martedì 18 giugno 2013

I DIRITTI DEL CONSUMATORE DI SPETTACOLO



Il processo del M5S alla Gambaro lede il diritto alla libertà d’opinione


Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, Art. 21: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Beppe Grillo e i suoi più fedeli seguaci ha deciso di ledere questo diritto insindacabile?
Persino la nostra psiche ha bisogno della diversità: la rigidità dell’io, del Super-io, sono dannose per il singolo individuo e portano a nevrosi. Affinché ci sia sanità mentale la nostra psiche ha bisogno di sintesi tra antinomie, di più visioni, di elasticità. Un individuo rigido mentalmente oltre a soffrire personalmente struttura la sua vita in regole inficianti e difficili da sostenere anche per gli altri. Le regole sono cosa buona e giusta fino a quando non diventano pensiero unico, rigidità e paranoia.
Tutto questo trasportato in un gruppo diventa pernicioso. Se il mito fondante di un gruppo si basa su paranoia, rigidità, mito messianico e terrore del pensiero libero e delle differenze, come si può pensare che i fini di questo gruppo possano contribuire alla democrazia? Se persino la democrazia individuale è assicurata da una mente elastica che sa vagliare vari punti di vista, figuriamo in un gruppo, per di più politico, quanto sia importante saper tollerare, accogliere e riflettere sulle diversità di vedute. Che Grillo interrompa subito questo scempio.
Chi ha una critica da esporre, chi ha il coraggio di esprimere un’opinione diversa, va accettato, ascoltato , rispettando il diritto al libero pensiero. Questo processo alla senatrice Gambaro è uno spettacolo indecoroso e può sancire una deriva da cui sarà difficile tornare indietro.


Commento di Sergio Ghirardi, finalmente apparso sul Fatto dopo esser passato tra le grinfie del moderatore, tipico esempio di rispetto della libertà d’espressione:

Comincio a preoccuparmi. Non per Grillo che per me, urli o sussurri, dica cose sensate o deliri, conta uno e non è il rappresentante ufficiale di niente. Non per la Gambaro che sul filo del rasoio tra eletta narcisista ben retribuita e cittadina anticasta al servizio del bene comune farà le sue scelte.
La questione sociale va posta per intero non con lo spezzettamento utile ai moralismi borghesi e all'embrassons nous tra carogne sempre pronte a intese più larghe.
Certo io difendo la totale, assoluta libertà d'espressione per tutti e comunque, persino per i mostri. Figuriamoci per chi dissente in un gruppo politico. Dissentire, però, non può essere neutro e senza conseguenze. Lo psicodramma coltivato sulle espulsioni è l'albero marcio che nasconde la foresta inquinata. Puzza di un conformismo piccolo borghese che si gargarizza di diritti dell'uomo per ignorare che in loro nome si ledono meglio.
Un gruppo che ha idee, comportamenti e regole esplicite e chi  - magari a ragione - non è più d'accordo, devono separarsi. Il divorzio è il cuore di ogni matrimonio che non pretenda di essere sacro. La politica sacra è bigottismo opportunista. Chi vuole mandare a V day Grillo lo faccia liberamente, ma non pretenda di continuare a dormire nello stesso letto. A chi appartiene il letto? Ecco il nodo gordiano da affrontare ben oltre il M5s: la proprietà privata, che insieme alla famiglia e allo Stato determinano la società capitalista da cui sarebbe ora, Grillo o non Grillo, di uscire.

sabato 15 giugno 2013

Decrescita piacevole







Minima RIFLESSIONE sul BLOG del FATTO a proposito di decrescita.

Anche qui emerge, dominante, l'insopportabile idiozia di chi difende una patria soltanto ideologica, contro il nemico, lo straniero che viene a imporre la decrescita folle al progressismo, patria della bontà crescente, razionale e meravigliosa.
Basta. 
La realtà evidente è che ormai nessuno è contento e l'unico piacere sembra essere la speranza che l'altro stia peggio, capisca meno, sia lo stronzo che disperatamente si cerca come capro espiatorio.
Questa è la fase terminale della malattia produttivista: insieme al valore economico cresce una disperazione orrenda la cui sola diga rimasta è chiamarla progresso.
Io non credo che la decrescita possa essere felice, solo gli esseri umani ogni tanto lo sono, quando crescono e decrescono armoniosamente al ritmo dell’orgasmo del vivente. 
Decrescere può essere piacevole se fa star meglio chi lo decide e lo esplora non per ideologia ma per volontà di vivere e intelligenza sensibile. 
Per rompere con una crescita economica delirante, parossistica e alienata.
Nell’immediato, più intimamente, nonostante la mia solidarietà, non credo che potrò ancora a lungo sottopormi al supplizio di dialoghi virtuali con servotori volontari sordi e impotenti.

Sergio Ghirardi

Semel in anno licet insanire






Da eterno studente del dogma economico, lo sguardo del dottor Feltri (esimio volgarizzatore della teologia economicista) sulla questione sociale è da droghiere della politica. E il peggio è che, credo, sia addirittura in buona fede (ma soprattutto fede).
Nei suoi interventi chiama ripetutamente il M5s “partito”, cancellando semplicemente il dato oggettivo che il M5s si presenta come nemico acerrimo della partitocrazia (un po’ come se avesse definito la democrazia cristiana degli anni ’50, un raggruppamento di agnostici).
In effetti, Feltri è l’alberello ubbidiente di una foresta che ha bisogno per la sua sopravvvivenza che il M5s diventi alla svelta un banale partito di più. Non basta per rassicurar lorsignori che in parte, com'era del resto prevedibile, anche molti eletti/elettori del M5s si adoperino già per renderlo tale. Sia gli idioti incapaci di immaginare un’autonomia di pensiero e d’azione sia gli opportunisti che colgono l’occasione irripetibile per riempirsi le tasche di denaro e lo specchio di notorietà, lavorano già affinché tutto rientri nell’ordine delle cose.
Intanto, novello Salomone, Feltri si siede sulla poltrona imbottita di euri dell’obiettività, mentre dovrebbe leggersi (ma soprattutto capirne il senso evidente, il che è più difficile per un qualunque specialista salariato) Pierre Bourdieu e Chomsky a proposito della manipolazione mediatica. Guarda caso, preferisce indossare l’ipocrita maschera spettacolare del benpensante che vede nei media un mezzo neutro d’informazione al quale sottomettersi quasi per dovere di cittadinanza.
Va da sé (ma rischia di non andare da nessuna parte) che oltre quest’orribile spettacolo di blocco programmato delle intenzioni di un gruppo spontaneo - il M5s - sospinto da tutte le parti affinché si riduca a mandria elettorale, comincerà (o no) la storia di una democrazia reale.
Questo e non altro è in gioco. Che farsene di un governo parlamentare a 5 stelle anziché 3, 6 o nessuna, querce, ulivi o baobab, se c’è sempre qualche burocrate professionista a decidere per me e contro di me, secondo i voleri del capitalismo dominante? Un TAV qui, un inceneritore là, mentre i topi ballano e il gatto incassa le mazzette.
Tuttavia, la necessità di una rivoluzione culturale presuppone l'esistenza di una cultura soggettiva sia individuale che collettiva.
Ora l'Italia storica, frankenstein nato in fretta e furia tra monarchia e clero, poi fascismo e clero e infine clero e basta, ha inventato gli italiani a partire dall'adesione a dei dogmi successivi e similari.
Il clericalismo strutturale di destra e di sinistra ha fatto dell'Italia un paese incapace di rivoluzione, bigotto e sempre pronto a salire sul carro del vincitore per quanto miserabile e relativo (vedi recenti elezioni comunali). C'è qualcosa di patetico...in Danimarca. Tutt’intorno, il mediterraneo si solleva contro gli oscurantismi e i soprusi con diversa fortuna ma unico coraggio, mentre gli italiani restano a Letta a dormire da Prodi sulla loro via crucis millenaria.

Non so come finirà questa primavera pentastellata accerchiata da iene mafiose e rosicchiata come un formaggio dai topi dello spettacolo, ma non è poi così importante sapere se Grillo continuerà o no, se il M5s diventerà un ennesimo partito burocratico di cui comincia a portare diverse stigmate, o se saprà continuare a battersi per la transizione verso una democrazia diretta.
Importante è che un nuovo soggetto, finalmente laico e cosciente del proprio tempo, esca dai confini dell’umiliazione atavica per diffondere le basi per una rivoluzione culturale continentale capace di abolire tutti gli anciens régimes spettacolari. L’Italia, che non ha mai esportato rivoluzioni ma solo dominio, come sempre seguirà.
Un altro continente che faccia dell’Europa una Comune, Italia inclusa, è possibile se si esce dal manicheismo mostruoso che propone l’oscena alternativa fittizia tra l’Europa delle multinazionali e la regressione nazionalista di tutti i fascismi vecchi e nuovi, di tutte le leghe razziste e xenofobe.
Non c’è dubbio che il processo in atto di decomposizione della società dello spettacolo porterà, più prima che poi, al superamento delle condizioni presenti, tuttavia, a seconda della forza della coscienza degli individui sociali coinvolti in un tale sconvolgimento ineluttabile, questo superamento sarà una tragedia o una festa.
Il tempo non è quello di vincere le elezioni (ma lo è mai stato?), quanto di appoggiarsi sulla rivolta della natura di fronte all’effimero dominio dell’homo oeconomicus, schiavo ottuso della redditività.
Urge che si renda consistente anche in Italia la coscienza della minoranza internazionale che oserà opporre la sua volontà di vivere alla distruzione  in stato avanzato del tessuto sociale umano e del godimento spontaneo dell’essere al mondo. Urge, prima che sia troppo tardi, sapendo che il sistema globale non potrà reggere neanche a un 20% di secessionisti convinti, evitare che sia definitivamente sconvolto anche l’equilibrio intimo e fragile dell’ecosistema nel quale il vivente, di cui siamo parte, si esprime.


Sergio Ghirardi

giovedì 13 giugno 2013

EROS E THANATOS


EROS E THANATOS  _ S. DALI'
 

Psicologia, istinto di morte/3: I suicidi ideologici o dimostrativi





1480, luglio. La tempesta costringe le galee turche di Akmed Pascià, dirette a Brindisi, a rifugiarsi nel porto di Otranto. La difesa degli otrantini, soverchiati dal numero, è strenua ma vana. I turchi mussulmani pretendono dai cattolici, per salvar loro la vita, un atto formale, una manifestazione solenne, politicamente necessaria nel gioco della guerra: l’abiura alla propria religione. Un atto pubblico a dimostrazione della gloria dei vincitori e della sottomissione dei vinti! La fede, viceversa, è un atto privato, un patto con se stessi, che nessuna abiura estorta dovrebbe poter cancellare. Abiurare o non abiurare diventa allora una scelta di principio, un problema degli uomini con gli uomini, perché il Dio di ognuno, simbolo della paternità, predilige la vita dei propri figli, anche se gli esseri umani gli hanno sempre attribuito una pervicace tendenza sacrificale. Risultato: ottocento persone riposano nella cattedrale di Otranto. Martirio, eroismo, orgoglio, fanatismo? (consiglio ‘L’ora di tutti‘ di Maria Corti, Bompiani, 1991)
1944ottobre. Takijiro Onishi, e i suoi compagni del Reparto Speciale d’Attacco Kamikaze si cingono la fronte con una fascia di seta bianca, rosso come sangue spicca il simbolo del sol levante. Si alzano in volo con gli arerei carichi di esplosivo e invece di combattere, si lanciano sulle navi nemiche cantando: “Se andrò sul mare, il mio corpo tornerà sospinto dalle onde. …Per la salvezza dell’Imperatore, non morirò in pace nella mia casa” . 2.800 attacchi, 4.900 marinai uccisi, oltre 4.800 feriti. Eroi, martiri, patrioti o folli ed esaltati Kamikaze?
1969, gennaio. Piazza San Venceslao, Praga. Nelle strade i carri armati russi. Jan Palach, studente universitario di 21 anni, si ferma ai piedi della scalinata del Museo Nazionale, si cosparge di benzina e per protesta si da fuoco. Patriota cecoslovacco, martire, eroe, o fragile persona suggestionata dagli eventi?
2001, settembre. Due aerei si schiantano contro le torri gemelle di New York che dopo poco crolleranno, muoiono circa 3000 persone. Gli attentatori affiliati all’organizzazione terroristica di al-Qāʿida, vengono considerati martiri islamici, eroi o terroristi criminali esaltati e strumentalizzati e diventano il simbolo delle migliaia di atti offensivi suicidi perpetrati dalla Jihad islamica.
2013, maggio. Dominique Venner, scrittore antigay, si spara sull’altare maggiore di Nôtre Dame di Parigi per protestare contro la legge che permette i matrimoni omosessuali. Ossessionato difensore delle sue idee fino a morirne con un atto eclatante, rimane difficile vederlo un eroe.
Situazioni molto diverse che hanno in comune la scelta della morte come forma estrema di protesta in nome di Dio, della patria, dell’imperatore, o delle proprie idee. Eroi, martiri, patrioti che si battono per ideali, che divengono parti scisse di sé proiettate in cielo, alle quali si vagheggia di ricongiungersi attraverso il suicidio, oppure terroristi, assassini e folli, irretiti da ideali integralisti che inducono a mettere una granata nelle mani di un incolpevole bambino di 11 anni costringendolo ad uccidere, come accaduto pochi giorni fa a Farah in Afghanistan?
Ho molta pena per tutti coloro che scelgono di suicidarsi ma, a mio avviso, i suicidi dimostrativi o ideologici, denotano l’incontro di due fragilità: una sociale e una personale. Una cultura che non riesce a far amare la vita, propria ed altrui, e che si costruisce sul mito paranoico di un sé messianico e dell’Altro visto come nemico, e una personalità insondabile, che in una visione offuscata o esaltata delle proprie idee, vede nel sacrificio della propria vita l’unico modo per continuare a lottare.

Commento di Sergio Ghirardi:

Trovo improprio avvalorare la tesi di un istinto di morte speculare all'istinto di vita, di sopravvivenza. Penso sarebbe meglio parlare di riflesso di morte di cui tutti gli esempi riportati sono manifestazioni dirette.
L'istinto di sopravvivenza è collegato direttamente al funzionamento animale, biologico, mentre il riflesso di morte "prodotto dell'incontro di due fragilita (sociale e personale)"  è la conseguenza di un approccio culturale da parte di un soggetto lavorato consciamente e inconsciamente dall'ideologia dominante, qualunque essa sia.
Istinto e riflesso, teoria e ideologia, parole chiave per la società dello spettacolo che non è altro che un'ideologia materializzata. 
Il confusionismo è il brodo di coltura del totalitarismo presente e a venire, sempre impegnato a fare l’amalgama perverso di radicalità ed estremismo. 
Il tema è importante politicamente perché in questo triangolo delle bermude della soggettività nascono e muoiono tutti i nichilismi. Lì si forgiano tutti i terrorismi di destra e di sinistra, falsamente laici o esplicitamente religiosi, utili al potere per terrorizzare i sudditi uniti nel “viva la muerte” che annuncia l'avvento di nuovi fascismi e di uno strato ulteriore di peste emozionale.

Sara P :
"Non vorrei mai morire per le mie idee, perchè potrebbero
essere sbagliate
."
Bertrand Russell

Sergio Ghirardi :

In effetti mi sembra più piacevole vivere (anche) per le proprie idee. Così se sono sbagliate si possono pure correggere e poi, semmai, comme le chantait si bien Georges Brassens: “Morir per delle idee... sì ma di morte le... e... enta”.