Cari tutti,
È con immensa tristezza che vi annuncio che il nostro amico Alberto ci ha appena lasciati. È successo domenica scorsa a Reus, la sua città natale in Catalogna, dove era tornato da alcuni anni, dopo lunghi viaggi e soggiorni all’estero e poi a Barcellona.
Alberto è stato travolto in quindici giorni da un cancro passato inosservato durante i recenti esami. È stato accompagnato in modo straordinario da suo fratello Jordi e dalla sua cara amica Mina, che lo hanno assistito rispettando scrupolosamente le sue volontà. Li abbraccio con affetto.
Alberto aveva stabilito un termine alle cure a cui era sottoposto. Se n’è andato come desiderava, guardando la morte negli occhi. Martedì, nel corso di due brevi cerimonie, ci siamo ritrovati attorno a lui, tra familiari, cari amici, compagne e compagni di viaggio inseparabili, prima di lasciarlo andare per sempre, sotto forma di ceneri, accanto a sua madre.
Perché ne ha fatta di strada, il signor Alberto, nel corso di tutta la sua vita, fuggendo dalla Spagna di Franco verso l’Italia – dove nacque la nostra incrollabile amicizia –, poi la Francia, il Mali, la Costa d’Avorio, nel corso di progetti appassionanti che ha illustrato in modo geniale. Tornato in Spagna nel 1986, fondò insieme a Jordi il notevole studio grafico Alberto y Jordi Romero, che ha fatto meraviglie fino ad oggi, tra Barcellona e Reus. Nei prossimi giorni cercherò di raccontare, corredando il tutto di immagini, ciò che so di una magnifica carriera all’insegna di una bellezza esigente ed evidente, attraverso le proposte che Alberto, da solo, in squadra o in splendido duo con Jordi, non ha mai smesso di realizzare negli ultimi cinque decenni.
Alberto è stato un colpo di fulmine di amicizia, avvenuto a Torino nel 1975. Fin dalla creazione del nostro atelier EcoutezVoir, un anno dopo, la sua presenza unica ha conquistato tutti gli amici, i compagni di viaggio, i partner. Insieme o a distanza, lavorare con lui era la certezza di proposte imbattibili, frutto di uno spirito di ricerca e di creazione che non si esauriva mai, sia nell’arte che padroneggiava sia nelle discipline correlate. Avremmo tutti così tanti aneddoti da raccontare, da Arles al Cirque d’hiver, dall’Africa alla Catalogna. Non ho ancora finito di piangerlo, mio fratellino.
FRANÇOIS TISSEYRE
Chers tous,
J’ai l’infinie tristesse de vous annoncer que notre ami Alberto
vient de nous quitter. C’était dimanche dernier à Reus, sa ville natale de
Catalogne où il était revenu depuis quelques années, après de longs voyages et
séjours à l’étranger puis à Barcelone.
Alberto a été foudroyé en quinze jours par un cancer passé
inaperçu lors de récents examens. Il a été formidablement accompagné par son
frère Jordi et sa précieuse amie Mina, qui ont veillé sur lui en respectant
scrupuleusement ses directives. Je les embrasse tendrement.
Alberto avait fixé un terme aux soins dont il faisait l’objet. Il
est parti comme il a souhaité, en regardant la mort en face. Mardi, lors de
deux brèves cérémonies, nous nous sommes retrouvés autour de lui, entre
famille, amis chers, inséparables compagnes et compagnons de route, avant de le
laisser partir pour de bon, en cendres, auprès de sa maman.
Car il en a fait, du chemin, Monsieur Albert, toute sa vie durant,
désertant l’Espagne de Franco pour l’Italie – où naquit notre indéfectible
amitié – , puis la France, le Mali, la Côte d’Ivoire, au cours de projets
passionnants qu’il illustra génialement. Revenu en Espagne en 1986, il fonda
avec Jordi le remarquable studio graphique Alberto y Jordi Romero qui a fairt
merveille jusqu’ici, entre Barcelone et Reus. J’essaierai ces temps prochains
de raconter, en l’illustrant, ce que je sais d'une carrière magnifique placée
sous le signe de l'exigeante et évidente beauté, en des propositions
qu’Alberto, seul, en équipe ou en superbe duo avec Jordi, n’a cessé de livrer
depuis cinq décennies.
Alberto, c’était un coup de foudre amical, survenu à Turin en
1975. Dès la création de notre atelier EcoutezVoir un an plus tard, sa présence
unique a conquis tous les amis, compagnons de route, partenaires. Ensemble ou à
distance, travailler avec lui était la certitude de propositions imparables,
fruits d’un esprit de recherche et de création jamais tari, tant dans l’art
qu’il maîtrisait que dans les disciplines associées. Nous aurions toutes et
tous tant d’anecdotes à raconter, d’Arles au Cirque d’hiver, de l’Afrique à la
Catalogne. Je n’ai pas fini de le pleurer, mon petit frère.
FRANÇOIS TISSEYRE
Cerimonia in onore di:
Albert Romero Gesalí (76)
Reus, 21 luglio 2026
[Benvenuto musicale: "EuskalKantua"]
Familiari, amici... Benvenuti a questa
cerimonia in memoria di Albert, che purtroppo ci ha lasciati.
Siamo qui per rendergli quest'ultimo omaggio
come merita, con tanto amore, esprimendo la nostra gratitudine per i momenti e
gli insegnamenti che ha condiviso con noi lungo il suo cammino.
La sua scomparsa lascia un vuoto immenso, è
vero, ma oggi non vogliamo parlare di una fine, perché rimarrà per sempre nei
cuori e nei ricordi di tutti coloro che hanno condiviso una parte della sua
vita.
Questo desiderio di ricordarlo per quello che
era è stato evidente fin dall'inizio. La melodia che ci ha accompagnato durante
il suo ingresso, "Euskal Kantua", è stata una scelta molto speciale.
Albert stesso l'ha scelta prima di morire. Non si tratta di un brano qualsiasi;
il suo compositore, Michel Portal, era un suo grande amico. Si conobbero
lavorando insieme nell'industria audiovisiva, stringendo un legame
professionale e personale che Albert volle mantenere vivo fino all'ultimo
istante attraverso queste note.
Quando nasciamo, la vita è come un libro
bianco, pieno di possibilità e in attesa di essere scritto. Ogni giorno è una
nuova pagina e ogni esperienza diventa un capitolo della nostra storia.
E inizieremo la storia di Albert con un
viaggio nel passato. Un nostalgico salto nel tempo, che ci trasporta al 3
ottobre 1949, proprio qui a Reus.
Lì crebbe, insieme ai suoi genitori, Albert e
Teresa. Albert era il fratello maggiore, e aprì la strada al fratello Jordi,
che sarebbe nato otto anni dopo.
Fin da piccolo, era chiaro che non sarebbe
stato un bambino ordinario; era uno di quei bambini birichini e irrequieti,
forse non particolarmente affezionati ai libri di scuola tradizionali, ma
dotato di un immenso talento grazie alla sua straordinaria capacità di
osservazione.
Guardava il mondo con una curiosità unica, e
quello sguardo lo condusse, anni dopo, a Barcellona, dove studiò grafica.
All'epoca, Albert era un vero pioniere. Scelse un campo di studi che quasi
nessuno conosceva allora, dimostrando fin da giovane il suo spirito
anticonformista. Non gli piaceva essere confinato in un unico luogo; aveva
bisogno di orizzonti più ampi. Per questo andò all'estero.
La sua prima tappa fu Milano, dove lavorò
nello studio di un famoso designer. Da lì, il lavoro – che fu sempre la forza
trainante dei suoi viaggi – lo portò in Africa.
Visitò la Costa d'Avorio e si recò in Mali,
dove lavorò come documentarista sulla ricerca medica e condivise le sue
conoscenze come insegnante di grafica con i primi studenti africani in quella
regione. Fu proprio durante quei viaggi che scoprì e si innamorò dei ritmi
della musica africana, che lo avrebbero accompagnato per sempre.
In seguito, lavorò a Torino come funzionario
delle Nazioni Unite. Ed è a Torino che strinse amicizia con François. Insieme
si trasferirono a Parigi per fondare uno studio di comunicazione visiva, dando
vita a una di quelle amicizie pure, sincere e preziose che durano una vita
intera.
Nel 1982, Albert tornò in Spagna e nel 1986 si
stabilì definitivamente a Barcellona. Fu in questo periodo che unì le forze
professionalmente con il fratello Jordi per aprire lo studio "Albert e
Jordi Romero". Insieme avrebbero fatto la storia nella loro città natale
quando, nel 1998, crearono l'emblema della città di Reus.
Jordi ci racconta oggi, con profonda
gratitudine, che Albert fu il suo vero mentore. Sebbene entrambi avessero
studiato la stessa materia, Jordi imparò davvero il mestiere al fianco della
mente ossessiva, perfezionista e totalmente dedita del fratello maggiore.
E in effetti, Albert viveva per il suo lavoro;
era la sua priorità assoluta.
Ma la vita non era fatta solo di design e
progetti. In amore, Albert trovò la felicità con Mina. Lei fu una figura
importantissima nella sua vita, una presenza fondamentale in cui trovò non solo
una compagna, ma anche una grande amica e una fedele compagna di viaggio. Una
di quelle persone che lasciano un segno indelebile.
Questo era Albert: una persona molto
indipendente e colta, con uno stile di conversazione piacevole e affascinante.
Ma se c'era una cosa che lo definiva più di ogni altra, era la sua incrollabile
sincerità. Non nascondeva mai nulla, era sempre diretto e aveva una frase che
ripeteva come un mantra:
"La verità fa male".
Non tutti sono pronti a una tale onestà
disarmante, ed è per questo che Albert ebbe pochi amici nel corso della sua
vita, e ne perse anche alcuni lungo il cammino proprio a causa di questa
franchezza. Ma quelli che conservò furono veri, sinceri amici.
Come il suo amico Jordi Cornudella, che solo
pochi giorni fa gli ha scritto un messaggio che riassume perfettamente la sua
essenza:
"Albert porterà con sé molti ricordi, ma
ne lascerà molti di più. Per me, questo è certo. Ogni volta che ci penso, lui è
tra le persone che contano davvero."
Di fronte alle difficoltà, Albert non si è mai
arreso. Aveva una filosofia di vita ammirevole: non vedeva i problemi come
tali, li affrontava semplicemente e trovava un modo per andare avanti.
Per questo, nei suoi ultimi giorni, confidò al
fratello Jordi di andarsene serenamente, sentendo di aver vissuto una vita
piena e serena, durante la quale aveva potuto viaggiare molto, incontrare
innumerevoli persone e coltivare le sue passioni: i libri, i film che amava e
la chitarra, che suonava per puro piacere.
E in questa vita piena, c'è un bellissimo
capitolo dedicato al nipote Lucas. Quando Lucas era piccolo, tornava a casa da
scuola e il padre lo portava nello studio dove lavoravano i due fratelli. Lì,
tra disegni e scritte, Albert si trasformava. Realizzava giocattoli a mano con
tutta la sua dedizione e pazienza, e un giorno gli regalò una chitarra,
trasmettendogli il suo amore per la musica.
Albert è stato un mentore per suo fratello, un
modello per suo nipote, un amico indimenticabile e un compagno di vita
eccezionale. Il legame di sangue e di anima che condivideva con suo fratello
Jordi si riflette perfettamente nella canzone che Albert ha scelto
personalmente per quel momento della cerimonia. Dice che il peso non è grande
se è per suo fratello.
Ascoltiamo con rispetto e amore questa canzone
degli Hollies: "Non è un peso, è mio fratello".
Il valore più grande che Albert ci trasmette è
l'importanza di essere sinceri, di vivere senza nascondere la verità, di
affrontare la vita con coraggio e ottimismo. Ha lasciato le pagine del suo
libro piene di storie, viaggi, progetti e amore.
Ora tocca a noi preservarne la memoria.
Gli diciamo addio sapendo che ha vissuto come
voleva, libero, autentico e appagante. E per sua stessa scelta, non ci lascia
con una canzone di tristezza.
Ci ha chiesto di accompagnarlo verso l'uscita,
verso la luce, verso l'angolo soleggiato della strada, con il jazz che tanto
amava.
Accompagniamo Albert nel suo ultimo viaggio
ascoltando la versione live del 1957 di Duke Ellington di "On the SunnySide of the Street", e coglieremo l'occasione per distribuire dei fiori.
Che ogni fiore rappresenti un bel ricordo condiviso con Albert.