiennent nature et paysages façonnés par les habitants depuis si longtemps, ne doivent-elles pas absolument être soutenues ? Ce sont les paysans qui s’obstinent dans leur beau mais difficile métier qui entretiennent la fertilité des sols par des pratiques respectueuses favorisant la diversité végétale et animale.

De plus on sait maintenant que l’agriculture intensive et les élevages quasi-industriels, basés sur l’utilisation des pesticides de synthèse et intrants chimiques, font des dégâts sanitaires et environnementaux qu’il est de plus en plus difficile de cacher. Bien sûr il y a d’autres sources nocives de pollution, telle que les contaminations radioactives responsables de maladies de la thyroïde, de cancers et autres pathologies, mais la chimie reste un facteur important de la dégradation de la santé, et particulièrement la chimie dans l’agriculture.

Les dégâts des pesticides de synthèse. Les pesticides, dont les polluants éternels et les perturbateurs endocriniens, contaminent tout l’environnement ; on les retrouve dans l’air, dans l’eau, jusque dans les massifs montagneux et même aux pôles, et bien sûr, dans notre alimentation. Etant destinés à détruire des organismes vivants, il est maintenant bien avéré qu’ils ont une grande responsabilité sur la détérioration de la santé humaine.

Coïncidant avec l’utilisation croissante de traitements chimiques en agriculture, on assiste depuis les années 70 à une augmentation croissante de cancers et de maladies lourdes (leucémies, diabètes, cardiovasculaires, Parkinson, Alzheimer, etc etc). Cela paraît s’aggraver pour tous les âges de la vie, même les jeunes sont maintenant touchés. Sont particulièrement exposés les bébés à naître sensibles aux effets des toxiques, les jeunes enfants encore fragiles, les riverains des cultures traitées, les agriculteurs et autres professionnels manipulant ces produits dans leur travail, et bien sûr les consommateurs. On constate aussi la baisse de la fertilité humaine, de nombreux couples peinant à avoir des enfants quand ils le désirent.

Dans le même temps notre environnement est de plus en plus détérioré, insectes et oiseaux se font rares. Les sols s’appauvrissent et la vie qui faisait leur richesse se dégrade, ils n’absorbent plus l’eau de pluie, celle-ci ruisselle et les ravine ; sans vie, ils ne stockent plus le gaz carbonique ce qui contribue au bouleversement climatique.

Face à ces problèmes les consommateurs peuvent choisir les produits de l’agriculture paysanne et locale, moins nuisant. Faut-il en plus aller vers une alimentation biologique ce qui limite l’absorption de pesticides? La santé est sans aucun doute l’une des principales motivations pour cela. Les aliments biologiques sont généralement plus riches en nutriments essentiels. Des études ont montré qu’ils contiennent davantage de vitamines, de minéraux et d’antioxydants que leurs équivalents conventionnels.

De plus les pratiques culturales des agriculteurs biologiques préservent la vie du sol et entretiennent leur fertilité dont dépend la survie humaine ; quant à leurs élevages sans antibiotiques ni traitements chimiques, ils respectent mieux la vie naturelle des troupeaux et même celle des abeilles. Cela a des répercussions positives sur l’environnement, c’est plus de papillons, d’oiseaux, de vie sauvage, c’est préserver la qualité de l’eau de nos sources.

D’ailleurs qu’est-ce qu’un produit biologique : C’est un produit qui garantit aucune utilisation de produits chimiques de synthèse (pesticides, engrais, désherbants...), aucune utilisation d’OGM, le respect du bien-être animal (transport, conditions d’élevage, abattage…). Et dans les produits transformés, une quantité de 95 % au moins des ingrédients sont issus de l’agriculture biologique.

La première garantie de base est le label AB français ou le logo européen « euro feuille », les producteurs ainsi labellisés sont très présent en Languedoc et Provence. Quant aux mentions associatives elles garantissent une plus grande qualité de travail et la prise en compte des dégâts écologiques: « Nature et Progrès » qui associe consommateurs et producteurs dans un travail permanent de contrôle et de perfectionnement, et « Demeter » qui promeut la biodynamique avec une attention particulière aux cycles naturels.

La FAO a estimé que l’agriculture biologique est à même de nourrir toute la planète, et de limiter les dégâts du bouleversement climatique en préservant la capacité des sols à absorber le gaz carbonique, et l’eau de pluie ce qui limite le ravinement. Actuellement une bonne partie des sols de la planète sont déjà dégradés, épuisés, asphyxiés, sans vie.

Mais attention, tout n’est pas parfait dans le monde de la bio. Tout d’abord le label AB n’exclut pas les productions agro-industrielles qu’on retrouve dans les grandes surfaces, respectant à minima les critères biologiques. Les agro-industriels savent faire de l’intensif sans pesticides. Reconnaissons que leurs productions adaptées à la grande distribution sont « moins pires » que celles de l’agriculture chimique dominante, mais au détriment de normes sociales et écologiques en concurrence avec les paysans (citons par exemple les haricots d’Afrique Noire importés par avion hors saison).

Et face à la bio, il y a aussi les contrefaçons qui prétendent avoir les mêmes qualités comme «l’Agriculture raisonnée » qui ne garantit rien d’autres que l’utilisation de pesticides de synthèse et d’engrais chimiques « raisonnablement », mais qu’est-ce que cela veut dire! Quant aux garanties d’origine de terroir comme  oignons, pélardons ou miel « des Cévennes », elles donnent l’origine géographique, c’est déjà utile, mais rien sur les méthodes de culture ou d’élevage. 

Biologiques ou pas, nous avons donc à privilégier pour notre alimentation les productions locales (accessibles sur les marchés, aux  points de vente tenus par les producteurs, etc.). C’est toujours mieux pour nous et notre environnement. Ce sont d’ailleurs les seules à même de nourrir correctement toute l’humanité, de préserver la biodiversité, de restaurer les terres dégradées par l’agriculture intensive et la chimie.

Et même s’ils sont un peu plus chers car demandant plus de travail, consommons les produits biologiques de plus en plus présents sur les marchés et bien sûr dans les biocoop ou magasins spécialisés, au bénéfice de notre santé et de celle de la nature.

Il faut défendre l’activité agricole paysanne, et pour cela elle a besoin de notre soutien.

Annie et Pierre Peguin, janvier 2026.