sabato 4 maggio 2019

Albert Cossery: uno strano emigrato (di Marco Minoletti)



Se il giorno dopo aver letto un mio libro, anche uno solo dei miei lettori smettesse di lavorare, io avrei assolto il mio compito. (Albert Cossery)

Per scrivere qualcosa a proposito di un autore sarebbero necessarie due condizioni: il tempo per leggere la sua opera e un certo grado di empatia, vale a dire la capacità di sapersi immedesimare in lui. Nel caso di uno scrittore come Albert Cossery, per la prima condizione bastano un paio di mesi di buona volontà. La seconda, invece, si rivela una fatica di Sisifo, infatti un'impresa del genere richiederebbe anni e anni di duro e disciplinato ozio. Un'arte, questa, quasi impossibile da praticare in un'epoca e in latitudini in cui il tempo è denaro. Non se la prenda dunque a male Cossery dall'aldilà se, a parte Guy Debord che forse non aveva nemmeno letto la sua opera, non riuscirà a far perdere neppure una giornata di lavoro ai suoi lettori. Resta comunque il fatto che mentre il francese Debord rendeva eloquenti i muri di Parigi con la scritta "Non lavorate mai", l'egiziano Cossery dichiarava istrionico: "le mie mani non lavorano da 2000 anni." Discendeva forse il nostro autore da una dinastia di faraoni? Pare di no! Nato al Cairo nel 1913 da genitori illetterati appartenenti alla media borghesia e originari di Damietta, città portuale alla foce del Nilo affacciata sul Mar Mediterraneo, Cossery frequenta i licei cattolici francesi della città, com'era in uso tra le famiglie del suo ceto sociale. Lettore vorace fin da giovanissimo, fa il suo esordio fulminante sulla scena letteraria locale nel 1930, quando un periodico egiziano in lingua francese decide di pubblicargli un racconto. Nel 1940 viene dato alle stampe il suo primo  libro Gli uomini dimenticati da Dio. C'è già tutto Cossery con la sua prosa implacabile e delicata, la vena narrativa potente e precisa, la sua sferzante ironia sempre al limite del sarcasmo, il suo universo di uomini ai margini della società che conta: i mendicanti, i dormiglioni, i raccoglitori di cicche, i saltimbanchi, le prostitute, i fumatori di hashish, gli ammaestratori di scimmie, gli storpi, gli avventurieri, i perdigiorno, gli intellettuali falliti, i ladruncoli delle viuzze del Cairo. Quell'umanità di derelitti, insomma, che esce dalla Storia con la stessa noncuranza con cui vi è entrata, dalla porta di servizio. La vera alternativa per questa umanità votata alla miseria ancor prima di nascere non può essere Dio. "Se siamo poveri è perché Dio ci ha dimenticati, figlio mio. "Dio!" disse il bambino. "E quando si ricorderà di noi, papà?" "Quando Dio dimentica qualcuno, figlio mio, è per sempre." Nè può esserlo la fantasia applicata alla miseria "Perché attenta alla nostra dignità di poveri."  La vera alternativa ad una condizione di veglia caratterizzata dalla miseria è il tempo del sonno, cioè l'intermezzo in cui il tempo "ripulito dagli uomini e dalle loro continue chiacchiere, si fa più degno."  Il problema del tempo affiora fin dai primissimi racconti di Cossery, concorrendo, nei suoi esiti, a dar vita ad una simbiosi tra l'autore, la sua esistenza e la sua Opera, tale da rendere labili i confini che li separano. Tutti i racconti e i romanzi di questo emblematico autore sono ambientati al Cairo e a Damietta, i luoghi della sua infanzia e adolescenza. Parlando di sé amava ripetere: "sono e rimango un egiziano di cultura e lingua francese, con un universo egiziano." Un universo i cui protagonisti sono lui stesso e i suoi amici, un universo psicogeografico evocato e declinato in tutti i suoi libri, un universo i cui attori si muovono ignari delle logiche per l'utile economico,  estranei al  tempo scandito dai ritmi del lavoro e del consumo: un universo al quale rimane fedele, in teoria e in pratica, per tutta la vita. Nei suoi scritti Cossery descrive il mondo sommerso dei marginali che cercano nel sonno e nel ricorso all'hashish non tanto una via di fuga dalla "realtà", quanto una sorta di riscatto da una condizione di veglia dalla quale non si aspettano e non possono aspettarsi nulla e alla quale, nella loro veste di derelitti e mendicanti, non hanno nient'altro da opporre se non le virtù dell'arte dell'arrangiarsi, la propria dignità e il rigetto della serietà. Per numerosisimi dei suoi personaggi vivere equivale a dormire, come in quel racconto in cui alla domestica del vecchio Hafez viene imposto di cucinare in silenzio per non disturbare il nucleo famigliare assorbito dall'attività fondamentale della giornata: il riposo. Proverbiali erano l'indolenza e una certa diffidenza di Cossery per qualsiasi forma di sforzo prolungato. Cossery, da buon orientale, eleva l'indolenza al rango di scienza umana. La sua considerazione per il tempo si traduce nel lasciarlo passare con estrema lentezza e con il minimo di grattacapi. Il perno attorno al quale ruota la giornata e - perché no? - l'intera vita dell'uomo è il sonno. Il sonno, le trame del sogno e il loro prolungamento nella veglia per mezzo dell'hashish rappresentano gli assi cartesiani entro i quali oscilla l'intera Opera di Cossery, un'Opera che, forse, senza la mescolanza di questi ingredienti non troverebbe la sua ragion d'essere.
Grazie agli effetti dell'hashish i personaggi messi in scena nei racconti e nei romanzi di Cossery riescono per un istante a far danzare perfino il fango e la sporcizia, a tessere trame e orditi che costringono il lettore a muoversi come un funambolo tra le righe di narrazioni in prosa che paiono scaturite da un sogno surreale, il sogno della miseria ad occhi aperti. Si racconta che Cossery, domiciliato presso l'Hotel Louisiane in rue de Seine a Parigi, non gradisse alcuna visita mattutina. A chi lo cercava prima di una cert'ora le generazioni di portieri, che si sono succeduti alla ricezione dell'albergo nei sessantatre anni di permanenza dello strano viaggiatore, rispondevano che Monsieur Cossery "non desidera essere disturbato prima di pranzo". In quell'albergo Cossery c'era arrivato nel 1945 e ci dormirà fino alla fine dei suoi giorni.




Titoli delle Opere dell'Autore disponibili in versione italiana

Mendicanti e orgogliosi, 2009, ed. E/O
La violenza e il riso, 2009, ed. Bartes
Gli uomini dimenticati da Dio, 2008, ed. Bur
Ambizione nel deserto, 2006, ed. Spartaco
Un complotto di saltimbanchi, 1994, Giunti Editore

giovedì 18 aprile 2019

Seconda assemblea delle assemblee dei Gilet jaunes a St. Nazaire - 5/7 aprile 2019






Resoconto di un delegato del sud della Francia (A seguire gli appelli ufficiali e le dichiarazioni dell’assemblea rinviate per validazione alle assemblee locali)

Venerdì
Si arriva a St. Nazaire in due tappe il mattino del 5 alla ricerca della nuova casa del popolo installata al posto della vecchia sede dell’ANPE (Agenzia nazionale per l’impiego). Dopo una deriva piuttosto lunga tra il divertente e il ripetitivo, la Casa del popolo appare nel grigio piovigginoso di St. Nazaire.

Si entra per presentarsi al controllo che verifica i delegati e gli osservatori le cui prerogative divergono: gli uni designati dalle assemblee locali votano le proposizioni mentre gli altri seguono su schermo i dibattiti e gli scambi sotto la grande tenda vicina all’edificio centrale visibile nella foto sopra.
Prima buona notizia: ci sono almeno altrettante donne che uomini e un buon numero di giovani, anche se la connotazione patriarcale della lingua privilegia come sempre il maschile ignorando le delegate e le osservatrici.
La casa del popolo appena ottenuta è stata adattata per ricevere l’insieme delle delegate e dei delegati grazie a una demolizione preventiva di una parte dei muri interni dell’edificio. Un grosso lavoro, in verità, documentato in un video!
Siamo 700 presenti in tutto più un centinaio di organizzatori e sostenitori che si occupano benevolmente della logistica, dei pasti e del funzionamento dell’assemblea.
Un piatto caldo offerto a chi arriva ci introduce nell’ambiente tranquillo della seconda assemblea delle assemblee dei Gilet jaunes.
Alle 14 h comincia la prima assemblea plenaria che ci accoglie calorosamente introducendo anche il programma per la giornata.
Per la prima volta risuonano le parole della canzone che sarà la colonna sonora scandita a ripetizione lungo tutto l’incontro . “Siamo qui, anche se a Macron non piace siamo qui ...”.
Finita la musica, veniamo a sapere che si potrà trovare la Piattaforma dell’assemblea in corso su Rise up.net.
L’incontro concerne all’incirca 250 delegazioni sul totale dei gruppi di Gilet jaunes esistenti.
Gli organizzatori introducono gli scambi ricordandoci che siamo di fronte a un’enorme sfida, che il compito è improbo e che non si deve aver paura di sbagliare e dell’imperfezione. Il che mi pare rassicurante quanto necessario.
Si è alla ricerca di un’intelligenza collettiva che il vecchio mondo dello sfruttamento e dell’alienazione non prende mai in considerazione. Da questa constatazione può cominciare il cambiamento: dalla ricerca di complementarità, di convergenze.
Le divergenze non vanno vissute come un problema. Si devono registrare per trasformarle in un’occasione d’arricchimento reciproco.
Il primo obiettivo è fare conoscenza, il secondo portare dei progetti. Tutto il lavoro comune sarà rinviato alle assemblee locali che decideranno e restituiranno le loro scelte all’assemblea delle assemblee per una sintesi finale.
L’assemblea plenaria sfocia su una serie di gruppi di lavoro di circa 40 persone ciascuno in cui ognuno presenta molto brevemente una sintesi dell’attività del suo gruppo locale di riferimento. Le azioni sono spesso simili ma ognuna aggiunge qualche piacevole differenza creativa: il gruppo di Saillans (Drôme), per esempio ha inventato un quiz da proporre alla popolazione in cui si chiede quanti salari minimi si devono sommare per arrivare al guadagno di un qualunque ricco del CAC 40. Il privilegio che ne risulta è decisamente rivoltante, ma, al di là della rabbia, emerge sempre e soprattutto l’esigenza comune di un’autogestione autentica della vita praticata nel quotidiano.
La commissione sui mass-media propone la preparazione di una “primavera gialla”. La sintesi delle conclusioni della prima assemblea di Commercy di cui questa assemblea è il seguito, ricorda una serie di proposizioni e di esperienze scaturite dai diversi gruppi che l’hanno composta.
Eccone alcune:
1) Concentrarsi sulle situazioni locali con un approccio particolarmente attento ai gruppi d’affinità che vi operano (Commercy)
2) Convocazione di Stati Generali per porsi la questione di un’eventuale assemblea costituente (Proposta sostenuta da alcuni gruppi diversi)
3) Creazione di una carta comune (Montpellier)
4) Considerazioni sulle elezioni europee escludendo ogni partecipazione dei Gilet Jaunes. Appello internazionale di denuncia della mascherata elettorale (St. Nazaire)
5) Questionario di rivendicazioni dei Gilet jaunes costituito di 100.000 contributi personali riguardanti 39 departements (I dipartimenti francesi sono una via intermedia tra le province e le regioni italiane). Il tutto riproposto sulla piattaforma del “vero dibattito” (opposto dai Gilet jaunes al “grande dibattito” spettacolare governativo) inclusivo di assemblee di deliberazione popolare (Carcassonne)
Alla fine del pomeriggio (tra le 5 h e le 7 h) è seguito un atelier riguardante il tema del municipalismo come una delle attività specifiche delle Case del popolo nelle loro situazioni locali.
Il municipalismo in questione è appunto una politica di riappropriazione della sfera politica a partire dal locale. Gli scambi hanno parlato anche della situazione attuale (93 comuni sono già disponibili a trasformare l’organizzazione comunale in democrazia diretta) evocando, al contempo, anche l’evoluzione antiproduttivistica delle città in transizione.
Una carenza della conoscenza storica del municipalismo è stata rilevata a riguardo dell’importanza delle sezioni parigine del 1789, dei soviet del 1917, del consigliarismo e dello spartachismo del 1919, delle comuni spagnole del 36/38, delle esperienze di Bookchin e del municipalismo libertario nel Vermont (USA), dell’esistenza di un movimento di ecologia sociale vicina al municipalismo in Francia e in Europa, fino all’esperienza attuale di un municipalismo libertario curdo in Rojava.
SABATO
La seconda giornata dell’incontro comincia di buon’ora. Si assaggiano il burro e il miele di Notre Dame des Landes. Molti sostenitori benevoli dell’incontro sono passati di là. Sotto la pioggia ci si riscalda con il caffè, il the e il cioccolato. Latte e cioccolato sono messi a disposizione da un contadino locale. Tutto è a prezzo libero.
Uno spirito fraterno conferma il clima conviviale del nuovo mondo in gestazione.
Alle 9 h ha luogo la restituzione in assemblea plenaria del dibattito di venerdì. Emerge che i contributi dei diversi gruppi non sono restituiti in modo abbastanza fedele a quanto era scaturito nei dibattiti del giorno prima. Molti delegati notano questa imperfezione e l’assemblea registra che si dovrà far meglio in seguito. Ciò non toglie che il dialogo circoli con ricchezza e che le conoscenze migliorino nonostante i limiti registrati. Si ricorda l’esortazione dell’avvio a non pretendere la perfezione poiché siamo all’inizio di una rivoluzione dai tempi lunghi. La democrazia diretta è un esperimento più complesso che complicato, ma davvero poco abituale per un’umanità costretta da millenni in gerarchie produttivistiche. Un punto della situazione dell’intero movimento ricorda la distruzione e la ricostruzione di capanne sulle giratorie. La questione di come prolungare il movimento si pone insieme con quella dei contatti con la popolazione. Emerge l’esigenza di una ricerca di nuovi utensili, l’importanza di un lavoro di educazione popolare all’esterno e all’interno del movimento, l’organizzazione di feste necessarie a promuovere un movimento inclusivo. Bisogna passare dalle capanne sulle giratorie alle case del popolo (si ricorda la pubblicazione appena realizzata ma non ancora disponibile di una brochure su Come aprire una Casa del popolo).
Poiché il movimento è impegnato in una maratona e non in uno sprint, bisogna prevedere delle coordinazioni dipartimentali, regionali e nazionali restando ben attenti a non creare mai gerarchie in modo da garantire l’orizzontalità necessaria alla democrazia reale.
La mattina si conclude sottolineando diversi punti dello sviluppo necessario:
1) Trovare nuove forme d’azione
2) Occuparsi a fondo della comunicazione interna e d esterna
3) Stabilire chiaramente quel che ci unisce e quel che ci divide per favorire un’evoluzione coerente del movimento
4) Far progredire il contatto con gli ecologisti e i sindacati
5) Prevedere per l’organizzazione dei Comitati d’iniziativa popolare, dei collettivi sul referendum d’iniziativa popolare e sull’ecologia
6) Disfare quel che ci impedisce di funzionare, ricostruire quel che ci unisce.
7) Occuparsi della questione dei beni comuni e fare attenzione alle originalità di ciascun gruppo. Prevedere la costituzione di mercati alternativi al mercato capitalista e al suo business.
La mattina si conclude con un appello al boicottaggio delle elezioni europee (Vedi gli appelli e le dichiarazioni che seguono).
Il pomeriggio si apre con un’assemblea plenaria in cui si fa una sintesi degli scambi del mattino. Poi enumerazione e discussione sulle cose fatte o da fare:
Pedaggio gratuito sulle autostrade
Intervento negli aeroporti e nei supermercati
Salire sui treni senza biglietto e discutere con i viaggiatori sullo stato dei trasporti.
Si ripete molte volte che i resoconti prodotti saranno inviati a tutti i gruppi locali per una loro decisione sovrana.
Dalle 5 h alle 7 h i gruppi di lavoro si concentrano su temi differenti
L’autore di questo testo ha partecipato al gruppo di contatti internazionali che si occupa delle traduzioni in diverse lingue e s’interroga sull’eventualità di una manifestazione a Bruxelles in relazione con le elezioni europee.
La sera un fuoco d’artificio autogestito e ancora una volta il SIAMO QUI scandito in coro concludono la giornata.
DOMENICA
La chiusura è prevista per le 5/6 h.
Si comincia evocando l’importanza di uno sviluppo delle CANTINE di LOTTA che esistono già e che funzionano per bene volato e a prezzo libero. Tutta la logistica dell’assemblea è assicurata in questo modo. Il movimento fa riflettere le teste ma nutre anche le pance. Si ringrazia ancora il contadino locale (a 10 km) che ha offerto il cioccolato caldo per tutti.
Si ricorda la decisione di produrre tutti insieme un appello video il pomeriggio. L’importanza di riuscire a far scendere nel locale le proposte e far risalire le decisioni per formularle collettivamente è al cuore del dibattito.
Tutte le questioni emerse nei due giorni nell’assemblea sono riprese e sottomesse al voto dei delegati. Personalmente non avevo mai votato tanto in tutta la mia vita.
Alla fine, con qualche critica, conflittualità, diffidenze e difficoltà la fraternità ha potuto tener insieme i pezzi comuni evitando tuttavia di confrontarsi con le questioni più discordanti come la posizione da assumere di fronte alla violenza di ogni bordo.
Alla fine dell’assemblea di St. Nazaire, imperfetta ma esistente come una luce riconfortante nella nebbia, ecco come la volontà fraterna è stata concentrata in tre frasi finali dal gruppo organizzatore:
1) ricerca del consensuale
2) rifiuto dei leader
3) Assemblea delle assemblee come piattaforma che rispetta la sovranità dei gruppi locali.
La prossima assemblea ha ricevuto un voto indicativo d’approvazione nei confronti di Montceau-les-Mines, in Borgogna, piuttosto che Montpellier e il Var che si sono proposti congiuntamente in due fasi separate. Tuttavia, anche in questo caso, saranno i gruppi locali a decidere definitivamente.

Seguono appelli e dichiarazioni

Appello della seconda assemblea delle assemblee dei Gilet jaunes a St. Nazaire

Quest’appello dipende dalla convalida, emendamento o rigetto da parte dei gruppi, ronds-points (le giratorie occupate dal movimento) o assemblee locali dei Gilet jaunes. La loro decisione sarà resa pubblica.
Noi Gilet jaunes costituiti in Assemblea delle assemblee locali, riuniti a St. Nazaire il 5,6,7 aprile 2019 ci rivolgiamo al popolo nel suo insieme.
In seguito alla prima assemblea di Commercy, circa 200 delegazioni presenti continuano la loro lotta contro le politiche di estremismo liberale per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.
Nonostante l’escalation repressiva del governo, l’accumulazione di leggi che aggravano per tutti le condizioni di vita distruggendo i diritti e le libertà, la mobilitazione si radica per cambiare il sistema incarnato da Macron!
Come sola risposta alle aspirazioni convergenti dei Gilet jaunes e di altri movimenti di lotta, il governo cade nel panico e oppone una deriva autoritaria.
Da cinque mesi, dovunque in Francia, sui ronds-points, nei parcheggi, nelle piazze, ai pedaggio autostradali, nelle manifestazioni, in seno alle assemblee, noi continuiamo a dibattere, a batterci contro ogni forma di diseguaglianza, d’ingiustizia, di discriminazione e per la solidarietà e la dignità.
Noi rivendichiamo:
- l’aumento generale dei salari, delle pensioni e dei minimi sociali
- dei servizi pubblici per tutte e tutti
La nostra solidarietà e le nostre lotte si rivolgono in particolare ai nove milioni di persone che vivono sotto il livello della povertà.
Coscienti dell’urgenza ambientale, noi affermiamo: “fine del mondo fine del mese, stessa logica, stessa lotta”!
Di fronte alla mascherata del grande dibattito, di fronte a un governo non rappresentativo e al servizio di una minoranza di privilegiati, noi mettiamo in funzione le nuove forme di unna democrazia diretta.
Concretamente, noi riconosciamo che l’Assemblea delle assemblee può ricevere delle proposizioni venute dalle assemblee locali ed emettere delle orientazioni (come l’appello della prima Assemblea delle assemblee di Commercy). Queste orientazioni sono poi sistematicamente sottomesse ai gruppi locali.
L’Assemblea delle assemblee riafferma la sua indipendenza da tutti i partiti politici, organizzazioni sindacali e non riconosce alcun leader autoproclamato.
Durante tre giorni, in assemblea plenaria e attraverso gruppi tematici, abbiamo tutte e tutti dibattuto ed elaborato delle proposte sulle nostre rivendicazioni, azioni, mezzi di comunicazione e di coordinamento.
Ci iscriviamo nella durata e decidiamo di organizzare una prossima Assemblea delle assemblee a Giugno.
Per rinsaldare il rapporto di forze e mettere l’insieme dei cittadini e cittadine in ordine di battaglia contro questo sistema, l’Assemblea delle assemblee fa appello ad azioni il cui calendario sarà prossimamente diffuso tramite un’apposita piattaforma numerica resa sicura.
L’Assemblea delle assemblee invita ad ampliare e rinforzare le assemblee locali sovrane e a crearne di nuove.
Invitiamo l’insieme dei Gilet jaunes a diffondere quest’appello e le conclusioni della nostra assemblea.
I risultati dei lavori realizzati in plenaria sono a disposizione delle assemblee locali per alimentare le azioni e le riflessioni delle assemblee.
Lanciamo diversi appelli: sulle elezioni europee, sulle assemblee cittadine e popolari locali, contro la repressione e per l’annullamento delle pene dei prigionieri e condannati del movimento.
Ci sembra necessario prendere un tempo di tre settimane per mobilizzare l’insieme dei Gilet jaunes e convincere quelle e quelli che non lo sono ancora!
Chiamiamo a una settimana gialla di azioni dal 1 maggio.
Invitiamo tutte le persone che si oppongono all’accaparramento del vivente ad assumere uno stato di conflitto con il sistema attuale per creare insieme, con tutti i mezzi necessari, un nuovo movimento sociale ecologico popolare. Il moltiplicarsi delle lotte attuali ci invita a cercare l’unità d’azione.
Invitiamo a combattere collettivamente, a tutti i livelli del territorio, per ottenere la soddisfazione delle nostre rivendicazioni sociali, fiscali, ecologiche e democratiche.
Coscienti di dover combattere un sistema globale consideriamo che si dovrà uscire dal capitalismo.
Così noi costruiremo collettivamente quel famoso “tutte e tutti insieme” che scandiamo e che rende tutto possibile: noi costruiremo tutte e tutti insieme a tutti i livelli del territorio.
Il potere del popolo, dal popolo, per il popolo.
Non osservateci, unitevi a noi!
L’ Assemblea delle assemblee dei Gilet jaunes


Riconquistiamo il nostro potere decisionale, spazio alle assemblee popolari
Noi, Gilet Jaunes riuniti nell’Assemblea delle assemblee, invitiamo l’insieme dei Gilet Jaunes e tutte le nostre concittadine e tutti i nostri concittadini a impegnarsi nella riappropriazione del nostro potere politico.
Un passo importante di questa riconquista passa per il livello locale. Noi invitiamo a creare una o più assemblee cittadine e popolari in ogni comune in Francia dove ciò è possibile. Questo potere ci è stato, in effetti, confiscato come lo vediamo in diversi ambiti: ecologia, pubblico/privato (privatizzazioni), democrazia, ecc.
Queste assemblee sono l’espressione della volontà popolare. Ogni assemblea porta avanti le proprie esperienze in piena autonomia nel rispetto dell’interesse collettivo (riguardo ad associazioni, singoli Gilet Jaunes, gruppi di cittadini, associazioni di quartiere, presentazione o meno di liste, ecc.)
Invitiamo le assemblee cittadine e popolari, così create, a federarsi in una rete scambiando le loro esperienze.
Impariamo di nuovo a condividere le nostre preoccupazioni e a definire insieme ciò che vogliamo!
Impariamo a vivere di nuovo insieme dove viviamo!


Appello per una convergenza ecologica
L’Assemblea delle assemblee dei Gilet Jaunes prende atto dell’urgenza ambientale, sociale e democratica. È la stessa logica dello sfruttamento all’infinito del capitalismo che distrugge gli esseri umani e la vita sulla Terra.
La limitazione delle risorse ci costringe a porci la questione della loro condivisione e del controllo della produzione. Il cambiamento climatico, il collasso della biodiversità e il pericolo nucleare sono tutte minacce per il nostro futuro.
I beni comuni (acqua, aria, suolo, diritto a un ambiente sano) non devono essere trasformati in merci.
La tassa sulle emissioni di carbonio è l’esempio perfetto della falsa ecologia punitiva che mira le persone che non sono responsabili. Tuttavia, ci sono responsabili e inquinatori da affrontare direttamente attraverso azioni coordinate.
I Gilet Jaunes invitano tutti quelli che vogliono fermare la distruzione del Vivente ad assumere uno stato di conflitto contro il sistema attuale, per creare insieme, attraverso ogni mezzo necessario, un nuovo movimento sociale, ecologico e popolare.
L’indignazione non è più sufficiente, passiamo all’azione!
Il pianeta blu ha bisogno del giallo per rimanere verde!


Sabato 18 maggio – Atto 27 dei Gilet Jaunes
Chiediamo l’annullamento delle condanne degli arrestati e dei condannati del movimento
Da cinque mesi, la repressione della polizia e giudiziaria contro il movimento dei Gilet Jaunes è gigantesca. Si contano migliaia di feriti, ventidue persone accecate, cinque mani mutilate e una persona uccisa. Le violenze della polizia che mutilano e uccidono sono un atto d’intimidazione politica, cercano di terrorizzarci per impedirci di agire: costituiscono un crimine di Stato. Per giustificare questo crimine, il governo, con il sostegno di alcuni media, criminalizza tutti quelli che contestano la sua politica. La repressione giudiziaria segue le violenze della polizia per soffocare il movimento: 8.700 fermi, 2.000 processi di cui 1.500 con comparizione immediata, circa il 40% di pene detentive severe, oltre 400 mandati di carcerazione.
Quello che stiamo vivendo oggi è la vita quotidiana dei quartieri popolari da decenni. Ora, l’autoritarismo si sta diffondendo in tutta la società.
Noi, Gilet Jaunes riuniti nell’Assemblea delle assemblee a Saint-Nazaire, facciamo appello a un grande atto nazionale sabato 18 maggio in tutta la Francia, in occasione dell’Atto 27.
Noi esigiamo:
– l’annullamento delle pene di migliaia di arrestati e condannati del movimento dei Gilets Jaunes e tutte le altre lotte criminalizzate
– l’annullamento dei procedimenti che gravano sulle persone imputate e accusate
– la difesa delle libertà pubbliche e dei diritti fondamentali
– il riconoscimento delle centinaia di persone rinchiuse, nell’ambito dei Gilet Jaunes, dei quartieri popolari e di tutte le lotte per difendere il bene, come prigionieri politici
– il divieto immediato delle LBD 40 e delle granate offensive.
Dobbiamo resistere a quest’autoritarismo con tutte le nostre forze!
Facciamo appello al rafforzamento e alla costituzione di casse di sostegno esistenti, e di gruppi di supporto legale. Facciamo appello alla creazione di una piattaforma nazionale per individuare i casi di repressione giudiziaria, sostenere gli imputati, sostenere le persone carcerate. Chiediamo di condividere tutte le conoscenze al fine di difendersi dalla repressione poliziesca e giudiziaria.
Sabato 18 maggio, incontriamoci ovunque per manifestare e riunirci di fronte ai tribunali e alle prigioni! Incontriamoci per esprimere tutta la nostra solidarietà con i nostri feriti, i nostri detenuti e le loro famiglie.
I Gilet Jaunes dell’Assemblea delle assemblee invitano anche a partecipare alla manifestazione del 13 aprile per il ritiro della legge “anticasseurs”.
Quest’appello sarà condiviso e trasmesso nei gruppi, alle rotatorie e nelle assemblee generali locali in modo che possano farlo proprio e farlo vivere se lo desiderano!


Appello all’azione e alla mobilitazione
per il periodo delle elezioni europee
Noi, Gilet Jaunes riuniti all’Assemblea delle assemblee di Saint-Nazaire, denunciamo il carattere antidemocratico e ultraliberale delle istituzioni europee. Il Parlamento europeo che abbiamo eletto non ha nemmeno il potere di proporre una legge! La Commissione europea decide tutto senza alcun controllo democratico. Le istituzioni europee sono sottoposte alla pressione di 25.000 lobbisti nella sola capitale europea!
A differenza del modello attuale, i Gilet Jaunes portano avanti un modello di democrazia diretta, in cui l’interesse generale ha la precedenza sugli interessi particolari. Un modello democratico in cui le nostre condizioni di vita e di lavoro, i vostri diritti e la qualità dei nostri servizi avranno finalmente la precedenza.
Il nostro principio fondatore è l’autonomia dei gruppi di Gilet Jaunes e degli individui in generale. Per questo motivo abbiamo scelto di non dare alcuna indicazione di voto e nemmeno di partecipare a queste elezioni. Noi denunciamo tutti i tentativi di costituire una lista politica in nome dei Gilet Jaunes!
Invitiamo i Gilet Jaunes e le cittadine e i cittadini a fare di questo periodo elettorale un momento importante di mobilitazione. Noi proponiamo:
– di organizzare una campagna di informazione e sensibilizzazione contro le istituzioni europee e le loro politiche liberiste.
– di prendersi gioco di questa farsa elettorale. Ci affidiamo alla creatività dei gruppi locali, ad esempio: carnevale, voto parallelo nelle bare gialle, attacchinaggio giallo, presenza gialla il giorno delle votazioni il 26 maggio, ecc.
Proponiamo ai Gilet Jaunes belgi di co-organizzare una convergenza di tutti i popoli a Bruxelles. Perché, qualunque sia il risultato della votazione, dovremo contare su di noi! É nella lotta che si costruirà l’Europa dei popoli.
Proponiamo a tutti i popoli d’Europa di accogliere quest’appello, di tradurlo nella propria lingua, o di prenderne ispirazione per fare il proprio. È conducendo una lotta coordinata contro i nostri sfruttatori comuni che getteremo le basi per un accordo fraterno tra i popoli d’Europa e non solo.




giovedì 31 gennaio 2019

Appello della prima assemblea delle assemblee dei Gilets jaunes




Noi Gilets jaunes delle rotonde, dei parcheggi, delle piazze, delle assemblee delle manifestazioni ci siamo riuniti questo 26 e 27 gennaio 2019 in un’assemblea delle assemblee comprendente un centinaio di delegazioni che rispondono all'appello dei Gilets jaunes di Commercy.
Dal 17 novembre, dal più piccolo villaggio, dal mondo rurale alle città più grandi ci siamo sollevati contro questa società profondamente violenta, ingiusta e insopportabile. Non ci lasceremo più prendere in giro!
Ci rivoltiamo contro il carovita, la precarietà e la miseria. Per i nostri cari, le nostre famiglie e i nostri figli, vogliamo vivere nella dignità. 26 miliardari possiedono quanto la metà dell'’umanità, è inaccettabile. Condividiamo la ricchezza non la miseria!
Facciamola finita con le diseguaglianze sociali! Esigiamo l’aumento immediato dei salari, dei minimi sociali, delle indennità e delle pensioni, il diritto incondizionato all'alloggio e alla salute, all’educazione e ai servizi pubblici gratuiti per tutti.
È per tutti questi diritti che occupiamo quotidianamente le rotonde, organizziamo delle azioni, delle manifestazioni e dibattiamo ovunque. Con i nostri gilets jaunes ci riprendiamo la parola, noi che non l’abbiamo mai.
Tuttavia, qual è la risposta del governo? La repressione, il disprezzo, la denigrazione. Dei morti e migliaia di feriti, l’uso massiccio di armi che mutilano, accecano, feriscono e traumatizzano. Più di mille persone sono state arbitrariamente condannate e imprigionate.
E ora la nuova legge detta “anticasseurs” mira semplicemente a impedirci di manifestare. Noi condanniamo tutte le violenze contro i manifestanti sia che vengano dalle forze dell'’ordine sia da gruppuscoli violenti. Niente di tutto questo ci fermerà! Manifestare è un diritto fondamentale. Fine dell'impunità per le forze dell'’ordine! Amnistia per tutte le vittime della repressione!
E che imbroglio quel grande dibattito nazionale che è, di fatto, una campagna di comunicazione del governo che strumentalizza le nostre volontà di dibattere e di decidere! La vera democrazia noi la pratichiamo nelle assemblee, sulle rotonde, non sui palcoscenici televisivi né nelle pseudo tavole rotonde organizzate da Macron. Dopo averci insultato e trattato da meno di niente, ecco che ci presenta ora come una folla gonfia di odio, di stampo fascista e xenofoba. Noi siamo, invece, tutto il contrario: né razzisti, né sessisti, né omofobi, noi siamo fieri di essere insieme con le nostre differenze per costruire una società solidale.
Siamo forti della diversità delle nostre discussioni; in questo stesso momento centinaia di assemblee elaborano e propongono le loro rivendicazioni. Le quali riguardano la democrazia reale, la giustizia sociale e fiscale, le condizioni di lavoro, la giustizia ecologica e climatica, la fine delle discriminazioni.
Tra le rivendicazioni e le proposte strategiche più dibattute troviamo l’eradicazione della miseria in tutte le sue forme, la trasformazione delle istituzioni (RIC, assemblea costituente, fine dei privilegi dei deputati...), la transizione ecologica (precarietà energetica, inquinamenti industriali...), l’uguaglianza e la considerazione per tutte e tutti, qualunque sia la loro nazionalità (persone handicappate, uguaglianza di genere, fine dell'abbandono dei quartieri popolari, del mondo rurale e dei territori d’oltremare).
Noi, Gilets jaunes, invitiamo ognuno a unirsi a noi con i suoi mezzi e le sue capacità. Lanciamo un appello a continuare gli atti (atto 12 contro le violenze poliziesche, davanti ai commissariati, atti 13, 14...), a continuare l’occupazione delle rotonde e il blocco dell'economia, a preparare uno sciopero massiccio e reiterabile a partire dal 5 febbraio.
Invitiamo a formare dei comitati sui luoghi di lavoro, di studio e dovunque questo sciopero possa essere attuato alla base dagli stessi scioperanti. Prendiamo in mano i nostri affari! Non restate soli, unitevi a noi! Organizziamoci in maniera democratica, autonoma e indipendente! Quest’assemblea delle assemblee è una tappa importante che ci permette di discutere delle nostre rivendicazioni e dei nostri mezzi d’azione. Federiamoci per trasformare la società!
Noi proponiamo all’insieme dei Gilets jaunes di fare circolare quest’appello. Se in quanto gruppo di Gilets jaunes vi conviene, inviate la vostra firma a Commercy. Non esitate a discutere e formulare delle proposte per le prossime assemblee delle assemblee che stiamo già preparando.
Macron dimissioni! Viva il potere al popolo, per il popolo e attraverso il popolo.
Appello proposto dall’Assemblea delle assemblee di Commercy adottato in seguito in ciascuna delle assemblee locali dei Gilets jaunes

I gilets jaunes emigranti dell'interno





Il potere è sordo al discorso dei Gilets jaunes, li tratta come una nocività e replica alla loro collera con una violenza spettacolare che si pretende legittima ma che attizza delle risposte maldestre e trasforma in propaganda statalista la distruzione che ne consegue. Per l’oligarchia dominante di cui i giornalisti sono il microfono e i politici sono i maggiordomi, i Gilets jaunes sono un problema da contenere, da risolvere, sono i migranti dell'’interno di cui ci si deve sbarazzare.

Così il delirio di potenza dei detentori del dominio ha spinto i Bras-nus del XXI° secolo a scavare nella loro umanità fino ad accorgersi che quel che è in gioco è molto di più di un’elemosina sul potere d’acquisto. Quel che è in gioco (da un sacco di tempo, del resto, e non solo in Francia) è l’emancipazione della specie, la festa rivoluzionaria capace di mettere gioiosamente fine a una società mortifera, a un modo di produzione – il capitalismo – diventato ormai, in nome del profitto economico, un modo di distruzione di ogni socialità umana, fino alla biosfera che rende la vita materialmente possibile. Così la preoccupazione rispettabile e urgente ma minimalista, di lottare per rendere vivibile la fine del mese, si è congiunta naturalmente alla necessità d’impedire la fine del mondo decretando la fine di un mondo che non vogliamo perché non è il nostro.
Una vera democrazia presuppone il potere del popolo; Vale a dire un potere condiviso da tutti che solo la struttura del Consiglio può garantire. Vale a dire un’organizzazione sociale in cui la comunità laica reale si sostituisce allo Stato affinché il popolo, riunito DIRETTAMENTE in assemblea, decida liberamente di tutto quel che lo riguarda trovando, attraverso la discussione, delle soluzioni ai problemi che emergono, avendo come obiettivo l’unanimità (sempre difficile e raramente immediata, ma assai spesso possibile tra individui sociali uguali, liberi e fraterni).
Quando l’unanimità non è all'ordine del giorno, il voto è un metodo decisionale che permette di avanzare, di evolvere nel senso considerato migliore dal più gran numero. Il che non impedisce alle minoranze di esprimere la loro autonomia e la loro differenza nel rispetto della decisione della maggioranza. Sono rare le situazioni in cui l’incompatibilità tra maggioranza e minoranza può spingere a una rottura, ma se le affinità scompaiono, come può succedere in ogni storia d’amore, ognuno e ognuna (e ogni gruppo) deve poter riprendere la sua libertà senza impedire quella degli altri.
Con questa descrizione, certo insufficiente e meritoria di un più ampio sviluppo, sto delineando quel che si chiama una democrazia diretta. Cosciente di ripetermi, aggiungo reale, perché una democrazia non è reale se il popolo non è il soggetto abilitato a decidere direttamente del suo destino (si potrebbe parlare di popolo sovrano, ma questo aggettivo è stato talmente inquinato dagli oscurantismi reazionari che risulta ambiguo).
Grande è la differenza tra il popolo libero che discute e vota nei consigli per decidere e i servitori volontari che eleggono i loro dittatori. Questo è il trucco della democrazia rappresentativa che la rende insopportabile.
In una democrazia reale, i soli rappresentanti plausibili sono scelti come porta-parola della volontà generale stabilita dal Consiglio (da molteplici consigli federati tra loro). La rappresentazione è una necessità pratica di fronte al gran numero, ma non deve mai diventare un alibi per instaurare una verticalità di potere che si traduce sempre in gerarchie e in dominio. Dunque revocabilità costante dei rappresentanti e loro controllo continuo da parte del Consiglio e degli individui che li hanno nominati. Niente più Stato, ma una federazione allargata dei Consigli che hanno come base il locale – il qui e ora – pur restando collegati fino al planetario, passando per regioni, nazioni e continenti senza la minima perdita di autonomia.
La fine dello Stato coincide, del resto, con la fine del nazionalismo poiché l’obiettivo della nazione antropologica è l’internazionalismo che si oppone agli Stati-nazione includendo delle nazioni federate, fraterne e libere da ogni connotazione sciovinista. Così la nostra Europa libertaria cancellerà la loro Europa liberale e mafiosa.
È eludendo quest’esigenza intimamente umana al cuore della comunità incompiuta e martoriata dal patriarcato e dal produttivismo che la lotta di classe e di genere è cominciata parecchi millenni fa, per volontà di potere e perversione narcisista.
I dominanti e le dominate di entrambi i generi sono il risultato di una rottura dell'’orizzontalità comunitaria che è sempre fragile e di una perdita della centralità del femminile che richiede protezione dalla peste emozionale. La quale, prodotta dalle frustrazioni di un ingorgo della passione di vivere che provoca una diffusione mirabolante del carattere fallico-narcisista, favorisce l’irruzione di una mentalità autoritaria, vuoi chiaramente fascista. Così la classe dominante giustifica lo sfruttamento e l’umiliazione della donna “subalterna” e dell'’uomo “inferiore” da parte del maschio dominante e della donna collaborazionista. Hitler, Stalin e Thatcher stessa lotta, ma non sono, certo, stati i primi né gli unici lungo il corso della storia. Le religioni monoteiste e l’economia politica condividono la responsabilità del totalitarismo che monta.
Così, con o senza un piccolo gilet jaune sulle spalle, è il destino umano dell'umanità che potrà forse cambiare rotta.
Sergio Ghirardi, 30 gennaio 2019