giovedì 5 novembre 2026

Europa: l’inizio di un’epoca di Claudio Albertani

 



  

Ho due passioni: la fanfara e la rivoluzione,

gli scioperi e i sabotaggi,

le ZAD e le manifestazioni spontanee.

Inno degli insorti

 

Nessuno se lo aspettava. La televisione, i partiti politici e i grandi quotidiani non hanno spiegazioni migliori dello screditamento, ma i fatti parlano da soli. Gli studenti delle scuole superiori hanno iniziato a mobilitarsi a metà settembre con rivendicazioni strettamente legate all’istruzione. Di fronte al degrado delle scuole, alla carenza di insegnanti e al sovraffollamento, chiedevano maggiori stanziamenti. Il presidente Macron, responsabile dei tagli al bilancio, li ha repressi con estrema durezza. In precedenza aveva fatto lo stesso con i gilet gialli (2018-2020), lo sgombero della Zona da Difendere (ZAD) di Notre-Dame-des-Landes (2018), il movimento per la difesa delle pensioni (2019-2020 e 2023), la lotta contro il mega-bacino idrico di Sainte-Soline (2023) e le rivolte nelle periferie, senza dimenticare le mobilitazioni contro il genocidio in Palestina (dal 2023).

Sperava di farla franca, ma il 17 ottobre la manifestazione contro il costo della vita — indetta settimane prima da sindacati, associazioni di quartiere e partiti di sinistra — si è trasformata in qualcos’altro: la contestazione globale, da parte delle giovani generazioni, della società dell’esclusione. Alle undici del mattino, piazza della Repubblica era gremita; il percorso di tre chilometri e mezzo fino a piazza di Clichy ha superato ogni previsione: hanno sfilato duecentocinquantamila persone a Parigi e circa ottocentomila nelle 110 marce organizzate nel resto del Paese.

La rabbia dei giovani è esplosa: si parla di tremila negozi danneggiati e mille arresti (circa ottomila in tutta la Francia dall’inizio del movimento). Le fotografie della torre del municipio di Limoges in fiamme hanno fatto il giro del mondo. Lunedì 19, il Louvre — il museo più visitato al mondo — non ha aperto i battenti: gli studenti hanno bloccato gli accessi al grido di «soldi per la cultura, non per le guerre».

E la mobilitazione non ha smesso di crescere. Bianchi, arabi, neri, asiatici, tutti insieme, senza distinzioni razziali. È emozionante vedere i genitori marciare in difesa dei propri figli, così come gli insegnanti. I giovani si esprimono con umorismo e gioia di vivere; quella stessa gioia che la società nega loro. Basta guardare le orchestre di strada, le fanfare, i balli, persino l’uso spensierato dell’intelligenza artificiale; si veda, ad esempio, il reel della Pantera Rosa che prende in giro i poliziotti. In piazza dell’Hôtel de Ville, un giovane direttore d’orchestra di origine asiatica incita la folla mentre piovono gas lacrimogeni. Intona sia l’Internazionale che Bella Ciao, «El pueblo unido jamás será vencido» e la Marsigliese, riscoperta dopo un secolo di nazionalismo stantio. Sventolano le bandiere francesi, accanto a quelle rosse e palestinesi.

Il governo promette di ricalibrare la spesa per l’istruzione, ma ormai è troppo tardi. Contro ogni previsione, il movimento si sta espandendo e radicalizzando. La soluzione del primo ministro Sébastien Lecornu — coprifuoco parziali e divieto di assembramento a partire dalle otto di sera nei centri storici e nei quartieri conflictivi — non ha funzionato né funzionerà. Spuntano slogan antifascisti, a volte intonati in italiano.

Non è solo la Francia; è ciò che gli operaisti chiamano «circolazione delle lotte». Sabato 17 si è sollevata anche Milano; Torino e Bologna hanno registrato gravi disordini. I media corporativi hanno gridato allo scandalo: è colpa del «malvagio» Putin. Ma sono adolescenti stufi di tanta ingiustizia che saccheggiano negozi di moda. Alcuni regalano capi di abbigliamento ai senzatetto. Completamente sopraffatti, i poliziotti ammettono di non sapere come affrontare questi «soggetti inediti». Una spiegazione si trova nel Manifesto del Movimento 17 ottobre, diffuso tramite Instagram e Telegram: «Siamo giovani stanchi di aspettare; nessuno ci rappresenta. Ci rappresentiamo da soli. Non abbiamo fiducia nella politica istituzionale».

La neofascista Giorgia Meloni invia 500 paracadutisti della brigata Folgore a Milano e inventa il reato di «partecipazione violenta a una manifestazione» — fino a cinque anni di carcere per chi si unisce a un gruppo di cinque o più persone —, estende la custodia cautelare ai minorenni ed esige che i genitori paghino per i danni causati dai propri figli. D'ora in poi, essere adolescenti è indice di reato.

La libertà è contagiosa. Le piazze del Portogallo si riempiono di folle turbolente, così come quelle del Belgio e della Germania. In Spagna, le mobilitazioni si concentrano sulla crisi abitativa e sul crollo del sistema educativo. In Svizzera, ignoti incendiano l’azienda produttrice di armi Brügger & Thomet, che vende i proiettili di gomma LBD 40 che mutilano gli studenti. In Albania, il movimento contro un progetto di sviluppo turistico di lusso legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, si trasforma in un fattore di mobilitazione nazionale. In Serbia, gli studenti ottengono una vittoria elettorale contro il regime autoritario di Aleksandar Vučić: se necessario, si può ricorrere alle urne.

Ogni paese ha le sue peculiarità, ma c’è qualcosa che accomuna questi ragazzi: la lotta per un mondo gioioso e il rifiuto di ogni guerra. Il loro movimento sintetizza e approfondisce le lotte sociali degli ultimi anni. Coloro che pontificavano su una generazione ottusa a causa degli schermi si trovano oggi di fronte al contrario: un’estrema politicizzazione che passa attraverso il corpo, la strada e l’umorismo. Leggo su un blog: «Alla pattumiera della storia quei presagi di sventura che davano per rovinata un’intera generazione a causa dei social network e dell’intelligenza artificiale!».

 

Oggi, da Parigi a Tirana, si respira lo stesso entusiasmo irriverente. La rivoluzione sociale non ritorna come dottrina né come programma, ma come esperienza: l’idea che un’altra vita sia possibile qui e ora e la ferma decisione di viverla insieme.

 

Post scriptum: dedico queste parole alla memoria di Raoul Vaneigem, instancabile profeta delle passioni gioiose.

 Claudio Albertani






Europa: el comienzo de una época

 

Claudio Albertani

 

Tengo dos pasiones: la fanfarria y la revolución,

las huelgas y los sabotajes,

las ZAD y las manifestaciones espontáneas.

Himno de los insurrectos

 

Nadie lo había previsto. La televisión, los partidos políticos y los grandes periódicos no tienen mejor explicación que la descalificación, pero los hechos hablan por sí solos. Los liceos empezaron a movilizarse a mediados de septiembre con demandas estrictamente educativas. Frente al deterioro de las escuelas, la falta de profesores y el hacinamiento, pedían más presupuesto. El presidente Macron, responsable de los recortes presupuestales, los reprimió con extrema dureza. Antes lo había hecho con los chalecos amarillos (2018-2020), el desalojo de la Zona a Defender (ZAD) de Notre-Dame-des-Landes (2018), el movimiento por la defensa de las pensiones (2019-2020 y 2023), la lucha contra el macroembalse de Sainte-Soline (2023) y las revueltas de los suburbios, sin olvidar las movilizaciones contra el genocidio en Palestina (desde 2023).

Esperaba salirse con la suya, pero el 17 de octubre la manifestación contra el costo de la vida —convocada semanas antes por sindicatos, asociaciones vecinales y partidos de izquierda— se convirtió en otra cosa: el cuestionamiento global, por parte de las jóvenes generaciones, de la sociedad de la exclusión. A las once de la mañana, la plaza de la República estaba llena; el recorrido de tres kilómetros y medio hasta la plaza de Clichy rebasó las previsiones: marcharon doscientas cincuenta mil personas en París y unas ochocientas mil en las 110 marchas convocadas en el resto del país.

Explotó la cólera de los jóvenes: se habla de tres mil comercios dañados y mil detenciones (unas ocho mil en toda Francia desde el principio del movimiento). Las fotografías de la torre del palacio municipal de Limoges en llamas dieron la vuelta al mundo. El lunes 19, el Louvre —el museo más visitado del mundo— no abrió sus puertas: las y los estudiantes bloquearon los accesos al grito de «dinero para la cultura, no para las guerras».

Y la movilización no ha dejado de crecer. Blancos, árabes, negros, asiáticos, todos juntos, sin distinciones raciales. Emociona ver a padres de familia marchar en defensa de sus hijos, al igual que a los profesores. Las y los jóvenes se expresan con humor y alegría de vivir; esa misma alegría que la sociedad les niega. Basta ver las orquestas callejeras, las fanfarrias, los bailes, incluso el uso despreocupado de la inteligencia artificial; véase, por ejemplo, el reel de la Pantera Rosa ridiculizando a los policías. En la plaza del Hôtel de Ville, un joven director de orquesta de origen asiático arenga a la multitud mientras llueven lacrimógenos. Entona tanto la Internacional como Bella Ciao, El pueblo unido jamás será vencido y la Marsellesa, rescatada tras un siglo de nacionalismo rancio. Ondean las banderas francesas, junto a las banderas rojas y las palestinas.

El gobierno promete recalibrar el gasto educativo, pero ya es tarde. Contra toda previsión, el movimiento se multiplica y se radicaliza. La solución del primer ministro Sébastien Lecornu —toques de queda parciales y prohibición de concentración a partir de las ocho de la noche en los centros históricos y los suburbios conflictivos— no funcionó ni va a funcionar. Aparecen las consignas antifascistas, en ocasiones coreadas en italiano.

No es sólo Francia; es lo que los obreristas llaman circulación de las luchas. El sábado 17 también se levantó Milán; Turín y Bolonia registraron severos disturbios. Los medios corporativos pusieron el grito en el cielo: es culpa del «malvado» Putin. Pero son adolescentes hartos de tanta injusticia que saquean tiendas de moda. Algunos regalan prendas a los indigentes. Completamente desbordados, los policías confiesan que no saben cómo lidiar con estos «sujetos inéditos». Una explicación se lee en el Manifiesto del Movimiento 17 de Octubre, difundido vía Instagram y Telegram: «Somos jóvenes hartos de esperar; no nos representa nadie. Nos representamos solos. No confiamos en la política institucional».

La neofascista Giorgia Meloni manda 500 paracaidistas de la brigada Folgore a Milán e inventa el delito de «participación violenta en manifestación» —hasta cinco años de cárcel por sumarse a un grupo de cinco o más personas—, extiende el arresto preventivo a los menores de edad y exige que los padres paguen por los daños que causan sus hijos. A partir de ahora, ser adolescente esun  indicio de delito.

La libertad es contagiosa. Las plazas de Portugal se llenan de multitudes turbulentas, igual que las de Bélgica y de Alemania. En España, las movilizaciones se centran en la crisis habitacional y en el colapso del sistema educativo. En Suiza, desconocidos incendian la empresa de armamentos Brügger & Thomet que vende las balas de goma LBD 40 que mutilan a los estudiantes. En Albania, el movimiento contra un desarrollo turístico de lujo vinculado a Jared Kushner, yerno de Donald Trump, se transforma en un factor de movilización nacional. En Serbia, los estudiantes obtienen una victoria electoral contra el régimen autoritario de Aleksandar Vučić: si es necesario, cabe acudir a las urnas.

Cada país tiene sus peculiaridades, pero hay algo que une a estos muchachos: la lucha por un mundo alegre y el rechazo a todas las guerras. Su movimiento sintetiza y profundiza las luchas sociales de los últimos años. Quienes pontificaban sobre una generación embrutecida por las pantallas se topan hoy con lo contrario: una politización extrema que pasa por el cuerpo, la calle y el humor. Leo en un blog: «¡Al basurero de la historia esos pájaros de mal agüero que daban por arruinada a una generación a causa de las redes sociales y la IA!».

 

Hoy, de París a Tirana, se respira el mismo entusiasmo irreverente. La revolución social no regresa como doctrina ni como programa, sino como experiencia: la idea de que otra vida es posible aquí y ahora y la firme decisión de vivirla en común.

 

Posdata: dedico estas palabras a la memoria de Raoul Vaneigem, incansable profeta de pasiones alegres.