Probabilmente la guerra, è lo status "naturale" delle relazioni tra individui, non ancora davvero umane, non ancora affrancate dalla paura dell'altro e della sua forza, in condizioni asimmetriche come appunto è "naturale" che sia.
E’ quindi questa l'unica
forma della "politica", con la p minuscola, che vige in un'epoca di
sudditanza all'economia politica, ovvero nel sistema capitalista - patto
relazionale mediato dalla merce tra soggetti alienati e mercificati -, epoca
nella quale, come mette in luce proprio Trump, l'unica pace possibile è quella
del mercato.
Ci siamo raccontati che
il mercato poteva sottostare a "regole democratiche", ma si vede bene
che non reggono al primo segno di caduta o riduzione del tasso di profitto.
Riprecipitando tutto e tutti nella "realtà" della violenza visto che
non si vuole considerare un mondo di individui alla pari.
Non per niente, quindi, a
un tipo come Trump riesce di far cessare i bombardamenti a Gaza (almeno la
parte più rumorosa e visibile) o a far restituire (alcuni) ostaggi rinchiusi
come merce di scambio in Venezuela o a Gaza, e a vantarsi di altre azioni (per
cui vuole anche ottenere il Nobel per la pace) portando contratti immobiliari e
minerari al posto dei missili, dimostrando che le armi più potenti possono
essere agevolmente sostituite dai miliardi. Altro che diplomazia e ONU!
E le Borse ci stanno,
eccome. E a maggior ragione ci si accomodano anche vari governi di tutto il
mondo.
Tutto funziona a causa
della convinzione assai diffusa che si tratti sempre di sottomettere la
mitologica "natura umana", e che l’unico mezzo davvero efficace per
farlo sia l’esercizio del potere economico.
E quindi invece penso che, se vogliamo vivere in pace, libertà e con dignità, non ci
possiamo più permettere il capitalismo, il quale non può fare a meno dei regimi
che lo sostengono anche a costo di prezzi altissimi in vite umane, perché è un
sistema troppo "naturale" esattamente come lo sono i cataclismi e le
calamità "naturali", laddove questa parola “naturale” è sinonimo di
normale, autentico, biologico, genuino, puro, logico, ovvio, prevedibile, senza
calcolo o riflessione, quindi ciò che è “naturale” ci trova impotenti a
decidere diversamente, a creare modalità “artificiali” come sarebbe invece un
mondo davvero Umano degno di questo aggettivo: un mondo costruito “ad arte”,
con la consapevolezza che a lasciare andare le cose senza modificare nulla ci si prepara a grandi
disastri perché far crescere l’umanità nel suo potenziale splendore è un’opera
davvero artistica, complessa e non facilissima, come i fiori più splendidi nel
più raffinato giardino.
Umani non si nasce, lo si diventa, con dosi immense di coraggio e di creatività di segno collaborativo, mossi dall'amore e dalla curiosità verso gli altri, dall’incanto per la bellezza e il piacere condiviso, invece che dalla paura.
C'è quindi tantissimo da
distruggere, cominciando dalla paura e dall'inerzia, con l’energia e la
passione, che Benjamin vedeva nel “carattere distruttivo”, liberandosi di ogni
preconcetto, o freno, davanti alla possibilità di fondare il “nuovo” e di
evadere dalla prigione quotidiana.
Gilda Caronti
Corsi e
rincorsi storici
Siamo tutti esiliati nel nostro quotidiano
imprigionato da un dominio reale del Capitale sempre più irreale.
Come per Benjamin in altri tempi, si disegnano qui e
là, senza certezze, delle possibilità di salvataggio, dei resti di resistenza
attiva disseminati tra le riflessioni, la ricerca di un senso.
Come riuscire in questi tempi bui a far rinascere un
mondo altro a distanza dei fascismi vecchi e nuovi, animali o tecnocratici.
“Il compito
urgentissimo dello scrittore attuale è di avere coscienza della povertà che è
la sua e che deve essere la sua per poter ricominciare di nuovo” Walter
Benjamin, L’autore come produttore.
Sergio Ghirardi Sauvageon
La guerre
est probablement l'état « naturel » des relations entre individus,
pas encore pleinement humaines, pas encore libérées de la peur de l'autre et de
sa force, dans des conditions asymétriques, ce qui est précisément
« naturel » en soi.
C'est donc
la seule forme de la « politique », avec un « p »
minuscule, qui existe à l'ère de l'assujettissement à l'économie politique,
c'est-à-dire au sein du système capitaliste – un pacte relationnel médiatisé
par la marchandise entre sujets aliénés et marchandisés – une ère où, comme
Trump le souligne lui-même, la seule paix possible est celle du marché.
Nous nous
sommes persuadés que le marché pouvait être soumis à des « règles démocratiques »,
mais il est clair qu'elles ne résistent pas au premier signe de chute ou de
réduction du taux de profit. Ainsi, tout et tous sont replongés dans la
« réalité » de la violence, puisque on refuse d'envisager un monde
d'individus égaux.
Ce n'est donc pas un hasard si un homme comme Trump peut mettre fin aux
bombardements de Gaza (du moins à la partie la plus bruyante et la plus
visible), obtenir la libération de certains otages retenus comme monnaie
d'échange au Venezuela ou à Gaza, et se vanter d'autres actions (pour
lesquelles il convoite même le prix Nobel de la paix), remplaçant les missiles
par des investissements immobiliers et miniers, démontrant ainsi que les armes
les plus puissantes peuvent être facilement remplacées par les milliards. Rien
à voir avec la diplomatie et l'ONU !
Et les marchés boursiers sont complices. Plus encore, de nombreux
gouvernements à travers le monde le sont également.
Tout fonctionne grâce à la croyance largement répandue qu'il s'agit toujours
de soumettre la mythique « nature humaine », et que le seul moyen
véritablement efficace d'y parvenir est l'exercice du pouvoir économique.
Aussi, je pense que si nous voulons vivre en paix, en liberté et dans la
dignité, nous ne pouvons plus nous permettre le capitalisme, qui ne peut se
passer des régimes qui le soutiennent, même au prix de pertes humaines énormes.
C'est un système trop « naturel », à l'instar des cataclysmes et des
catastrophes « naturelles », où le mot « naturel » est
synonyme de normal, authentique, biologique, véridique, pur, logique, évident,
prévisible, sans calcul ni réflexion. Dès lors, ce qui est
« naturel » nous empêche de décider autrement, de créer des méthodes
« artificielles », comme ce serait le cas dans un monde véritablement
humain, digne de cet adjectif : un monde construit « avec art »,
conscient qu'en laissant les choses se faire sans rien changer, nous nous
préparons à de grandes catastrophes. Car permettre à l'humanité d'atteindre son
plein potentiel est une tâche véritablement artistique, complexe et loin d'être
facile, à l'image des plus belles fleurs dans le jardin le plus raffiné.
Nous ne naissons pas humains, nous le devenons, dotés d'un courage immense
et d'une créativité collaborative, animés par l'amour et la curiosité pour
autrui, par l'enchantement de la beauté et du plaisir partagés, plutôt que par
la peur.
Il y a donc beaucoup à détruire, à commencer par la peur et l'inertie, avec
l'énergie et la passion que Benjamin percevait dans le « caractère
destructeur », en se libérant de tout préjugé ou frein, face à la
possibilité de créer le « nouveau » et d'échapper à la prison du
quotidien.
Gilda
Caronti