Da quasi tre mesi ormai sono invaso dalla
tristezza per la perdita del mio grande amico ; famoso o no, me ne fotto,
quanto se ne fotteva lui.
RAOUL Vaneigem se n’è andato in punta di
piedi, mentre il mondo continua a decadere verso il suo crollo senza ritegno.
Ogni volta che ci parlavamo, bevendo,
mangiando, chiaccherando e facendo musica gioiosamente, constatavamo
rapidamente il procedere ridicolo e mostruoso dello spettacolo in fase
terminale, privilegiando la nostra convivialità affettuosa, ma condividendo l’analisi
complessiva sul mondo del Kapitale e sui suoi schiavi incapaci di vivere senza
tempi morti, incapaci di lottare per un’autogestione generalizzata della vita
quotidiana.
Raoul mi aveva comunicato la lucida passione
per questa lotta fin dai suoi scritti più anziani, quando non ci conoscevamo
ancora, dalle Banalità di base fino al Trattato del saper vivere
che mi hanno aiutato a resistere e lottare nella società dello spettacolo,
rendendomi più lucido sui desideri di una coscienza che la mia giovinezza aveva
scoperto nei dintorni del 1968.
Del mondo terribilmente schifoso e
incredibilmente invadente ne parlavamo ancora insieme anche nei nostri
abbastanza frequenti incontri recenti in Catalogna, dove aveva eletto la sua
ultima dimora insieme a Eleni.
Il nostro raccapriccio reciproco faceva parte
delle molte idee comuni che condividevamo, mescolate a qualche differenza
importante ma secondaria nella nostra lunga e sincera amicizia fondata su una
complicità affettiva e teorica.
Gli scritti di Raoul hanno marcato un’epoca e
la mia coscienza ; ben oltre la mia modesta persona, resteranno come
testimonianza della volontà radicale di vivere umanamente in un mondo disumano.
Raoul se n’è andato e io/noi siamo ancora qui,
in questo mondo demenziale dove il potere si traduce sempre più in follia
decerebrata, ma più che mai redditizia, anche quando partecipa alla distruzione
del mondo. Così funziona la peste emozionale al servizio della società
dominante, capitalista, patriarcale e suprematista. Un dominio sempre più teso
a quel « viva la muerte » che entrambi odiavamo, ognuno a suo
modo.
Gli scritti di Raoul che ho in gran parte
tradotto in italiano con piacere per decenni, spiegano l’essenziale della
deriva del mondo. Leggetelo e rileggetelo in tutte le lingue, il suo Trattato
esiste persino in cinese di cui conservo preziosamente una copia anche se
non so leggerla ; la sua poesia radicale vi servirà dappertutto a non
avere paura delle rovine, mentre il mondo tutto intorno produce materie
inquinanti e mortifere a non più finire.
Da quando Raoul è partito mi chiedo spesso che
cosa direbbe di fronte alle novità spettacolari e alle lotte reali che si
oppongono alla decadenza di un pianeta malato. Credo un po’ di saperlo :
Lui che sosteneva a fondo l’esperienza dei Gilets jaunes. E lo faceva con più
ottimismo di me che pure ho partecipato a questo movimento. Si è trattato,
infatti, di un movimento importante che, seppur talvolta confuso e
politicamente multi fattoriale, ha fatto da tramite radicale tra due epoche di
lotte sociali per l’emancipazione, tra la coscienza di classe del 1968 e la
coscienza di specie emergente dalle attuali lotte studentesche in Francia.
A partire dalla lega operai e studenti degli
anni sessanta del secolo scorso a Genova, io continuo a sostenere la resistenza
dei giovani studenti e liceali di oggi, maltrattati quanto i contadini e come
tutti i lavoratori schiavizzati da un Kapitale sempre più reazionario e
vampiristico. Un Kapitale che più che mai sostiene e protegge i fascisti di
ogni risma rendendone plausibili le vergognose ed evidenti menzogne razziste,
incensandoli e usandoli come ha usato un tempo le squadracce degni anni venti
del secolo scorso. Perchè il fascismo che ritorna ciclicamente è sempre la
soluzione finale della democrazia in crisi : è sempre pronto quando i
dominanti suprematisti si mostrano incapaci di ottenere il consenso umiliato e
umiliante dei loro schiavi salariati ; quando l’addomesticamento supera i
limiti della sopportazione da parte del popolo telefono-dipendente,
artificializzato fino alla stupidità della propaganda onnipresente, esercitata
schifosamente ancor più che dai politicanti da parte di un giornalismo
embedded, produttore dell’incapacità a funzionare liberamente di un animale
uomo e donna reso sempre più impotente a emanciparsi dalla sua disumanità dal
volto sempre meno umano.
Le prossime elezioni in Francia si aggiungono
al contesto fascista mondiale, dall’italietta democristiana di estrema destra
da oratorio e casa Pound agli Stati disuniti di un Trump caratteriale, demente
quanto mortifero, passando per i Milei, gli Erdogan e altri camerati putinisti
e genocidari, altrettanto folcloristici che pericolosi e mostruosi. Gli stessi
tedeschi ricominciano a fischiettare che il lavoro rende liberi.
Se Melenchon vincesse le prossime elezioni
francesi che la propaganda della disinformazione quotidiana promette oggi ai
vari gobbels mentitori nazionalsocialisti in agguato, dovrà stare
attento a non diventare l’Allende di qualche Pinochet alla francese, di qualche
postOAS filonetanyahu e trumpista, di qualche killer sempre pronto a sparare sul popolo
e sui suoi rappresentanti acratici in nome dell’oclocrazia travestita da
democrazia.
O tempora o mores. Non ci sommetteremo mai alla vostra decadenza. Il
partito della vita non ha e non avrà mai nulla a che vedere con la vostra
alienazione programmata e morbosa.
È la lotta finale … nel nome della Comune, di
Cronstad, di Machno, di Durruti e di Raoul.
SGS, 17 ottobre 2026
Réflexion triste et douloureuse sur les cours et
recours historiques
d’une histoire qui pourrit sur place
Cela fait presque trois mois maintenant que je
suis envahi par la tristesse à cause de la perte de mon grand ami ; célèbre ou
non, je m’en fous, tout comme lui s’en fichait.
RAOUL Vaneigem est parti sur la pointe des
pieds, tandis que le monde continue sans retenue sa décadence vers son
effondrement.
Chaque fois que nous parlions, en buvant, en
mangeant, en discutant et en faisant de la musique joyeusement, nous
constations rapidement le déroulement ridicule et monstrueux du spectacle en
phase terminale, privilégiant notre convivialité affectueuse, mais partageant
l’analyse globale sur le monde du Kapital et sur ses esclaves incapables de
vivre sans temps morts, incapables de lutter pour une autogestion généralisée
de la vie quotidienne.
Raoul m'avait communiqué sa passion lucide
pour ce combat dès ses écrits les plus anciens, quand nous ne nous connaissions
pas encore, des Banalités de base jusqu'au Traité de savoir-vivre
qui m'ont aidé à résister et à lutter dans la société du spectacle, me rendant
plus lucide sur les désirs d'une conscience que ma jeunesse avait découvert
autour de 1968.
Du monde terriblement dégoûtant et
incroyablement envahissant, nous en parlions encore ensemble même lors de nos
rencontres assez fréquentes et récentes en Catalogne, où avec Eleni il avait
élu sa dernière demeure.
Notre effroi réciproque faisait partie des
nombreuses idées communes que nous partagions, mélangées à quelques différences
importantes mais secondaires, dans notre longue et sincère amitié fondée sur
une complicité affective et théorique.
Les écrits de Raoul ont marqué une époque et
ma conscience ; bien au-delà de ma modeste personne, ils resteront comme
témoignage de la volonté radicale de vivre humainement dans un monde
inhumain.
Raoul est parti et moi/nous sommes encore là,
dans ce monde démentiel où le pouvoir se traduit de plus en plus par une folie
décérébrée, mais plus que jamais rentable, même quand il participe à la
destruction du monde. C’est ainsi que fonctionne la peste émotionnelle au
service de la société dominante, capitaliste, patriarcale et suprémaciste. Un
pouvoir de plus en plus tendu vers ce « viva la muerte » que
nous détestions tous les deux, chacun à sa manière.
Les écrits de Raoul que j'ai en grande partie
traduits en italien avec plaisir pendant des décennies, expliquent l’essentiel
de la dérive du monde. Lisez-le et relisez-le dans toutes les langues, son Traité
existe même en chinois dont j’en conserve précieusement un exemplaire même si
je ne peux pas le lire ; sa poésie radicale vous sera utile partout pour
ne pas avoir peur des ruines, tandis que le monde tout autour produit des
matières polluantes et mortifères à n’en plus finir.
Depuis que Raoul est parti, je me demande
souvent ce qu’il dirait face aux nouveautés spectaculaires et aux luttes
réelles qui s’opposent à la décadence d’une planète malade. Je crois le savoir
un peu : Lui soutenait profondément l’expérience des Gilets jaunes. Et il
le faisait avec plus d’optimisme que moi qui ai pourtant participé à ce
mouvement. Il s’est agi, en effet, d’un mouvement important qui, bien que
parfois confus et politiquement multifactoriel, a servi de passerelle radicale
entre deux époques de luttes sociales pour l’émancipation, entre la conscience
de classe de 1968 et la conscience d’espèce émergente de l’actualité des luttes
étudiantes en France.
À partir de la ligue Ouvriers et Étudiants
des années soixante du siècle dernier à Gênes, je continue à soutenir la
résistance des jeunes étudiants et lycéens d'aujourd'hui, maltraités autant que
les paysans et comme tous les travailleurs asservis par un Kapital toujours
plus réactionnaire et vampirique. Un Kapital qui plus que jamais soutient et
protège les fascistes de tout poil, rendant plausibles leurs honteux et
évidents mensonges racistes, les encensant et les utilisant comme il a
autrefois utilisé les bandes paramilitaires (squadracce) des années vingt du
siècle dernier. Car le fascisme qui revient cycliquement est toujours la
solution finale de la démocratie en crise : il est toujours là quand les
dominants suprématistes se montrent incapables d'obtenir le consentement
humilié et humiliant de leurs esclaves salariés ; quand la domestication
dépasse les limites de la tolérance du peuple téléphone-addicted, rendu
artificiel jusqu'à la stupidité par la propagande omniprésente, exercée de
manière dégoûtante encore plus que par les politiciens, par un journalisme embedded,
producteur de l’incapacité à fonctionner librement d’un animal homme et femme
rendu de plus en plus impuissant à s’émanciper de son inhumanité au visage de
moins en moins humain.
Les prochaines élections en France
s’inscrivent dans le contexte fasciste mondial, de la petite Italie
démocrate-chrétienne d’extrême droite des oratoires et de Casa Pound aux États
désunis d’un Trump caractériel, dément autant que mortifère, en passant par les
Milei, les Erdogan et autres complices poutinistes et génocidaires, tous aussi
folkloriques que dangereux et monstrueux. Les Allemands eux-mêmes recommencent
à siffloter que le travail rend libre.
Si Mélenchon remportait les prochaines
élections françaises, alors que la propagande de désinformation quotidienne les
donne aujourd’hui pour acquises aux divers goebbels menteurs
national-socialistes à l’affût, il devra faire attention à ne pas devenir
l’Allende de quelque Pinochet à la française, de quelque post-OAS philonetanyahu
et trumpiste, de quelque tueur toujours prêt à tirer sur le peuple
et ses représentants acratiques au nom de l’ochlocratie déguisée en démocratie.
O tempora, o mores. Nous ne nous soumettrons
jamais à votre décadence. Le parti de la vie n’a et n’aura jamais rien à voir
avec votre aliénation programmée et morbide.
C’est la lutte finale… Au nom de la Commune,
de Kronstadt, de Machno, de Durruti et de Raoul.
SGS, 17 octobre 2026

