Differenze tra critica dello
sviluppo e decrescita. RIPRESA dell'intervista a Miquel Amorós alla radio
ECOLEGANÉS
-L’ideologia della decrescita è statalista? (Immagino che mi risponderà di sì)
Non
necessariamente. Quella che predicano i libertari non lo è. La decrescita di
Stato è una formula di stabilizzazione dell'economia capitalista. La versione
libertaria, nella misura in cui se ne distacca, è un progetto di fuga
progressiva dal capitalismo. Anche le strategie sono diverse, perché i fautori della
decrescita statalista cercano il dialogo con la classe dirigente e valutano
positivamente il lavoro istituzionale, mentre i libertari cercano di ricreare
spazi produttivi autogestiti ai margini
dell'economia capitalista e delle sue istituzioni.
-Mi interessa sottolineare
l’immobilismo del movimento della decrescita: chi lo promuove?
Lo promuovono i
suoi sostenitori, gli ecologisti sovvenzionati, i partiti verdi, i professori
universitari, gli scienziati critici, la sinistra populista-cittadinista (nazionalista
o no) e il ministero della Transizione Ecologica. La base sociale è costituita
da un settore delle classi medie salariate il cui particolare stile di vita
consumista (il loro “benessere ecologico”) si considera sicuro sotto l’ombrello
dello Stato e la guida degli esperti.
-Che cosa ci dice il fatto che
nasca nelle università?
Beh, il fatto che i
suoi principali ideologi, diffusori e sostenitori provengano proprio da lì:
Latouche, Grinevald, Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, ecc.
La presa di coscienza della crisi ecologica nell'ambiente universitario ha una
denominazione d'origine, o se si vuole, dei tratti ideologici comuni, cioè il
pedagogismo, i luoghi comuni cittadinisti, la devozione alla politica
parlamentare, l'ostilità verso i movimenti sovversivi violenti, la paura delle
rivoluzioni.…
-Molti Decrescentisti ripongono
le loro speranze in misure stataliste come: La Teoria Economica Moderna o il
Reddito di Base. Mi piacerebbe conoscere la sua opinione.
Non sono economista
e la mia conoscenza della Teoria Monetaria Moderna è limitata, quindi mi affido
all'opinione di Alfredo Apilánez che definisce la "sovranità
monetaria" come una formula magica per salvare il capitalismo da se
stesso. Lo Stato mantiene la sua macchina da stampa senza indebitarsi con le
banche. Il Reddito di Base – il reddito incondizionato a ogni cittadino di una
somma sufficiente – è un'altra formula statalista mirifica. Come la precedente,
mira a «far entrare nella società, tramite una combinazione economica, le
ricchezze che sono uscite dalla società per un'altra combinazione economica»,
come ha risposto Proudhon a un'offerta di Marx. Tali formule correttive non
mettono in discussione il capitalismo in sé. Dipendono dalla disponibilità
di uno Stato neutrale forte, indipendente dagli interessi privati, il che non
è, e di una correlazione di forze tra i sudditi spogliati e i poteri
finanziario-imprenditoriali molto favorevole ai primi. In tal caso sarebbe
meglio espropriare direttamente i privilegiati piuttosto che schiacciarli con
tasse e interdizioni. Tuttavia, il peggio di questo tipo di astuzie è che
impiantano lo Stato come potere separato al di sopra dei governati, e
trasformano la burocrazia di partito (la classe politico-funzionariale) nella
nuova classe dominante.
-Ascoltando alcune delle sue
conferenze, mi hanno colpito i suoi commenti come: "Viviamo in uno stato
di polizia." AI, telecamere, i nostri stessi telefoni cellulari, tutti gli
elementi tecnologici sono diventati strumenti di controllo e disinformazione.
Come possiamo, dalla parte delle classi lavoratrici, continuare a difendere il
progresso?
In effetti, viviamo
sotto regimi disciplinari la cui fragilità spinge a un controllo sociale sempre
maggiore, reso possibile da uno sviluppo tecnologico senza precedenti. La
videosorveglianza, il tracciamento elettronico, i sistemi di ascolto,
intercettazione e registrazione, gli scanner della retina, i programmi di
monitoraggio, gli algoritmi che navigano sui social network, ecc., ecc.,
controllano e condizionano la vita fino a livelli un tempo impensabili. D'altra
parte, i confinamenti, giustificati per esempio da allerte pandemiche o minacce
climatiche, sono esplicitamente prove di addomesticamento di massa. Considero
poliziesco uno Stato che, apertamente o di nascosto, governa con la paura; che
considera sospetta tutta la sua popolazione e si permette di spiarla se può,
che criminalizza la protesta e crea leggi che limitano libertà e diritti. Se
questo è il progresso, non è certo qualcosa che le sue vittime, i lavoratori,
debbano difendere.
- "Le città senza benzina,
senza trasporti non possono esistere" È qualcosa di cui abbiamo parlato in
questo programma, ma mi piacerebbe sottolinearlo, per favore ci spieghi un po'
perché è così.
Fino all'inizio del
XX secolo le città sono sopravvissute senza benzina. Sono le conurbazioni – le
agglomerazioni urbane periferiche che compongono le corone metropolitane – che
non possono esistere senza di essa, poiché sono il prodotto della ferrovia e
del veicolo a motore. L'espansione incontrollata della città industriale a
spese del suo contorno rurale ha causato la distruzione simultanea della
campagna e della città come realtà storiche separate. La generalizzazione
dell'urbano ha sottoposto il territorio abitato alla banalizzazione e
uniformizzazione più piatta, rendendolo neutro, trasparente e prevedibile.
L'unificazione dello spazio da parte del capitale ha dato origine a una forma
particolare di insediamento: la metropoli. L'ottanta per cento della
popolazione mondiale vive in questo tipo di posti. E certamente, un
conglomerato urbano di tale portata non potrebbe sopravvivere nemmeno un giorno
senza combustibile fossile.
-Come immagina un futuro senza
petrolio?
Sarà un futuro
senza automobili, camion e industria agroalimentare e, quindi, con grandi spazi
abitativi abbandonati e la popolazione trincerata attorno a centri di
approvvigionamento fortemente sorvegliati, come in Mad Max. La scarsità di
carburante provocherà un aumento progressivo dei prezzi e un razionamento
sempre maggiore dello stesso. L'esaurimento del petrolio e del gas sarà
accompagnato da guerre per le risorse energetiche, come sta già accadendo.
L'uso del legno come combustibile da parte dei poveri finirà per distruggere
tutta la vegetazione. Il sistema industriale non potrà sostenersi e la società
capitalista regredirà verso forme più aggressive e rudimentali. Di conseguenza,
le classi si riorganizzeranno in base all'accesso all'energia, proprio come
stanno facendo ora con l'accesso all’abitazione. Lo stato di eccezione si
estenderà come pratica di governo, perché non ci sarà altro modo per domare la
popolazione e militarizzarla se necessario, come in qualsiasi ordine eco
fascista. Ora, le cose potrebbero andare in un altro modo se durante
l'implosione del capitalismo le classi senza petrolio, invece di decomporsi e
lasciarsi irregimentare, si raccogliessero liberamente, si liberassero dello
Stato e impedissero la consolidazione di qualsiasi forma di autorità.
- "Per combattere il
capitalismo bisogna avere almeno un piede fuori da esso". Un'altra sua
frase lapidaria che sottoscrivo e che molta gente sente nel profondo come vera,
ma come facciamo?
Un autore marxista,
Moshe Postone, ha negato che la vittoria del proletariato sul capitale abbia
portato alla sua realizzazione, poiché questa risiedeva nella sua scomparsa
come classe. Essendo il lavoro consustanziale al capitale, il proletariato non
potrebbe sopprimerlo senza sopprimere se stesso. Se la classe operaia si
appropriasse dell'apparato produttivo e finanziario (e statale, aggiungerei
io), cioè del capitale, e lo sfruttasse così com'è, riprodurrebbe fedelmente il
modello capitalista e l'alienazione a esso inerente, generando al suo interno
una nuova classe dominante. Indipendentemente dal fatto che oggi la classe
operaia non sia in grado di appropriarsi di nulla nel caso lo volesse, la lotta
anticapitalista realmente esistente, quella anti sviluppo, senza smettere di
difendere la terra, dovrà uscire dagli schemi. Forgiare meccanismi economici al
di fuori della logica di mercato e della fabbrica (occupazioni, orti
collettivi, cooperative, scambio non lucrativo, reti di consumo, servizi
pubblici gratuiti). Il che, oltre a creare una logistica di resistenza su cui
appoggiarsi in caso difensivo, gli permetterà una maggiore chiarezza sugli
obiettivi da perseguire e sulla meta da raggiungere, cioè, la de mercificazione
del territorio, la deindustrializzazione del vivere e l'abolizione della
proprietà, del lavoro salariato e del denaro.
20 ottobre 2026.
Diferencias entre antidesarrollismo y
Decrecentismo. GUIÓN de la entrevista a Miquel Amorós en la emisora ECOLEGANÉS
-¿El
Decrecentismo es estatista? (Asumo que me responderá que si)
No necesariamente.
El que predican los libertarios no lo es. El decrecentismo de Estado es una
fórmula de estabilización de la economía capitalista. La versión libertaria, en
la medida que escapa al parentesco con aquel, es un proyecto de escapatoria progresiva
del capitalismo. Las estrategias son también diferentes, pues los
decrecentistas estatistas persiguen el diálogo con la clase dirigente y valoran
positivamente la labor institucional, mientras que los libertarios tratan de
recrear espacios productivos autogestionados al margen de la economía
capitalista y ajenos sus instituciones.
-Me
interesa hacer hincapié en el estatismo del movimiento decrecentista:
¿quién
lo promociona?
Lo promocionan sus partidarios, los
ecologistas subvencionados, los partidos verdes, los profesores universitarios,
los científicos críticos, la izquierda populista-ciudadanista (nacionalista o
no) y los funcionarios del ministerio de la Transición Ecológica. La base
social está constituida por un sector de las clases medias asalariadas cuyo
particular estilo de vida consumista (su “bienestar ecológico”) considera
seguro bajo el paraguas del Estado.
-¿Qué
nos dice que nazca en las universidades?
Pues el hecho de que sus principales
ideólogos, difusores y valedores provengan de allí: Latouche, Grinevald,
Martínez Alier, Fernández Buey, Monsangini, Reichman, etc. La toma de
conciencia de la crisis ecológica en el medio universitario lleva denominación
de origen, o si se quiere, rasgos ideológicos comunes, a saber, el pedagogismo,
los tópicos ciudadanistas, la devoción a la política parlamentaria, la
hostilidad a los movimientos subversivos violentos, el temor a las
revoluciones....
-Muchos
Decrecentistas ponen sus esperanzas en medidas estatistas como: La Teoría
económica moderna o la Renta básica. Me gustaría saber su opinión.
No soy economista y mi conocimiento de la
Teoría Monetaria Moderna es limitado, por lo que recurro a la opinión de
Alfredo Apilánez que califica la “soberanía monetaria” como una receta mágica
para salvar al capitalismo de sí mismo. La prohibición a la banca de crear
dinero a través de préstamos, cediendo la exclusiva al Estado. La Renta Básica
-el ingreso incondicional a todo ciudadano de una cantidad suficiente- es otra
fórmula mirífica estatista. Pretende, como la anterior, «hacer entrar en la sociedad, por una combinación económica, las
riquezas que han salido de la sociedad por otra combinación económica», tal
como respondió Proudhon a una oferta de Marx. Tales fórmulas remediadoras no
cuestionan el capitalismo en sí. Penden de la disposición de un Estado neutral
fuerte, independiente de los intereses privados, algo que no es, y de una
correlación de fuerzas entre los súbditos desposeídos y los poderes
financiero-empresariales muy favorable a los primeros. En tal caso mejor sería
expropiar directamente a los privilegiados que machacarles con impuestos e
interdicciones. Sin embargo, lo peor de esta clase de martingalas es que
implantarían al Estado como poder separado por encima de los dirigidos, y
convertirían la burocracia de partido (la clase político-funcionarial) en la
nueva clase dominante.
-Escuchando
alguna de sus charlas me ha llamado la atención comentarios suyos como:
"Vivimos en un estado policial." IA, cámaras, nuestros propios
teléfonos móviles, todos los elementos tecnológicos se han convertido en una herramienta
de control y desinformación. ¿Cómo desde las clases trabajadoras podemos seguir
defendiendo el progreso?
En efecto, vivimos bajo regímenes
disciplinarios cuya fragilidad empuja a un control social cada vez mayor, hecho
posible gracias a un desarrollo tecnológico sin precedentes. La
videovigilancia, el rastreo electrónico, los sistemas de escucha, interceptación
y grabación, los escáneres de retina, los programas de seguimiento, los
algoritmos que surfean por las redes sociales, etc., etc., controlan y
condicionan la vida hasta niveles de antaño impensables. Por otra parte, los
confinamientos pretextando por ejemplo alertas de pandemia o amenazas
climáticas, son explícitamente ensayos de adiestramiento masivo. Considero
policial un Estado que, de forma abierta o disimulada, gobierna por el miedo;
que considera sospechosa a toda su población y se permite espiarla si cabe, que
criminaliza la protesta y elabora leyes que restringen libertades y derechos.
Si eso es el progreso, no es algo que sus víctimas, los trabajadores, hayan de
defender.
- "Las ciudades sin
gasolina, sin transporte no pueden existir" Es algo que en este programa
hemos comentado pero me gustaría recalcarlo, por favor explíquenos un poco
porque es así.
Hasta el comienzo del siglo XX las ciudades
subsistieron sin gasolina. Son las conurbaciones –las aglomeraciones urbanas
periféricas que componen las coronas metropolitanas- las que no pueden existir
sin ella, puesto que son producto del ferrocarril y del vehículo a motor. La extensión
descontrolada de la ciudad industrial a costa de su entorno rural, causó la
destrucción simultánea del campo y la ciudad como realidades históricas
separadas. La generalización de lo urbano sometió el territorio habitado a la
trivialización y uniformización más achatada, volviéndolo neutral, transparente
y previsible. La unificación del espacio por el capital ha dado lugar a una
forma particular de asentamiento: la metrópolis. El 80% de la población mundial
vive en esa clase de lugares. Y ciertamente, un conglomerado urbano de esa
magnitud no podría sobrevivir ni un solo día sin combustible fósil.
-¿Cómo
imagina un futuro sin petróleo?
Será un futuro sin automóviles, y, por lo
tanto, con grandes espacios habitacionales abandonados y la población
atrincherada alrededor de centros de abastecimiento fuertemente custodiados,
como en Mad Max. La escasez de carburante provocará un encarecimiento
progresivo y un racionamiento creciente del mismo. El agotamiento del petróleo
y del gas irá acompañado de guerras por los recursos energéticos, como ya está
pasando. El empleo de la madera como combustible de los pobres acabará con toda
la vegetación. El sistema industrial no podrá sostenerse y la sociedad
capitalista retrocederá a formas más agresivas y rudimentarias. Como
consecuencia de ello, las clases se reconfigurarán en función del acceso a la
energía, como ahora lo están haciendo con el acceso a la vivienda. El estado de
excepción se extenderá como práctica de gobierno, pues no habrá otra forma de
domeñar la población y militarizarla si fuera necesario, como en cualquier
orden ecofascista. Ahora bien, las cosas podrían suceder de otro modo si
durante la implosión del capitalismo las clases sin petróleo en lugar de
descomponerse y dejarse regimentar, se agruparan libremente, se deshicieran del
Estado e impidieran la consolidación de cualquier forma de autoridad.
-
"Para luchar contra el capitalismo hay que tener al menos un pie fuera de
él".
Otra
frase lapidaria suya que suscribo y que mucha gente, siente en sus tripas como
cierta, pero ¿cómo lo hacemos?
Un autor marxista, Moshe Postone,
negó que la victoria del proletariado sobre el capital llevase a su
realización, puesto que esta residía en su desaparición como clase. Al ser el
trabajo consustancial al capital, el proletariado no podría suprimirlo sin
suprimirse. Si la clase obrera se apropiara del aparato productivo y financiero
(y estatal, añadiría yo), es decir, del capital, y lo aprovechara tal cual,
reproduciría con fidelidad el modelo capitalista y la alienación que le era
inherente, generando en su seno una nueva clase dominante. Independientemente
del hecho de que la clase obrera hoy no esté en condiciones de apropiarse de
nada en caso de que lo deseara, la lucha anticapitalista realmente existente,
la antidesarrollista, sin dejar de defender la tierra, habrá de sacar el pie
fuera. Forjar mecanismos económicos al margen de la lógica de mercado y de la
fábrica (ocupaciones, huertos colectivos, cooperativas, intercambio no
lucrativo, redes de consumo, servicios públicos gratuitos...). Eso, además de
crear una logística de resistencia con la que apoyarse en caso defensivo, le
permitirá mayor claridad en los objetivos a perseguir y la meta a alcanzar, a
saber, la desmercantilización del territorio, la desindustrialización del
vivir, y la abolición de la propiedad, el trabajo asalariado y el dinero.
20 de octubre de 2026.


