Ho
due passioni: la fanfara e la rivoluzione,
gli
scioperi e i sabotaggi,
le
ZAD e le manifestazioni spontanee.
Inno
degli insorti
Nessuno se lo aspettava. La televisione, i partiti politici
e i grandi quotidiani non hanno spiegazioni migliori dello screditamento, ma i
fatti parlano da soli. Gli studenti delle scuole superiori hanno iniziato a mobilitarsi
a metà settembre con rivendicazioni strettamente legate all’istruzione. Di
fronte al degrado delle scuole, alla carenza di insegnanti e al
sovraffollamento, chiedevano maggiori stanziamenti. Il presidente Macron,
responsabile dei tagli al bilancio, li ha repressi con estrema durezza. In
precedenza aveva fatto lo stesso con i gilet gialli (2018-2020), lo sgombero della
Zona da Difendere (ZAD) di Notre-Dame-des-Landes (2018), il movimento per la
difesa delle pensioni (2019-2020 e 2023), la lotta contro il mega-bacino idrico
di Sainte-Soline (2023) e le rivolte nelle periferie, senza dimenticare le
mobilitazioni contro il genocidio in Palestina (dal 2023).
Sperava di farla franca, ma il 17 ottobre la
manifestazione contro il costo della vita — indetta settimane prima da
sindacati, associazioni di quartiere e partiti di sinistra — si è trasformata
in qualcos’altro: la contestazione globale, da parte delle giovani generazioni,
della società dell’esclusione. Alle undici del mattino, piazza della Repubblica
era gremita; il percorso di tre chilometri e mezzo fino a piazza di Clichy ha
superato ogni previsione: hanno sfilato duecentocinquantamila persone a Parigi
e circa ottocentomila nelle 110 marce organizzate nel resto del Paese.
La rabbia dei giovani è esplosa: si parla di tremila
negozi danneggiati e mille arresti (circa ottomila in tutta la Francia dall’inizio
del movimento). Le fotografie della torre del municipio di Limoges in fiamme
hanno fatto il giro del mondo. Lunedì 19, il Louvre — il museo più visitato al
mondo — non ha aperto i battenti: gli studenti hanno bloccato gli accessi al
grido di «soldi per la cultura, non per le guerre».
E la mobilitazione non ha smesso di crescere. Bianchi, arabi,
neri, asiatici, tutti insieme, senza distinzioni razziali. È emozionante vedere
i genitori marciare in difesa dei propri figli, così come gli insegnanti. I
giovani si esprimono con umorismo e gioia di vivere; quella stessa gioia che la
società nega loro. Basta guardare le orchestre di strada, le fanfare, i balli,
persino l’uso spensierato dell’intelligenza artificiale; si veda, ad esempio, il
reel della Pantera Rosa che prende in giro i poliziotti. In piazza dell’Hôtel
de Ville, un giovane direttore d’orchestra di origine asiatica incita la folla mentre
piovono gas lacrimogeni. Intona sia l’Internazionale che Bella Ciao,
«El pueblo unido jamás será vencido» e la Marsigliese, riscoperta
dopo un secolo di nazionalismo stantio. Sventolano le bandiere francesi, accanto
a quelle rosse e palestinesi.
Il governo promette di ricalibrare la spesa per
l’istruzione, ma ormai è troppo tardi. Contro ogni previsione, il movimento si sta
espandendo e radicalizzando. La soluzione del primo ministro Sébastien Lecornu —
coprifuoco parziali e divieto di assembramento a partire dalle otto di sera nei
centri storici e nei quartieri conflictivi — non ha funzionato né funzionerà. Spuntano
slogan antifascisti, a volte intonati in italiano.
Non è solo la Francia; è ciò che gli operaisti chiamano
«circolazione delle lotte». Sabato 17 si è sollevata anche Milano; Torino e
Bologna hanno registrato gravi disordini. I media corporativi hanno gridato
allo scandalo: è colpa del «malvagio» Putin. Ma sono adolescenti stufi di tanta
ingiustizia che saccheggiano negozi di moda. Alcuni regalano capi di
abbigliamento ai senzatetto. Completamente sopraffatti, i poliziotti ammettono di
non sapere come affrontare questi «soggetti inediti». Una spiegazione si
trova nel Manifesto del Movimento 17 ottobre, diffuso tramite Instagram
e Telegram: «Siamo giovani stanchi di aspettare; nessuno ci rappresenta. Ci
rappresentiamo da soli. Non abbiamo fiducia nella politica istituzionale».
La neofascista Giorgia Meloni invia 500 paracadutisti
della brigata Folgore a Milano e inventa il reato di «partecipazione violenta a
una manifestazione» — fino a cinque anni di carcere per chi si unisce a un
gruppo di cinque o più persone —, estende la custodia cautelare ai minorenni ed
esige che i genitori paghino per i danni causati dai propri figli. D'ora in
poi, essere adolescenti è indice di reato.
La libertà è contagiosa. Le piazze del Portogallo si
riempiono di folle turbolente, così come quelle del Belgio e della Germania. In
Spagna, le mobilitazioni si concentrano sulla crisi abitativa e sul crollo del sistema
educativo. In Svizzera, ignoti incendiano l’azienda produttrice di armi Brügger
& Thomet, che vende i proiettili di gomma LBD 40 che mutilano gli studenti.
In Albania, il movimento contro un progetto di sviluppo turistico di lusso
legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, si trasforma in un fattore di
mobilitazione nazionale. In Serbia, gli studenti ottengono una vittoria
elettorale contro il regime autoritario di Aleksandar Vučić: se necessario, si
può ricorrere alle urne.
Ogni paese ha le sue peculiarità, ma c’è qualcosa che accomuna questi
ragazzi: la lotta per un mondo gioioso e il rifiuto di ogni guerra. Il loro movimento
sintetizza e approfondisce le lotte sociali degli ultimi anni. Coloro che
pontificavano su una generazione ottusa a causa degli schermi si trovano oggi di
fronte al contrario: un’estrema politicizzazione che passa attraverso il corpo,
la strada e l’umorismo. Leggo su un blog: «Alla pattumiera della storia quei
presagi di sventura che davano per rovinata un’intera generazione a causa dei
social network e dell’intelligenza artificiale!».
Oggi, da Parigi a Tirana, si respira lo stesso entusiasmo irriverente. La
rivoluzione sociale non ritorna come dottrina né come programma, ma come
esperienza: l’idea che un’altra vita sia possibile qui e ora e la ferma decisione
di viverla insieme.
Post scriptum: dedico queste parole alla memoria di Raoul Vaneigem,
instancabile profeta delle passioni gioiose.
Europa: el comienzo de una época
Claudio Albertani
Tengo
dos pasiones: la fanfarria y la revolución,
las
huelgas y los sabotajes,
las
ZAD y las manifestaciones espontáneas.
Himno
de los insurrectos
Nadie lo había previsto. La televisión, los partidos
políticos y los grandes periódicos no tienen mejor explicación que la descalificación,
pero los hechos hablan por sí solos. Los liceos empezaron a movilizarse a
mediados de septiembre con demandas estrictamente educativas. Frente al
deterioro de las escuelas, la falta de profesores y el hacinamiento, pedían más
presupuesto. El presidente Macron, responsable de los recortes presupuestales,
los reprimió con extrema dureza. Antes lo había hecho con los chalecos
amarillos (2018-2020), el desalojo de la Zona a Defender (ZAD) de
Notre-Dame-des-Landes (2018), el movimiento por la defensa de las pensiones
(2019-2020 y 2023), la lucha contra el macroembalse de Sainte-Soline (2023) y las
revueltas de los suburbios, sin olvidar las movilizaciones contra el genocidio
en Palestina (desde 2023).
Esperaba salirse con la suya, pero el 17 de octubre la
manifestación contra el costo de la vida —convocada semanas antes por
sindicatos, asociaciones vecinales y partidos de izquierda— se convirtió en
otra cosa: el cuestionamiento global, por parte de las jóvenes generaciones, de
la sociedad de la exclusión. A las once de la mañana, la plaza de la República
estaba llena; el recorrido de tres kilómetros y medio hasta la plaza de
Clichy rebasó las previsiones: marcharon doscientas cincuenta mil personas en
París y unas ochocientas mil en las 110 marchas convocadas en el resto del país.
Explotó la cólera de los jóvenes: se habla de tres mil
comercios dañados y mil detenciones (unas ocho mil en toda Francia desde el
principio del movimiento). Las fotografías de la torre del palacio municipal de
Limoges en llamas dieron la vuelta al mundo. El lunes 19, el Louvre —el museo
más visitado del mundo— no abrió sus puertas: las y los estudiantes bloquearon los
accesos al grito de «dinero para la cultura, no para las guerras».
Y la movilización no ha dejado de crecer. Blancos,
árabes, negros, asiáticos, todos juntos, sin distinciones raciales. Emociona
ver a padres de familia marchar en defensa de sus hijos, al igual que a los
profesores. Las y los jóvenes se expresan con humor y alegría de vivir; esa
misma alegría que la sociedad les niega. Basta ver las orquestas callejeras,
las fanfarrias, los bailes, incluso el uso despreocupado de la inteligencia artificial;
véase, por ejemplo, el reel de la Pantera Rosa ridiculizando a los
policías. En la plaza del Hôtel de Ville, un joven director de orquesta de
origen asiático arenga a la multitud mientras llueven lacrimógenos. Entona tanto
la Internacional como Bella Ciao, El pueblo unido jamás será
vencido y la Marsellesa, rescatada tras un siglo de nacionalismo
rancio. Ondean las banderas francesas, junto a las banderas rojas y las
palestinas.
El gobierno promete recalibrar el gasto educativo, pero
ya es tarde. Contra toda previsión, el movimiento se multiplica y se radicaliza.
La solución del primer ministro Sébastien Lecornu —toques de queda parciales y
prohibición de concentración a partir de las ocho de la noche en los centros
históricos y los suburbios conflictivos— no funcionó ni va a funcionar. Aparecen
las consignas antifascistas, en ocasiones coreadas en italiano.
No es sólo Francia; es lo que los obreristas llaman
circulación de las luchas. El sábado 17 también se levantó Milán; Turín y
Bolonia registraron severos disturbios. Los medios corporativos pusieron el
grito en el cielo: es culpa del «malvado» Putin. Pero son adolescentes hartos
de tanta injusticia que saquean tiendas de moda. Algunos regalan prendas a los
indigentes. Completamente desbordados, los policías confiesan que no saben cómo
lidiar con estos «sujetos inéditos». Una explicación se lee en el Manifiesto
del Movimiento 17 de Octubre, difundido vía Instagram y Telegram: «Somos
jóvenes hartos de esperar; no nos representa nadie. Nos representamos solos. No
confiamos en la política institucional».
La neofascista Giorgia Meloni manda 500 paracaidistas de
la brigada Folgore a Milán e inventa el delito de «participación violenta en
manifestación» —hasta cinco años de cárcel por sumarse a un grupo de cinco o
más personas—, extiende el arresto preventivo a los menores de edad y exige que
los padres paguen por los daños que causan sus hijos. A partir de ahora, ser
adolescente esun indicio de delito.
La libertad es contagiosa. Las plazas de Portugal se
llenan de multitudes turbulentas, igual que las de Bélgica y de Alemania. En
España, las movilizaciones se centran en la crisis habitacional y en el colapso
del sistema educativo. En Suiza, desconocidos incendian la empresa de armamentos
Brügger & Thomet que vende las balas de goma LBD 40 que mutilan a los
estudiantes. En Albania, el movimiento contra un desarrollo turístico de lujo
vinculado a Jared Kushner, yerno de Donald Trump, se transforma en un factor de
movilización nacional. En Serbia, los estudiantes obtienen una victoria
electoral contra el régimen autoritario de Aleksandar Vučić: si es necesario, cabe
acudir a las urnas.
Cada país tiene sus peculiaridades, pero hay algo que une a estos
muchachos: la lucha por un mundo alegre y el rechazo a todas las guerras. Su movimiento
sintetiza y profundiza las luchas sociales de los últimos años. Quienes
pontificaban sobre una generación embrutecida por las pantallas se topan hoy con
lo contrario: una politización extrema que pasa por el cuerpo, la calle y el
humor. Leo en un blog: «¡Al basurero de la historia esos pájaros de mal agüero
que daban por arruinada a una generación a causa de las redes sociales y la
IA!».
Hoy, de París a Tirana, se respira el mismo entusiasmo irreverente. La
revolución social no regresa como doctrina ni como programa, sino como
experiencia: la idea de que otra vida es posible aquí y ahora y la firme
decisión de vivirla en común.
Posdata: dedico estas palabras a la memoria de Raoul Vaneigem, incansable
profeta de pasiones alegres.

