mercoledì 2 marzo 2022

Guerra & demenza (senile)







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Ho ricevuto da un caro compagno genovese e tradotto in francese questo testo di un sito che non conosco e di cui non so nulla perché mi sembra dare una chiave di lettura radicale e poeticamente valida per capire e assumere la tragedia in corso; m’imbarazza, però, l’uso reiterato del termine “razza” che ho messo tra virgolette perché è una maniera perlomeno confusionista di parlare di un dominio suprematista che è al cuore della multi millenaria civiltà produttivista (molto bianca e cristiana, certo, ma non solo, oggi nella sua fase terminale del capitalismo finanziario) passata per il dominio di classe e di genere che il fascismo caratteriale e politico ha vampirizzato ideologicamente con il suo perverso delirio paranoico del razzismo di qualunque colore e genere.

Sergio Ghirardi Sauvageon

Annientare

Anéantir, l’ultimo libro di Houellebecq, è un volume di settecento pagine, ma la metà basterebbe. Non è il migliore dei suoi libri, ma la più disperata rappresentazione, insieme rassegnata e rabbiosa, del declino della “razza” dominatrice.

Francia profonda. Una famiglia si riunisce intorno all’ottantenne padre colpito da ictus. Coma interminabile del vecchio patriarca che lavorava per i servizi segreti. Il figlio Paul, che lavora anche lui per i servizi segreti ma anche per il Ministero delle Finanze, scopre di avere un cancro terminale durante il coma interminabile del padre. L’altro figlio, Aurélien, fratello di Paul, si suicida, incapace di affrontare una vita in cui si è sempre sentito sconfitto. Resta la figlia, Cécile, cattolica integralista moglie di un fascistoide notaio che ha perso il lavoro, ma ne trova un altro negli ambienti della destra lepenista.

La malattia terminale è il tema di questo romanzo mediocre: l’agonia della civiltà occidentale. Non è un bello spettacolo, perché la mente bianca non si rassegna all’ineluttabile. Tragica la reazione dei vecchi bianchi agonizzanti.

Lo scenario in cui quest’agonia si svolge è la Francia di oggi, culturalmente devastata da quaranta anni di aggressività liberista, un paese spettrale in cui la lotta politica si svolge nel quadrato mefitico di nazionalismo aggressivo, razzismo bianco, rancore islamico e integralismo economicista. Ma lo scenario è anche il mondo post-globale, minacciato dal delirio senile della cultura dominatrice ma declinante: bianca, cristiana, imperialista.

Guerra | Agonia | Suicidio

Alla frontiera orientale d’Europa: due vecchi bianchi giocano una partita in cui nessuno dei due può recedere. Il vecchio bianco americano è reduce dalla disfatta più umiliante e tragica. Peggio che Saigon, Kabul rimane nell’immaginario globale come il segno del marasma mentale della “razza” dominatrice.

Il vecchio bianco russo sa che il suo potere si fonda su una promessa nazionalistica: si tratta di vendicare l’onore violato della Santa Madre Russia. Chi recede perde tutto. Che Putin sia un nazista è noto da quando concluse la guerra in Cecenia con lo sterminio. Ma era un nazista molto gradito al Presidente americano che guardandolo negli occhi disse di avere capito che era sincero. Molto gradito anche alle banche inglesi che sono piene di rubli rapinati dagli amici di Putin dopo lo smantellamento delle strutture pubbliche ereditate dall’Unione Sovietica. Erano amici carissimi i gerarchi russi e quelli anglo-americani, quando si trattava di distruggere la civiltà sociale, l’eredità del movimento operaio e comunista. Ma l’amicizia tra gli assassini non dura. A cosa sarebbe infatti servita la NATO, se si fosse davvero instaurata la pace? E come sarebbero finiti gli immensi profitti delle aziende che producono armi di distruzione di massa?

L’espansione della NATO serviva a rinnovare un’ostilità cui il capitalismo non poteva rinunciare.

Non esiste una spiegazione razionale della guerra ucraina, perché essa è il momento culminante di una crisi psicotica del cervello bianco produttivista. Che razionalità ha l’espansione della NATO che arma i nazisti polacchi, baltici, ucraini contro il nazismo russo? In cambio Biden ottiene il risultato più temuto dagli strateghi americani: ha spinto Russia e Cina in un abbraccio che cinquant'anni fa Nixon era riuscito a incrinare.

Dunque per orientarci nella guerra incombente non serve la geopolitica, ma la psicopatologia: forse ci occorre una geopolitica della psicosi. Infatti, in gioco c’è il declino politico, economico, demografico e alla fine psichico della civiltà bianca, che non può accettare la prospettiva dell’esaurimento, e preferisce la distruzione totale, il suicidio, alla lenta estinzione del dominio bianco produttivista.

Occidente | Futuro | Declino

La guerra ucraina inaugura un’isterica corsa agli armamenti, un consolidamento delle frontiere, uno stato di violenza crescente: dimostrazioni di forze che in realtà sono segno del marasma senile in cui è caduto l’Occidente.

Il 23 febbraio 2022, quando le truppe russe erano già entrate nel Donbass, Trump, ex presidente e candidato alla prossima presidenza, giudica Putin un genio del peacekeeping. Suggerisce che gli Stati uniti dovrebbero mandare un esercito simile alla frontiera col Messico.

Cerchiamo di capire cosa vuol dire l’osceno Trump. Che nucleo di verità contiene il suo delirio? In questione è lo stesso concetto di Occidente. Ma chi è l’Occidente? Se della parola “Occidente” diamo una definizione geografica, allora la Russia non ne fa parte. Ma se di quella parola pensiamo il nucleo antropologico e storico, allora la Russia è più Occidente di ogni altro occidente.

L’Occidente è la terra del declinare. Ma è anche la terra dell’ossessione di futuro. E le due cose sono una sola, poiché per gli organismi soggetti alla seconda legge della termodinamica, come sono i corpi individuali e sociali, futuro vuol dire declino.

Siamo dunque uniti nel futurismo e nel declino, cioè nel delirio di onnipotenza e nella disperata impotenza, noi occidentali dell’Ovest e gli occidentali della smisurata patria russa.

Trump ha il merito di dirlo senza tante storie: i nostri nemici non sono i russi, ma i popoli del sud del mondo, che abbiamo sfruttato per secoli e ora pretendono di spartire con noi le ricchezze del pianeta, e vogliono emigrare nelle nostre terre. Il nemico è la Cina che abbiamo umiliato, l’Africa che abbiamo depredato. Non la bianchissima Russia che fa parte del Grande Occidente.

La logica trumpista si fonda sulla supremazia della “razza” bianca di cui la Russia è l’avamposto estremo.

La logica di Biden invece è la difesa del mondo libero che sarebbe poi il suo, nato da un genocidio, dalla deportazione di milioni di schiavi e fondato sull’ineliminabile razzismo sistemico. Biden rompe il Grande Occidente a favore di un Piccolo Occidente senza Russia, destinato a dilaniarsi, e a coinvolgere nel suo suicidio l’intero pianeta.

Proviamo a definire l’Occidente come sfera di una “razza” dominatrice ossessionata dal futuro. Il tempo si tende in una pulsione espansiva: la crescita economica, l’accumulazione, il capitalismo. Proprio quest’ossessione di futuro alimenta la macchina del dominio: investimento di presente concreto (di piacere, di rilassamento muscolare) in astratto valore futuro.

Potremmo forse dire, riformulando un poco i fondamenti dell’analisi marxiana del valore, che il valore di scambio è proprio questa accumulazione del presente (il concreto) in forme astratte (come il denaro) che si possono scambiare domani.

Questa fissazione sul futuro non è affatto una modalità cognitiva naturale dell’umano: gran parte delle culture umane sono fondate su una percezione ciclica del tempo, o sulla dilatazione insuperabile del presente.

Il Futurismo è il passaggio alla piena autoconsapevolezza, anche estetica, delle culture dell’espansione. Ma i futurismi sono diversi e in qualche misura divergenti.

L’ossessione del futuro ha implicazioni diverse nella sfera teologico - utopica che è propria della cultura russa, e nella sfera tecnico-economica che è propria della cultura euroamericana.

Il Cosmismo di Fedorov e il Futurismo di Majakovskij hanno un respiro escatologico di cui sono privi sia il fanatismo tecnocratico marinettiano, sia i suoi epigoni americani alla Elon Musk. Forse per questo tocca alla Russia terminare la storia dell’Occidente, e ora ci siamo.

L’Occidente ha rimosso la morte perché non è compatibile con l’ossessione del futuro. Ha rimosso la senescenza perché non è compatibile con l’espansione.

Il nazismo è ovunque

Dopo la soglia pandemica, il nuovo panorama è la guerra che oppone nazismo a nazismo. Günther Anders aveva presentito nei suoi scritti degli anni Sessanta che la carica nichilista del nazismo non si era affatto esaurita con la sconfitta di Hitler, e sarebbe tornata sulla scena del mondo per effetto dell’ingigantirsi della potenza tecnica che provoca un sentimento di umiliazione della volontà umana, ridotta all’impotenza.

Ora vediamo che il nazismo riemerge come forma psicopolitica del corpo demente della “razza” bianca che reagisce rabbiosamente al suo inarrestabile declino. Il caos virale ha creato le condizioni di formazione di un’infrastruttura biopolitica globale, ma ha anche accentuato fino al panico la percezione d’ingovernabilità del proliferare caotico della materia che perde ordine, che si disintegra e muore.

L’Occidente ha rimosso la morte perché non è compatibile con l’ossessione del futuro. Ha rimosso la senescenza perché non è compatibile con l’espansione. Ma ora l’invecchiamento (demografico, culturale, e anche economico) delle culture dominatrici del nord del mondo si presenta come uno spettro che la cultura bianca produttivista non può neppure pensare, figuriamoci poi accettare.

Ecco quindi il cervello bianco (quello di Biden come quello di Putin) entrare in una crisi furiosa di demenza senile. Il più sfrenato di tutti, Donald Trump, dice una verità che nessuno vuole ascoltare: Putin è il nostro migliore amico. Certamente è un assassino razzista, ma noi non lo siamo di meno.

Biden rappresenta la rabbia impotente che provano i vecchi quando si rendono conto del declinare delle forze fisiche, dell’energia psichica e dell’efficienza mentale. Ora l’esaurimento è in fase avanzata, l’estinzione è la sola prospettiva rassicurante.

Potrà l’umanità salvarsi dalla violenza sterminatrice del cervello demente della civiltà occidentale, russa europea e americana, in agonia?

Comunque evolva l’invasione dell’Ucraina, che divenga occupazione stabile del territorio (improbabile) o che si concluda con un ritiro delle truppe russe dopo aver compiuto la distruzione dell’apparato militare che gli euroamericani hanno fornito a Kiev (probabile), il conflitto non si può comporre con la sconfitta di uno o dell’altro dei due vecchi patriarchi. Né l’uno né l’altro possono accettare di recedere prima di avere vinto. Perciò questa invasione sembra aprire una fase di guerra tendenzialmente mondiale (e tendenzialmente nucleare).

La questione che al momento appare senza risposta è relativa al mondo non occidentale, che ha subito per alcuni secoli l’arroganza, la violenza lo sfruttamento di europei, russi e infine americani.

A Firenze si tiene un convegno sull’emigrazione e chiamano Marco Minniti come relatore, che è pressappoco come invitare Adolf Hitler a tenere una prolusione sulla questione ebraica.

Nella guerra suicida che l’Occidente ha scatenato contro l’Altro Occidente le prime vittime sono coloro che hanno subito il delirio dei due occidenti, coloro che non vorrebbero alcuna guerra, ma debbono subirne gli effetti.

La guerra finale contro l’umanità è cominciata.

La sola cosa che possiamo fare è disertarla, trasformare collettivamente la paura in pensiero, e rassegnarsi all’inevitabile, perché solo così può accadere, in contrattempo, l’imprevedibile: la pace, il piacere, la vita.

 


Guerre et démence (sénile)

J'ai reçu par un cher camarade génois et traduit en français ce texte d'un site que je ne connais pas et dont je ne sais rien car il me semble donner une clé radicale poétiquement valable pour comprendre et assumer la tragédie en cours ; ce qui me gêne cependant, est l'usage répété du terme « race » que je mets entre guillemets car c'est pour le moins une manière confusionniste de parler d'une domination suprématiste qui est au cœur dune civilisation productiviste plurimillénaire (surtout blanche et chrétienne, bien-sûr, mais pas que, aujourd'hui dans sa phase terminale du capitalisme financier) passée par la domination de classe et de genre que le fascisme caractériel et politique a vampirisé idéologiquement par son pervers délire paranoïaque du racisme de toute couleur et genre.

Sergio Ghirardi Sauvageon

 

 

Annihiler

Anéantir, le dernier livre de Houellebecq, est un volume de sept cents pages, mais la moitié suffirait. Ce n'est pas le meilleur de ses livres, mais la représentation la plus désespérée, à la fois résignée et rageuse, du déclin de la « race » dominante.

La France profonde. Une famille se rassemble autour du père octogénaire victime d'un AVC. Coma sans fin du vieux patriarche qui travaillait pour les services secrets. Son fils Paul, qui travaille aussi pour les services secrets mais aussi pour le ministère des Finances, découvre qu'il est atteint d'un cancer en phase terminale pendant le coma interminable de son père. L'autre fils, Aurélien, le frère de Paul, se suicide, incapable d'affronter une vie dans laquelle il s'est toujours senti vaincu. Reste la fille, Cécile, une intégriste catholique épouse d'un notaire fasciste qui a perdu son emploi, mais en trouve un autre dans les cercles de la droite lepéniste.

La maladie terminale est le thème de ce roman médiocre : l'agonie de la civilisation occidentale. Ce n'est pas un bon spectacle, car l'esprit blanc ne se résigne pas à l'inéluctable. La réaction des vieux blancs mourants est tragique.

Le scénario dans lequel se déroule cette agonie est la France d'aujourd'hui, culturellement dévastée par quarante ans d'agression libérale, un pays fantomatique dans lequel la lutte politique se déroule dans le carré méphitique du nationalisme agressif, du racisme blanc, de la rancœur islamique et de l'intégrisme économiste. Mais le scénario, c'est aussi le monde post-global, menacé par le délire sénile de la culture dominante mais déclinante : blanche, chrétienne, impérialiste.

Guerre | Agonie | Suicide

A la frontière orientale de l'Europe : deux vieux Blancs jouent une partie dans laquelle aucun ne peut se retirer. Le vieux blanc américain revient de la défaite la plus humiliante et la plus tragique. Pire que Saigon, Kaboul reste dans l'imaginaire mondial comme le signe du chaos mental de la « race » dominante.

Le vieux Russe blanc sait que son pouvoir repose sur une promesse nationaliste : il s'agit de venger l'honneur bafoué de la Sainte Mère Russie. Celui qui se retire perd tout. Que Poutine soit un nazi est connu depuis qu'il a mis fin à la guerre en Tchétchénie par l'extermination. Mais c'était un nazi très bien accueilli par le Président américain qui, en le regardant dans les yeux, a dit qu'il comprenait qu'il était sincère. Bienvenue également aux banques britanniques qui regorgent de roubles spoliés par les amis de Poutine après le démantèlement des structures publiques héritées de l'Union soviétique. Les hiérarques russes et anglo-américains étaient des amis très chers lorsqu'il s'agissait de détruire la civilisation sociale, héritage du mouvement ouvrier et communiste. Mais l'amitié entre les tueurs ne dure pas. En fait, à quoi aurait servi l'OTAN si la paix avait vraiment été instaurée ? Et comment finiraient les immenses profits des entreprises produisant des armes de destruction massive ?

L'élargissement de l'OTAN a servi à renouveler une hostilité à laquelle le capitalisme ne pouvait pas renoncer.

Il n'y a pas d'explication rationnelle à la guerre d'Ukraine, car c'est le point culminant d'une crise psychotique du cerveau blanc productiviste. Quelle est la rationalité de l'élargissement de l'OTAN qui arme les nazis polonais, baltes et ukrainiens contre le nazisme russe ? En retour, Biden obtient le résultat le plus redouté des stratèges américains : il a poussé la Russie et la Chine dans une étreinte que Nixon avait réussi à briser il y a cinquante ans.

Donc, pour nous orienter dans la guerre imminente, nous n'avons pas besoin de géopolitique, mais de psychopathologie : peut-être avons-nous besoin d'une géopolitique de la psychose. En fait, l'enjeu est le déclin politique, économique, démographique et finalement psychique de la civilisation blanche, qui ne peut accepter la perspective de l'épuisement, et préfère la destruction totale, le suicide, à la lente extinction de la domination blanche productiviste.

Ouest | Avenir | Déclin

La guerre d'Ukraine inaugure une course aux armements hystérique, une consolidation des frontières, un état de violence croissante : des déclarations de forces qui sont en réalité le signe du chaos sénile dans lequel l'Occident est tombé.

Le 23 février 2022, alors que les troupes russes étaient déjà entrées dans le Donbass, Trump, ancien président et candidat à la prochaine présidence, juge Poutine de génie du maintien de la paix. Il suggère que les États-Unis envoient une armée similaire à la frontière mexicaine.

Essayons de comprendre ce qu’annonce l'obscène Trump. Quel noyau de vérité contient son délire ? C'est le concept même d'Occident qui est en cause. Mais qui est l'Occident ? Si nous donnons une définition géographique du mot "Ouest", alors la Russie n'en fait pas partie. Mais si nous considérons ce mot comme le noyau anthropologique et historique, alors la Russie est plus occidentale que tout autre Occident.

L'Occident est la terre du déclin. Mais c'est aussi le pays de l'obsession du futur. Et les deux choses ne font qu'un, puisque pour les organismes soumis à la deuxième loi de la thermodynamique, comme le sont les corps individuels et sociaux, futur signifie déclin.

Nous sommes donc unis dans le futurisme et le déclin, c'est-à-dire dans le délire de toute-puissance et dans l'impuissance désespérée, nous Occidentaux de l'Occident et Occidentaux de l'immense patrie russe.

Trump a le mérite de le dire sans chichi : nos ennemis ne sont pas les Russes, mais les peuples de l'hémisphère sud, que nous exploitons depuis des siècles et qui prétendent désormais partager avec nous les richesses de la planète, et ils veulent émigrer vers nos terres. L'ennemi est la Chine que nous avons humiliée, l'Afrique que nous avons pillée. Pas la Russie toute blanche qui fait partie du Grand Occident.

La logique trumpiste repose sur la suprématie de la « race » blanche dont la Russie est l'avant-poste extrême.

La logique de Biden, en revanche, est la défense du monde libre qui d’ailleurs c’est le sien, né d'un génocide, de la déportation de millions d'esclaves et fondé sur l'inévitable racisme systémique. Biden brise le Grand Ouest au profit d'un Petit Ouest sans la Russie, destiné à se déchirer, et à entraîner la planète entière dans son suicide.

Essayons de définir l'Occident comme la sphère d'une « race » dominante obsédée par l'avenir. Le temps tend vers une dynamique expansive : croissance économique, accumulation, capitalisme. C'est précisément cette obsession du futur qui alimente la machine de la domination : investissement du présent concret (de plaisir, de détente musculaire) en valeur future abstraite.

On pourrait peut-être dire, reformulant un peu les fondements de l'analyse marxienne de la valeur, que la valeur d'échange est précisément cette accumulation du présent (le concret) dans des formes abstraites (comme l'argent) échangeables demain.

Cette fixation sur le futur n'est en aucun cas une modalité cognitive humaine naturelle : la plupart des cultures humaines sont basées sur une perception cyclique du temps ou sur l'expansion insurmontable du présent.

Le futurisme est le passage à la pleine conscience de soi, esthétique aussi, des cultures de l'expansion. Mais les futurismes sont variés et dans une certaine mesure divergents.

L'obsession du futur a des implications différentes dans la sphère théologique-utopique typique de la culture russe, et dans la sphère technico-économique typique de la culture euro-américaine.

Le Cosmisme de Fedorov et le futurisme de Maïakovski ont un souffle eschatologique dont manquent à la fois le fanatisme technocratique de Marinetti et de ses épigones américains comme Elon Musk. C'est peut-être pour cela qu'il appartient à la Russie de mettre fin à l'histoire de l'Occident, et nous y sommes.

L'Occident a refoulé la mort parce qu'elle n'est pas compatible avec l'obsession du futur. Il a supprimé la sénescence car elle n'est pas compatible avec l'expansion.

Le nazisme est partout

Après le seuil pandémique, le nouveau paysage est la guerre qui oppose le nazisme au nazisme. Günther Anders avait prévu dans ses écrits des années 1960 que la charge nihiliste du nazisme ne s'était nullement épuisée avec la défaite d'Hitler, et reviendrait sur la scène mondiale à la suite de l'amplification de la puissance technique qui provoque un sentiment d'humiliation de la volonté humaine, réduite à l'impuissance.

Nous voyons maintenant que le nazisme réapparaît comme une forme psycho politique du corps dément de la « race » blanche réagissant avec colère à son déclin implacable. Le chaos viral a créé les conditions de la formation d'une infrastructure biopolitique globale, mais a également accentué jusqu’à la panique la perception de l'impossibilité à gouverner la prolifération chaotique de la matière qui perd son ordre, se désintègre et meurt.

L'Occident a refoulé la mort parce qu'elle n'est pas compatible avec l'obsession du futur. Il a refoulé la sénescence car elle n'est pas compatible avec l'expansion. Mais désormais le vieillissement (démographique, culturel, voire économique) des cultures dominantes du nord du monde se présente comme un spectre que la culture blanche productiviste ne peut même pas penser, encore moins accepter.

Voilà donc le cerveau blanc (celui de Biden comme celui de Poutine) entrant dans une furieuse crise de démence sénile. Le plus fou de tous, Donald Trump, dit une vérité que personne ne veut entendre : Poutine est notre meilleur ami. C'est certes un tueur raciste, mais nous ne le sommes pas moins.

Biden représente la colère impuissante que ressentent les personnes âgées lorsqu'elles réalisent le déclin des forces physiques, de l'énergie psychique et de l'efficacité mentale. Maintenant que l'épuisement est à un stade avancé, l'extinction est la seule perspective rassurante.

L'humanité pourra-t-elle se sauver de la violence exterminatrice du cerveau dément de la civilisation occidentale, russe, européenne et américaine, à l'agonie ?

Cependant, indépendamment de l’évolution de l'invasion de l'Ukraine, qu'elle devienne une occupation stable du territoire (peu probable) ou se termine par un retrait des troupes russes après avoir procédé à la destruction de l'appareil militaire que les Euro-américains ont fourni à Kiev (probable), le conflit, ne peut être dépassé par la défaite de l'un ou l'autre des deux vieux patriarches. Ni l'un ni l'autre ne peut accepter de se retirer avant d'avoir gagné. Cette invasion semble donc ouvrir une phase de guerre tendanciellement mondiale (et tendanciellement nucléaire).

La question qui apparaît actuellement sans réponse concerne le monde non occidental, qui depuis quelques siècles souffre de l'arrogance, de la violence et de l'exploitation des Européens, des Russes et enfin des Américains.

Une conférence sur l'émigration se tient à Florence et ils appellent Marco Minniti comme orateur, ce qui revient, plus ou moins, à inviter Adolf Hitler à donner une conférence sur la question juive.

Dans la guerre suicide que l'Occident a menée contre l'Autre Occident, les premières victimes sont ceux qui ont subi le délire des deux Occidentaux, ceux qui ne veulent pas de guerre, mais doivent en subir les effets.

La guerre finale contre l'humanité a commencé.

La seule chose que nous puissions faire est de déserter, de transformer collectivement la peur en pensée et de nous résigner à l'inévitable, car ce n'est qu'ainsi que l'imprévisible peut arriver, en contretemps : la paix, le plaisir, la vie.