martedì 28 febbraio 2023

Verso un ecofemminismo radicale

 



 

In seguito all’importanza della riflessione di Bookchin, avevo stabilito un contatto con Chiah Heller qualche anno fa cui la femminista americana non ha dato seguito.

Questo suo testo del 1997, riproposto oggi in Francia dagli adepti dell’Ecologia sociale mi è sembrato confortare una lettura radicale e dialettica della questione sociale nel senso, secondo me necessario, della scoperta di una coscienza di specie inclusiva di tutte le differenze e superamento della coscienza di classe sconfitta dal trionfo del consumismo, senza peraltro eludere la centralità della lotta delle donne né mascherare le conflittualità di alcun genere!

Ne ho rilevato alcuni passaggi che mi sono parsi particolarmente interessanti e che ho tradotto in italiano, mettendo, però, a disposizione il testo completo nella sua versione francese.

Sergio Ghirardi Sauvageon

 

 

Verso un ecofemminismo radicale

Il fatto che la società occidentale patri centrica enfatizzi la razionalità non significa che le donne debbano rifiutare puramente e semplicemente la qualità propria che distingue gli esseri umani dal resto della natura. Il riconoscimento della nostra unità, o principio comune, con la parte maschile della natura umana ci permette di riconoscere e celebrare ciò che ci è stato negato per secoli: la nostra potenzialità, storicamente senza precedenti, di una riflessione critica e consapevole tanto necessaria per sviluppare un’etica eco-femminista obiettiva.

Chiah Heller, Silence n° 220-221 – Estate 1997, pagina 54.

Una rivoluzione eco-femminista radicale inizia con il passaggio dalla logica binaria alla eco-logica. (pag. 56)

Gerarchia, patriarcato, centralizzazione del potere, capitalismo sono riusciti a esaurire il mito della trascendenza. In quanto eco-femministe radicali, noi sappiamo che non possiamo più godere del lusso di pensare in modo semplicistico. (pag.56)

Il pensiero e l’intelligenza non sono bloccati in un genere o in una razza, né si conformano a dei principi femminili o maschili. Lo spirito rappresenta, piuttosto, il flusso di potenzialità che esiste naturalmente all'interno della trama stessa della vita. Quando attribuiamo un genere, un colore o uno statuto ai nostri dei e dee, stiamo commettendo un’idolatria. I simboli rappresentano un mondo trascendentale separato dalla natura. Come osserva Murray Bookchin, "la venerazione della natura, la mitizzazione del mondo naturale posto al di sopra del mondo umano, tutto ciò degrada la natura negando la sua universalità esistente ovunque, libera da tutti i dualismi come "spirito" e "dio"... Una natura “venerata” è una natura separata nel cattivo senso del termine”. Lo spiritualismo, lo scientismo e il trattamento della tecnologia come una realtà separata sono stati tutti usati dall'uomo per controllare in ultima analisi tanto la società che la natura. Gerarchia, dominio e oppressione sociale hanno sempre fatto appello per legittimarsi a questi impedimenti antichi come il tempo... Insisto sul fatto che un eco-femminismo radicale deve rivoluzionare la nostra visione della natura e deve incitare all'azione. Le donne devono generare una nuova pratica ecologica basata sull'ecologia sociale, se il mondo naturale, come il mondo sociale, vuole sopravvivere (p. 59).

 

Vers un éco-féminisme radical

Ce n’est pas parce que la société occidentale patri centrique surestime la rationalité que cela implique purement et simplement que les femmes doivent rejeter la qualité même qui distingue les humains du reste de la nature. La reconnaissance de notre unité, ou principe commun, avec la partie mâle de la nature humaine nous permet de reconnaître et célébrer ce qui nous a été refuse pendant des siècles : notre potentialité sans précédent historique de réflexion critique et consciente si nécessaire pour développer une éthique éco-féministe objective.

Chiah Heller, Silence n° 220-221 – Eté 1997, page 54

Une révolution éco-féministe radicale commence par le passage de la logique duale à l’éco-logique. (Page 56)

La hiérarchie, le patriarcat, la centralisation du pouvoir, le capitalisme viennent tous d’avoir épuisé le mythe de la transcendance. En tant qu’éco-féministes radicales, nous savons que nous ne pouvons plus jouir du luxe de penser de façon simpliste. (P.56)

L’esprit n’est pas enfermé dans un genre ou une race, ni ne se conforme à des principes féminins ou masculins. L’esprit plutôt représente le flux de potentialité qui existe naturellement dans la texture même de la vie. Lorsque nous attribuons un genre, une couleur ou un statut à nos dieux et à nos déesses, nous commettons une idolâtrie. Les symboles représentent un monde transcendantal qui est séparé de la nature. Comme l’observe Murray Bookchin, « la vénération pour la nature, la transformation en mythe du monde naturel au-dessus du monde humain, tout cela dégrade la nature en niant son universalité en ce qu’elle existe partout, libre de tous les dualismes comme « l’esprit » et « dieu » … Une nature « vénérée » est une nature séparée au mauvais sens du terme ». Le spiritualisme, le scientisme et le traitement de la technologie comme réalité distincte ont tous été utilisés par l’homme pour contrôler en fin de compte la société aussi bien que la nature. La hiérarchie, la domination et l’oppression sociale ont de tout temps fait appel pour être légitimées à ces entraves vielles come le temps … J’insiste sur le fait qu’un éco-féminisme radical doit révolutionner notre vision de la nature et doit nous inciter à l’action. Les femmes doivent générer une pratique écologique nouvelle reposant sur l’écologie sociale, si le monde naturel, tout comme le monde social, doit survivre.(P. 59)

Ici le texte complet en français traduit de l’américain par Denise Berthaud : «Vers un éco-féminisme radical »