giovedì 30 luglio 2026

CROLLO O RIVOLUZIONE di Sergio Ghirardi Sauvageon

 



 

Ho scritto questa piccola riflessione, una di più, quando il mio grande amico Raoul Vaneigem stava per lasciarci. Ho condiviso qualche momento della sua lotta finale, sempre nobile di umanità anche nel dolore e nella sofferenza. Il ricordo della sua poesia, del suo sorriso e della sua sensibilità senza concessioni allo spettacolo continueranno ad alimentare la mia coscienza e la nostra amicizia quanto la sua lucidità canta sempre nei suoi libri e nelle sue canzoni incisive e commoventi.

Ti abbraccio forte Raoul, portando con te un ultimo brindisi al proletariato rivoluzionario e alle giovani generazioni. Sarai sempre con me nei piaceri della vita e nella lotta sociale che abbiamo tanto a lungo condiviso.

Sergio

 

 

In quanto partigiani della decrescita, alla fine del ventesimo secolo,  abbiamo ancora avuto l’ottimismo ingenuo di credere che gli esseri umani avrebbero finito per muoversi verso la rivoluzione sociale necessaria di fronte all’evidenza senza remissione che in un mondo finito la crescita infinita è impossibile, vuoi inconcepibile.

 

Il fatto ci sembrava evidente e non siamo stati fottuti di capire che nella società dello spettacolo trionfante, dove il vero è un momento del falso, il falso prende facilmente e sovente il posto del vero negato, falsato e ridicolizzato senza che nessuno (o quasi) se ne offuschi: né i servitori volontari né i dominanti, mentre tutti gli altri sono educati da scimmie addomesticate a non vedere, non sentire, non parlare, se non per ripetere la lezione impartita dai mass media dell’incultura dominante.

 

In effetti una tale credenza mistica nel dio del progresso produttivista, dogma tanto diffuso che stupido, è stata e purtroppo resta una paranoia operante. Una tale menzogna coltivata permette agli scettici e cinici pro capitalisti[1] al potere di continuare fino in fondo il cammino verso lo choc di civiltà che s’avvicina ineluttabile, totalmente diverso da quello profetizzato dalle elucubrazioni deliranti dell’isteria fascista ossessionata dall’immigrazione.

 

Abbiamo fatto della civiltà produttivista, sostenuta nella sua modernità capitalista dai suoi partigiani suprematisti, di stampo fascista e tecno dipendenti, un radeau de la Méduse messo di fronte a limiti strutturali che rendono questa civiltà effimera, priva di futuro.

 

Ne consegue concretamente che il petrolio alla radice e al cuore del tecno produttivismo, il cui dominio dipende in buona parte da questo liquido infetto, anch’esso limitato in questo mondo finito – è destinato a mancare assai presto, anche se non si sa esattamente quando. Comunque presto, sulla scala del tempo storico. Nessun dubbio in proposito!

 

L’oro nero copre il trenta per cento dell’energia utilizzata nel mondo industriale dove, comunque, niente funziona senza petrolio. Anche l’estrazione delle altre energie necessarie alla produzione di beni e di utensili dipende dall’utilizzazione del petrolio.

 

Anche la plastica è un prodotto del petrolio da cui deriva prima di avvolgere la merce come un preservativo indispensabile, proteggendo ed eccitando la triste passione consumistica. Una volta terminata l’eiaculazione precoce del consumo, la plastica viaggia verso i depositi di spazzatura ma anche copiosamente verso i fiumi e il mare, fino a formare delle isole artificiali che soffocano gli oceani e invadono l’acqua potabile e il cibo, inquinando i corpi dei viventi di ogni specie. Un incubo in mezzo ad altri: il cibo avvelenato dal business, l’aria irrespirabile e cancerogena a causa dell’industrializzazione!

 

Il crollo in arrivo moltiplica i segni della sua avanzata stolidamente vittoriosa. Se ne parla ormai – come fare altrimenti di fronte all’evidenza? – per meglio banalizzarlo il più possibile, evitando di confrontarcisi, prostrati di fronte a una sorta di punizione divina meritata per non aver saputo amare la merce con sufficiente devozione.

 

Fin dall’invenzione delle religioni, il senso di colpa giustifica lo schiavismo e la sottomissione che hanno contribuito a un’evoluzione costante del suprematismo verso società autoritarie e patriarcali.

 

Ci sono già diverse società in cui il crollo è in corso, ma esso sarà globale e probabilmente irreversibile quando riguarderà – strutturalmente e non solo marginalmente come è avvenuto fino a ieri – le società più moderne, più ricche economicamente e imperialiste. Solo allora diventerà visibile senza tentennamenti la pericolosità della civiltà capitalista. Dominanti e dominati, all’interno e aldilà delle classi sociali, il problema e la lotta che la situazione veicola riguardano chiaramente l’umanità intera e la sua coscienza di specie in fieri.

 

Per tardiva che sia, una tale situazione provocherà una rivolta globale o la fine della specie umana in seguito alla scomparsa di quelle che l’avranno preceduta nel crollo – dinamica già in corso per un buon numero di esseri e forme del vivente.

 

Quel che caratterizza già ora questo processo planetario è di essere stato provocato da un’intelligenza artificiale economista e non dalla natura umana e dalla sua intelligenza sensibile. La civiltà capitalista non è che un modo di produzione inventato e imposto da un’umanità patriarcale golosa di economia politica, un meccanismo artificiale che spinge ormai la vita verso la sparizione e la natura a innescare un’evoluzione senza sentimento né pietà.

 

I produttori vampireschi del valore economico stanno consegnando tutto il vivente alla follia cieca di un’intelligenza artificiale che funziona come una macchina sprovvista d’intelligenza sensibile, un meccanismo di cui l’IA è l’ultimo gadget, sintomatico dell’alienazione trionfante.

IA: intelligenza artificiale o idiozia artificiale?

 

Il crollo si manifesta già a livello planetario attraverso un deregolamento climatico che, insieme ad altri guasti, provoca incendi, penurie d’acqua e di cibo, aumento dei prezzi e altre nocività varie, manipolate da oligarchi pestiferi e pestiferanti.

 

Le condizioni sono riunite per una crisi strutturale maggiore e diffusa che il capitalismo non potrà sostenere né risolvere. Le popolazioni si accorgeranno di non poter bere né mangiare i loro telefonini, i loro computer, le loro televisioni quando il loro frigo sarà vuoto e spento per mancanza di elettricità. E tanti saluti al nucleare, portatore dell’obsolescenza dell’umano in pace e in guerra!

 

Nessun bisogno di militanti rivoluzionari per invitare alla rivolta. La coscienza di specie ci spingerà, lo spero, all’aiuto reciproco e alla solidarietà tra uguali, eliminando ogni focolaio di violenza, denunciandolo come controrivoluzionario e suprematista.

 

L’acrazia è la chiave di volta della rivoluzione a venire. Ci proteggerà collettivamente da ogni violenza e dal capitalismo che la produce e la gestisce. La rivoluzione sarà pacifica o non sarà altro che un delirio postfascista ormai innescato. L’autogestione generalizzata della vita quotidiana cancellerà secoli di sfruttamento e di miseria in nome di un’umanità ritrovata nella fraternità contro l’odio; altrimenti sarà la fine dell’umanità in quanto tale.

 

E qui mi fermo, dopo questo omaggio per me insolito all’ottimismo; io portatore di un pessimismo al servizio del principio di precauzione. Al punto in cui siamo, peró, più di precauzione possibile. Tanto vale scommettere sulla felicità. A volte funziona, e la Comune a venire sarà forse vincente.

 

Quando non c’è più niente da perdere, tanto vale mettere il cursore al massimo e andare fino in fondo, scommettendo sul meglio che accompagna da sempre il nostro destino da affinare. Senza certezze ne rimpianti.

 

Queste parole di conclusione, preoccupate e spontanee, sono anche il mio omaggio sincero e affettuoso a quel grand’uomo e amico, Raoul Vaneigem, che mi ha tanto insegnato e nutrito le mie idee. La sua radicalità acratica resta più attuale che mai nel momento attuale, con la sua poesia e il suo pensiero profondo.

 

I giorni brutti finiranno, come diceva uno, l’altro e l’altro ancora…auspicio che Raoul ha senz’altro espresso più e meglio di tutti.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, 29 luglio 2026



[1]Le parole prigioniere: che i Cinici e gli Scettici dell'antica Grecia e i loro moderni difensori non mi tengano troppo rancore per aver denunciato criticamente atteggiamenti odiosi di disprezzo e discredito utilizzando impropriamente, secondo gli usi moderni, gli aggettivi derivati da queste due nobili filosofie arcaiche.

 Effondrement ou révolution


 

J’ai écris cette petite réflexion, une de plus, alors que mon grand ami Raoul Vaneigem allait nous quitter. J’ai partagé quelques moments de sa lutte finale, toujours noble d’humanité, même dans la douleur et la souffrance. Le souvenir de sa poésie, de son sourire et de sa sensibilité sans concessions au spectacle continueront à nourrir ma conscience et notre amitié, tandis que sa lucidité chante toujours dans ses livres et dans ses chansons à la fois percutantes et émouvantes.

Je t’embrasse fort Raoul, en portant avec toi un dernier toast au prolétariat  révolutionnaire et aux jeunes générations. Tu seras toujours avec moi dans les plaisirs de la vie et dans la lutte sociale que nous avons longtemps partagée, chacun à sa manière.

Sergio G.S.

 

 

En tant que décroissants de la fin du vingtième siècle, on a eu encore l’optimisme naïf de croire que les humains allaient finir par bouger vers la révolution sociale nécessaire face au constat sans rémission que dans un monde fini la croissance infinie est impossible, voire inconcevable.

 

Cela nous semblait évident et on a pas été foutus de comprendre que, dans la société du spectacle triomphant, où le vrai est un moment du faux, le faux tient aisément et souvent la place du vrai nié, faussé et bafoué sans que personne (ou presque) ne s’en offusque : ni les serviteurs volontaires ni les dominants, alors que tous les autres sont éduqués en singes domestiqués à ne pas voir, ne pas entendre, ne pas parler, sinon pour répéter la leçon impartie par les médias de l’inculture dominante.

 

En fait une telle croyance mystique dans le dieu du progrès productiviste, dogme aussi diffus que débile, a été et hélas est toujours une paranoïa agissante. Ce mensonge entretenu permet aux sceptiques et cyniques[1] pro capitalistes au pouvoir de continuer jusqu’au bout le chemin vers le choc civilisationnel qui s’approche inéluctable, complètement différent de celui prophétisé par les élucubrations délirantes de l’hystérie fasciste, obsédée par l’immigration.

 

On a fait de la civilisation productiviste, soutenue dans sa modernité capitaliste par ses partisans suprématistes, fascisants et techno dépendants, un radeau de la Méduse confronté à des limites structurelles qui rendent cette civilisation éphémère, sans futur.

 

Il s’ensuit concrètement que le pétrole à la racine et au cœur du techno productivisme dont la domination dépend en bonne partie de ce liquide infect, lui aussi limité dans ce monde fini est destiné à manquer assez vite, même si on ne sait pas exactement quand. De toute façon bientôt, sur l’échelle du temps historique. Pas de doute à ce propos .

L’or noir couvre les trente pour cent de l’énergie utilisée dans le monde industriel où, de toute façon, rien ne fonctionne sans pétrole. Même l’extraction des autres énergies nécessaires à la production de biens et d’outils dépend de l’utilisation de pétrole.

 

Le plastique aussi est un produit du pétrole dont il dérive avant d’emballer la marchandise comme un préservatif indispensable, protégeant et excitant la triste passion consumériste. Une fois l’éjaculation précoce de la consommation terminée, le plastique voyage vers les décharges mais aussi copieusement vers les fleuves et la mer, jusqu’à former des îles artificielles qui étouffent les océans et envahissent l’eau potable et la nourriture, polluant les corps des vivants de toutes les espèces. C’est un cauchemar parmi d’autres : la nourriture empoisonnée par le business, l’air irrespirable et cancérigène du fait de l’industrialisation !

 

L’effondrement qui vient multiplie les signes de son avancée bêtement victorieuse. On en parle désormais comment faire autrement face à l’évidence ? pour mieux le banaliser le plus possible, en ne s’y confrontant pas, prostrés face à une sorte de punition divine méritée pour ne pas avoir su aimer la marchandise avec assez de dévotion.

 

Depuis l’invention des religions, la culpabilité justifie l’esclavage et la soumission qui ont contribué à une évolution constante du suprématisme vers des sociétés autoritaires et patriarcales.

 

Il y a déjà pas mal de sociétés en voie d’effondrement, mais celui-ci sera global et probablement irréversible quand il concernera structurellement et pas seulement marginalement comme ce fut jusqu’à hier les sociétés plus modernes, plus riches économiquement et impérialistes. Uniquement alors deviendra visible sans atermoiements la dangerosité de la civilisation capitaliste. Dominants et dominés, dans et au-delà des classes sociales, le problème et la lutte que la situation véhicule concernent clairement toute humanité et sa conscience d’espèce in fieri.

 

Pour tardive qu’elle soit, une telle situation provoquera une révolte globale ou la fin de l’espèce humaine à la suite de la disparition de celles qui l’auront précédée dans l’effondrement dynamique déjà en marche pour bon nombre d’êtres et des formes du vivant.

 

Ce qui caractérise dès maintenant ce processus planétaire est d’avoir été provoqué par une intelligence artificielle économiste et non pas par la nature humaine et son intelligence sensible. La civilisation capitaliste n’est qu’un mode de production inventé et imposé par une humanité patriarcale gourmande d’économie politique ; c’est un mécanisme artificiel qui pousse désormais la vie à disparaître et la nature à enclencher une évolution sans sentiment ni pitié.

 

Les producteurs vampiriques de la valeur économique sont en train de consigner tout le vivant à la folie aveugle d’une intelligence artificielle qui fonctionne comme une machine dépourvue d’intelligence sensible. C’est un mécanisme dont l’IA est le dernier gadget, symptomatique de l’aliénation triomphante.

 

IA : intelligence artificielle ou idiotie artificielle ?

 

L’effondrement se manifeste déjà au niveau planétaire par un dérèglement climatique qui, parmi d’autres dégâts, provoque incendies, pénuries d’eau et de nourriture, augmentation des prix  et autres nuisances variées, manipulées par des oligarques pestiférés et pestiférants.

 

Les conditions sont réunies pour une crise structurelle majeure et diffuse que le capitalisme ne pourra pas soutenir ni enrayer. Les populations s’apercevront qu’elles ne peuvent ni boire ni manger leurs portables, leurs ordinateurs, leurs télévisions quand leur frigo sera vide et éteint par manque d’électricité. Et bye bye le nucléaire, porteur de l’obsolescence de l’humain en paix comme en guerre !

 

Pas besoin de militants révolutionnaires pour inviter à la révolte. La conscience d’espèce nous poussera, je l’espère, à l’entraide et à la solidarité entre égaux, en éliminant tout foyer de violence, en le dénonçant comme contre-révolutionnaire et suprématiste.

 

L’acratie est la clé de voûte de la révolution à venir. Elle nous protégera collectivement de toute violence et du capitalisme qui la produit et la gère. La révolution sera pacifique ou elle ne sera pas, sinon un délire post fasciste désormais déclenché. L’autogestion généralisée de la vie quotidienne effacera des siècles d’exploitation et de misère au nom d’une humanité retrouvée dans la fraternité contre la haine ; sinon, ce sera la fin de l’humanité en tant que telle.

 

Et ici je m’arrête, après cet hommage pour moi insolite à l’optimisme ; moi porteur d’un pessimisme au service du principe de précaution. Au point où nous sommes, toutefois, plus de précautions possibles. Autant parier sur le bonheur. Parfois ça marche et la Commune à venir sera peut-être gagnante.

Quand il n’y a plus rien à perdre, autant mettre la barre très haut et aller jusqu’au bout, pariant sur le meilleur qui accompagne depuis toujours notre destinée à parfaire. Sans certitudes ni regrets.

 

Ces mots de conclusion, préoccupés et spontanés, se veulent aussi mon ultime hommage sincère et affectueux à ce grand homme et ami, Raoul Vaneigem, qui m’a tant appris et a nourri mes idées.

Sa radicalité acratique reste plus actuelle que jamais dans le moment actuel, avec sa poésie et sa pensée profonde.

Les mauvais jours finiront, comme disait l’un, l’autre et l’autre encore… vœux que Raoul a certainement exprimé plus et mieux que quiconque.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, le 29 juillet 2026



[1] Les mots captifs : que les Cyniques et les Sceptiques de la Grèce ancienne et leurs souteneurs modernes ne m’en veuillent pas trop de dénoncer critiquement des attitudes odieuses de mépris et déconsidération en utilisant improprement, selon  les habitudes modernes, les adjectifs dérivés de ces deux nobles philosophies archaïques.