mercoledì 4 novembre 2026

Differenze tra critica dello sviluppo e decrescita

 



 

Differenze tra critica dello sviluppo e decrescita. RIPRESA dell'intervista a Miquel Amorós alla radio ECOLEGANÉS


-L’ideologia della decrescita è statalista? (Immagino che mi risponderà di sì) 

 

Non necessariamente. Quella che predicano i libertari non lo è. La decrescita di Stato è una formula di stabilizzazione dell'economia capitalista. La versione libertaria, nella misura in cui se ne distacca, è un progetto di fuga progressiva dal capitalismo. Anche le strategie sono diverse, perché i fautori della decrescita statalista cercano il dialogo con la classe dirigente e valutano positivamente il lavoro istituzionale, mentre i libertari cercano di ricreare spazi produttivi autogestiti ai margini  dell'economia capitalista e delle sue istituzioni.

 

-Mi interessa sottolineare l’immobilismo del movimento della decrescita: chi lo promuove?

 

Lo promuovono i suoi sostenitori, gli ecologisti sovvenzionati, i partiti verdi, i professori universitari, gli scienziati critici, la sinistra populista-cittadinista (nazionalista o no) e il ministero della Transizione Ecologica. La base sociale è costituita da un settore delle classi medie salariate il cui particolare stile di vita consumista (il loro “benessere ecologico”) si considera sicuro sotto l’ombrello dello Stato e la guida degli esperti.

 

-Che cosa ci dice il fatto che nasca nelle università? 

 

Beh, il fatto che i suoi principali ideologi, diffusori e sostenitori provengano proprio da lì: Latouche, Grinevald, Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, ecc. La presa di coscienza della crisi ecologica nell'ambiente universitario ha una denominazione d'origine, o se si vuole, dei tratti ideologici comuni, cioè il pedagogismo, i luoghi comuni cittadinisti, la devozione alla politica parlamentare, l'ostilità verso i movimenti sovversivi violenti, la paura delle rivoluzioni.…

 

-Molti Decrescentisti ripongono le loro speranze in misure stataliste come: La Teoria Economica Moderna o il Reddito di Base. Mi piacerebbe conoscere la sua opinione. 

 

Non sono economista e la mia conoscenza della Teoria Monetaria Moderna è limitata, quindi mi affido all'opinione di Alfredo Apilánez che definisce la "sovranità monetaria" come una formula magica per salvare il capitalismo da se stesso. Lo Stato mantiene la sua macchina da stampa senza indebitarsi con le banche. Il Reddito di Base – il reddito incondizionato a ogni cittadino di una somma sufficiente – è un'altra formula statalista mirifica. Come la precedente, mira a «far entrare nella società, tramite una combinazione economica, le ricchezze che sono uscite dalla società per un'altra combinazione economica», come ha risposto Proudhon a un'offerta di Marx. Tali formule correttive non mettono in discussione il capitalismo in sé. Dipendono dalla disponibilità di uno Stato neutrale forte, indipendente dagli interessi privati, il che non è, e di una correlazione di forze tra i sudditi spogliati e i poteri finanziario-imprenditoriali molto favorevole ai primi. In tal caso sarebbe meglio espropriare direttamente i privilegiati piuttosto che schiacciarli con tasse e interdizioni. Tuttavia, il peggio di questo tipo di astuzie è che impiantano lo Stato come potere separato al di sopra dei governati, e trasformano la burocrazia di partito (la classe politico-funzionariale) nella nuova classe dominante.

 

-Ascoltando alcune delle sue conferenze, mi hanno colpito i suoi commenti come: "Viviamo in uno stato di polizia." AI, telecamere, i nostri stessi telefoni cellulari, tutti gli elementi tecnologici sono diventati strumenti di controllo e disinformazione. Come possiamo, dalla parte delle classi lavoratrici, continuare a difendere il progresso?

 

In effetti, viviamo sotto regimi disciplinari la cui fragilità spinge a un controllo sociale sempre maggiore, reso possibile da uno sviluppo tecnologico senza precedenti. La videosorveglianza, il tracciamento elettronico, i sistemi di ascolto, intercettazione e registrazione, gli scanner della retina, i programmi di monitoraggio, gli algoritmi che navigano sui social network, ecc., ecc., controllano e condizionano la vita fino a livelli un tempo impensabili. D'altra parte, i confinamenti, giustificati per esempio da allerte pandemiche o minacce climatiche, sono esplicitamente prove di addomesticamento di massa. Considero poliziesco uno Stato che, apertamente o di nascosto, governa con la paura; che considera sospetta tutta la sua popolazione e si permette di spiarla se può, che criminalizza la protesta e crea leggi che limitano libertà e diritti. Se questo è il progresso, non è certo qualcosa che le sue vittime, i lavoratori, debbano difendere.

 

- "Le città senza benzina, senza trasporti non possono esistere" È qualcosa di cui abbiamo parlato in questo programma, ma mi piacerebbe sottolinearlo, per favore ci spieghi un po' perché è così.

 

Fino all'inizio del XX secolo le città sono sopravvissute senza benzina. Sono le conurbazioni – le agglomerazioni urbane periferiche che compongono le corone metropolitane – che non possono esistere senza di essa, poiché sono il prodotto della ferrovia e del veicolo a motore. L'espansione incontrollata della città industriale a spese del suo contorno rurale ha causato la distruzione simultanea della campagna e della città come realtà storiche separate. La generalizzazione dell'urbano ha sottoposto il territorio abitato alla banalizzazione e uniformizzazione più piatta, rendendolo neutro, trasparente e prevedibile. L'unificazione dello spazio da parte del capitale ha dato origine a una forma particolare di insediamento: la metropoli. L'ottanta per cento della popolazione mondiale vive in questo tipo di posti. E certamente, un conglomerato urbano di tale portata non potrebbe sopravvivere nemmeno un giorno senza combustibile fossile.

 

-Come immagina un futuro senza petrolio? 

 

Sarà un futuro senza automobili, camion e industria agroalimentare e, quindi, con grandi spazi abitativi abbandonati e la popolazione trincerata attorno a centri di approvvigionamento fortemente sorvegliati, come in Mad Max. La scarsità di carburante provocherà un aumento progressivo dei prezzi e un razionamento sempre maggiore dello stesso. L'esaurimento del petrolio e del gas sarà accompagnato da guerre per le risorse energetiche, come sta già accadendo. L'uso del legno come combustibile da parte dei poveri finirà per distruggere tutta la vegetazione. Il sistema industriale non potrà sostenersi e la società capitalista regredirà verso forme più aggressive e rudimentali. Di conseguenza, le classi si riorganizzeranno in base all'accesso all'energia, proprio come stanno facendo ora con l'accesso all’abitazione. Lo stato di eccezione si estenderà come pratica di governo, perché non ci sarà altro modo per domare la popolazione e militarizzarla se necessario, come in qualsiasi ordine eco fascista. Ora, le cose potrebbero andare in un altro modo se durante l'implosione del capitalismo le classi senza petrolio, invece di decomporsi e lasciarsi irregimentare, si raccogliessero liberamente, si liberassero dello Stato e impedissero la consolidazione di qualsiasi forma di autorità.

 

- "Per combattere il capitalismo bisogna avere almeno un piede fuori da esso". Un'altra sua frase lapidaria che sottoscrivo e che molta gente sente nel profondo come vera, ma come facciamo?

 

Un autore marxista, Moshe Postone, ha negato che la vittoria del proletariato sul capitale abbia portato alla sua realizzazione, poiché questa risiedeva nella sua scomparsa come classe. Essendo il lavoro consustanziale al capitale, il proletariato non potrebbe sopprimerlo senza sopprimere se stesso. Se la classe operaia si appropriasse dell'apparato produttivo e finanziario (e statale, aggiungerei io), cioè del capitale, e lo sfruttasse così com'è, riprodurrebbe fedelmente il modello capitalista e l'alienazione a esso inerente, generando al suo interno una nuova classe dominante. Indipendentemente dal fatto che oggi la classe operaia non sia in grado di appropriarsi di nulla nel caso lo volesse, la lotta anticapitalista realmente esistente, quella anti sviluppo, senza smettere di difendere la terra, dovrà uscire dagli schemi. Forgiare meccanismi economici al di fuori della logica di mercato e della fabbrica (occupazioni, orti collettivi, cooperative, scambio non lucrativo, reti di consumo, servizi pubblici gratuiti). Il che, oltre a creare una logistica di resistenza su cui appoggiarsi in caso difensivo, gli permetterà una maggiore chiarezza sugli obiettivi da perseguire e sulla meta da raggiungere, cioè, la de mercificazione del territorio, la deindustrializzazione del vivere e l'abolizione della proprietà, del lavoro salariato e del denaro.

 

20 ottobre 2026.


Diferencias entre antidesarrollismo y Decrecentismo. GUIÓN de la entrevista a Miquel Amorós en la emisora ECOLEGANÉS


 


-¿El Decrecentismo es estatista? (Asumo que me responderá que si)

No necesariamente. El que predican los libertarios no lo es. El decrecentismo de Estado es una fórmula de estabilización de la economía capitalista. La versión libertaria, en la medida que escapa al parentesco con aquel, es un proyecto de escapatoria progresiva del capitalismo. Las estrategias son también diferentes, pues los decrecentistas estatistas persiguen el diálogo con la clase dirigente y valoran positivamente la labor institucional, mientras que los libertarios tratan de recrear espacios productivos autogestionados al margen de la economía capitalista y ajenos sus instituciones.

 

-Me interesa hacer hincapié en el estatismo del movimiento decrecentista:

¿quién lo promociona?

Lo promocionan sus partidarios, los ecologistas subvencionados, los partidos verdes, los profesores universitarios, los científicos críticos, la izquierda populista-ciudadanista (nacionalista o no) y los funcionarios del ministerio de la Transición Ecológica. La base social está constituida por un sector de las clases medias asalariadas cuyo particular estilo de vida consumista (su “bienestar ecológico”) considera seguro bajo el paraguas del Estado.

 

-¿Qué nos dice que nazca en las universidades?

Pues el hecho de que sus principales ideólogos, difusores y valedores provengan de allí: Latouche, Grinevald, Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, etc. La toma de conciencia de la crisis ecológica en el medio universitario lleva denominación de origen, o si se quiere, rasgos ideológicos comunes, a saber, el pedagogismo, los tópicos ciudadanistas, la devoción a la política parlamentaria, la hostilidad a los movimientos subversivos violentos, el temor a las revoluciones....

 

-Muchos Decrecentistas ponen sus esperanzas en medidas estatistas como: La Teoría económica moderna o la Renta básica. Me gustaría saber su opinión.

No soy economista y mi conocimiento de la Teoría Monetaria Moderna es limitado, por lo que recurro a la opinión de Alfredo Apilánez que califica la “soberanía monetaria” como una receta mágica para salvar al capitalismo de sí mismo. La prohibición a la banca de crear dinero a través de préstamos, cediendo la exclusiva al Estado. La Renta Básica -el ingreso incondicional a todo ciudadano de una cantidad suficiente- es otra fórmula mirífica estatista. Pretende, como la anterior, «hacer entrar en la sociedad, por una combinación económica, las riquezas que han salido de la sociedad por otra combinación económica», tal como respondió Proudhon a una oferta de Marx. Tales fórmulas remediadoras no cuestionan el capitalismo en sí. Penden de la disposición de un Estado neutral fuerte, independiente de los intereses privados, algo que no es, y de una correlación de fuerzas entre los súbditos desposeídos y los poderes financiero-empresariales muy favorable a los primeros. En tal caso mejor sería expropiar directamente a los privilegiados que machacarles con impuestos e interdicciones. Sin embargo, lo peor de esta clase de martingalas es que implantarían al Estado como poder separado por encima de los dirigidos, y convertirían la burocracia de partido (la clase político-funcionarial) en la nueva clase dominante.

 

-Escuchando alguna de sus charlas me ha llamado la atención comentarios suyos como: "Vivimos en un estado policial." IA, cámaras, nuestros propios teléfonos móviles, todos los elementos tecnológicos se han convertido en una herramienta de control y desinformación. ¿Cómo desde las clases trabajadoras podemos seguir defendiendo el progreso?

En efecto, vivimos bajo regímenes disciplinarios cuya fragilidad empuja a un control social cada vez mayor, hecho posible gracias a un desarrollo tecnológico sin precedentes. La videovigilancia, el rastreo electrónico, los sistemas de escucha, interceptación y grabación, los escáneres de retina, los programas de seguimiento, los algoritmos que surfean por las redes sociales, etc., etc., controlan y condicionan la vida hasta niveles de antaño impensables. Por otra parte, los confinamientos pretextando por ejemplo alertas de pandemia o amenazas climáticas, son explícitamente ensayos de adiestramiento masivo. Considero policial un Estado que, de forma abierta o disimulada, gobierna por el miedo; que considera sospechosa a toda su población y se permite espiarla si cabe, que criminaliza la protesta y elabora leyes que restringen libertades y derechos. Si eso es el progreso, no es algo que sus víctimas, los trabajadores, hayan de defender.

 

- "Las ciudades sin gasolina, sin transporte no pueden existir" Es algo que en este programa hemos comentado pero me gustaría recalcarlo, por favor explíquenos un poco porque es así.

Hasta el comienzo del siglo XX las ciudades subsistieron sin gasolina. Son las conurbaciones –las aglomeraciones urbanas periféricas que componen las coronas metropolitanas- las que no pueden existir sin ella, puesto que son producto del ferrocarril y del vehículo a motor. La extensión descontrolada de la ciudad industrial a costa de su entorno rural, causó la destrucción simultánea del campo y la ciudad como realidades históricas separadas. La generalización de lo urbano sometió el territorio habitado a la trivialización y uniformización más achatada, volviéndolo neutral, transparente y previsible. La unificación del espacio por el capital ha dado lugar a una forma particular de asentamiento: la metrópolis. El 80% de la población mundial vive en esa clase de lugares. Y ciertamente, un conglomerado urbano de esa magnitud no podría sobrevivir ni un solo día sin combustible fósil.

 

-¿Cómo imagina un futuro sin petróleo?

Será un futuro sin automóviles, y, por lo tanto, con grandes espacios habitacionales abandonados y la población atrincherada alrededor de centros de abastecimiento fuertemente custodiados, como en Mad Max. La escasez de carburante provocará un encarecimiento progresivo y un racionamiento creciente del mismo. El agotamiento del petróleo y del gas irá acompañado de guerras por los recursos energéticos, como ya está pasando. El empleo de la madera como combustible de los pobres acabará con toda la vegetación. El sistema industrial no podrá sostenerse y la sociedad capitalista retrocederá a formas más agresivas y rudimentarias. Como consecuencia de ello, las clases se reconfigurarán en función del acceso a la energía, como ahora lo están haciendo con el acceso a la vivienda. El estado de excepción se extenderá como práctica de gobierno, pues no habrá otra forma de domeñar la población y militarizarla si fuera necesario, como en cualquier orden ecofascista. Ahora bien, las cosas podrían suceder de otro modo si durante la implosión del capitalismo las clases sin petróleo en lugar de descomponerse y dejarse regimentar, se agruparan libremente, se deshicieran del Estado e impidieran la consolidación de cualquier forma de autoridad.

 

- "Para luchar contra el capitalismo hay que tener al menos un pie fuera de él".

Otra frase lapidaria suya que suscribo y que mucha gente, siente en sus tripas como cierta, pero ¿cómo lo hacemos?

Un autor marxista, Moshe Postone, negó que la victoria del proletariado sobre el capital llevase a su realización, puesto que esta residía en su desaparición como clase. Al ser el trabajo consustancial al capital, el proletariado no podría suprimirlo sin suprimirse. Si la clase obrera se apropiara del aparato productivo y financiero (y estatal, añadiría yo), es decir, del capital, y lo aprovechara tal cual, reproduciría con fidelidad el modelo capitalista y la alienación que le era inherente, generando en su seno una nueva clase dominante. Independientemente del hecho de que la clase obrera hoy no esté en condiciones de apropiarse de nada en caso de que lo deseara, la lucha anticapitalista realmente existente, la antidesarrollista, sin dejar de defender la tierra, habrá de sacar el pie fuera. Forjar mecanismos económicos al margen de la lógica de mercado y de la fábrica (ocupaciones, huertos colectivos, cooperativas, intercambio no lucrativo, redes de consumo, servicios públicos gratuitos...). Eso, además de crear una logística de resistencia con la que apoyarse en caso defensivo, le permitirá mayor claridad en los objetivos a perseguir y la meta a alcanzar, a saber, la desmercantilización del territorio, la desindustrialización del vivir, y la abolición de la propiedad, el trabajo asalariado y el dinero.

 

20 de octubre de 2026.