lunedì 10 luglio 2023

Per il dossier: cercando almeno di non morire idioti

 



Dopo aver inviato in lettura la mia riflessione su complotti, deliri e menzogne all’amico Miquel Amoros, ho ricevuto da lui questo documento che ho trovato di grande interesse e capace di aggiungere chiarezza al mio tentativo di abbandonare ogni pazza folla, nessuna esclusa. Ho dunque deciso di aggiungerlo, traducendolo, al dossier in questione.  SGS

 

Complotti ovunque, complotti da nessuna parte

 

Commento a Matthieu AIECH, L'INDUSTRIA DEL COMPLOTTISMO Menzogne statali, reti sociali e distruzione della vita, La Lenteur, 2023.

Greg è un vecchio amico. Uno di quelli che risalgono all'infanzia. Anche se ognuno di noi ha seguito la propria strada, sopravvivendo alla stupida formattazione degli anni '80, abbiamo mantenuto un legame quasi fraterno. Durante i confinamenti ci siamo chiamati. Spesso ho pensato che il vecchio amico fosse sull'orlo dell'abisso. Greg ha toccato il fondo: angoscia, isolamento, mix idrossiclorochina/eritromicina, gesti barriera, penuria di mascherine, San Raoult e i suoi avversari. Il suo cervello ribolliva con 10.000 scenari di disastri raccolti sui socials. La Macronia ci stava mentendo. Ci assediava. Ci lasciava crepare. È stato poco dopo aver ricevuto la sua seconda dose di vaccino che i suoi sintomi sono iniziati. Perdita di forza e ipersensibilità dei piedi e delle mani. Nel corso delle settimane, dolori e stanchezza si sono manifestati. Greg ha consultato un mucchio di camici bianchi. Oggi parla di “erranza medica”. A loro volta, i medici lo hanno catalogato come "psicolabile"[1]. Bell’affare per Greg che già sapeva di avere tendenza all'ipocondria. Infine, è stato uno stagista a dare un nome alla sua malattia: neuropatia delle piccole fibre. Con questa ipotesi annessa: e cioè che il vaccino contro il Covid, infiammando il suo sistema immunitario, possa aver innescato precocemente una malattia che sarebbe potuta insorgere in età più avanzata.

La depressione di Greg era condita dalla rabbia. Ha cominciato a leggere testimonianze di persone vaccinate la cui salute era improvvisamente peggiorata. Ha letto molti articoli sui laboratori e su come alcuni hanno ignorato i protocolli.

Greg si sentiva imbrogliato, contemporaneamente cavia e procuratore di dividendi. Un articolo di stampa ha fatto i conti: “Dal 16 marzo 2020 il titolo di Moderna (fino al 2020 sconosciuto al battaglione) è balzato del 466%, quello di Bion Tech del 226%, quello di Astra Zeneca del 74%, quello di Pfizer del 35% e quella di Johnson & Johnson del 21%” [capital.fr]. Il “siamo in guerra” macroniano aveva generato la sua casta di profittatori: l'industria farmaceutica. Rapidamente, Greg ha preso coscienza che la diffusione della sua testimonianza stava alimentando la febbre antivax. Ha cercato di chiarire la sua posizione, fermo restando che era fuori questione per lui dare credito a certe devianze del genere “vaccinazione di massa uguale genocidio planetario”. Il percorso su cui si è imbarcato l'amico era pericoloso. Rapidamente, è arrivato a questa costatazione: sia negando immediatamente l'appartenenza a qualunque"nebulosa complottista" sia eludendo completamente il riferimento, il limbo digitale avrebbe metabolizzato la sua piccola storia per alimentare le proprie isterie.

Macchina di diversione e depoliticizzazione, cattive risposte ad angosce reali, il complottismo è una dinamica sociale dai molteplici volti e usi. È la prima squalifica dell'avversario, la pelle elastica dell'estrema destra, la trama sfocata dei complotti reali che hanno viziato le storie ufficiali, un'infamia di più gettata in faccia alle classi popolari da una borghesia che si è sempre percepita come classe "illuminata". Insomma, l'attualizzazione di una vecchia divisione delle nostre comunità tra persone capaci di dirigere e raccontare il mondo e quelle che, sicuramente, non ci capiranno mai niente e sono condannate a delirare la propria sventura. Per sbloccare questo dispositivo, alcuni cercano di fornirci bocce intellettuali. È il caso di Matthieu Amiech, uno dei titolari delle edizioni La Lenteur, che ha appena firmato L'Industrie du complotisme. Per chi non lo sa, la produzione de La Lenteur si colloca nell’ambito “anti industriale” delle librerie politiche. L'etichetta è sommaria e necessariamente riduttiva. Tuttavia, descrive questo ramo d'ispirazione libertaria che porta uno sguardo più che critico su oltre due secoli di rivoluzione industriale sostenuta da un impetuoso mito del Progresso. All'alba di una sesta estinzione di specie e di un riscaldamento incontrollato del pianeta, si potrebbe pensare che il suddetto mito sia svanito. Niente affatto. Peggio: mentre nessun segnale indica un qualunque rallentamento della Mega-Macchina, i nostri sondaggisti ufficiali lo affermano: più si soffoca, più cresce la schiera dei climatoscettici[2]. In altre parole: quanto più il disastro in corso estende la sua morsa, tanto più le fughe in avanti deliranti moltiplicano i loro adepti. Come spiegare una tale crisi della nostra corteccia cerebrale di bipedi evoluti? Matthieu Amiech offre un indizio nella sua introduzione: “La diffusione del complottismo così come l'elevazione dell'anticomplottismo al rango di arma ideologica essenziale degli strati dirigenti non sono separabili da questa crisi della ragione politica. A forza di non fare nulla della verità essenziale degli ultimi cinquant'anni da parte delle popolazioni del mondo industriale la produzione e il consumo di massa stanno distruggendo le condizioni di vita sulla Terra –, sono gli industriali che se ne sono impossessati, loro che sono prima di tutto gli industriali della menzogna”. Per illustrare la sua frase, l'autore cita i gruppi petroliferi che, in un primo momento, hanno negato il riscaldamento globale per poi, in un secondo, rinverdire disonestamente la loro immagine alimentando il miraggio delle energie decarbonate. Il trucco è ovvio; la nostra incapacità di sviluppare collettivamente la ragione critica non lo è di meno.

Quel buon vecchio Capitale scavatore

Per Amiech, "complottisti" e "anti-complottisti" fanno parte del movimento di uno stesso pendolo" quello della riduzione del cittadino a un ruolo di osservatore disarmato e intrattenuto da gare oratorie tra illuminati in pilotaggio automatico ed esperti intrisi di fredda arroganza. La caricatura è volontaria. Perché gli illuminati non lo sono mai completamente. Per lo meno, le loro paure, le paure di tutti noi, condividono un fondamento di verità. Vale a dire che ogni paura irrazionale contiene la sua parte di razionalità. In un capitolo fattuale e ben documentato intitolato "Le basi oggettive del complottismo", l'autore ritorna su alcuni recenti scandali sanitari: nucleare, piombo, amianto. L'industria mente con la complicità dei poteri pubblici. Quanti morti, quanti malati? Se i bilanci oscillano, gli "scandali" sono ben noti fino all’indifferenza dei principali responsabili che tirano i fili. La lezione potrebbe essere questa: ai complotti chimerici e astorici inscenati in qualche teatrino delle ombre, si opporrebbero i complotti reali dell'ordinario, quelli delle complicità legali e pubbliche tra mafie politiche ed economiche. La devastazione umana ed ecologica causata dall'industria sarebbe nulla senza il chiaro sostegno dei poteri pubblici. Il mondo dei possidenti non ha bisogno di fomentare i suoi piani nel buio delle alcove, gli basta soltanto promulgare una legge universale che sancisca la superiorità dei suoi interessi su ogni altro. Basta invertire il famoso slogan anticapitalista della defunta Lega Comunista Rivoluzionaria, e tutto diventa brutalmente chiaro: “I loro profitti valgono più delle nostre vite”.

Abbiamo detto che ogni paura contiene la sua parte di razionalità. Ma le nostre griglie di lettura peccano quando non permettono più di attribuire a queste preoccupazioni le loro coordinate socio-economiche in un mondo messo in squadra dal capitalismo industriale. Ebbene, senza questa registrazione dell'elenco delle nostre disgrazie e angosce sulla scacchiera di una guerra economica dichiarata all’insieme del vivente, sarà sempre più difficile aggregare l'arcipelago delle nostre rabbie.

In guisa di ostacolo maggiore alle nostre ragioni irreggimentate: il digitale. Perché L’industria del complottismo è prima di tutto un'accusa contro la nostra messa in rete internautica. L'alba degli anni 2000 ha segnato la collisione tra il crollo omicida di due famose torri americane e l'inizio della dinamica pretesa “sociale” di Internet. Rivisitando questa genesi traumatica ed esaltata nello stesso tempo, Matthieu Amiech si ricorda “degli effetti emancipatori prodigiosi” promessi dagli adulatori di Internet: quanti tecno profeti ci hanno predetto un contagio democratico mondiale con “caduta delle dittature” e “costruzione di un potente movimento transnazionale di opposizione al capitalismo”. Una ventina di anni dopo, la doccia fredda è in grado di far tremare i progressisti più esaltati: sono innanzitutto dei libertarismi internazionalisti di estrema destra, dei fondamentalisti religiosi o neoimperiali alla Putin che alimentano (tra gli altri) le letture complottiste dell'epoca”, diagnostica Amiech. Quello che allora gli apostoli degli schermi non hanno visto è questa struttura pesante, profondamente verticale e basata su una divisione internazionale del lavoro sempre più esasperata, implicita al dispiegamento digitale; dietro la fluidità dei clic del mouse, un buon vecchio Capitale scavatore: dalle corse estrattiviste che hanno nel mirino le terre rare a più di un milione di chilometri di cavi sottomarini, passando per la sessantina di milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Quello che allora hanno taciuto gli apostoli della nostra rete abbrutente e imbottita di spie, è che la digitalizzazione del mondo era "un fulcro indispensabile per il perseguimento, bene o male, dell'accumulazione capitalista", ma anche "il più importante fattore di sconvolgimento della nostra epoca: […] l'asimmetria di potere tra i comuni cittadini e gli strati dirigenti”.

Perché non solo l'ascesa ben materiale dell'economia immateriale contribuisce in modo incredibile alla “drammatica distruzione dei nostri ambienti di vita”, ma devitalizza i nostri immaginari capaci di nutrire ogni prospettiva di emancipazione comune. Vale a dire che, né simbolicamente né concretamente, le petizioni online e altri hashtag indignati cambieranno nulla nella traiettoria del rullo compressore che scorre lungo le nostre schiene.

In questa fiera ai megabit in cui tutto è ingerito e rigurgitato al ritmo di compulsioni sempre più nevrotiche e a rischio di raggiungere quel punto di rottura chiamato clinicamente "stanchezza informativa", la fake news è il parametro che permette di distinguere il grano sensato dal loglio definitivamente senza senso. Preoccupati per il nostro equilibrio mentale, i gruppi di stampa "smascherano" a ripetizione, consegnandoci a palate il sottotesto certificato e labellato destinato a rendere leggibile un mondo sempre più sull'orlo del caos generalizzato. In modo scherzoso, Amiech attacca il nostro piccolo padre della Startup Nation e lo sospetta di occupare un trono schizoide. Commentando la legge anti fake news, osserva: “La cosa più notevole è che Macron teme il libero flusso dell’informazione su Internet mentre la digitalizzazione della società è al centro del suo progetto politico”.

Sostituire la natura con la tecnologia e la cultura con il commercio

“Meglio di un complotto, un progetto politico: informatizzare il mondo”. Questo è il titolo del quarto capitolo de L’industria del complottismo, capitolo che si apre con una citazione dello scrittore inglese Paul Kingsnorth che torna su quanto s’è sperimentato, sia tecnicamente che politicamente, durante la crisi sanitaria. Estratto: “Nessun bisogno di immaginare che quelli al volante agiscano nell'ombra. Quelli al potere […] sono lì davanti ai nostri occhi, da anni, e la maggior parte di noi semplicemente non vi presta attenzione o se ne frega. Siamo troppo occupati a giocare con i giocattoli che fabbricano per noi. Ciò cui stiamo assistendo è semplicemente il funzionamento abituale della Macchina. Approfitta degli eventi per rafforzare il suo dominio. Colonizza le nostre società, i nostri corpi e le nostre menti. Sostituisce la natura con la tecnologia e la cultura con il commercio”.

Certo, questo tipo di sintesi che disegna con l'accetta i contorni del nostro nuovo servilismo potrebbe irritare chi pensa che le cose siano più sottili di così. Vale a dire che il digitale è anche questa interfaccia che consente scambi di analisi o testimonianze il cui raggruppamento potrebbe servire da catalizzatore per le rivolte popolari. Dalle Primavere arabe ai Gilets Jaunes, non mancano gli esempi che dimostrano come dalle viscere della macchina emergano zone di opacità e di libera espressione che sfuggono – almeno momentaneamente – alle maglie della censura e alle altre carte di moderazione dei social network. Del resto, il sottoscritto non ha forse scritto queste righe con il naso incollato a uno schermo di pixel destinato a un pubblico a sua volta più o meno prigioniero della stessa infrastruttura? Che ci piaccia o no, che si sia uno jogger con un auricolare Bluetooth a conduzione ossea e fascia da corsa collegata o un medievalista che ama i vecchi papiri letti a lume di candela, il techno tope (per parlare come PMO) è ormai l’ambiente in cui siamo tutti immersi. Un presupposto che non impedisce, però, un minimo di lucidità: e cioè che fomentare delle resistenze in una rete in cui una delle funzioni essenziali è quella di tracciare e spiare ogni scambio, deriva da una strategia suicida.

Più in generale, pensare in termini politici implica di prendere in mano le grandi tendenze della materia di studio. E il primo impatto delle nuove tecnologie non è quello di agire per una qualunque emancipazione, ma, al contrario, di partecipare alla nostra diminuzione, bardandoci di protesi e sensori e delegando la nostra capacità di decidere il nostro futuro a blocchi algoritmici.

Tra il 17 marzo 2020 e il 3 maggio 2021, la popolazione francese ha subito un periodo cumulativo di oltre quattro mesi di confinamento. Durante questo periodo, per molti di noi, il contatto con l'esterno si è esercitato tramite i fornitori di servizi Internet. Seguendo la sua intuizione, Matthieu Amiech evoca un periodo di “privatizzazione” del nostro “accesso al mondo”. Con i danni politici e psicologici che una simile situazione ha potuto causare – allo stato attuale, l'amico Greg (e quanti altri?) non si è mai davvero ripreso. Inscrivendo la dinamica digitale in quella del capitalismo, di cui non è che un'ennesima variazione e accelerazione, l'autore prosegue: "Siamo forse di fronte a un nuovo fenomeno di recinzioni, non più attinenti alla sfida materiale dell'accesso alla terra e ai mezzi di sussistenza, ma alla sfida mentale dell'accesso alla realtà”.

Sebastien NAVARRO

 

– À contretemps / Recensioni e studi critici/luglio 2023 – [http://acontretemps.org/spip.php?article1000]



[1] Sulla “psichiatrizzazione” delle persone che soffrono di effetti collaterali dovuti alla vaccinazione, leggi “Covid, vaccini e scienza all'origine della sfiducia”, di Ariane Denoyel, su Le Monde diplomatique nell'aprile 2023.

[2] Vedi “Scettici sul clima: perché il 37% dei francesi non aderisce più alle analisi scientifiche dell'IPCC?”. L'espresso [lexpress.fr].




Pour le dossier : en cherchant au moins

de ne pas mourir idiots

 

Après avoir envoyé en lecture maréflexion à propos de complots, délires et mensonges à lami Miquel Amoros, j'ai reçu de lui ce document que j'ai trouvé d'un grand intérêt et capable d'ajouter clarté à ma détermination de fuir toute foule déchainée. J'ai donc décidé de lajouter, en le traduisant, au dossier en question.  SGS

 

 

Complots partout, complots nulle part

 

Commentaire à Matthieu AMIECH, L’INDUSTRIE DU COMPLOTISME Mensonges d’État, réseaux sociaux et destruction du vivant, La Lenteur, 2023, 211 p.

Greg est un vieux pote. Un de ceux qui vient de l’enfance. Même si nous avons suivi chacun nos chemins, survivant au débile formatage des années 80, nous avons entretenu un lien quasi fraternel. Pendant les confinements, nous nous sommes téléphoné. Souvent j’ai pensé que le vieil ami était au bord du gouffre. Greg était à fond : dans l’angoisse, l’isolement, le mix hydroxychloroquine/azithromycine, les gestes barrières, la pénurie de masques, Saint-Raoult et ses contradicteurs. Son cerveau bouillait des 10 000 scénarios-catastrophes glanés sur les rézos. La Macronie nous mentait. Nous assiégeait. Nous laissait crever. C’est juste après s’être fait injecter sa seconde dose de vaccin que ses symptômes ont commencé. Perte de force et hypersensibilité des pieds et des mains. Au fil des semaines, douleurs et fatigue se sont installées. Greg a consulté tout un tas de blouses blanches. Aujourd’hui il parle d’ « errance médicale ». Tour à tour, les toubibs l’ont catalogué « psy »[1]. Une belle jambe, ça lui faisait à Greg, lui qui se savait déjà une tendance à l’hypocondrie. Finalement, c’est un interne qui a mis un nom sur son mal : neuropathie à petites fibres. Avec cette hypothèse annexe : à savoir que le vaccin contre le Covid aurait peut-être, en enflammant son système immunitaire, déclenché précocement une maladie qui aurait pu surgir à un âge plus avancé.

La déprime de Greg s’est pimentée de colère. Il a commencé à lire des témoignages de gens vaccinés dont l’état de santé s’était subitement dégradé. Il a lu quantité d’articles sur les labos et la façon dont certains s’étaient assis sur des protocoles. Greg s’est senti à la fois floué, cobaye et extracteur à dividendes. Un article de presse a fait les comptes : « Depuis le 16 mars 2020, le cours de Bourse de Moderna (jusqu’en 2020 inconnu au bataillon) a bondi de 466 %, celui de Bion Tech de 226 %, celui d’Astra Zeneca de 74 %, celui de Pfizer de 35 % et celui de Johnson & Johnson de 21% » [capital.fr]. Le « nous sommes en guerre » macronien avait généré sa caste de profiteurs : l’industrie pharmaceutique. Rapidement, Greg a pris conscience que la diffusion de son témoignage alimentait la fièvre « antivax ». Il a tenté de préciser sa position, étant entendu qu’il était hors de question pour lui de donner crédit à certaines embardées du genre « vaccination de masse égale génocide planétaire ». Le fil sur lequel s’embarquait l’ami était casse-gueule. Rapidement, il a fait ce constat : qu’il se défende d’emblée d’appartenir à une quelconque « nébuleuse complotiste » ou qu’il élude totalement la référence, les limbes numériques sauraient métaboliser sa petite histoire pour nourrir ses propres hystéries.

 Machine à diversion et à dépolitisation, mauvaises réponses pour vraies angoisses, le complotisme est une dynamique sociale à visages et usages pluriels. Il est la disqualification première de l’adversaire, la peau élastique de l’extrême droite, la trame brouillée des vrais complots ayant vicié les histoires officielles, une infamie de plus jetée à la face des classes populaires par une bourgeoisie s’étant toujours perçue comme classe « éclairée ». Bref, la remise à jour d’un vieux partage de nos communautés entre les gens capables de diriger et de dire le monde et ceux qui, décidément, n’y comprendront jamais rien et sont condamnés à délirer leur malheur. Pour décadenasser ce dispositif, certains tentent de nous fournir des billes intellectuelles. C’est le cas de Matthieu Amiech, un des tauliers des éditions La Lenteur, qui vient de signer L’Industrie du complotisme. Pour les non-affranchis, la production de La Lenteur se trouve rangée dans le bac « anti-indus » des librairies politiques. L’étiquette est sommaire et forcément réductrice. Elle nomme cependant cette branche d’inspiration libertaire portant un regard plus que critique sur plus de deux siècles de révolution industrielle adossée à un impétueux mythe du Progrès. À l’aube d’une sixième extinction des espèces et d’un emballement calorifère de la planète, on pourrait penser que ledit mythe a fait long feu. Il n’en est rien. Pire : alors qu’aucun signal n’indique un quelconque ralentissement de la Méga-Machine, nos sondeurs officiels l’affirment : plus on étouffe, plus les rangs des climatosceptiques s’étoffent[2]. Autrement dit : plus la catastrophe en cours étend son emprise, plus les fuites en avant délirantes multiplient leurs adeptes. Comment expliquer une telle crise de nos cortex de bipèdes évolués ? Matthieu Amiech propose une piste dans son introduction : « La diffusion du complotisme autant que l’élévation de l’anticomplotisme au rang d’arme idéologique essentielle des couches dirigeantes ne sont pas séparables de cette crise de la raison politique. À force que les populations du monde industriel ne fassent rien de la vérité essentielle des cinquante dernières années – la production et la consommation de masse détruisent les conditions de la vie sur Terre –, ce sont les industriels qui s’en sont emparés, eux qui sont d’abord des industriels du mensonge ». Pour illustrer sa sentence, l’auteur cite les groupes pétroliers qui, dans un premier temps nient le réchauffement climatique avant, dans un second, de verdir crapuleusement leur image en nourrissant le mirage d’énergies décarbonées. L’entourloupe est manifeste ; notre incapacité à faire collectivement œuvre de raison critique non moins.

Ce bon vieux Capital de pelleteuse

Pour Amiech, « complotistes » et « anticomplotistes » relèvent du mouvement d’un même balancier » celui de la réduction du citoyen à un rôle d’observateur désarmé et diverti par des joutes oratoires entre illuminés en pilotage automatique et experts pétris de morgue froide. Nous caricaturons à dessein. Car les illuminés ne le sont jamais tout à fait. Tout du moins, leurs peurs, nos peurs à tous, partagent un fondement de vérité. C’est-à-dire que chaque peur irrationnelle contient son lot de rationalité. Dans un chapitre factuel et solidement documenté intitulé « Les bases objectives du complotisme », l’auteur revient sur quelques scandales sanitaires récents : nucléaire, plomb, amiante. Mensonges de l’industrie, complicité des pouvoirs publics. Combien de morts, combien de malades ? Si les bilans fluctuent, les « scandales » sont bien connus – jusqu’aux blases des principaux tireurs de ficelle. La leçon pourrait être celle-ci : aux complots chimériques et anhistoriques joués dans quelque théâtre d’ombres s’opposeraient les vrais complots de l’ordinaire, ceux des accointances légales et publiques entre mafias politique et économique. Les ravages humains et écologiques provoqués par l’industrie ne seraient rien sans le clair soutien des pouvoirs publics. Le monde des possédants n’a pas besoin de fomenter ses plans dans la pénombre des alcôves, il lui suffit juste d’ériger une loi universelle sanctionnant la supériorité de ses intérêts sur tout autre. Inversons le célèbre slogan anticapitaliste de feu la LCR, et tout s’éclaire brutalement : « leurs profits valent plus que nos vies ».

Nous disions que toute peur contient son lot de rationalité. Mais nos grilles de lecture pèchent quand elles ne permettent plus d’attribuer auxdites inquiétudes leurs coordonnées socio-économiques dans un monde mis en coupe réglée par le capitalisme industriel. Or, sans cette inscription de la liste de nos malheurs et angoisses sur le damier d’une guerre économique livrée à l’ensemble du vivant, il sera toujours plus difficile d’agréger l’archipel de nos colères.

En guise d’obstacle majeur à nos raisons enrégimentées : le numérique. Car L’Industrie du complotisme est d’abord une charge contre notre mise en réseau inter nautique. L’orée des années 2000 est cette collision entre effondrement meurtrier de deux célèbres tours américaines et début de la dynamique prétendument « sociale » d’Internet. Revisitant cette genèse à la fois traumatique et exaltée, Matthieu Amiech se souvient « des effets émancipateurs prodigieux » promis par les thuriféraires d’Internet : combien de techno prophètes ne nous ont-ils pas prédit une contagion démocratique mondiale avec « chute des dictatures » et « construction d’un puissant mouvement transnational d’opposition au capitalisme ». Une vingtaine d’années plus tard, la douche froide est à même de saisir le derme des progressistes les plus exaltés : « Ce sont d’abord des internationales libertariennes d’extrême droite, fondamentalistes religieuses ou néo-impériales à la Poutine, qui attisent (entre autres) les lectures complotistes de l’époque », diagnostique Amiech. Ce que n’ont pas vu alors les apôtres des écrans, c’est cette structure lourde, profondément verticale et assise sur une division internationale du travail toujours plus exacerbée qui sous-tend le déploiement numérique ; derrière la fluidité des clics de souris, un bon vieux Capital de pelleteuse : des ruées extractivistes visant les terres rares aux plus d’un million de kilomètres de câbles sous-marins en passant par la soixantaine de millions de tonnes de déchets électroniques. Ce qu’ont tu alors les apôtres de notre maillage abrutissant et farci de mouchards, c’est que la numérisation du monde était « un point d’appui indispensable à la poursuite, tant bien que mal, de l’accumulation capitaliste », mais aussi « le facteur de bouleversement social le plus important de notre époque : […] l’asymétrie de pouvoir entre les citoyens ordinaires et les couches dirigeantes ».

Car non seulement l’essor bien matériel de l’économie immatérielle participe à un degré inouï de « la destruction dramatique de nos milieux de vie », mais il dévitalise nos imaginaires capables de nourrir toute perspective d’émancipation commune. C’est-à-dire que, ni symboliquement ni concrètement les pétitions en ligne et autres hashtags indignés ne changeront quoi que ce soit à la trajectoire du rouleau compresseur déboulant sur nos échines.

Dans cette foire aux mégabits où tout s’ingurgite et se régurgite au rythme de compulsions toujours plus névrotiques et au risque d’atteindre ce point de rupture cliniquement nommé « fatigue informationnelle », la fake new est cet étalon permettant de trier le bon grain sensé de l’ivraie définitivement égarée. Soucieux de nos équilibres mentaux, les groupes de presse « débunkent » à tour de bras, nous livrant par pelletés le sous-texte certifié et labellisé destiné à rendre lisible un monde toujours plus au bord du chaos généralisé. Taquin, Amiech tacle notre petit père de la Start-up Nation et le soupçonne d’occuper un trône schizoïde. Commentant la loi anti-fake news, il note : « Le plus remarquable, c’est que Macron craint la circulation libre de l’information sur Internet alors que la numérisation de la société est le cœur de son projet politique ».

Remplacer la nature par la technologie et la culture par le commerce

« Mieux qu’un complot, un projet politique : informatiser le monde ». Tel est le titre du quatrième chapitre de L’Industrie du complotisme, chapitre qui s’ouvre sur une citation de l’écrivain anglais Paul Kingsnorth revenant sur ce qui s’est expérimenté, autant techniquement que politiquement, durant la crise sanitaire. Extrait : « Nul besoin d’imaginer que ceux qui sont aux manettes agissent dans l’ombre. Ceux qui sont au pouvoir […] sont là sous nos yeux, depuis des années, et la plupart d’entre nous n’y prête tout simplement pas attention ou s’en fiche. Nous sommes trop occupés à jouer avec les joujoux qu’ils fabriquent pour nous. Ce à quoi nous assistons, c’est tout simplement au fonctionnement habituel de la Machine. Elle profite des événements pour renforcer sa domination. Elle colonise nos sociétés, nos corps et nos esprits. Elle remplace la nature par la technologie et la culture par le commerce ».

Certes ce genre de synthèse dessinant à coups de hache les contours de nos nouvelles servilités pourrait irriter ceux qui pensent que les choses sont plus subtiles que ça. À savoir que le numérique est aussi cette interface permettant des échanges d’analyses ou de témoignages dont l’agrégation pourrait servir de catalyseurs aux révoltes populaires. Des printemps arabes aux Gilets jaunes, les exemples ne manquent pas prouvant que des entrailles de la machine émergent des zones d’opacité et de libre expression échappant – du moins momentanément – aux baillons de la censure et autres chartes de modération des réseaux sociaux. Après tout, le soussigné n’a-t-il pas lui-même rédigé ces lignes le nez collé à un écran de pixels à destination d’un public lui-même plus ou moins captif de la même infrastructure ? Qu’on le veuille ou non, qu’on soit joggeur à casque Bluetooth à conduction osseuse et brassard de running connecté ou médiéviste amateur de vieux grimoires lus à la lueur d’une bougie, le techno tope (pour parler comme PMO) est désormais ce milieu dans lequel nous baignons tous. Un préalable qui n’obère cependant pas un minimum de lucidité : à savoir que fomenter des résistances dans un réseau dont l’une des fonctions essentielles est de tracer et de fliquer tout échange relève d’une stratégie suicidaire.

Plus globalement, réfléchir en termes politiques implique de s’emparer des tendances lourdes du sujet d’étude. Et la première incidence des nouvelles technologies est non pas de travailler à une quelconque émancipation, mais au contraire de participer à notre diminution en nous bardant de prothèses et de capteurs et en déléguant notre capacité à décider de notre avenir à des verrouillages algorithmiques.

Entre le 17 mars 2020 et le 3 mai 2021, la population française a subi en cumulé une période de plus de quatre mois de confinement. Pendant ce laps de temps, pour beaucoup d’entre nous, le contact avec l’extérieur s’est fait via les fournisseurs d’accès à Internet. Suivant son intuition, Matthieu Amiech évoque une période de « privatisation » de notre « accès au monde ». Avec les dégâts tant politiques que psychiques qu’une telle situation a pu engendrer – à l’heure actuelle, l’ami Greg (et combien d’autre ?) ne s’en sont jamais réellement remis. Inscrivant la dynamique numérique dans celle du capitalisme dont il n’est qu’une énième déclinaison et accélération, l’auteur poursuit : « Nous sommes peut-être face à un nouveau phénomène d’enclosures, portant non plus sur l’enjeu matériel de l’accès aux terres et aux moyens de subsistance, mais sur l’enjeu mental de l’accès au réel ».

Sébastien NAVARRO

 

– À contretemps/Recensions et études critiques/juillet 2023 – [http://acontretemps.org/spip.php?article1000]



[1] Sur la « psychiatrisation » de personnes souffrant d’effets secondaires dus à la vaccination, lire « Covid, vaccins et science aux origines d’une défiance », d’Ariane Denoyel, dans Le Monde diplomatique d’avril 2023.

[2] Voir « Climatosceptiques : pourquoi 37 % des Français n’adhèrent plus aux analyses scientifiques du Giec ? », L'Express [lexpress.fr].

domenica 9 luglio 2023

πάντα ῥεῖ Complotti, deliri e menzogne propagandistiche

 



Dove mi ripeterò sovente spinto dalla voglia di perforare il rigido guscio di chi si gargarizza di rabbia rivoluzionaria senza smettere di sguazzare nelle sue egocentriche liturgie mistiche.

 

Per diventare re o imperatori, è sempre stato necessario prima di tutto e soprattutto convincere gli altri a diventare dei sudditi. Com’è stato possibile, finalmente, nel corso della storia, riuscirci così bene? Rispondere a questa domanda preliminare comporta, in via prioritaria, denunciare la manipolazione ideologica e psichica delle coscienze che, oggi più che mai, è uno dei pilastri del dominio. Siamo ancora una volta di fronte a un diavolo da esorcizzare o alla strategia intima di un potere che alimenta e favorisce la falsa coscienza integrata delle proprie cavie?

COMPLOTTISMO E ANTICOMPLOTTISMO sono due interpretazioni opposte e simili di fatti storici, due arlecchini al servizio di un unico padrone: il dominio.

Partiamo dal generale e iniziamo a notare che complottismo e anticomplottismo esistono effettivamente ma non corrispondono esattamente, e addirittura assai poco, alle riflessioni, alle situazioni, alle denunce e alle ricerche che li riguardano. Perché questo tipo di errore ricorrente colpisce sia chi crede fermamente nell'esistenza di un complotto, sia chi ne nega l'esistenza con sufficienza. Infatti, là dove prendono forma, queste due posizioni antagoniste sprovviste di prove verificabili sono due complottismi opposti nel senso ambiguo e psicolabile che questo concetto implica. Così come l’inferno per Sartre, i complottisti sono sempre gli altri.

Chiamo dunque complottismo qualsiasi interpretazione paranoica o consapevolmente fuorviante di un dato, un fatto, una situazione. Il complottismo è il sapere dell'ignoranza guidata dall'odio o da un qualunque interesse sussidiario, economico o psicologico. Può essere cosciente e opportunista o inconscio e paranoico; riguarda sia i dominanti sia i sottomessi e i servitori volenterosi. Tra mille difficoltà e confusionismi, orfani di una coscienza di classe sconfitta dal consumismo, i ribelli hanno il compito storico di evitarlo e di trasformare questa mancanza di lucidità in una coscienza di specie, su pena, altrimenti, di diventare essi stessi i peggiori divulgatori della paranoia degli schiavi tanto utile alla perpetuazione della schiavitù.

Nella storia dell'umanità confiscata da dieci millenni da una civiltà produttivista ormai planetaria (è questa la globalizzazione di cui si parla a torto e a traverso, apprezzandola qui come progresso, odiandola là per tutti i suoi micidiali effetti collaterali), varie strategie manipolatrici, facilmente assimilabili a dei complotti, sono state una pratica abituale di gruppi suprematisti che cercavano di stabilire o confermare il loro dominio. Mafie e Stati stessa lotta. La civiltà produttivista, basata sulla schiavitù di classe e di genere, non ha mai smesso di inventare gli psicodrammi suprematisti che impone alle sue prede: donne e uomini (ma anche altre specie di animali addomesticati, sfruttati o mangiati da sempre) il cui lavoro forzato assicura e accresce la ricchezza accumulata dallo sfruttamento delle energie del vivente e della natura.

Fin dai suoi inizi, il produttivismo patriarcale ha combattuto una libera espressione spontanea della comunità umana basata sull’aiuto reciproco e la condivisione in società a struttura matricentrica. Il patriarcato si è affermato attraverso l'irruzione sistematica della sua morale sessuale coercitiva nelle comunità egualitarie, non gerarchiche che la ricerca archeologica recente ha portato alla luce catalogandole come gilaniche[1]. Questo modello di organizzazione sociale, caratteristico di alcune specie di mammiferi tra le quali una parte della nostra, è stata costantemente aggredita, poi sconfitta e soggiogata, dai meccanismi predatori di una disumanità molto diffusa tra gli antropoidi, dove la bestia feroce prende sistematicamente il sopravvento sull'empatia con i propri simili e con il vivente in generale. Così è stata progressivamente paralizzata la creazione dell'umano, quest'opera d'arte incompiuta, dove circola l'amore piuttosto che l'odio, l'uguaglianza piuttosto che il dominio, la pace piuttosto che la guerra, il godimento orgastico e non lo sfogo sadico. Tutto il contrario di quello che oggi scandalosamente si chiama progresso, civiltà.

In un simile contesto storico, le ideologie complottiste (di cui l'anticomplottismo fa parte) sono il sintomo di una piaga funzionale al dominio. Nel nostro tempo che si dice moderno, esse possono variare dall'antisemitismo negazionista al sionismo antipalestinese, dal suprematismo bianco tipico del fondamentalismo cristiano alle gerarchie vampiresche di altri misticismi di ogni genere che impestano il vivente[2]. Ebbene, per curare tutte le varianti di questa peste emozionale caratteriale che scivola facilmente verso un fascismo politico diffuso dalla civiltà produttivista e dal capitalismo planetario, non c'è altro antidoto che la poesia orgastica dell'umano e la coscienza che ne segue. Per questo il desiderio creatore di armonia del vivente è il bersaglio preferito di tutti i fascisti caratteriali (tutte le ideologie incluse!) che ne fanno il capro espiatorio fobico dei loro stupri di ossessi del potere.

Ogni volta che la paura dell'ignoto imperversa, la capacità umana d’immaginazione è il primo detonatore della formidabile arma della manipolazione. Ne abusano tutti i poteri – quelli intimi e personali e quelli che riguardano la vita collettiva, la comunità sociale. Ogni volta che la coscienza è sopraffatta da una qualsiasi paura, la spiritualità naturale prodotta dal dialogo tra il corpo e lo spirito di cui è composto l'essere umano si sbriciola spontaneamente in spiritualismo maniacale, anticamera di ogni misticismo. Quanto più profonda, intima e rimossa è la paura, tanto più si scatena l'impotenza, tanto più qualsiasi delirio può abusare l'individuo che dubita e tentenna.

Freud (che, complice Albert Einstein, fischiò nella notte fascista un osceno elogio ditirambico di Mussolini, prima che quest'ultimo sprofondasse nella seconda guerra mondiale) aveva giustamente osservato – ma senza applicarlo a se stesso, ahimè – che il viandante che fischietta nella notte per scongiurare la paura del buio, riesce effettivamente a rassicurarsi, ma non vede, però, più chiaro. Ê dunque sempre bene diffidare – evitando di cadere a propria volta in una trappola paranoica – di un'intelligenza la cui sensibilità è contaminata dal potere di classe o di genere, quindi dall'impotenza orgastica a vivere, dall'odio o dall'opportunismo che l'economia coltiva e di cui soprattutto beneficia.

Ovviamente tutto ciò non è particolarmente sorprendente, né nuovo. La novità è l'estensione della ragnatela del virtuale che circonda il reale, rendendo quasi impossibile discernere dove finisca il reale e dove inizi lo spettacolo, fonte privilegiata di tutti i deliri mistici postmoderni. Siamo lì nel punto preciso di un aleph, dove la menzogna spettacolare modifica lo scenario del vivente senza che questi se ne accorga e sia capace di reagire.

In un certo senso, a prima vista, la storia dell'umanità nella civiltà produttivista si presenta come un susseguirsi di macchinazioni riuscite o fallite, ma è fondamentale, quando ci s’interroga a questo proposito, distinguere il vero dal falso a seconda che il complotto in questione sia dimostrato dai fatti o si nutra di una paranoia che pedina costantemente la conoscenza come un parassita naturale. È grazie a questa patologia mentale che si possono nascondere complotti reali o inventarne di fittizi, raddoppiando così la possibilità di mentire e rendendo sempre più dubbia la ricerca della verità.

I teorici del complotto e i suoi negatori navigano sulla stessa barca ideologica che ospita gli schiavi che credono di essere liberi – condizione che è la peggiore per degli schiavi! Perché in tal modo, con la forza e la persuasione, il potere conferma l'obbligo del lavoro forzato e assoluto per i dominati che ammaestra, soggioga, sfrutta: quel che si chiama addomesticamento. Perché, in un mondo dove s’inventano o nascondono complotti, dove se ne soffre o se ne trae profitto, l'illusione a proposito del vero e del falso è una fonte primaria di sottomissione a una servitù volontaria o a un delirio paranoico che rafforzano il dominio cambiando soltanto il mito di riferimento. Grazie a quest’opera di "demonizzazione" travestita da esorcismo, tutto sembra poter cambiare mentre nulla cambia perché essa non fa che confermare la subordinazione ideologica necessaria al produttivismo.

L'ambiente sociale predatore del produttivismo capitalista sprigiona una falsa coscienza senza limiti che si aggiunge e si confonde con la naturale tendenza a inventare miti laddove l'informazione – quindi la conoscenza dei fatti – manca di dati certi e verificati. Mai fu più vera la tesi 124 de La società dello spettacolo di Guy Debord: «La teoria rivoluzionaria è ormai nemica di ogni ideologia rivoluzionaria, e sa di esserlo».

In una società più spettacolare che mai, la copia non è più distinguibile dall'originale; in una realtà sempre più corrosa dal virtuale, distinguere il vero dal falso diventa sempre più difficile, se non impossibile. L'essenza del dominio si diffonde, protetta da una rete di menzogne coltivate. La verità dei fatti e delle intenzioni è inquinata da una propaganda programmata che usa a suo vantaggio tutti i trucchi di una manipolazione mediatica diventata quotidiana. Nello spettacolo sociale, mescolando falsificazioni e messe in scena, la neolingua del potere applica una scienza della manipolazione affinatasi alla scuola freudiana e post freudiana. Attraverso una panoplia di parole prigioniere alle quali si fa dire ciò che si vuole che le cavie intendano, il dominio ha beneficiato enormemente della manipolazione dell'inconscio per scopi psicosociali e psicogeografici di manipolazione delle coscienze. Edward L. Bernays, nipote di Sigmund Freud, dal quale aveva appreso l'essenziale, fu un esempio sovrano della pratica di quel potere di manipolazione dell'inconscio diventato oggi una volgare banalità pubblicitaria ciononostante più funzionante che mai. Fu lui, infatti, che un secolo fa ha convinto un mucchio di suffragette a fumare in segno di emancipazione durante una protesta femminista, assicurando alle donne il diritto al cancro e succosi dividendi per i capitalisti del tabacco a spese dell'altra metà del cielo.

Il carattere perverso narcisista, più diffuso che mai nella società dello spettacolo integrato, gioca sulla nebbia che circonda il sapere e sul senso di colpa interiorizzato, manifestandosi tanto come micidiale arma di seduzione individuale quanto come un nocivo meccanismo di manipolazione di massa. Tra il predatore sessuale che ipnotizza le sue prede manipolandone le emozioni intime e gli impiegati mercenari dei mass-media che manipolano la coscienza collettiva per far interiorizzare a ciascun soggetto i meriti del dominio, c'è continuità e somiglianza. O meglio, più precisamente, una stessa tecnica pedagogica, basata sul violentamento psichico di coscienze intimamente indebolite dall'artificialità del mondo, finisce per indebolire gravemente anche i corpi in cui queste coscienze si forgiano. Si vede, allora, che anche la servitù più volontaria ha bisogno di essere educata per funzionare bene e ottenere il risultato voluto dalla società dominante: che ogni pecora finisca per diventare il proprio cane che abbaia alla luna.

Lo sfruttamento dell'uomo, della donna e della natura può essere impropriamente sentito come l'effetto di un complotto, mentre è un suprematismo esercitato da una classe, una casta o un genere che fanno dei beni comuni una loro appropriazione, un loro privilegio. Si è quindi di fronte a un progetto sociale con connotazioni politiche, reazionarie o rivoluzionarie secondo il contesto, il cui unico obiettivo complessivo, consapevole o no, è ottenere, mantenere, aumentare il dominio. Questa non è una cospirazione, ma una malattia della potenza orgastica che si sbriciola in potere. Si può invece parlare in modo pertinente di complotto se la congiura riguarda un ristretto gruppo di attori e se ha uno scopo preciso e facilmente riassumibile. C'è dunque similitudine tra un complotto e gli imbrogli di un gruppo suprematista di qualsiasi natura che cerca o esercita il potere, ma c'è anche una differenza radicale. Perché il Leviatano non nasconde il suo dominio. Al contrario, con la forza e la persuasione, stabilisce la legittimità del suo potere legislativo e del monopolio della violenza necessaria per ottenere il sostegno servile dei suoi sudditi, gravati da una crudele mancanza di coscienza orgastica, repressa e ignorata fino all'impotenza.

Come nell'antica Atene, che ha inventato la sua democrazia, diretta ma molto relativa, qualsiasi oligarchia (il potere nelle mani di pochi, in greco antico) non cessa d’imporre il suo dominio sulle masse ingenue, su un popolo a volte sempliciotto e privo di lucidità, ma assai spesso lucido, sinceramente determinato a costruire una società di mutuo soccorso e di condivisione anziché una società di schiavitù e di dominio. L'opposizione tra questi due atteggiamenti poetici (non dimentichiamo che il verbo poiein in greco significa fare, passare all’azione) è una costante della questione sociale, ma nella natura umana queste due opzioni si contraddicono e si combattono, perché l'amore e l’odio, l’empatia e la predazione per quanto incompatibili, sono alternativamente presenti nella complessa identità del primate intelligente e sensibile che è l'essere umano. La storia ci ripete costantemente che da lui può scaturire il meglio o il peggio, un crimine contro l'umanità o un'opera d'arte tanto imperfetta quanto seducente e perfettibile a piacimento: l'umano dell'amore che s’inebria di vita, l'inumano dell'odio che uccide e ferisce. Possiamo soltanto costatarlo: l'essere umano è capace di tutto, dal più sublime al più sordido. L’ha dimostrato e continua a farlo, fino a prendere in considerazione, senza batter ciglio, l'Armageddon nucleare che risolverebbe definitivamente la questione.

Si potrebbe pensare, sempre sbagliandosi, che in natura ci sia un complotto spontaneo ordito dai leoni e da altri animali feroci contro gazzelle e altri erbivori. Il carnivoro si acquatta nell'ombra per assalire la sua preda, ma nessuno ha mai definito questo fatto un complotto. Ciò si chiama legge della giungla, la lotta naturale per la vita tra le specie animali, vegetali e minerali che compongono il mondo, la terra, i pianeti, l'universo. Il “complotto” spontaneo della vita non è un complotto ma un funzionamento primario. Il concetto di complotto presuppone un consapevole tradimento delle condizioni naturali o la rottura di un patto reciproco, quel che i borghesi (grandi specialisti delle cospirazioni umane, le uniche davvero concepibili come tali) definiscono nella lingua di Shakespeare "il tradimento di un gentleman’s agreement", la rottura di un mutuo accordo tra gentiluomini (per le donne si vedrà eventualmente in seguito, come avviene da quando imperversa un "complotto" patriarcale contro di loro).

Bisogna tener conto che in un complotto – vero o falso che sia – s’implica una rottura con la volontà generale, l'infedeltà a un accordo stipulato per costituire una comunità di persone civili che si pretendono purificate dalla ferocia animalesca primitiva e dalle azioni selvagge dei cosiddetti sub-umani privi di umanità (Untermenchen! I nazisti sbraitavano questo concetto complottista di base che segna ogni suprematismo, ogni gerarchia di dominio, ogni fascismo fissato sullo stupro omicida e suicida dell'umano). Non a caso la fascio-sfera è particolarmente ghiotta di teorie complottiste che, peraltro, imperversano sui socials sia di destra sia di sinistra – reti virtuali che, in un mondo sempre più artificiale e suprematista, gestiscono la patologia comunitarista sostituendo, su Facebook o altrove, i raduni oceanici di un tempo attorno al Führer o al Piccolo padre dei popoli da parte di moltitudini avide di un discorso di odio, portatore di morte.

Nella storia recente si possono trovare esempi di cospirazioni comprovate che hanno peraltro subito manipolazioni e letture complottiste da ogni parte: l'incendio del Teatro Diana a Roma nel 1921 per consolidare la presa di potere fascista, poi l'incendio del Reichstag di Berlino nel 1933, strumentalizzato dai nazisti che lo attribuirono a un complotto comunista; poi, più di recente, le bombe del 12 dicembre 1969 a Milano che gli italiani dell’epoca coinvolti nella manipolazione denunciarono subito come “una strage di Stato[3] nonostante gli sforzi del potere per mascherare questo massacro di Stato a connotazione fascista come un atto di terrorismo anarchico. Se ne potrebbero citare altri, ovviamente.

Il complotto implica sempre una congiura, per questo Marx non ha mai parlato di complotto nella sua critica radicale dell'economia politica, quindi del capitalismo che la incarna. Il capitalismo non è un tradimento, è l'imposizione di un produttivismo costantemente rinnovato il cui progetto moderno è caratterizzato dal concatenarsi di vari elementi con più sfaccettature, tutte collegate tra loro: la scoperta di un universo sfruttabile di dimensione planetaria che è stato chiamato nuovo mondo, l’evoluzione esponenziale del sapere tecnico verso una frenetica industrializzazione che ha progressivamente modificato l'attività e la struttura stessa del vivente, il tutto coordinato da una nuova religione laica universale chiamata economia politica. Dalla creazione di banche e dall'istituzione di recinzioni sui terreni fertili, si è rivoluzionato lo stretto rapporto dell'uomo con la terra come principale, se non unica, fonte naturale di una ricchezza che il sistema dominante ha destinato sempre più all’appropriazione privativa economicista e non alla condivisione.

Con la rivoluzione industriale, l'ascesa della merce e del suo valore feticizzato, erede terrestre del potere di nocività di tutte le divinità produttiviste ancestrali, ha fatto dell'alienazione e della reificazione il centro di tutte le relazioni sociali. Il capitalismo è il modo di produzione globalizzante con cui la borghesia mercantile ha rovesciato l'Ancien Régime della nobiltà arcaica. Questo fenomeno planetario, tanto economico quanto politico, è nato nel cuore dell'Europa cristiana per poi diffondersi ovunque come logica evoluzione del dominio globale della civiltà produttivista, essa stessa responsabile di aver abbattuto la civiltà gilanica, scomparsa gradualmente dall'Europa antica come un segreto gelosamente custodito.

Mi riferisco, a proposito della civiltà gilanica, all'enorme lavoro di ricerca di Marija Gimbutas, di cui ho già dato alcuni riferimenti bibliografici; secondo Lei, dalla preistoria recente, l'irruzione del produttivismo patriarcale e della sua morale sessuale coercitiva[4] fu un progresso e una nocività al tempo stesso: progresso del dominio produttivista, fastidio deleterio per un'armonia sociale mai del tutto raggiunta, diventata poi sempre meno esplorata e praticabile. L'antica esistenza di una civiltà gilanica è stata, infatti, palesemente rimossa, ignorata al punto che oggi abbiamo quasi perso i riferimenti storici minimi di questa civiltà fondamentalmente acratica la cui centralità femminile garantiva un godimento condiviso e totalmente estraneo a qualsiasi gerarchia matriarcale rivendicata da un femminismo settario.

Tra gli esseri umani, una coscienza pacifica ed egualitaria, libera e orgastica è sempre stata sensibile all'empatia, alla solidarietà, all'aiuto reciproco. Questa fragile consapevolezza non ha mai dominato il mondo, ma è sempre stata una pacifica alternativa di civiltà alla tendenza predatoria dell’umano che il patriarcato ha imposto a detrimento di una centralità femminile acratica, finita fuori dal radar degli umani in guerra tra loro. Perdita tragica, perché apparire come esseri umani tra i vivi significa andare oltre il predatore primario che si accontenta di sopravvivere a spese degli altri.

Penso che la vita sia troppo spesso un'opera d'arte incompiuta, una creazione perpetua che scaturisce da una coscienza pratica di sé e del mondo, della comunità e del vivente. La vita contro la morte, eros e thanatos. Purtroppo, non si è mai al sicuro dal ritorno del primario e della falsa coscienza che lo accompagna. È allora che l’affabulazione è in agguato e spinge verso questa predazione che è la parte stupida e malvagia da superare per diventare umani e non accontentarsi di una sopravvivenza miserabile.

A nessuno piace spontaneamente sottomettersi al potere altrui, essere divorato fisicamente o intellettualmente, ucciso o sfruttato, anche se, fin dalla natura primitiva, la lotta per la sopravvivenza è essenziale. Purtroppo, nella sua barbara logica, la civiltà produttivista, fondata sulla schiavitù e sullo sfruttamento del vivente e della natura, ha ridotto gli esseri umani, e le donne in particolare, a potenziali prede di un'aggressione che talvolta assume il volto di un vero e proprio complotto celato sotto forma di una cospirazione inventata. Reale o immaginaria, questa cabala asseconda sempre i dominatori che lavorano per stabilire e rafforzare il proprio potere.

Rimontando alle fonti possiamo porci delle questioni: la religione è il complotto immaginario che comprende tutti gli altri? La manipolazione ideologica è essa stessa un complotto? Ebbene, l'ideologia esiste e i complotti pure, ma i due termini non sono sinonimi, sono solo simili, avendo in comune l'obiettivo di ingannare la preda in questione: l'essere umano.

Il rischio di un complotto è sempre esistito in qualsiasi società, ma la sua forma moderna tecno-dipendente è uno strumento della società dello spettacolo per camuffare e interiorizzare le sue manipolazioni. Come si esorcizzava la presunta presenza del diavolo nei corpi resi deliranti dall'impotenza orgastica per meglio dissimulare gli effetti disgustosi della sessuofobia religiosa arcaica, così s’inventano illuminati ed extraterrestri di ogni tipo per manipolare l'impotenza paranoica di un popolo che si dibatte nel misticismo, incapace di dinamitare il potere di classe e di genere che lo ha reso schiavo, preda di un lavoro sacralizzato e di una merce feticizzata. Nessuno è al riparo da questa caduta nella paranoia sociale con le sue innumerevoli invenzioni in agguato contro l'umano spaventato, frustrato e confuso.

Questo meccanismo patologico è ormai svelato, alla portata della coscienza, ma continua a funzionare nel più bello dei modi spettacolari. Tutti i nemici del capitalismo che non riescono a individuare le radici (produttiviste e non complottiste) di questo modo di produzione, nemico fondamentale dell'umano, ficcano un dito nell'occhio della loro coscienza miope. Prima di crollare come un muro della vergogna, l'ideologia comunista ha preteso di abolire il capitalismo in nome di un produttivismo egualitario. Tragiche stronzate, dove la burocrazia del Partito, avanguardia sacralizzata del proletariato, si è sostituita alla borghesia. Così un'oligarchia politico-economica ha preso il posto, per settant'anni, di un'oligarchia economico-politica tornata oggi alla ribalta in tutto il pianeta come oligarchia tecno finanziaria postumanista e postcomunista. E il Leviatano continua a imperversare.

Sappiamo ormai che di là dai conflitti spettacolari tra opposti mostri di stampo fascista, il grottesco elogio di Stachanov dell’imperialismo sedicente sovietico era in perfetta armonia con il self-made-man americano celebrato dai servitori volontari del capitalismo occidentale. Quest'ultimo, nell’arco di una guerra mondiale, ha trasformato i suoi campi di concentramento allo Zyklon B in supermercati per l’avvelenamento di massa ai pesticidi e altre nocività varie. Ahimè, non si può fermare il progresso, e ora – apoteosi finale dell'alienazione e della reificazione gestita da un'intelligenza sempre più artificiale – ci aspetta un credito sociale alla cinese che mescola, in un orrore assoluto a livello planetario, trans umanesimo e trans comunismo.

Nella sua fase capitalista terminale, il produttivismo ha trasformato la capacità creativa degli esseri umani di produrre beni per vivere bene, in una hybris suicida dove si sopravvive per produrre beni economicamente redditizi e quindi sempre più inutili, e pure dannosi per la vita. Il produttivismo ha così fatto crescere mucchi di frutti velenosi: le sue plastiche e i suoi tumori, il suo riscaldamento globale e la sua malsana bulimia, senza limiti. Dopo qualche secolo di Antropocene o di Capitalocene (scegliete voi), la natura ci presenta il conto che non potremo pagare in dollari, rubli, euro o yen.

Possiamo solo ricordare l'ormai antica profezia di un saggio sciamano di quei nativi americani che furono i primi a scomparire senza pietà né rispetto: "Quando gli ultimi uccelli saranno scomparsi, il caldo insopportabile, gli ultimi fiumi prosciugati, gli ultimi frutti marciti, capirete finalmente, troppo tardi, che non si può mangiare, bere o respirare il denaro”.

Con l'accentuarsi della distruzione del vivente, annunciante quella piuttosto probabile della specie umana, non resta che una via d'uscita: la fine del produttivismo e il ritorno alla vita organica in una comunità plurale, lucida e autocritica, autogestita al quotidiano, dal locale al planetario. È una scelta urgente e necessaria di empatia con il vivente di cui la specie umana è parte e da cui dipende. La salvezza arriverà solo ricreando una società orgastica, acratica e solidale, che rifiuti ogni hybris, ogni dominio.

Se Marx scrivesse oggi, sarebbe accusato di complottismo da alcuni, di anti-complottista da altri. Tuttavia, anche nella società dello spettacolo integrato, coloro che denunciano gli imbrogli del potere non sono necessariamente cercatori complottisti di complotti da smentire o denunciare. Il potere agisce per convincere, sedurre, imporsi come ogni soggetto che mira ad addomesticare una preda, ad addestrarla come oggetto di sfruttamento. Dobbiamo quindi imparare a diffidare di ogni verità non verificata, se non si vuole diventare le vittime della farsa o dell’antifarsa in agguato. I preziosi diffusori di allarmi, sentinelle della coscienza di specie, non sono cercatori di complotti. Denunciano ciò che pone problema, diffidando di ogni interpretazione mistica. Per questo non c'è niente di meglio che utilizzare la collaudata ricetta del metodo scientifico, con la sua umile consapevolezza di sapere di non sapere. Dobbiamo lottare instancabilmente affinché lo strumento stesso della scienza non sia consumato da una religione scientista che presenta i suoi dogmi non verificati come verità indiscutibili. Mai confondere disponibilità fiduciosa e atto di fede perché la fiducia include uno spirito critico autonomo, la fede implica la sottomissione a una credenza dogmatica. Denunciare questo confusionismo servile è il primo degli allarmi da lanciare in nome del principio di precauzione.

Ecco, invece, da registrare appunto per non seguirlo, l'esempio di un ambiguo delirio mistico da gettare nella pattumiera della storia senza per questo avallare Big Pharma. Perché le accuse che vi sono diffuse non portano la minima prova a sostegno pur se non c'è dubbio che la puntura anticovid sia stata lanciata come un salvagente nella tempesta virale (qualunque sia la sua origine) per compensare una gestione colpevole da parte del potere – salvagente peraltro molto redditizio per i suoi produttori. Ciò non toglie che un crimine contro l'umanità – come ogni accusa, del resto – richiede prove concrete per evitare che l'imputazione si trasformi in calunnia, interessata o paranoica che sia. È solo sputando sul delirio di stampo fascista della falsificazione mistica che si potrà demolire la mostruosità del dominio che trae gran vantaggio, del resto, dalle teorie del complotto che utilizza come controfuoco ai suoi imbrogli produttivisti.

La newsletter del naturopata Michel DOGNA (estratti qui in rosso, con alcune brevi note aggiunte da me in nero) evoca chiaramente un crimine contro l'umanità premeditato e senza precedenti:

TUTTI I VACCINI, indipendentemente dal fatto che siano nuovi o "vecchi", SARANNO ORA RNA messaggero (anche quelli obbligatori per i neonati).

“È in corso un colpo di Stato invisibile e spietato. Sapevamo che stava arrivando e sta prendendo forma” – Hervé Juvin (Eurodeputato nella lista del Rassemblement National di Marine Le Pen alle elezioni Europee del 2019).

Non tornerò sulle prove con brevetti e fatture giustificative, precedenti l'inizio dell'epidemia (inizio 2020) che ho pubblicato nelle mie news e inserite nel mio ebook "Verità proibite e conoscenze colpevoli" che i falsi vaccini in questione sono veleni che sono stati debitamente sviluppati per uccidere o almeno paralizzare una parte della popolazione.

A proposito, avevo fatto notare da tempo che i soldi raccolti ogni anno su Telethon (telecons) non servivano mai a finanziare la ricerca per le malattie orfane, ma a distruggerci in maniera massiccia – Grazie ancora ai tanti donatori convinti di fare una buona azione. (l'inferno è lastricato di buone intenzioni...).

Ci vuole comunque una dose incredibile d’ingenuità per continuare a fidarsi di un'azienda farmaceutica che è stata ripetutamente condannata a multe colossali di milioni di dollari, la più grande pari a 2,3 miliardi per pratiche di marketing mafioso e molteplici tangenti illegali. (Noto qui l'affiorare di dati critici verificabili, distillati per corroborare il cumulo di mistiche certezze prive di fondamento che li circondano e li seguono). Se si pensa a tutte le donne incinte che attualmente si sono lasciate vaccinare in via prioritaria perché presumibilmente ad alto rischio, e che si ritrovano con bambini affetti da miocardite alla nascita (danno da proteine Spike), mentre finora le donne incinte evitavano persino una compressa di aspirina! Che cosa resta dell'istinto materno di autoconservazione comune a tutti gli animali? (Non un solo nome e cognome di queste povere madri e dei loro figli martiri).

È ormai noto che durante le prove preliminari effettuate su 159.000 persone durante le prime dodici settimane dopo il lancio del vaccino, 32.500 persone hanno sofferto di varie lesioni e più di 200 persone sono morte. Pfizer e la FDA sapevano fin dall'inizio che le iniezioni di RNA erano dannose per il cuore dei minori. È stato anche rivelato che 60 persone sono morte di ictus nei giorni successivi all'iniezione. Ma c'erano anche: danni epatici multipli, emorragie cerebrali, trombosi alle gambe e ai polmoni, disturbi neurologici incontrollabili, infiammazioni articolari, danni ai testicoli e riduzione degli spermatozoi, danni alle ovaie e ai cicli, gravidanze interrotte.

Si tratta quindi davvero di un crimine premeditato senza precedenti contro l'umanità. Si noti che vari ricercatori indipendenti hanno dichiarato che nessun animale è sopravvissuto a questi esperimenti basati sull'RNA.

Continueremo a sottometterci e a partecipare con la nostra adesione all'opera di morte di questa tentacolare organizzazione satanica che genera infinite miserie e sofferenze?

Ecco una raccomandazione di una grande anima che non citerò qui: quando per il vostro bene il governo dice di andare a destra, andate a sinistra e viceversa (soprattutto viceversa, a quanto pare, tenendo conto della probabile ideologia politica di questa grande anima misteriosa, vista l'"anima politica" delle altre due "grandi anime" citate in questo testo: Hervé Juvin e Christine Anderson).

Dichiarazione di Christine Anderson (deputata europea di AfD – partito politico tedesco della destra populista noto per la sua opposizione all'Unione Europea e all'immigrazione in Germania), che (per amore di Dio!) invita i popoli del mondo intero a prendere in mano il proprio destino finché c'è ancora tempo:

Imploro veramente il popolo e tutti i popoli del mondo: per amore di Dio, smettete di concedere ai vostri “governi democraticamente eletti” il beneficio del dubbio – non se lo meritano, per niente!

Smettete di razionalizzare quello che sta facendo il vostro governo – Smettete di trovare loro buone intenzioni – Non hanno buone intenzioni, mai.

In tutta la storia umana, non c'è mai stata un'élite politica preoccupata del benessere della gente comune – non è diverso oggi – perché dovrebbe esserlo?

Smettete di concedere loro il beneficio del dubbio, perché posso assicurarvi che vi sarà impossibile sfuggire a una tirannia con la coercizione – è impossibile! Cercando di farlo nutrirete solo un gigantesco alligatore nella speranza di essere mangiati per ultimi: verrà il vostro turno e sarete divorati.

Devo anche chiedere al popolo: smettete di tacere, parlate!

Per l'amor di Dio, smettete di conformarvi! Iniziate a ribellarvi, avranno la vostra pelle se non resisterete loro.

Vi esorto anche a smettere di votare per coloro che v’infliggono questa violenza psicologica.

Per affrontare questo mondo che non è libero e sfidarlo, ho deciso di diventare così profondamente libera che la mia stessa esistenza è un atto di ribellione – ed è quello che dobbiamo fare tutti.

Senza ulteriori commenti, se non l'osservazione ripetuta che la credibilità di una mistificazione richiede sempre di circondarsi di verità frammentarie per rendere credibili le proprie accuse, sono nauseato da questo delirio di stampo fascista il cui misticismo banalizza e rafforza il dominio falsando gli effettivi misfatti degli uomini del potere nell'apoteosi finale di un “cospirazione” mondiale descritta come opera di una “organizzazione satanica tentacolare”!

Una delle radici principali del postfascismo che comincia ad assaporare il potere – ma è solo un antipasto all'italiana – è sempre la psicosi complottista che circonda un dominio malvagio che invecchia male. La peste emozionale era già evidente nella struttura caratteriale di Mussolini e Hitler, di Stalin e Pol Pot, di Franco e Pinochet e così via, ma il peggio di questa peste è che non risparmia nessuno mentre le sue mutazioni si moltiplicano nei laboratori ideologici di una società che di democratico ha solo il nome usurpato.

Ahimè, nessuno è immune alla demenza, senile o meno. Perfino Wilhelm Reich, che non ringrazieremo mai abbastanza per essere stato il primo a denunciare, con grande lucidità, il fascismo come la patologia sociale e politica centrale del Novecento, ha finito la sua vita in preda a un complottismo imbarazzante.

L'aggressione sistematica da parte del sistema dominante contro le sue tesi radicali che denunciavano lucidamente il dominio psicosociale, ha finito per minare la sua lucidità visionaria, così preziosa per l'umanità. Reich ha finito per capitolare di fronte alla violenza incredibile dell'accanimento esercitato contro di lui dai poteri capitalisti di ogni tipo (la scienza ufficiale e la sua burocrazia poliziesca e mafiosa [la FDA – Food and Drugs Administration], i comunisti stalinisti del KPD da un lato, Freud e gli psicoanalisti freudiani viennesi dall’altro). Assurdamente imprigionato negli Stati Uniti a causa delle sue ricerche scientifiche – inquietanti solo perché fuori dal comune, come le ZAD di oggi – quest'uomo di grande qualità morto in carcere ha finito per avallare tesi imbarazzanti, una delle quali, e non la meno delirante, fu di credersi lui stesso un extraterrestre!

Forse che ciò significa che tutta la sua ricerca è una paranoia? Per niente.

Persino nelle attuali tesi complottiste in circolazione accelerata, del resto, non c'è solo paranoia. Ed è proprio questo il pericolo maggiore. La cosa più urgente e difficile è cogliere gli imbrogli del potere produttivista in tutta la loro estensione senza finire nel delirio del fascismo caratteriale da cui nessuno è vaccinato. Il che rassicurerà forse i no-vax, ma non me. Perché, in fondo, il complottismo è un'ultima forma perversa del dominio e dell'incredibile nocività del capitalismo produttivista spettacolare.

L'ingenua ignoranza di una coscienza turbata dal potere percepisce il pericolo reale senza comprenderlo nella sua struttura funzionale. Impotenti a combatterlo nella sua complessità, si propende allora facilmente per tesi complottiste che propongono la loro interpretazione cervellotica al posto della narrazione dominante. L'azione storica del fascismo politico nel Novecento è passata ovunque attraverso i giochi di prestigio del complottismo populista e questo rimane il meccanismo funzionale del postfascismo attuale, di cui il complottismo è un prezioso cavallo di Troia.

Il post-fascismo è sorto con l'ascesa del negazionismo riguardo alla soluzione finale nazista. Ora è cresciuto diversificandosi. Chi osa denunciare la peste emozionale che imperversa a 360 gradi, paga subito il prezzo della sua contestazione attraverso aggressioni e minacce deliranti che costituiscono l'essenziale panoplia del carattere fascistizzante e della sua logica intimamente mafiosa: "Parli troppo mio caro untermensch e la pagherai, sporco ebreo, sporco comunista, frocio, terrorista, antipatriota, anarchico, migrante, seguace del culto satanico”! Tutto questo, però, non sempre è detto esplicitamente perché il postfascismo si vuole politicamente corretto e avanza sotto mentite spoglie pur perseguendo lo stesso obiettivo totalitario del padre. Adesso, inoltre, per adattarsi all'evoluzione ideologica dei tempi si traveste volentieri da donna, pur restando profondamente patriarcale. È certo, comunque, che i suoi migliori alleati sono i suoi falsi nemici. I figli mercenari di capitalisti liberali che facevano affari con Hitler non si fanno scrupoli a favorire il ritorno della peste in una nuova messa in scena.

Il postfascismo, erede del fascismo sconfitto militarmente dal capitalismo antifascista nel 1945, costituisce l'ultimo stratagemma del produttivismo per sopravvivere alla sua fine. Il suo disegno ultimo è la soluzione finale di una società nichilista. I complottisti e gli anti-complottisti sono altrettanto funzionali a questo progetto sostenuto dal mondo di cui hanno tanta paura. Questa paura la vogliono condividere, perché niente, meglio della paura del diavolo, prepara il popolo a subire nuovi crimini, a sopportare nuove forme di sfruttamento redditizio. Nell'esempio dello spettacolo virale, per alcuni, i sub-umani erano i vaccinati, per altri i non vaccinati. Il razzismo postfascista ha chiaramente cambiato il software, non l'artificialità pestifera.

Dubito ergo sum: la potenza rivoluzionaria del dubbio contro il ricatto reazionario del debito.

Il progresso industriale e planetario del produttivismo schiavista rivendica il merito, molto relativo ma non falso, di aver sostituito le catene di un tempo con la carta di credito. Il capitalismo ha creato il suo moderno Frankenstein, salariato o disoccupato – due condizioni dello stesso lavoro forzato, con o senza occupazione. Tuttavia, il capitalismo non è affatto un complotto, è il coerente funzionamento globale di una civiltà gerarchica che afferma la superiorità e i privilegi di pochi su scala planetaria, di un'oligarchia finanziaria decisa a imporsi sugli altri senza concessioni, quindi obbligata a trovare dei trucchi per far inghiottire il duro boccone a chi evidentemente non ne vuole sapere. Perché, non lo ripeteremo mai abbastanza: tra gli esseri umani, una coscienza pacifica è sempre stata sensibile all'empatia, alla solidarietà, al mutuo soccorso. Questo significa manifestarsi come esseri umani tra i viventi, superando il predatore primario che si accontenta di sopravvivere a spese altrui.

Il capitalismo fonda il suo potere sull'appropriazione privativa e sull'invenzione di un debito economico contratto nei suoi confronti da tutta l'umanità che dovrebbe rimborsarlo con un lavoro senza fine. La valle di lacrime imposta dalle religioni del cielo e poi da quella molto terrena dell'economia politica è solo un imbroglio basato su una falsa verità alla quale un'umanità liberata dovrebbe opporre un dubbio ontologico. Perché l’assenza del dubbio alimenta il brodo di coltura di tutti i fascismi da combattere come espressione di un misticismo manipolatore il cui populismo si oppone al potere in atto preservando il Leviatano.

Allo stesso modo, quello che mi dà fastidio degli antifascisti militanti non è il loro antifascismo post prandium, ma il fascismo rosso che spesso oppongono oggi, a ottant'anni dalla sconfitta militare del nazismo, alle bande di neonazisti e postfascisti in agguato. Tutti questi tifosi di populismi opposti sono i figli illegittimi di uno Stato che ha inghiottito la nazione, riducendola a inni guerrafondai e bandiere suprematiste. Lo stupro patriarcale della nazione materna da parte dei nazionalisti statalisti di qualsiasi patria (il territorio del padre) fu al cuore della transizione dall'Ancien Régime al moderno mondo capitalista. Bruni, rossi, gialli o a pois, fondamentalisti o democratici che si dicano, i fascisti caratteriali combattono sempre per la stessa peste emozionale in cerca di potere e di un dominio populista che sfrutta il popolo fingendo di governarlo per amore.

Ciò che recentemente mi ha infastidito intimamente, tanto nei provax che nei no-vax, non è il loro argomento a favore o contro che conduce a una decisione libera, controversa e contraria, su una scelta scottante. È la sicurezza mistica con cui disprezzano tutti i credenti della parte opposta con la loro armatura rigida e la loro ideologia a tracolla. La loro rabbia incontrollabile e incontrollata, aggressiva e inefficace, denuncia la loro paura rimossa perché fuori controllo e non riconosciuta come tale. Non abbiate paura, mi viene da dire a chi, scarabocchiando sarcasticamente contro i vaccinati questa stessa frase sui muri durante i tempi bui del confinamento, era in cerca di un capro espiatorio per esorcizzare la propria paura – un’altra ancora, confusa nell'impotenza collettiva.

Che scenario patetico, insopportabile, i poveretti pronti a imprigionare come delinquenti quanti rifiutano di vaccinarsi. Che follia delirante affermare, duro come il ferro, che il vaccino ha ucciso e ucciderà a milioni intere generazioni, inoculando la sottomissione, trasformando i nostri corpi in cellulari – come se questi lanciatori di paranoie travestiti da sentinelle non fossero già anche loro telefono-dipendenti e spie involontarie alla deriva nel virtuale! In tutti questi tifosi ossessionati e rissosi, si percepisce una corazza fascista che s’irrigidisce su entrambi i lati delle barricate spettacolari che il sistema globale mette a disposizione dei suoi schiavi come una formidabile trappola recuperatrice.

La tragica oggettività della pandemia ha dato luogo a una reazione irrazionale di fronte all'ignoto e ai pericoli che esso comporta. Tuttavia, allo stesso tempo, l'evidenza del pericolo virale esistendo ben oltre le paure gonfiate o rimosse, tutte le forme di misticismo eterogeneo propagate a livelli grotteschi sono diventate mostruose e insopportabili.

Coloro che negano la realtà della pandemia sono semplicemente preda di una negazione della realtà che innesca sistematicamente una paranoia giustificatrice della negazione. Coloro che aderiscono all'armata del potere dominante, alla sua ideologia autoritaria e alla sua pratica repressiva hanno reagito in modo pavloviano al virus, scaricando il peso e le responsabilità sul popolo refrattario e sui suoi comportamenti disobbedienti. Costoro fanno parte del gregge di servitori volontari che obbediscono, che votano, che pregano un dio o che adorano direttamente la merce e sostengono il dominio che subiscono come un progresso doloroso ma necessario: quello dell'orrore e dell'intollerabile a cui non ci si sottrae rifiutando di portare la maschera né mettendola per obbedienza e sottomissione. La società dello spettacolo ha toccato il grottesco macabro quando il potere stesso si è mostrato di una duplicità e di un’incoerenza criminale a proposito della chiusura dei letti d'ospedale e della mancanza di maschere di protezione.

L'indegnità produttivista del potere capitalista mondiale ha avvelenato e partecipato al massacro tanto delle sue prede sottomesse quanto dei suoi ribelli spettacolari. Quando un mondo crolla, non c'è salvezza per coloro che lo abitano, se non nella costruzione di un altro mondo da parte dei sopravvissuti non ancora finiti male. I pro e i contro, rinchiusi insieme nei vagoni di un treno che va verso il muro, non hanno alcuna possibilità di salvarsi litigando odiosamente tra loro. Non a caso, invece, si assiste oggi, tra i sopravvissuti, a un disagio crescente con accenni prerivoluzionari perché ormai tutti sanno intimamente, nessuna ideologia esclusa, che il mondo di prima non tornerà più e che ci stiamo avvicinando alla fine o a un nuovo inizio radicalmente diverso. Per questo si sta diffondendo a macchia d'olio la sensazione che non è più questione di lavorare come prima! Ciò che era già vergognoso e subito a malincuore è diventato insopportabile, inconcepibile e ingiustificabile.

Ho avuto, durante i due anni di confinamento, la sensazione del confronto tra due opposti deliri oscurantisti che hanno occupato tutto lo spazio spettacolare grazie al terrore generalizzato dal pericolo reale, improvvisamente moltiplicato e coltivato, di soffrire e morire. Tenuto conto delle debite proporzioni e delle differenze, la situazione mi ha riportato intimamente al periodo oscuro chiamato in Italia gli anni di piombo, successivi alla sconfitta del Movimento delle Occupazioni del maggio 68. Avevo visto, allora, dei compagni smarrirsi, morire e far morire tragicamente nella scelta suicida e delirante della lotta armata. Mezzo secolo dopo, ho visto alcuni compagni no-vax morire di virus dopo aver rifiutato il vaccino. Ho visto, e sono uno di loro, persone vaccinate con sintomi preoccupanti dopo la puntura, ma non ho registrato persone che ne sono morte. Non pretendo, tuttavia, di escluderne la possibilità.

Non dico che il vaccino salvi né che uccida. Entrambe le ipotesi sono realistiche perché qualsiasi farmaco che può guarire o proteggere può anche uccidere. E alcuni più di altri, ma in questa situazione fuori controllo, io, come tutti, non ho avuto altra verità che i miei dubbi. Li preferisco, però, a tutte le certezze dei credenti che litigano per un paradiso e dei diavoli fantasticati. Dico che farsi vaccinare è stata una parata discutibile da prendere o lasciare senza che nessun fascista caratteriale di Stato o dell’anti Stato imponga la sua scelta illuminata da ingannevoli candele ideologiche.

Non dico che il vaccino sia inutile né che non uccida mai. Dico che l'evoluzione mostruosa della civiltà produttivista e della società capitalista hanno creato una tragica situazione di artificializzazione e impotenza di fronte ai pericoli (di cui il virus è un esempio), e in particolare di fronte a rischi che sono in gran parte la conseguenza della civiltà stessa.

Rivendico l'autonomia dei soggetti – di quel che resta del soggetto sociale di ieri (la classe) e di quello nuovo che appare (la specie) – mentre alcuni dei presunti nemici del sistema hanno scelto di reagire come se la tragedia virale non esistesse, rimuovendo la loro impotenza a combatterla e ad abolire una civiltà sempre più micidiale.

Che l'industria farmaceutica si sia rimpinzata nella vicenda Covid è un fatto scontato nel produttivismo. È vergognoso e intollerabile, ma non modifica la realtà delle cose. La civiltà produttivista si rimpinza dei nostri bisogni, ci rende bulimici e ci avvelena. In effetti, è un enorme problema da risolvere, ma ciò non significa che si debba vergognarsi di voler continuare a vivere, cercando di nutrirsi il meglio possibile.

Ho scelto spontaneamente, tanto tempo fa, di imparare a cucinare e condividere convivialmente buoni piatti e ricette godibili, sfuggendo come meglio si può all'industria alimentare e ai suoi veleni, anziché trasformare la nutrizione in una stupida e patetica guerra ideologica tra chiese, sette e attivisti. Ci sono dunque azioni che non richiedono barricate e bottiglie molotov, né una nuova morale che prometta il paradiso a militanti in odore di santità, per imboccare la via della rivoluzione sociale in tutta laicità.

Un altro mondo è possibile, ma dovrà essere inventato e siamo sempre e solo all'inizio. L'importante è continuare la lotta disprezzando qualsiasi chiesa dove si finisce sempre per inginocchiarsi di fronte a verità tanto dogmatiche quanto illusorie.

Il virus che ha scombussolato il mondo per tre anni (che ritorni o meno, un altro prenderà il suo posto un giorno o l’altro) è stato esorcizzato come un diavolo, rimosso dai due greggi ideologici in lotta millenarista tra loro nel ghetto planetario produttivista. Per alcuni era una sinecura inventata e gonfiata dall’orribile complotto in corso, per altri un tragico inconveniente gestito al meglio dal sistema dominante che ci ama e ci protegge come un buon padre. Entrambe le chiese sono mostruose così come il loro credo è falso per ragioni opposte.

Più che mai né dei né padroni, da tutte le parti. Aspettiamo il seguito, se ce ne sarà uno.

Certo, il covid 19 non è stata un'influenza benigna, non una finzione del potere completamente inventata. È una piaga biologica che ha ucciso milioni d’individui. Probabilmente meno di quanto ha preteso la propaganda di Stato pro-vaccino, sicuramente più di quanto affermano le anime pie che denunciano, invece, un vaccino micidiale che ucciderebbe come mosche le sue vittime ignare. Ebbene, per quanto riguarda i decessi per virus o quelli per vaccino, sarebbe saggio attenersi alle proprie conoscenze personali e non fare fiducia agli elenchi diffusi dalla propaganda del sistema per la vaccinazione, né ai milioni di morti denunciati dai detrattori del vaccino in caccia d’illuminati, extraterrestri e altri pedofili fantasmatici, nuova versione del diavolo tanto caro ai monoteismi di ieri e ai millenaristi di oggi.

Compagni e camerati del fascismo rosso, nero et cetera, integralisti di ogni bordo, il capitalismo non è il diavolo, non è un peccato, non è un complotto contro la patria. È un modo di produzione pronto a tutto pur di imporre il proprio business planetario. Tutto è buono nel maiale sul mercato dei gabbati: quello in cui si vendono armi in nome della pace consumistica, giocando con lo spauracchio della guerra nucleare, quello in cui il prezzo dei beni necessari aumenta per pura speculazione travestita da dati di una pseudoscienza economica, quello di un virus che fa di un vaccino fabbricato frettolosamente un dubbio sesamo non privo di pericoli, ma abbastanza protettivo della salute in pericolo da permettere ai commercianti di rimpinzarsi di miliardi di dollari o euri.

Senza dubbio il capitalismo e i suoi scagnozzi hanno contribuito pesantemente alla spettacolare mutazione del covid 19 in covid 1984. Arrivare a sapere se sia inavvertitamente scaturito dall'artificialità strutturale del sistema o da un cinico calcolo dei suoi laboratori mafiosi, non è certo indifferente, ma non cambia l’essenziale: il capitalismo è capace di tutto, ma non sa fare tutto, non fa tutto, tutt'altro. Non è uno scienziato, non un poeta, né Satana. È un meccanismo specializzato nello sfruttamento e nella manipolazione delle sue prede come macchina predatoria derivante dal produttivismo. Pensa solo al denaro immediato di cui si nutre e agisce sempre di conseguenza. La natura ci mette il naso, volens nolens, e gli uomini subiscono, ridicoli, con la loro fragile scienza, le loro punture dubbie e i loro fanatismi mistici. Appaiono come servitori volontari sempre in ginocchio o come patetici millenaristi con i loro infusi miracolosi che pretendono di curare il cancro, quando plastica, nucleare, pesticidi e idrocarburi impestano il vivente all'infinito.

Parliamoci chiaro: i rimedi della nonna, formula dal tono sprezzante che offusca la reale importanza del contributo delle donne al sapere umano in tutti i settori di una vita brulicante, sono indubbiamente una vera ricchezza da non sprecare e da non dimenticare, un patrimonio prezioso per vivere bene e curarsi in una natura organica. Prendiamo, però, esempio degli Shouara, i cosiddetti Jivaros, amazzonici riduttori di teste (tzanza) in lotta perpetua contro l'addomesticamento. Mentre curano con la loro medicina ancestrale, olistica, le malattie della giungla che la medicina coloniale non è capace di guarire, sono pronti a utilizzare tutte le cure disponibili per arginare le malattie originate dall'imperialismo coloniale.

Dobbiamo imparare a curarci come a fare una rivoluzione: senza dei né padroni, tenendo conto della realtà senza opporle l'irrazionale per esorcizzare la paura. Ogni esorcismo è una pratica oscurantista. Un fischio nel buio. Non si può curare un mondo malato di artificialità ignorando quest’ultima. Come non si cambia un mondo violento con la violenza. Certo, si ha il diritto di difendersi con ogni mezzo ma qualsiasi creazione, individuale o sociale, richiede pace, empatia, solidarietà per sbocciare. Non ci si libera della peste emozionale che rode agendo come appestati, vale a dire cercando di imporre la propria credenza caratteriale a chi ne dubita. Un altro mondo possibile non può che essere una complessità di mondi diversi, un mondo che includa altri mondi favorendo la sublime jam session delle melodie di idee ed esperienze diverse.

Tra tutto quello che ci hanno insegnato gli zapatisti, questa tesi che ho appena ripreso non è la meno importante. Riconoscere il diritto altrui di sbagliarsi permette di ridurre il proprio rischio di sbagliare. È solo un inizio, ne sono cosciente, l’ho detto, ma non è poco. Il resto seguirà, forse, se – né ottimisti né pessimisti – si sarà capaci di continuare la strada senza illusorie certezze, spinti dalla volontà di vivere e illuminati dalla fiaccola del dubbio dialettico. La saggezza non arriverà mai in modo definitivo, ma si può cominciare a praticarla rifiutando sistematicamente la stupidità inquinante di tutte le credenze. Così si può provare ad aprirsi la via nella ricerca della felicità per ciascuno e per tutti.

Sergio Ghirardi Sauvageon, 14 luglio 2023



[1] Per una bibliografia tutt'altro che esaustiva sulla civiltà gilanica (dal greco gyné donna + lyein/lyo liberare), ricordo: Marija Gimbutas, The Gods and Goddesses of Old Europe, 7000 to 3500 BC: Myths, Legends and Cult Images, Thames e Hudson, Londra 1974. Marija Gimbutas, The Civilization of the Goddess: The World of Old Europe, Harper, San Francisco 1991. Marija Gimbutas, Le langue de la Déesse, Editions des Femmes, 2005. Riane Eisler, Il calice e la spada, R. Laffont, Paris 1989. Riane Eisler, Sacred Pleasure: Sex, Myth, and the Politics of the Body – New Paths to Power and Love, Harper, S. Francisco 1996.

[2] Nella mia riflessione, intendo per misticismo non l'apertura intelligente e sensibile a una realtà complessa che ci sfugge e che cerchiamo di comprendere, ma più precisamente l'erranza dogmatica di una "deformazione irreale e metafisica delle impressioni sensoriali e delle sensazioni organiche", W. Reich, Etere, Dio e diavolo, Sugar, Milano 1974.

[3] Il primo documento che denunciava senza remore un “complotto” statale per contrastare un movimento sociale molto caldo in Italia nell'autunno del 1969, fu un volantino situazionista dal titolo premonitore: “Il Reichstag brucia?”.

[4] Si veda, in proposito, lo studio di W. Reich sulle origini della natura compulsiva della morale sessuale, Lirruzione della morale sessuale coercitiva, Sugar, Milano 1972.



πάντα ῥεῖ Complots, délires et mensonges propagandistes



Où je vais me répéter souvent par hâte de percer la carapace rigide de ceux qui se gargarisent de rage révolutionnaire sans arrêter de patauger dans leurs égocentriques liturgies mystiques

Pour devenir roi ou empereur, il a toujours fallu avant tout et surtout convaincre les autres à devenir des sujets. Comment on a fait, tout au long de l’histoire, en y réussissant si bien, en fait ? Repondre à cette question préliminaire passe, de façon prioritaire, par la dénonciation de la manipulation idéologique et psychique des consciences qui, aujourd’hui plus que jamais, est un des piliers de la domination. Sommes-nous encore face à un diable à exorciser ou à la stratégie intime d’un pouvoir qui alimente et promeut la fausse conscience intégrée de ses cobayes ?

COMPLOTISME ET ANTICOMPLOTISME sont deux interprétations de faits historiques opposées et similaires, deux arlequins au service d’un seul patron : la domination.

Partons du général et commençons par constater que complotisme et anticomplotisme existent bel et bien, mais ne correspondent pas exactement, et même assez peu, aux réflexions, situations, dénonciations et recherches les concernant. Car ce genre d’erreur récurrente touche autant ceux qui croient dur comme fer à l’existence d’un complot que ceux qui en nient l’existence avec suffisance. En fait, là où ils prennent forme, ces deux positionnements antagonistes sans preuves vérifiables sont deux complotismes opposés dans le sens ambigu et psycho-labile que ce concept implique. Comme l’enfer pour Sartre, les complotistes sont toujours les autres.

J’appelle donc complotisme toute interprétation paranoïaque ou consciemment trompeuse d’une donnée, d’un fait, d’une situation. Le complotisme est le savoir de l’ignorance poussée par la haine ou par un quelconque intérêt subsidiaire, économique ou psychologique. Il peut être conscient et opportuniste ou inconscient et paranoïaque ; il concerne autant les dominants que les soumis et les serviteurs volontaires. Entre mille difficultés et confusionnismes, orphelins d’une conscience de classe vaincue par le consumérisme, les révoltés ont la tache historique d’y échapper et de transformer ce manque de lucidité en une conscience d’espèce, quitte à devenir eux-mêmes les pires diffuseurs de la paranoïa des esclaves si utile à la perpétuation de l’esclavage.

Dans l’histoire de l’humanité confisquée depuis dix millénaires par une civilisation productiviste désormais planétaire (c’est cela la mondialisation dont on parle à tort et à travers en l’appréciant ici comme un progrès, en la haïssant là à cause de tous ses effets secondaires meurtriers), des stratégies manipulatrices variées, facilement assimilées à des complots, ont été une pratique habituelle de groupes suprématistes cherchant à assoir leur domination ou à la confirmer. Mafias et États, même combat. La civilisation productiviste, fondée sur l’esclavage de classe et de genre, n'a eu de cesse d’inventer les psychodrames suprématistes qu’elle impose à ses proies : les femmes et les hommes (mais les autres animaux aussi, domestiqués, exploités ou mangés depuis toujours) dont le travail forcé assure et accroît la richesse accumulée par l'exploitation des énergies du vivant et de la nature.

Depuis ses débuts, le productivisme patriarcal a combattu une libre expression spontanée de la communauté humaine fondée sur l'entraide et le partage dans des sociétés à structure matricentrique. Le patriarcat s’est affirmé par l’irruption systématique de sa morale sexuelle coercitive dans les communautés égalitaires et non hiérarchisées que des recherches archéologiques récentes nous ont fait connaître en les qualifiant de gylaniques[1]. Ce modèle d’organisation sociale, caractéristique de certaines espèces de mammifères dont une partie de la nôtre, a été sans cesse agressé, puis vaincu et subjugué, par les mécanismes prédateurs d'une inhumanité très répandue chez les anthropoïdes, où la bête sauvage prend systématiquement le dessus sur l'empathie avec ses semblables et avec le vivant tout court. Ainsi a-t-on progressivement tétanisé la création de l'humain, cette œuvre d'art inachevée où circule l'amour plutôt que la haine, l'égalité plutôt que la domination, la paix plutôt que la guerre, la jouissance orgastique et non le défoulement sadique. Tout le contraire de ce qu’aujourd’hui on appelle scandaleusement le progrès, la civilisation.

Dans un tel contexte historique, les idéologies complotistes (dont l’anticomplotisme fait partie) sont le symptôme d’un fléau fonctionnel à la domination. Dans notre époque qui se dit moderne, elles peuvent varier de l’antisémitisme négationniste au sionisme anti palestinien, du suprématisme blanc typique de l’intégrisme chrétien aux hiérarchisations vampiriques d’autres mysticismes en tous genres qui empestent le vivant[2]. Or, pour soigner toutes les variantes de cette peste émotionnelle caractérielle qui glisse facilement vers un fascisme politique répandu par la civilisation productiviste et par le capitalisme planétaire, il n’y a pas d’autre antidote que la poésie orgastique de l’humain et la conscience qui va avec. C’est pourquoi le désir créateur d’harmonie du vivant est la cible préférée de tous les fascistes caractériels (toutes idéologies confondues !) qui en font le bouc émissaire phobique de leurs viols d’obsédés du pouvoir.

Chaque fois que la peur de l'inconnu déferle, la capacité humaine à l’affabulation est le premier déclencheur de l’arme redoutable de la manipulation. Tous les pouvoirs en abusent ceux intimes et personnels et ceux qui concernent la vie collective, la communauté sociale. Chaque fois que la conscience est accablée par une peur quelconque, la spiritualité naturelle produite par le dialogue entre le corps et l’esprit dont est composé l’humain s’effrite spontanément en spiritualisme maniaque, antichambre de tout mysticisme. Plus la peur est profonde, intime et refoulée, plus l’impuissance déferle, plus n’importe quel délire peut abuser l’individu qui doute et hésite.

Freud (qui, avec Albert Einstein pour complice, a siffloté pendant la nuit fasciste un obscène éloge dithyrambique de Mussolini, avant que celui-ci ne sombre dans la deuxième guerre mondiale) avait pertinemment remarqué – mais sans l’appliquer à lui même, hélas que le promeneur qui siffle dans la nuit pour conjurer sa peur du noir, arrive effectivement à se rassurer, mais sans y voir plus clair pour autant. Comme quoi, il faut toujours se méfier en évitant de sombrer à son tour dans un piège paranoïaque d’une intelligence dont la sensibilité est contaminée par le pouvoir de classe ou de genre, donc par l’impuissance orgastique à vivre, par la haine ou l’opportunisme que l’économie entretient et dont elle surtout profite.

Evidemment, tout cela n’est pas particulièrement étonnant, ni nouveau. Ce qui est nouveau est l'extension de la toile d'araignée du virtuel qui encercle le réel, rendant presque impossible de discerner où finit le réel et où le spectacle, source privilégiée de tous les délires mystiques postmodernes, commence. On est là au point précis d’un aleph où le mensonge spectaculaire modifie le scénario du vivant sans que celui-ci ne s'en aperçoive et soit capable de réagir.

En quelque sorte, à première vue, l'histoire de l'humanité dans la civilisation productiviste se presente comme une succession de complots réussis ou ratés, mais il est fondamental, quand on s’interroge à ce propos, de distinguer le vrai du faux selon que le complot en question soit prouvé par les faits ou qu’il s'alimente d'une paranoïa qui traque incessamment la connaissance comme un parasite naturel. C’est grâce à cette pathologie de l’esprit qu’on peut cacher des complots réels ou inventer des complots fictifs, doublant ainsi le potentiel du mensonge et rendant la recherche de la vérité toujours plus douteuse.

Complotistes et anticomplotistes naviguent sur le même bateau idéologique qui abrite des esclaves qui se croient libres – ce qui est la pire condition pour des esclaves ! Car ainsi, par la force et la persuasion, le pouvoir confirme l’obligation du travail forcé et absolu pour les dominés qu’il apprivoise, assujettit, exploite : ce qu’on appelle la domestication. Car, dans un monde où l’on invente ou cache des complots, où on les subit ou en profite, l’illusion sur le vrai et le faux est une source primaire de soumission à une servitude volontaire ou à un délire paranoïaque qui renforcent la domination en changeant uniquement le mythe de référence. Grâce à cette œuvre de « diabolisation » déguisée en exorcisme tout semble pouvoir changer alors que rien ne change car elle ne fait que confirmer la subordination idéologique nécessaire au productivisme.

Le milieu social prédateur du productivisme capitaliste dégage une fausse conscience sans bornes qui s'ajoute et se mêle à la tendance naturelle à inventer des mythes là où l'information donc la connaissance des faits manque de données certaines et vérifiées. Jamais la thèse 124 de La Société du spectacle de Guy Debord n’a été plus vraie : « La théorie révolutionnaire est maintenant ennemie de toute idéologie révolutionnaire, et elle sait qu’elle l’est. »

Dans une société plus spectaculaire que jamais, la copie ne se distingue plus de l’original ; dans une réalité de plus en plus grignotée par le virtuel, distinguer le vrai du faux, devient toujours plus difficile, sinon impossible. L’essence de la domination se répand, protégée par un tissu de mensonges entretenus. La vérité des faits et des intentions est polluée par une propagande programmée qui utilise à ses fins toutes les ficelles d’une manipulation médiatique devenue quotidienne. Dans le spectacle social, mélangeant falsifications et mises en scène, la novlangue du pouvoir applique une science de la manipulation qui s’est affinée à l'école freudienne et postfreudienne.

Par une panoplie de mots captifs à qui on fait dire ce qu’on veut faire entendre aux cobayes, la domination a énormément profité du maniement de l’inconscient à des fins psychosociales et psycho géographiques de manipulation des consciences. Edward L. Bernays, neveu de Sigmund Freud dont il avait appris l’essentiel, fut un exemple souverain de la pratique de ce pouvoir de manipulation de l’inconscient devenu aujourd’hui une vulgaire banalité publicitaire – et pourtant plus opérationnelle que jamais. C’est lui qui, il y a un siècle, a convaincu un tas de suffragettes de fumer comme signe d’émancipation lors d’une manifestation féministe, garantissant ainsi aux femmes le droit au cancer et aux capitalistes du tabac de juteux dividendes aux frais de l’autre moitié du ciel.

Le caractère pervers narcissique, plus répandu que jamais dans la société du spectacle intégré, joue sur le brouillard qui entoure le savoir et sur le sentiment de culpabilité intériorisée, se manifestant autant comme une mortifère arme de séduction individuelle que comme un mécanisme nuisible de manipulation de masses. Entre le prédateur sexuel qui hypnotise ses proies en manipulant leurs émotions intimes et les employés mercenaires des médias qui manipulent la conscience collective pour faire intérioriser à chaque sujet le bien-fondé de la domination, il y a continuité et ressemblance. Ou plutôt, plus précisément, une même technique pédagogique, fondée sur le viol psychique de consciences intimement fragilisées par l’artificialité du monde, finit par affaiblir gravement jusqu’aux corps qui abritent ces consciences. On voit alors que même la servitude la plus volontaire a besoin d’être éduquée pour bien fonctionner et obtenir le résultat voulu par la société dominante : que chaque brebis devienne finalement son propre chien qui aboie à la lune.

L’exploitation de l’homme, de la femme et de la nature peut être ressentie improprement comme l’effet d’un complot, alors qu’elle est un suprématisme exercé par une classe, une caste ou un genre qui font des biens communs leur appropriation, leur privilège. On est alors confrontés à un projet de société à connotation politique, réactionnaire ou révolutionnaire selon le contexte, dont l’unique but global, conscient ou pas, est celui d’obtenir, conserver, accroître la domination. Cela n’est pas une conspiration, c’est une maladie de la puissance orgastique qui se délite en pouvoir. On peut, en revanche, parler pertinemment de complot si la conjuration concerne un groupe limité d’acteurs et si elle a un but précis et facile à résumer. Il y a donc ressemblance entre un complot et les manigances exercées par un groupe suprématiste d’une quelconque nature qui vise le pouvoir ou le détient, mais il y a aussi une radicale différence. Car le Léviathan ne cache pas sa domination. Au contraire, par la force et la persuasion, il établit la légitimité de son pouvoir législatif et du monopole de la violence nécessaire à gagner le soutien servile de ses sujets, accablés par un cruel manque de conscience orgastique, refoulée et ignorée jusqu’à l’impuissance.

Comme dans l’Athènes ancienne qui a inventé sa démocratie, directe mais très relative, toute oligarchie (le pouvoir dans les mains d’un petit nombre, en grec ancien) ne cesse d’imposer sa maîtrise sur des masses naïves, sur un peuple parfois simplet et à côté de la plaque, mais assez souvent lucide, sincèrement déterminé à construire une société d’entraide et de partage et non une societé d’esclavage et de domination. L’opposition entre ces deux attitudes poétiques (n’oublions pas que le verbe poiein en grec signifie faire, passer à l’acte) est une constante de la question sociale, mais dans la nature humaine ces deux options se contredisent et se bagarrent, car l’amour et la haine, l’empathie et la prédation, pour être incompatibles, n’en sont pas moins présentes alternativement dans l’identité complexe du primate intelligent et sensible qui est l’être humain. L’histoire nous répète sans cesse que de lui peut donc jaillir le meilleur ou le pire, un crime contre l’humanité ou une œuvre d’art aussi imparfaite que séduisante et perfectible à souhait : l’humain de l’amour qui s’enivre de la vie, l’inhumain de la haine qui tue et meurtrie. On ne peut que le constater : l’être humain est capable de tout, du plus sublime au plus sordide. Il l’a prouvé et continue de le faire, jusqu’à envisager sans broncher l’Armageddon nucléaire qui réglerait définitivement la question.

On pourrait penser, toujours à tort, qu’il existe dans la nature un complot spontané ourdi par les lions et autres fauves contre les gazelles et autres herbivores. Le carnassier se tapit dans l’ombre pour attaquer sa proie, mais personne n’a jamais qualifié cela de complot. Cela s’appelle la loi de la jungle, le combat naturel pour la vie entre les espèces animales, végétales e minérales qui composent le monde, la terre, les planètes, l’univers. Le « complot » spontané de la vie n’est pas un complot mais un fonctionnement primaire. Le concept de complot présuppose une trahison consciente des conditions naturelles ou la rupture d’un pacte mutuel, ce que les bourgeois (grands spécialistes en complots humains, les seuls d’ailleurs effectivement concevables en tant que tels) définissent dans la langue de Shakespeare comme « la trahison d’un gentleman’s agreement », la rupture d’un accord mutuel entre gentilshommes (pour les femmes on verra éventuellement plus tard, comme c’est le cas depuis que sévit un « complot » patriarcal les visant).

Il faut absolument tenir compte du fait qu’un complot – vrai ou faux – implique une rupture avec la volonté générale, l’infidélité à un accord stipulé pour former une communauté de gens civilisés qui se prétendent purifiés de la férocité animale primitive et des actions sauvages des soi-disant sous-hommes dépourvus d’humanité (Untermenchen ! Les nazis braillaient ce concept complotiste de base qui signe tout suprématisme, toute hiérarchie de domination, tout fascisme obsédé par le viol meurtrier et suicidaire de l’être humain). Ce n’est pas par hasard que la fasciosphère est particulièrement friande de théories complotistes qui font d’ailleurs rage dans les réseaux sociaux autant de droite que de gauche réseaux virtuels qui, dans un monde toujours plus artificiel et suprématiste, gèrent la pathologie communautariste en remplaçant, sur Facebook ou ailleurs, les multitudes rassemblées autrefois autour du Führer ou du Petit Père des Peuples, avides d’un discours de haine, porteur de mort.

Dans l’histoire récente, on peut trouver des exemples de complots avérés qui ont d’ailleurs subi des manipulations et des lectures complotistes de tout bord : l’incendie du théâtre Diana à Rome en 1921 pour conforter la prise de pouvoir des fascistes, puis l’incendie du Reichstag à Berlin en 1933, exploité par les nazis qui l'attribuèrent à un complot communiste ; enfin, plus récemment, les bombes du 12 décembre 1969 à Milan que les italiens de l’époque concernés par la manipulation ont immédiatement dénoncées comme « una strage di Stato »[3] malgré les efforts du pouvoir pour déguiser ce massacre d’État à connotation fasciste comme un acte terroriste anarchiste. On pourrait en citer d’autres, bien sûr.

Le complot impliquant toujours une conjuration, Marx n’a jamais parlé de complot dans sa critique radicale de l’économie politique, donc du capitalisme qui l’incarne. Le capitalisme n’est pas une trahison, c’est l’imposition d’un productivisme constamment renouvelé dont le projet moderne est caractérisé par l’enchainement d’éléments divers à plusieurs facettes, toutes liées entre elles : la découverte d’un univers exploitable de dimension planétaire qu’on a appelé nouveau monde, l‘évolution exponentielle du savoir-faire technique vers une industrialisation forcenée qui a progressivement modifié l’activité et la structure même du vivant, le tout coordonné par une nouvelle religion laïque universelle appelée économie politique. À commencer par la création des banques et l’établissement d’enclosures sur les terres fertiles, on a révolutionné la relation étroite des humains à la terre comme principale, sinon unique, source naturelle d’une richesse que le système dominant a vouée de plus en plus à l’appropriation privative économiste et non pas au partage.

Par la révolution industrielle, l’essor de la marchandise et de sa valeur fétichisée, héritière bien terrestre du pouvoir de nuisance de toutes les divinités productivistes ancestrales, a fait de l’aliénation et de la réification le centre de toutes les relations sociales. Le capitalisme est le mode de production mondialisateur par lequel la bourgeoisie marchande a terrassé l’Ancien Régime de la noblesse archaïque. Ce phénomène planétaire, autant économique que politique, a vu le jour au cœur de l’Europe chrétienne avant de se répandre partout comme l’évolution logique de la domination globale de la civilisation productiviste, elle-même responsable d’avoir terrassé la civilisation gylanique, progressivement disparue de l’Europe ancienne comme un secret jalousement gardé.

Je renvoie, à propos de la civilisation gylanique, à l’énorme travail de recherche de Marija Gimbutas dont j’ai déjà donné quelques références bibliographiques ; selon elle, depuis la préhistoire récente, l’irruption du productivisme patriarcal et de sa morale sexuelle coercitive[4] fut un progrès et une nuisance à la fois : progrès de la domination productiviste, nuisance délétère pour une harmonie sociale jamais complètement réalisée, devenue, ensuite, de moins en moins explorée et praticable. L’existence ancienne d’une civilisation gylanique a été, en effet, clairement refoulée, ignorée au point qu’aujourd’hui on a presque perdu les repères historiques minimaux de cette civilisation foncièrement acratique dont la centralité féminine garantissait une jouissance partagée et totalement étrangère à une quelconque hiérarchie matriarcale revendiquée par un féminisme sectaire.

Parmi les êtres humains, une conscience pacifique et égalitaire, libre et orgastique, a toujours été sensible à l’empathie, à la solidarité, à l’entraide. Cette fragile prise de conscience n’a jamais dominé le monde, mais a toujours été une paisible alternative civilisationnelle à la tendance prédatrice de l’humain que le patriarcat a imposé au détriment d’une centralité féminine acratique sortie du radar des humains en guerre entre eux. Perte tragique, car s’afficher en humains parmi les vivants, c’est dépasser le prédateur primaire qui se contente de survivre aux dépens des autres.

Je pense que la vie est une œuvre d’art trop souvent inachevée, une création perpétuelle jaillissant d’une conscience pratique de soi et du monde, de la communauté et du vivant. La vie contre la mort, éros et thanatos. Hélas, on n’est jamais à l'abri du retour du primaire et de la fausse conscience qui l’accompagne. C’est alors que l'affabulation guette en poussant vers cette prédation qui est la partie bête et méchante à dépasser pour devenir humains et ne pas se contenter d’une survie misérable.

Personne n’aime spontanément subir le pouvoir d’autrui, être dévoré physiquement ou intellectuellement, tué ou exploité, même si, depuis la nature primitive, la lutte pour la survie est de mise. Hélas, dans sa logique barbare, la civilisation productiviste, fondée sur l’esclavage et l’exploitation du vivant et de la nature, a réduit les humains, et les femmes en particulier, à être les proies potentielles d'une agression qui assume parfois le visage d’un vrai complot caché sous forme d’une conjuration fabriquée de toute pièce. Réelle ou imaginaire, cette cabale seconde toujours les dominants qui œuvrent pour établir et renforcer leur pouvoir.

En remontant aux sources on peut se poser des questions : la religion est elle le complot imaginaire qui comprend tous les autres ? La manipulation idéologique est-elle elle-même un complot ? Or l’idéologie existe et les complots aussi, mai les deux termes ne sont pas synonymes, ils sont seulement similaires, ayant pour but commun d’embobiner la proie en question : l’être humain.

Le risque d’un complot a toujours existé dans toute société, mais sa forme moderne techno dépendante est un outil de la société du spectacle pour déguiser et faire intérioriser ses manipulations. Comme on exorcisait la présence présumée du diable dans des corps meurtris par l’impuissance orgastique afin de mieux dissimuler les effets souffreteux de la sexophobie religieuse archaïque, on invente des illuminati et des extraterrestres en tout genre pour manipuler l’impuissance paranoïaque d’un peuple qui patauge dans le mysticisme, incapable de dynamiter le pouvoir de classe et de genre qui l’a réduit en esclavage, proie d’un travail sacralisé et d’une marchandise fétichisée. Personne n’est à l’abri de cette chute dans la paranoïa sociale avec ses innombrables affabulations qui guettent l’humain apeuré, frustré et confus.

Ce mécanisme pathologique est désormais dévoilé, à portée de conscience, mais il continue à fonctionner de la plus belle des manières spectaculaires. Tous les ennemis du capitalisme qui n’arrivent pas à déceler les racines (productivistes et non pas complotistes) de ce mode de production, ennemi fondamental de l’humain, se foutent un doigt dans l’œil de leur conscience myope. Avant de s’effondrer comme un mur de la honte, l’idéologie communiste a prétendu abolir le capitalisme au nom d’un productivisme égalitaire. Foutaises tragiques, où la bureaucratie du Parti, avant-garde sacralisée du prolétariat, s’est substituée à la bourgeoisie. Ainsi une oligarchie politico-économique a pris la place, pendant soixante dix ans, d’une oligarchie économico-politique aujourd’hui de nouveau sous les feux de la rampe sur toute la planete en tant qu’oligarchie techno financière postumaniste et postcommuniste. Et le Léviathan continue de sévir.

On sait désormais qu’au-delà des conflits spectaculaires entre monstres fascisants opposés, le grotesque éloge de Stachanov dans l’impérialisme soi disant soviétique était en parfait accord avec le self made man américain célébré par les serviteurs volontaires du capitalisme occidental. Celui-ci, le temps d’une guerre mondiale, a transformé ses camps de concentration au zyklon B en supermarchés de l’empoisonnement de masse aux pesticides et autres nuisances diverses. Hélas, on n’arrête pas le progrès, et maintenant apothéose finale de l’aliénation et de la réification gérées par une intelligence toujours plus artificielle nous guette un crédit social à la chinoise qui mêle, dans une horreur absolue au niveau planétaire, transhumanisme et transcommunisme.

Dans sa phase terminale capitaliste, le productivisme a transformé la capacité créative de l’humain à produire des biens pour bien vivre, en une hubris suicidaire où on survit pour produire des biens économiquement rentables et pour cela de plus en plus inutiles, voire nuisibles pour la vie. Le productivisme a ainsi développé des tas de fruits empoisonnés : ses plastiques et ses cancers, son réchauffement climatique et sa boulimie malsaine, sans limites. Après quelques siècles d’Anthropocène ou Capitalocène (à vous de choisir), la nature nous présente la note qu’on ne pourra payer ni en dollars ni en roubles, et pas davantage en euro ou en yen.

On ne peut que se rappeler de la prophétie désormais ancienne d’un sage chaman de ces autochtones d’Amérique qu’on a fait disparaître en premier sans pitié ni respect : « Quand les derniers oiseaux seront morts, les chaleurs insupportables, les dernières rivières asséchées, les derniers fruits gâtés, vous comprendrez finalement, trop tard, qu’on ne peut pas manger, ni boire, ni respirer l’argent ».

À la destruction du vivant qui s’accentue, pré annonçant celle plutôt probable de l’espèce humaine, ne reste qu’une voie de sortie : la fin du productivisme et le retour à la vie organique dans une communauté plurielle, lucide et autocritique, autogérée au quotidien, du local au planétaire. C’est un choix urgent et nécessaire d’empathie avec le vivant dont l’espèce humaine fait partie et dépend. Le salut ne viendra qu’en recréant une société orgastique, acratique et solidaire, qui refuse toute hubris, toute domination.

Si Marx écrivait aujourd’hui, il serait taxé de complotiste par les uns, d’anticomplotiste par les autres. Or, même dans la société du spectacle intégré, ceux qui dénoncent les manigances du pouvoir ne sont pas nécessairement des chercheurs complotistes de complots à nier ou dénoncer. Le pouvoir agit pour convaincre, séduire, s’imposer comme tout sujet qui a pour but de domestiquer une proie, de l’apprivoiser en tant qu’objet d’exploitation. Il faut donc apprendre à se méfier de toute vérité qui ne soit pas vérifiée, si on n’aime pas devenir le dindon de la farce ou de l’anti farce qui nous guettent. Les précieux lanceurs d’alerte, sentinelles de la conscience d’espèce, ne sont pas des chercheurs de complots. Ils dénoncent ce qui pose problème en se méfiant de toute interprétation mystique. Pour cela il n’y a rien de mieux qu’utiliser la recette éprouvée de la méthode scientifique, avec son humble conscience de savoir ne pas savoir. On doit lutter sans relâche afin que l’outil de la science elle-même ne soit pas bouffée pas une religion scientiste présentant ses dogmes non vérifiés comme des vérités indiscutables. Jamais confondre disposition confiante et acte de foi car la confiance inclut un esprit critique autonome, la foi la soumission à une croyance dogmatique. Dénoncer ce confusionnisme servile est la première des alertes à lancer au nom du principe de précaution.

Voici, en revanche, à enregistrer pour surtout ne pas le suivre, l’exemple d’un délire mystique douteux à foutre à la poubelle de l’histoire sans pour autant cautionner Big Pharma. Car les allégations qui y sont étalées n’apportent pas la moindre preuve à l’appui, même s’il ne fait pas de doute que la piqûre anticovid a été lancée comme une bouée dans la tempête virale (d’où que celle-ci vienne) pour palier une gouvernance coupable de la part du pouvoir une bouée d’ailleurs très juteuse pour ses producteurs. N’empêche qu’un crime contre l’humanité comme toute accusation d’ailleurs nécessite des preuves concrètes pour éviter que l’imputation ne se délite en calomnie, qu’elle soit intéressée ou paranoïaque. Ce n’est qu’en crachant sur le délire fascisant de la falsification mystique qu’on arrivera à démolir la monstruosité de la domination qui, par ailleurs, profite largement des théories du complot qu’elle utilise comme contrefeu à ses magouilles productivistes.

La newsletter du naturopathe Michel DOGNA (extraits ici en rouge, avec en noir quelques brèves notes ajoutées par moi) évoque clairement un crime contre l’humanité prémédité et sans précédent :

TOUS LES VACCINS, quels qu’ils soient, nouveaux ou “anciens”, SERONT DÉSORMAIS à ARNm (même ceux obligatoires pour les nourrissons).

« C’est un coup d'Etat invisible et impitoyable en cours. Nous savions qu'il allait arriver et il prend forme » – Hervé Juvin (député européen sur la liste du Rassemblement national aux élections européennes de 2019).

Je ne vais pas revenir sur les preuves, brevets et factures à l’appui, bien antécédents au départ de l’épidémie (début 2020) que j’ai édités dans mes news et reprises dans mon ebook « Vérités interdites et savoirs coupables », que les faux vaccins en question sont de poisons qui ont été dûment mis au point pour tuer ou au moins estropier une partie de la population.

Soit dit en passant que j’avais signalé depuis longtemps que l’argent récolté chaque année sur Téléthon (télécons) ne servait jamais à financer la recherche pour les maladies orphelines, mais pour nous détruire massivement – Merci encore aux nombreux donateurs convaincus de faire une bonne action. (Dicton : l’enfer est pavé de bonnes intentions….). 

II faut quand même une sacrée dose de naïveté pour continuer à faire confiance à une société pharmaceutique qui a été condamnée à plusieurs reprises à des amendes colossales en millions de dollars, la plus grosse s’élevant à 2,3 milliards pour pratiques mafieuses de marketing et multiples pots de vins illégaux. (Je constate ici l’affleurement de données critiques vérifiables, distillées à point pour corroborer le tas des certitudes mystiques non étayées qui les entourent et les suivent). Quand on pense à toutes ces femmes enceintes qui se sont actuellement laissées vacciner en priorité car soi-disant à haut risque, et qui se retrouvent avec des bébés atteints de myocardite à la naissance (dégât protéine Spike), alors que jusqu’ici les femmes enceintes s’abstenaient même d’un cachet d’aspirine ! Que reste-t-il de l’instinct maternel de conservation commun à tous les animaux ? (Pas un seul nom et prénom de ces pauvres mères et de leurs enfants martyres).

On sait maintenant que lors des essais préliminaires effectués sur 159 000 personnes pendant les 12 premières semaines après le lancement du vaccin 32 500 personnes ont été atteintes de lésions diverses et plus de 200 personnes sont décédées. Pfizer et la FDA savaient dès le départ que les injections ARNm étaient nocives pour le cœur des mineurs. Il a aussi été révélé que 60 personnes sont mortes d’un AVC dans les jours qui ont suivi l’injection. Mais il y a eu aussi : des lésions hépatiques multiples, des hémorragies cérébrales, des thromboses dans les jambes et les poumons, des troubles neurologiques incontrôlables, des inflammations articulaires, des dommages aux testicules et réduction des spermatozoïdes, des dommages aux ovaires et aux cycles menstruels, des grossesses avortées.

Il s’agit donc bien d’un crime prémédité contre l’humanité sans précédent.

A noter que divers chercheurs indépendants ont déclaré qu’aucun animal n’avait survécu à ces expériences à base d’ARNm.

Allons-nous continuer à nous soumettre et participer par notre adhésion à l’œuvre de mort de cette organisation satanique tentaculaire, génératrice de misères et de souffrances sans fin ?

Voici une recommandation d’une grande âme que je ne citerai pas ici : quand pour votre bien le gouvernement vous dit d’aller à droite, allez à gauche et inversement (surtout inversement, on dirait, en tenant compte de l’idéologie politique probable de cette grande âme mystérieuse, vu « l’âme politique » des deux autres « grandes âmes » citées dans ce texte : Hervé Juvin et Christine Anderson).

Déclaration de Christine Anderson (députée européenne de l’AfD parti politique allemand de la droite populiste connu pour son opposition à l'Union européenne et à l'immigration en Allemagne), qui (pour l’amour de Dieu !) appelle les peuples du monde entier à prendre leur destin entre les mains pendant qu’il est encore temps :

J’implore vraiment le peuple et tous les peuples du monde : pour l’amour de Dieu, arrêtez de donner à vos « gouvernements démocratiquement élus » le bénéfice du doute – Ils ne le méritent pas, pas du tout !

Arrêtez de rationaliser ce que fait votre gouvernement – Arrêtez de leur trouver de bonnes intentions – Ils n’ont pas de bonnes intentions, jamais.

Dans toute l’histoire de l’humanité, il n’y a jamais eu d’élite politique soucieuse du bien-être des gens ordinaires – ce n’est en rien différent aujourd’hui – Pourquoi cela le serait-il ?

Cessez de leur accorder le bénéfice du doute, parce que je peux vous garantir qu’il vous sera impossible de vous soustraire à une tyrannie par la contrainte – c’est impossible ! En essayant de le faire, vous ne ferez que nourrir un gigantesque alligator dans l’espoir d’être mangé en dernier – votre tour viendra et vous serez dévorés.

Je dois aussi demander au peuple : mettez fin à votre silence – exprimez- vous ! 

Pour l’amour de Dieu cessez de vous conformer ! Commencez à vous rebeller, ils auront votre peau si vous ne leur résistez pas.

Je vous exhorte également de cesser de voter pour ceux qui vous infligent cette violence psychologique.

Pour faire face à ce monde qui n’est pas libre, et le défier, j’ai décidé de devenir si profondément libre que mon existence même est un acte de rébellion – et c’est ce que nous devons tous faire.

Sans autres commentaires, sinon la remarque réitérée que la crédibilité d’une mystification nécessite toujours de s’entourer de vérités parcellaires pour rendre crédibles ses accusations, je suis dégoûté par ce délire fascisant dont le mysticisme banalise et renforce la domination en faussant les méfaits réels des hommes du pouvoir, dans l’apothéose finale d’une « conspiration » mondiale décrite comme l’œuvre d’une « organisation satanique tentaculaire » !

Une des racines principales du postfascisme qui commence à goûter au pouvoir mais ce n’est qu’un hors d’œuvre, un antipasto à l’italienne est toujours la psychose complotiste entourant une domination méchante en train de mal vieillir. La peste émotionnelle était déjà évidente dans la structure caractérielle de Mussolini et Hitler, de Staline et Pol Pot, de Franco et Pinochet et j’en passe, mais le pire de cette peste est qu’elle n’épargne personne alors que ses mutations se multiplient dans les laboratoires idéologiques d’une société qui de démocratique n’a que le nom usurpé.

Hélas, personne n’est à l’abri de la démence, sénile ou pas. Même Wilhelm Reich, qu’on ne remerciera jamais assez d’avoir su le premier, avec une grande lucidité, dénoncer le fascisme comme la centrale pathologie sociale et politique du vingtième siècle, a fini sa vie en proie à un complotisme fâcheux.

L’agression systématique de la part du système dominant contre ses thèses radicales qui dénonçaient lucidement la domination psychosociale, a fini par entamer sa lucidité visionnaire, si précieuse pour l’humanité. Reich a fini par capituler face à la violence inouïe de l’acharnement exercé contre lui par les pouvoirs capitalistes en tout genre (la science officielle et sa bureaucratie policière et mafieuse [la FDA – Food and drugs Administration], les communistes staliniens du KPD d’un côté, Freud et les psychanalystes freudiens viennois de l’autre). Absurdement emprisonné aux Etats Unis à cause de sa recherche scientifique dérangeante uniquement car hors norme, comme les ZAD d’aujourd’hui , cet homme de grande qualité mort en prison a fini par cautionner des thèses embarrassantes dont une, et non la moindre, fut de se prendre lui-même pour un extraterrestre !

Cela signifie-t-il que toute sa recherche est une paranoïa ? Pas du tout.

Même dans les thèses complotistes actuelles, en circulation accélérée, il n’y a d’ailleurs pas que de la paranoïa. Et c’est justement cela le pire danger. Le plus urgent et difficile c’est de saisir les manigances du pouvoir productiviste dans toute leur ampleur sans finir dans les délires du fascisme caractériel contre lequel personne n’est vacciné. Ce qui rassurera peut-être les no-vax, mais pas moi. Car finalement le complotisme est une dernière forme perverse de la domination et de l’effective nuisance inouïe du capitalisme productiviste spectaculaire.

L’ignorance naïve d’une conscience troublée par le pouvoir perçoit le danger réel sans le comprendre dans sa structure fonctionnelle. Impuissants à le combattre dans sa complexité, on penche alors facilement vers des thèses complotistes qui proposent leur interprétation fantaisiste à la place du récit dominant. L’action historique du fascisme politique dans le vingtième siècle est passée partout par le tour de passe-passe du complotisme populiste et cela reste le mécanisme fonctionnel du postfascisme actuel dont le complotisme est un précieux cheval de Troie.

Le postfascisme a vu le jour avec l’essor du négationnisme à propos de la solution finale nazie. Maintenant il a grandi en se diversifiant. Quiconque ose dénoncer la peste émotionnelle déferlante à 360 degrés, paie immédiatement les frais de sa contestation par des agressions et des menaces délirantes constituant l’essentiel panoplie du caractère fascisant et de sa logique intimement mafieuse : « Tu parles trop mon sous-homme, et tu vas le payer, sale juif, sale communiste, pédé, terroriste, antipatriote, anarchiste, migrant, sectateur satanique ! » Tout cela, néanmoins, n’est pas toujours dit explicitement car le postfascisme se veut politiquement correct et avance masqué tout en poursuivant le même objectif totalitaire du père. Maintenant, d’ailleurs, pour s’adapter à l’évolution idéologique de l’époque, il se déguise volontiers en femme, tout en restant profondément patriarcal. Il est certain cependant que ses meilleurs alliés son ses faux ennemis. Les fils mercenaires de capitalistes libéraux qui faisaient affaire avec Hitler n’hésitent pas à encourager le retour de la peste dans une nouvelle mise en scène.

Le postfascisme, héritier du fascisme vaincu militairement par le capitalisme antifasciste en 1945, constitue la dernière ruse du productivisme pour survivre à sa fin. Son dessein ultime est la solution finale d’une societé nihiliste. Les complotistes et les anticomplotistes sont également fonctionnels à ce projet entretenu par le monde dont ils ont si peur. Cette peur ils veulent la partager, car rien, mieux que la peur du diable, ne prépare les peuples à subir de nouveaux crimes, à supporter de nouvelles formes d’exploitation rentable. Dans l’exemple du spectacle viral, pour les uns les sous-hommes étaient les vaccinés pour les autres les non vaccinés. Le racisme postfasciste a clairement changé de logiciel, pas d’artificialité pestifère.

Dubito ergo sum : la puissance révolutionnaire du doute contre le chantage réactionnaire de la dette.

Le progrès industriel et planétaire du productivisme esclavagiste revendique le mérite, très relatif mais pas faux, d’avoir substitué les chaines d’antan par la carte de crédit. Le capitalisme a crée son Frankenstein moderne, salarié ou au chômage deux conditions d’un même travail forcé, avec ou sans occupation. Toutefois, le capitalisme n’est toujours pas un complot, il est le cohérent fonctionnement global d’une civilisation hiérarchique affirmant la supériorité et les privilèges d’un petit nombre à l’échelle de la planète, d’une oligarchie financière décidée à s’imposer aux autres sans partage, obligée donc à trouver des combines pour faire avaler la couleuvre à qui n’en veut évidemment pas. Car, on ne le répétera jamais assez : parmi les êtres humains, une conscience pacifique a toujours été sensible à l’empathie, à la solidarité, à l’entraide. C’est cela s’afficher en humains parmi les vivants, en dépassant le prédateur primaire qui se contente de survivre aux dépens des autres.

Le capitalisme fonde son pouvoir sur l’appropriation privative et sur l’invention d’une dette économique contractée envers lui par l’humanité toute entière qui devrait la rembourser par un travail sans fin. La vallée des larmes imposée par les religions du ciel puis par celle bien terrestre de l’économie politique n’est qu’une arnaque fondée sur une fausse vérité à laquelle une humanité libérée devrait opposer un doute ontologique. Car l’absence de doute nourrit le bouillon de culture de tous les fascismes à combattre comme expressions d’un mysticisme manipulateur dont le populisme s’oppose au pouvoir en place tout en préservant le Léviathan.

De la même façon, ce qui me dérange chez les antifas ce n’est pas leur antifascisme post prandium, mais le fascisme rouge qu’ils opposent souvent aujourd’hui, quatre-vingt ans après la défaite militaire du nazisme, aux bandes de néonazis et postfascistes qui rôdent. Tous ces tifosis aux populismes opposés sont les enfants illégitimes d’un État qui a englouti la nation la réduisant à des hymnes belliqueux et à des bannières suprématistes. Le viol patriarcal de la nation maternelle par les nationalistes étatistes de n’importe quelle patrie (le territoire du père) fut au cœur du passage de l’Ancien régime au monde capitaliste moderne. Qu’ils se prétendent bruns, noirs, rouges, jaunes ou à pois, intégristes ou démocrates, les fascistes caractériels se battent aujourd’hui encore pour la même peste émotionnelle en quête de pouvoir et d’une domination populiste qui exploite le peuple en faisant semblant de le gouverner par amour.

Ce qui récemment m’a intimement dérangé autant chez les provax que chez les no-vax ce n’est pas leur argumentation pour ou contre aboutissant à une libre décision, controverse et opposée, sur un choix brûlant. C’est la certitude mystique avec laquelle ils méprisent tous les croyants d’en face avec leur carapace rigide et leur idéologie en bandoulière. Leur rage incontrôlable et incontrôlée, agressive et inefficace, dénonce leur peur refoulée car mal maîtrisée et non reconnue en tant que telle. « N’ayez pas peur » j’ai envie de dire à ceux qui, griffonnant sarcastiquement contre les vaccinés cette phrase sur les murs pendant le sombre période du confinement, étaient en quête d’un bouc émissaire pour exorciser leur peur encore une, confuse dans l’impuissance collective.

Quel scénario pathétique, insupportable, ces pauvres bougres prêts à emprisonner comme des criminels ceux qui refusent le vaccin. Quel délire fou d’affirmer, dur comme fer, que le vaccin a tué et tuera par millions des générations entières, inoculant la soumission, transformant nos corps en téléphones portables – comme si ces lanceurs de paranoïa déguisés en lanceurs d’alerte n’étaient pas déjà, eux aussi, des accros du téléphone portable et des mouchards involontaires nageant à la dérive dans le virtuel ! Chez tous ces tifosis obsédés et bagarreurs, on perçoit une carapace fasciste se raidir des deux côtés des barricades spectaculaires que le système global met à disposition de ses esclaves comme un redoutable piège récupérateur.

L’objectivité tragique de la pandémie a donné lieu à une réaction irrationnelle face à l’inconnu et aux dangers qu’il comporte. Cependant, dans le même temps, l’évidence du danger viral allant au-delà des peurs accentuées ou refoulées, toutes les formes de mysticisme hétérogène propagées à des niveaux grotesques sont devenues monstrueuses et insupportables.

Ceux qui nient la réalité de la pandémie sont tout simplement dans un déni de réalité qui déclenche systématiquement une paranoïa justifiant la négation. Ceux qui adhérent à l’armada du pouvoir dominant, à son idéologie autoritaire et à sa pratique répressive ont réagi de façon pavlovienne au virus, déchargeant le poids et les responsabilités sur le peuple réfractaire et sur sa mauvaise conduite désobéissante. Ceux-là font partie du troupeau de serviteurs volontaires qui obéissent, qui votent, qui prient un dieu ou qui adorent directement la marchandise et soutiennent la domination qu’ils subissent comme un douloureux mais nécessaire progrès : celui de l’horreur et de l’intolérable auquel on n’échappe pas en refusant le port du masque pas plus qu’en le mettant par obédience et soumission. La société du spectacle a touché au grotesque macabre quand le pouvoir lui-même s’est montré d’une duplicité et d’une incohérence criminelle à propos de la fermeture des lits d’hôpitaux et du manque de masques de protection.

L’indignité productiviste du pouvoir capitaliste mondial a empoisonné et participé au massacre autant de ses proies soumises que des ses révoltés spectaculaires. Quand un monde s’écroule il n’y a pas de salut pour ceux qui y habitent, sinon dans la construction d’un autre monde par les survivants pas encore passés à la trappe. Les pour et les contre, enfermés ensemble dans les wagons d’un train qui se dirige vers le mur, n’ont aucune chance de se sauver en se disputant haineusement entre eux. Ce n’est pourtant pas un hasard si l’on assiste aujourd’hui, chez les rescapés, à un malaise grandissant aux relents prérévolutionnaires car désormais tout le monde sait intimement, toutes idéologies confondues, que le monde d’avant ne reviendra jamais et qu’on s’approche de la fin ou d’un nouveau commencement radicalement différent. C’est pourquoi se répand comme une traînée de poudre le sentiment qu’il n’est plus question de travailler comme avant ! Ce qui était déjà honteux et enduré à contrecœur est devenu insupportable, inconcevable et injustifiable.

J’ai eu, pendant les deux années de confinement, la sensation de la confrontation entre deux délires obscurantistes opposés qui ont occupé tout l’espace spectaculaire grâce à la terreur généralisée par le danger réel, soudainement multiplié et entretenu, de souffrir et de mourir. Toutes proportions et différences gardées, la situation m’a ramené intimement à la sombre période appelée en Italie les années de plomb, après la défaite du Mouvement des Occupations de mai 68. J’avais vu alors, des camarades s’égarer, mourir et faire mourir tragiquement dans le choix suicidaire et délirant de la lutte armée. Un demi-siècle après, j’ai vu quelques camarades no-vax mourir du virus après avoir refusé le vaccin. J’ai vu, et j’en fais partie, des personnes vaccinées avec des symptômes troublants après la piqûre, mais je n’ai pas enregistré de personnes qui en sont mortes. Je ne prétends pas, pour autant, en exclure la possibilité.

Je ne dis pas que le vaccin sauve ni qu’il tue. Les deux hypothèses sont réalistes car n’importe quel médicament qui peut soigner ou protéger peut tuer aussi. Et certains plus que d’autres, mais dans cette situation incontrôlable, je n’ai eu, moi comme tout un chacun, d’autre vérité que mes doutes. Je les préfère, toutefois, à toutes les certitudes des croyants qui se chamaillent pour un paradis et des diables fantasmés. Je dis que se vacciner a été une possible parade discutable à prendre ou laisser sans qu’aucun fasciste caractériel d’État ou d’anti État impose son choix illuminé par de trompeuses bougies idéologiques.

Je ne dis pas que le vaccin ne sert à rien ni qu’il ne tue jamais. Je dis que l’évolution monstrueuse de la civilisation productiviste et de la société capitaliste ont crée une situation tragique d’artificialisation et d’impuissance face aux dangers (dont le virus est un exemple), en particulier face à des risques qui sont en bonne partie la conséquence de la civilisation elle-même.

Je revendique l’autonomie des sujets – de ce qui reste du sujet social d’antan (la classe) et du nouveau qui apparaît (l’espèce) – alors qu’une partie des ennemis prétendus du système ont choisi de réagir comme si la tragédie virale n’existait pas, refoulant leur impuissance à la combattre et à abolir une civilisation toujours plus meurtrière.

Que l’industrie pharmaceutique se soit gavée dans l’affaire du Covid, c’est un fait escompté dans le productivisme. Il est honteux et intolérable, mais il ne change pas la donne. La civilisation productiviste se gave de non besoins, elle nous rend boulimiques et nous empoisonne. C’est effectivement un problème majeur à résoudre, mais cela ne signifie pas qu’on doit avoir honte de vouloir continuer à vivre, cherchant à se nourrir du mieux qu’on peut.

J’ai spontanément choisi, il y a très longtemps, d’apprendre à cuisiner et partager de façon conviviale de bons plats et des recettes jouissives, échappant du mieux possible à l’industrie alimentaire et à ses poisons, plutôt que de transformer la nutrition en une stupide et pathétique guerre idéologique entre églises, sectes et militants. Comme quoi, il y a des actions qui ne nécessitent ni barricades ni cocktails Molotov, pas plus d’une nouvelle morale promettant le paradis à des militants en odeur de sainteté, pour saisir la voie de la révolution sociale en toute laïcité.

Un autre monde est possible, mais il faudra l’inventer et on n’est toujours qu’au début. L’important est de continuer le combat en conchiant toute église où l’on finit toujours par s’agenouiller face à des vérités aussi dogmatiques qu’illusoires.

Le virus qui a bouleversé le monde pendant trois ans (qu’il revienne ou pas, un autre en prendra la place une de ces quatre) a été exorcisé comme un diable, refoulé par les deux troupeaux idéologiques en lutte millénariste entre eux dans le ghetto planétaire productiviste. Pour les uns il était une sinécure inventée et gonflée par l’horrible complot en cours, pour les autres un tragique inconvénient maîtrisé au mieux par le système dominant qui nous aime et nous protège comme un bon père. Les deux églises sont aussi monstrueuses que leur credo est faux pour des raisons opposées.

Plus que jamais ni dieux ni maîtres, de tous les côtés. On attend la suite, s’il y en a une.

Certes, le covid 19 n’a pas été une grippette, pas une fiction du pouvoir inventée de toute pièce. Il est un fléau biologique qui a tué des millions d’individus. Probablement moins que ce qu’a prétendu la propagande d’Etat pro-vaccin, certainement plus de ce qu’affirment les âmes pieuses dénonçant, en revanche, un vaccin mortel qui tuerait comme des mouches ses victimes ignares. Or, en ce qui concerne les morts à cause du virus ou du vaccin, il serait mieux s’en tenir à ses propres connaissances personnelles et ne pas faire confiance aux listes étalées par la propagande d’Etat pour la vaccination, ni aux millions de morts avancés par les détracteurs du vaccin qui traquent illuminati, extraterrestres et autres pédophiles phantasmatiques nouvelle version du diable si cher aux monothéismes d’antan et aux millénaristes d’aujourd’hui.

Camarades et camerati du fascisme rouge, noir et cetera, intégristes de tout bord, le capitalisme n’est pas le diable, n’est pas un péché, n’est pas un complot contre la patrie. Il est un mode de production prêt à tout pour imposer son business planétaire. Tout est bon dans le cochon sur le marché des dupes : celui où on vend des armes au nom de la paix consumériste, en jonglant avec l’épouvantail de la guerre nucléaire, celui où on augmente le prix des biens nécessaires par pure spéculation déguisée en données d’une pseudoscience économique, celui d’un virus qui fait d’un vaccin fabriqué à la hâte un sésame douteux et pas dépourvu de dangers, mais assez protecteur de la santé en péril pour permettre à des marchands de se gaver par milliards de dollars ou d’euros.

Sans doute le capitalisme et ses sbires ont-ils largement contribué à la mutation spectaculaire du covid 19 en covid 1984. Savoir s’il a jailli par inadvertance dû à l’artificialité structurelle du système ou par un calcul cynique de ses laboratoires mafieux n’est certes pas indifférent, mais il ne change pas l’essentiel : le capitalisme est capable de tout, mais il ne sait pas tout faire, il ne fait pas tout, loin de là. Il n’est pas un savant, pas un poète, ni Satan. Il est un mécanisme spécialisé dans l’exploitation et la manipulation de ses proies en tant que machine prédatrice issue du productivisme. Il ne pense qu’à l’argent immédiat dont il se nourrit et il agit toujours en conséquence. La nature s’en mêle, volens nolens, et les hommes subissent, ridicules, avec leur science fragile, leurs piqûres douteuses et leurs fanatismes mystiques. Ils s’affichent en serviteurs volontaires toujours à genoux ou en millénaristes pathétiques avec leurs infusions miraculeuses prétendant soigner le cancer, alors que plastique, nucléaire, pesticides et hydrocarbures empestent le vivant à n’en plus finir.

Soyons clairs : les remèdes de grand-mère, formule au ton méprisant qui galvaude l’importance bien réelle de l’apport des femmes à la connaissance humaine dans tous les secteurs d’une vie foisonnante, sont sans doute une véritable richesse à ne pas gaspiller ni oublier, un patrimoine précieux pour bien vivre et se soigner dans une nature organique. Prenons, néanmoins, exemple des Shouara, les dénommes jivaros, ces amazoniens réducteurs de têtes (tzanza) en lutte perpétuelle contre la domestication. Alors qu’ils soignent avec leur médecine ancestrale, holistique, les maladies de la jungle que la médecine coloniale n’est pas capable de guérir, ils sont prêts à utiliser tous les soins disponibles pour endiguer les maladies dues à l’impérialisme colonial.

On doit apprendre à se soigner comme à faire une révolution : sans dieux ni maîtres, en tenant compte du réel sans lui opposer l’irrationnel pour exorciser la peur. Tout exorcisme est une pratique obscurantiste. Un sifflement dans le noir. On ne soigne pas un monde malade d’artificialité en ignorant celle-ci. Comme on ne change pas un monde violent par la violence. Certes, on a le droit de se défendre par tous les moyens, mais toute création, individuelle ou sociale nécessite la paix, l’empathie, la solidarité pour éclore. On ne se libère pas de la peste émotionnelle qui rôde en agissant en pestiférés, c'est-à-dire en cherchant d’imposer sa croyance caractérielle à ceux qui en doutent. Un autre monde possible ne peut être qu’une complexité de mondes différents, un monde qui comprend d’autres mondes en favorisant la jam session sublime des mélodies d’idées et expériences différentes.

Parmi tout ce que les zapatistes nous ont appris, cette thèse que je viens de reprendre n’est pas la moins importante. Reconnaître le droit des autres à se tromper permet de réduire le risque de se tromper soi-même. Ce n’est qu’un début, j’en suis conscient, je l’ai dit, mais ce n’est pas rien. Le reste suivra, peut-être, si – ni optimistes ni pessimistes – on est capables de continuer le chemin sans certitudes illusoires, poussés par la volonté de vivre et éclairés par la torche du doute dialectique. La sagesse ne viendra jamais définitivement, mais on peut commencer à s’y appliquer en refusant systématiquement la bêtise polluante de toutes les croyances. Ainsi peut-on essayer de se frayer la voie dans la quête du bonheur pour chacun et pour tous.

Sergio Ghirardi Sauvageon, 14 juillet 2023



[1] Pour une bibliographie loin d’être exhaustive sur la civilisation gylanique (du grec gyné femme + lyein/lyo libérer), je rappelle : Marija Gimbutas, The Gods and Goddesses of Old Europe, 7000 to 3500 BC: Myths, Legends and Cult Images, Thames and Hudson, London 1974. Marija Gimbutas, The Civilization of the Goddess: The World of Old Europe, Harper, San Francisco 1991. Marija Gimbutas, Le langage de la Déesse, Editions des Femmes, 2005. Riane Eisler, Le Calice et l’Epée, R. Laffont, Paris 1989. Riane Eisler, Sacred Pleasure: Sex, Myth, and the Politics of the Body – New Paths to Power and Love, Harper, S. Francisco 1996.

[2] Dans ma réflexion, j’entends par mysticisme, non pas l’ouverture intelligente et sensible à une réalité complexe qui nous échappe et qu’on cherche de comprendre, mais très précisément l’égarement dogmatique d’une « distorsion irréelle et métaphysique des impressions sensorielles et des sensations organiques », W. Reich, L’éther, Dieu et le diable, Payot 1999.

[3] Le premier document dénonçant sans atermoiements un « complot » d’Etat pour contrer un mouvement social très chaud en Italie dans l’automne 1969, fut un tract situationniste au titre prémonitoire : « Le Reichstag brûle-t-il ? ».

[4] Voir, à ce propos, l’étude de W. Reich sur les origines du caractère compulsif de la morale sexuelle, L’irruption de la morale sexuelle, Payot, Paris 1972.