sabato 17 ottobre 2026

Riflessione triste e dolorosa sui corsi e ricorsi storici di una storia che marcisce sul posto

 





Da quasi tre mesi ormai sono invaso dalla tristezza per la perdita del mio grande amico ; famoso o no, me ne fotto, quanto se ne fotteva lui.

RAOUL Vaneigem se n’è andato in punta di piedi, mentre il mondo continua a decadere verso il suo crollo senza ritegno.

Ogni volta che ci parlavamo, bevendo, mangiando, chiaccherando e facendo musica gioiosamente, constatavamo rapidamente il procedere ridicolo e mostruoso dello spettacolo in fase terminale, privilegiando la nostra convivialità affettuosa, ma condividendo l’analisi complessiva sul mondo del Kapitale e sui suoi schiavi incapaci di vivere senza tempi morti, incapaci di lottare per un’autogestione generalizzata della vita quotidiana.

Raoul mi aveva comunicato la lucida passione per questa lotta fin dai suoi scritti più anziani, quando non ci conoscevamo ancora, dalle Banalità di base fino al Trattato del saper vivere che mi hanno aiutato a resistere e lottare nella società dello spettacolo, rendendomi più lucido sui desideri di una coscienza che la mia giovinezza aveva scoperto nei dintorni del 1968.

Del mondo terribilmente schifoso e incredibilmente invadente ne parlavamo ancora insieme anche nei nostri abbastanza frequenti incontri recenti in Catalogna, dove aveva eletto la sua ultima dimora insieme a Eleni.

Il nostro raccapriccio reciproco faceva parte delle molte idee comuni che condividevamo, mescolate a qualche differenza importante ma secondaria nella nostra lunga e sincera amicizia fondata su una complicità affettiva e teorica.

Gli scritti di Raoul hanno marcato un’epoca e la mia coscienza ; ben oltre la mia modesta persona, resteranno come testimonianza della volontà radicale di vivere umanamente in un mondo disumano.

Raoul se n’è andato e io/noi siamo ancora qui, in questo mondo demenziale dove il potere si traduce sempre più in follia decerebrata, ma più che mai redditizia, anche quando partecipa alla distruzione del mondo. Così funziona la peste emozionale al servizio della società dominante, capitalista, patriarcale e suprematista. Un dominio sempre più teso a quel « viva la muerte » che entrambi odiavamo, ognuno a suo modo.

Gli scritti di Raoul che ho in gran parte tradotto in italiano con piacere per decenni, spiegano l’essenziale della deriva del mondo. Leggetelo e rileggetelo in tutte le lingue, il suo Trattato esiste persino in cinese di cui conservo preziosamente una copia anche se non so leggerla ; la sua poesia radicale vi servirà dappertutto a non avere paura delle rovine, mentre il mondo tutto intorno produce materie inquinanti e mortifere a non più finire.

Da quando Raoul è partito mi chiedo spesso che cosa direbbe di fronte alle novità spettacolari e alle lotte reali che si oppongono alla decadenza di un pianeta malato. Credo un po’ di saperlo : Lui che sosteneva a fondo l’esperienza dei Gilets jaunes. E lo faceva con più ottimismo di me che pure ho partecipato a questo movimento. Si è trattato, infatti, di un movimento importante che, seppur talvolta confuso e politicamente multi fattoriale, ha fatto da tramite radicale tra due epoche di lotte sociali per l’emancipazione, tra la coscienza di classe del 1968 e la coscienza di specie emergente dalle attuali lotte studentesche in Francia.

A partire dalla lega operai e studenti degli anni sessanta del secolo scorso a Genova, io continuo a sostenere la resistenza dei giovani studenti e liceali di oggi, maltrattati quanto i contadini e come tutti i lavoratori schiavizzati da un Kapitale sempre più reazionario e vampiristico. Un Kapitale che più che mai sostiene e protegge i fascisti di ogni risma rendendone plausibili le vergognose ed evidenti menzogne razziste, incensandoli e usandoli come ha usato un tempo le squadracce degni anni venti del secolo scorso. Perchè il fascismo che ritorna ciclicamente è sempre la soluzione finale della democrazia in crisi : è sempre pronto quando i dominanti suprematisti si mostrano incapaci di ottenere il consenso umiliato e umiliante dei loro schiavi salariati ; quando l’addomesticamento supera i limiti della sopportazione da parte del popolo telefono-dipendente, artificializzato fino alla stupidità della propaganda onnipresente, esercitata schifosamente ancor più che dai politicanti da parte di un giornalismo embedded, produttore dell’incapacità a funzionare liberamente di un animale uomo e donna reso sempre più impotente a emanciparsi dalla sua disumanità dal volto sempre meno umano.

Le prossime elezioni in Francia si aggiungono al contesto fascista mondiale, dall’italietta democristiana di estrema destra da oratorio e casa Pound agli Stati disuniti di un Trump caratteriale, demente quanto mortifero, passando per i Milei, gli Erdogan e altri camerati putinisti e genocidari, altrettanto folcloristici che pericolosi e mostruosi. Gli stessi tedeschi ricominciano a fischiettare che il lavoro rende liberi.

Se Melenchon vincesse le prossime elezioni francesi che la propaganda della disinformazione quotidiana promette oggi ai vari gobbels mentitori nazionalsocialisti in agguato, dovrà stare attento a non diventare l’Allende di qualche Pinochet alla francese, di qualche postOAS filonetanyahu e trumpista, di qualche killer sempre pronto a sparare sul popolo e sui suoi rappresentanti acratici in nome dell’oclocrazia travestita da democrazia.

 

O tempora o mores. Non ci sommetteremo mai alla vostra decadenza. Il partito della vita non ha e non avrà mai nulla a che vedere con la vostra alienazione programmata e morbosa.

È la lotta finale … nel nome della Comune, di Cronstad, di Machno, di Durruti e di Raoul.

SGS, 17 ottobre 2026


Réflexion triste et douloureuse sur les cours et recours historiques

d’une histoire qui pourrit sur place

 

 


Cela fait presque trois mois maintenant que je suis envahi par la tristesse à cause de la perte de mon grand ami ; célèbre ou non, je m’en fous, tout comme lui s’en fichait. 

RAOUL Vaneigem est parti sur la pointe des pieds, tandis que le monde continue sans retenue sa décadence vers son effondrement. 

Chaque fois que nous parlions, en buvant, en mangeant, en discutant et en faisant de la musique joyeusement, nous constations rapidement le déroulement ridicule et monstrueux du spectacle en phase terminale, privilégiant notre convivialité affectueuse, mais partageant l’analyse globale sur le monde du Kapital et sur ses esclaves incapables de vivre sans temps morts, incapables de lutter pour une autogestion généralisée de la vie quotidienne.

Raoul m'avait communiqué sa passion lucide pour ce combat dès ses écrits les plus anciens, quand nous ne nous connaissions pas encore, des Banalités de base jusqu'au Traité de savoir-vivre qui m'ont aidé à résister et à lutter dans la société du spectacle, me rendant plus lucide sur les désirs d'une conscience que ma jeunesse avait découvert autour de 1968. 

Du monde terriblement dégoûtant et incroyablement envahissant, nous en parlions encore ensemble même lors de nos rencontres assez fréquentes et récentes en Catalogne, où avec Eleni il avait élu sa dernière demeure.

Notre effroi réciproque faisait partie des nombreuses idées communes que nous partagions, mélangées à quelques différences importantes mais secondaires, dans notre longue et sincère amitié fondée sur une complicité affective et théorique. 

Les écrits de Raoul ont marqué une époque et ma conscience ; bien au-delà de ma modeste personne, ils resteront comme témoignage de la volonté radicale de vivre humainement dans un monde inhumain. 

Raoul est parti et moi/nous sommes encore là, dans ce monde démentiel où le pouvoir se traduit de plus en plus par une folie décérébrée, mais plus que jamais rentable, même quand il participe à la destruction du monde. C’est ainsi que fonctionne la peste émotionnelle au service de la société dominante, capitaliste, patriarcale et suprémaciste. Un pouvoir de plus en plus tendu vers ce « viva la muerte » que nous détestions tous les deux, chacun à sa manière.

Les écrits de Raoul que j'ai en grande partie traduits en italien avec plaisir pendant des décennies, expliquent l’essentiel de la dérive du monde. Lisez-le et relisez-le dans toutes les langues, son Traité existe même en chinois dont j’en conserve précieusement un exemplaire même si je ne peux pas le lire ; sa poésie radicale vous sera utile partout pour ne pas avoir peur des ruines, tandis que le monde tout autour produit des matières polluantes et mortifères à n’en plus finir.

Depuis que Raoul est parti, je me demande souvent ce qu’il dirait face aux nouveautés spectaculaires et aux luttes réelles qui s’opposent à la décadence d’une planète malade. Je crois le savoir un peu : Lui soutenait profondément l’expérience des Gilets jaunes. Et il le faisait avec plus d’optimisme que moi qui ai pourtant participé à ce mouvement. Il s’est agi, en effet, d’un mouvement important qui, bien que parfois confus et politiquement multifactoriel, a servi de passerelle radicale entre deux époques de luttes sociales pour l’émancipation, entre la conscience de classe de 1968 et la conscience d’espèce émergente de l’actualité des luttes étudiantes en France.

À partir de la ligue Ouvriers et Étudiants des années soixante du siècle dernier à Gênes, je continue à soutenir la résistance des jeunes étudiants et lycéens d'aujourd'hui, maltraités autant que les paysans et comme tous les travailleurs asservis par un Kapital toujours plus réactionnaire et vampirique. Un Kapital qui plus que jamais soutient et protège les fascistes de tout poil, rendant plausibles leurs honteux et évidents mensonges racistes, les encensant et les utilisant comme il a autrefois utilisé les bandes paramilitaires (squadracce) des années vingt du siècle dernier. Car le fascisme qui revient cycliquement est toujours la solution finale de la démocratie en crise : il est toujours là quand les dominants suprématistes se montrent incapables d'obtenir le consentement humilié et humiliant de leurs esclaves salariés ; quand la domestication dépasse les limites de la tolérance du peuple téléphone-addicted, rendu artificiel jusqu'à la stupidité par la propagande omniprésente, exercée de manière dégoûtante encore plus que par les politiciens, par un journalisme embedded, producteur de l’incapacité à fonctionner librement d’un animal homme et femme rendu de plus en plus impuissant à s’émanciper de son inhumanité au visage de moins en moins humain.

Les prochaines élections en France s’inscrivent dans le contexte fasciste mondial, de la petite Italie démocrate-chrétienne d’extrême droite des oratoires et de Casa Pound aux États désunis d’un Trump caractériel, dément autant que mortifère, en passant par les Milei, les Erdogan et autres complices poutinistes et génocidaires, tous aussi folkloriques que dangereux et monstrueux. Les Allemands eux-mêmes recommencent à siffloter que le travail rend libre.

Si Mélenchon remportait les prochaines élections françaises, alors que la propagande de désinformation quotidienne les donne aujourd’hui pour acquises aux divers goebbels menteurs national-socialistes à l’affût, il devra faire attention à ne pas devenir l’Allende de quelque Pinochet à la française, de quelque post-OAS philonetanyahu et trumpiste, de quelque tueur toujours prêt à tirer sur le peuple et ses représentants acratiques au nom de l’ochlocratie déguisée en démocratie.

O tempora, o mores. Nous ne nous soumettrons jamais à votre décadence. Le parti de la vie n’a et n’aura jamais rien à voir avec votre aliénation programmée et morbide.

C’est la lutte finale… Au nom de la Commune, de Kronstadt, de Machno, de Durruti et de Raoul.

 

SGS, 17 octobre 2026