giovedì 2 novembre 2023

Vanina - L’ inganno postmoderno contro la realtà sociale delle donne

 


Le donne rappresentano attualmente la maggioranza delle classi sociali più disagiate su scala planetaria. Rimangono sotto la minaccia della violenza legata alla dominazione maschile. I diritti che hanno conquistato, come l’accesso all’aborto, sono fragili. E ora la “teoria queer” vuole ridurli a un’apparenza di femminilità, la pratica della maternità surrogata a una pancia in affitto …
Negli anni ’70 in Francia, il MLF (Movimento di liberazione delle donne) ha attaccato con forza il ruolo sociale imposto alle donne dal patriarcato e dal capitalismo sulla base del loro sesso biologico. Tuttavia, questo ruolo, ribattezzato “genere”, è da allora diventato una “identità” basata esclusivamente sul “sentire” delle persone: basterebbe dichiararsi donna per esserlo.
Un po’ dovunque nel mondo, le femministe insorgono contro una tale definizione di donna perché fa perdere di vista l’origine della sua oppressione – i suoi organi sessuali, con la loro capacità procreativa – e il vissuto delle donne in generale, vale a dire una giornata doppia di lavoro per garantire la riproduzione sociale e gran parte della produzione economica. Ciononostante questa definizione sta progredendo ovunque, sostenuta da correnti femministe “intersezionali” e propagata sia da élite politiche e intellettuali che da vari gruppi militanti. Chiunque prenda il rischio di contestarla può essere insultato o minacciato dai “trans attivisti”, o perseguito per “trans fobia” in tribunale.
È urgente, però, superare le tesi sul genere derivanti dal postmodernismo – corrente di pensiero che ha contribuito a forgiare, con il “neoliberismo”, negli anni ’80, un’ideologia che valorizzava le “classi medie” e il loro stile di vita al fine di consolidare l’ordine stabilito.
Questo libro mira quindi – attraverso la critica della “teoria queer” e delle analisi intersezionali che essa propone – a ricollocare la lotta femminista in una prospettiva chiaramente antipatriarcale e anticapitalista.


Vanina

Les Leurres postmodernes contre la réalité sociale des femmes

Les femmes représentent de nos jours à l’échelle de la planete, la majorité des classes sociales les plus démunies. Elles demeurent sous la menace de violences liées à la domination masculine. Les droits qu’elles ont arrachés, comme l’accès à l’IVG, sont fragiles. Et voilà que « la théorie queer » veut les réduire à une apparence de la féminité, la pratique de la GPA à un ventre à louer…

Dans les années 1970 en France, le MLF a attaqué avec force le rôle social imposé aux femmes par le patriarcat et le capitalisme sur la base de leur sexe biologique. Mais ce rôle, rebaptisé « genre », est devenu depuis une « identité » reposant sur le seul « ressenti » des personnes : il suffirait de se déclarer femme pour en être une.

Un peu partout dans le monde, des féministes s’insurgent contre pareille définition d’une femme parce qu’elle fait perdre de vue l’origine de son oppression – ses organes sexuels, avec leur capacité procréative – et le vécu des femmes en général, à savoir une double journée de travail pour assurer la reproduction sociale et une large part de la production économique. Elle progresse néanmoins partout, soutenue par des courants féministes « intersectionnels », et propagée à la fois par des élites politiques et intellectuelles et par divers milieux militants. Quiconque se risque à la contester peut être insulté ou menacé par des « transactivistes », ou poursuivi pour « transphobie » devant les tribunaux.

Il est pourtant urgent de dépasser les thèses sur le genre issues du postmodernisme – ce courant de pensée qui a contribué à forger avec le « néolibéralisme », dans les années 1980, une idéologie valorisant les « classes moyennes » et leur style de vie afin de conforter l’ordre établi.

Ce livre a donc par objet – par la critique de la « théorie queer » et des analyses intersectionnelles qu’il propose – de resituer la lutte féministe dans une perspective clairement anti patriarcale et anticapitaliste.

Edité par l’association Acratie, La Bussière, septembre 2023


mercoledì 1 novembre 2023

AUTONOMIA E DIPENDENZA











Guy Michel

In un capitolo finale del suo libro L’industria della cospirazione Mathieu Amiech scrive: “Tornerò in questo capitolo sulla storia del capitalismo come approfondimento della dipendenza”. Questo è ciò di cui parleremo.
E aggiunge: “Tutta la fine del Medioevo, tutto il Rinascimento e il secolo dei Lumi sono segnati da questo stallo tra le abitudini di autonomia materiale (e talvolta politica) degli strati popolari e la volontà espropriatrice dei potenti”.
Questa è una parte integrante della lotta di classe di cui parla Marx. Ma è necessario precisare alcune modalità per vedere come le cose sono andate e stanno accadendo.
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Nel libro di Amiech si trovano esempi che analizzeremo:
 
1 - pagina 186, scritta nel 1890 da un senatore americano della Farmer’s Alliance.
Cinquanta o cento anni fa, gli agricoltori erano in larga misura artigiani e producevano da soli gran parte di ciò di cui avevano bisogno nella vita quotidiana. Ogni contadino aveva una collezione di attrezzi con cui realizzava utensili in legno come forconi, pale, manici di pala e di aratri, mozzi di vetture e una miriade di altri utensili. Inoltre, il contadino produceva canapa e lino, lana di pecora e cotone. Queste fibre si lavoravano nella stessa fattoria, erano filate e tessute. Allo stesso modo, erano confezionati in casa abiti e biancheria, il tutto destinato al consumo domestico. In ogni fattoria c’era una piccola officina destinata alla travatura, alla falegnameria e alla meccanica. Nella casa stessa c'era un telaio per cardare e tessere … in inverno, il grano, la farina e il mais erano portati al mercato a volte a 100 o 200 miglia di distanza. Lì erano acquistati per tutto l'anno successivo generi alimentari, alcuni tessuti e altre merci simili.
Attualmente assistiamo a un cambiamento quasi universale. Il contadino vende il suo bestiame e compra carne fresca o lardo, vende i suoi maiali e compra prosciutto o carne di maiale, vende i suoi legumi e la sua frutta e li riacquista sottoforma di conserva... compra oggi quasi tutto quello che produceva in passato e per questo ha bisogno di soldi.
Si dimostra come l'economia domestica (si produce ciò che si consuma) si sia trasformata nell'arco di cinquant'anni in un'economia monetaria da diciannovesimo secolo negli Stati Uniti.
2 - pagina 188, l'impero degli zar e i russi, Anatole Leroy-Beaulieu, 1897. “I membri del comitato di redazione della legge del 1861 [che emancipò i servi della gleba in Russia], nemmeno quelli più favorevoli ai contadini, non avevano affatto l'idea di dare loro abbastanza terra in modo che non ci fosse più bisogno di lavorare fuori dal proprio campo. In questo caso, che ne sarebbe stato delle proprietà lasciate alla nobiltà, e da quale mano sarebbero state coltivate? Dove il commercio e l’industria, come la grande proprietà, avrebbero trovato le braccia di cui avevano bisogno?
Emancipare i servi? Sì, ma a condizione che fossero utilizzati come manodopera, non perché fossero autonomi (come nei villaggi liberi [chiamati Mir] della Russia, per esempio).
3 - pagina 190. Gazzetta ufficiale della Repubblica francese, 1898. “Nessun giardino; le verdure vengono vendute a prezzi esorbitanti; niente alberi da frutto. E per trovare i famosi manghi di Caienna ora bisogna andare in Martinica. Il mare, i fiumi, hanno una grande quantità di pesci ma è molto tranquillo e noi mangiamo il merluzzo che viene da Terranova. La Guyana ha immense savane, dove il bestiame potrebbe prosperare. Ma non è così, per rifornire la città di Caienna di carne da macello, siamo costretti a andare a caro prezzo a cercare buoi nell'Orinoco e nel Parà. Nove decimi della Guyana sono ricoperti da immense foreste e, per gli edifici ivi costruiti, il legno di abete è importato via nave dal Nord America. La colonia compra dall'esterno tutto ciò di cui ha bisogno per il suo cibo e la farina con cui fa il pane e la carne che mangia e il vino che beve. In cambio vende una sola merce, il metallo giallo, sotto forma di polvere o di lingotti”. Gli schiavi della Guyana furono “emancipati” allo stesso modo dei russi, senza che avessero i mezzi per vivere in modo autonomo. A differenza degli agricoltori americani. Comprendiamo il potere di attrazione dell'America (soprattutto per gli emigranti dall'Europa dell'Est appena usciti dalla servitù).
4 - pag. 190 191. Più vicino a noi nello spazio ma non nel tempo, nel Medioevo: “Costringendo i contadini e i mezzadri a utilizzare i grandi mulini ad acqua che avevano costruito sulle rive dei fiumi e imponendo una tassa sui loro uso, i signori lavorarono per la perdita di autonomia dei “villani” e la nascita di un’economia più monetizzata. Spingevano (o costringevano) i contadini ad abbandonare i propri attrezzi e a vendere parte della loro produzione per poter pagare l’affitto del mulino signorile”. Impedire alle persone di usare i loro strumenti per far loro pagare l'uso degli strumenti dei signori. Un vero e proprio racket per impedire l’autonomia e costringere le persone a entrare in una “economia monetizzata”, cioè negli scambi tramite il denaro.
5_ pagina 196. Ecco un esempio contemporaneo:
La ripetizione fino alla nausea della pubblicità adescatrice, l’autorità della scienza e le proposte generose dei servizi sociali hanno spinto i cittadini dei paesi industrializzati a delegare un numero sempre maggiore di compiti quotidiani. I rapporti mercantili e la burocrazia pubblica hanno poco a poco eroso la sfera familiare e personale; è diventato desiderabile e assolutamente normale comprare tutto e fare ogni cosa nella vita secondo i consigli degli specialisti. È l’era del supermercato ... negli Stati Uniti sono ormai decenni che quasi nessuno cucina più. Gli americani consumano principalmente pasti preparati da altri e questo è positivo per le cifre della crescita”.
L'era moderna e postmoderna, l'espropriazione soft: con le innovazioni tecnologiche, pubblicità, scienza, servizi sociali, comodità ... tutto converge affinché ognuno compri ciò di cui ha bisogno e non produca più granché da solo.
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Marx, che concepisce la storia come storia della lotta di classe, sapeva bene che l’accumulazione delle tecniche e l’organizzazione a essa necessaria aumentavano “la dipendenza degli individui dalla macchina sociale”: lo scrive nel Capitale (1) e altrove. La sua teoria, tuttavia, lo spinge a esprimere che la storia passa attraverso determinate fasi. Dopo la società aristocratica dell’Ancien Régime, viene la società capitalista borghese e poi – possibilmente – il comunismo che può scaturire solo da questa società capitalista perché crea la classe operaia che lavorerà per la distruzione del capitalismo e l’avvento della società comunista.
Cosicché i socialisti che l’hanno preceduto, secondo lui, sono “utopisti” perché non sono consapevoli di questa necessaria “maturità” della società capitalista che consente la transizione al comunismo. Dirà, ad esempio, dei luddisti (2) che è vano rompere le macchine, che la meccanizzazione della produzione è necessaria perché, grazie a essa, arriverà l'emancipazione – solo nel momento in cui i proletari si approprieranno dei mezzi di produzione elaborati durante il periodo capitalistico. È quindi impossibile cortocircuitare questa fase capitalista liberale.
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Per i liberali, il mondo deve andare verso una produzione sempre maggiore di merci, con una modifica dell’ambiente naturale che implica dunque uno spossessamento sempre più completo. Ciò si realizza con l’ipertrofia di un mondo pieno di macchine e gestito con l’aiuto di un’organizzazione sempre più vasta e restrittiva che priva gli esseri umani delle capacità d’iniziativa sulla propria vita e sul mondo.
Tuttavia, se l'obiettivo di Marx di realizzare un mondo senza classi è lodevole, c'è un'opposizione tra lui e teorici come Polanyi (un esempio tra gli altri). Quest’ultimo ammette che la lotta dei poveri contro i ricchi sotto l’Ancien Régime si svolgeva tra coloro che volevano conservare le libertà di cui disponevano (i poveri) e coloro che volevano cambiare il mondo – a proprio vantaggio, ovviamente! (i ricchi). Quindi l’opposizione tra ricchi e poveri si basa su questa constatazione: i ricchi sono stati – e sono tuttora – coloro che vogliono cambiare il mondo e i poveri, coloro che vogliono mantenere i vantaggi che hanno (… conquistato) e che la tradizione (o le leggi) concede loro. La differenza è così indicata in un editto reale del 1607 in Inghilterra: “il povero sarà soddisfatto nel suo obiettivo: l'abitazione; il gentiluomo non sarà ostacolato nel suo desiderio: il miglioramento”. Il termine abitazione si riferiva alla stabilità dell'ambiente, sia naturale che sociale, al quale i poveri erano attaccati” [“povero” inteso ovviamente come relativo ad altri; e soprattutto, a quel tempo, si trattava di contadini che vivevano dentro e grazie alla loro terra]. “Era la natura nutrice e i costumi, i regolamenti, le tradizioni”. (Najib Abdelkader 3). Tuttavia “quest’abitazione non si riferisce ovviamente a un periodo idilliaco – i rapporti di potere sono sempre esistiti […]”
Come Marx aveva chiaramente stabilito, ed è fondamentale, l'unica classe rivoluzionaria nella Storia è stata, fino ad oggi, la borghesia, quella che vuole cambiare il mondo... costantemente! Per questa classe si tratta di un’esigenza urgente e imprescindibile. Questa è la novità del sistema capitalista in cui tutto è sempre in movimento. Spinti dalla voglia di … progredire! Migliorare. Si vive meglio, dicono, con l'auto, poi con l'aereo, poi con lo smartphone e così via all'infinito! Invece, notavano Orwell ma anche Lenin, gli operai, ancor meno i contadini, non vogliono – salvo in una situazione storica particolare (rivoluzionaria, per esempio) – cambiare il mondo; vogliono, per contro, talvolta, migliorare la loro condizione.
Veniamo dunque al punto centrale che ci permette di comprendere la differenza tra i due punti di vista: se Marx vede l'emancipazione nella forma di una società altamente industrializzata e amministrata dal proletariato vittorioso (fase comunista) che si sarà impadronito del potere politico ed economico, nella critica anti industriale (L’Encyclopédie des Nuisances, M. Amoros, J. Semprun, PMO, M. Amiech, ecc. ma anche i precursori: G. Orwell, L. Mumford, J. Ellul, B. Charbonneau, ecc.), questo orizzonte di industrializzazione perpetua è considerato il peggiore possibile. Lì lo spossessamento è totale.
In un certo senso, l’industrializzazione è la strada seguita dal capitalismo, ovviamente, così come dai regimi ispirati al marxismo ortodosso. Lenin disse chiaramente: “il socialismo sono i soviet [cioè i consigli operai] PIÙ l’elettrificazione!” e la più grande potenza capitalista attuale (nel 2023) è infatti un paese governato da un partito unico: il Partito Comunista Cinese.
La questione oggi non è quindi quella di conquistare il potere per sostituire i padroni con commissari politici (eletti o non eletti) ma di sciogliere le pesanti catene che ci impediscono di avere il controllo della nostra esistenza: lo Stato, le grandi aziende globalizzate, le organizzazioni nazionali e sovranazionali di ogni tipo che, con il pretesto dell'organizzazione tecnica o tecnologica, della scienza (ricordiamo il covid), di necessità commerciale o altre, ci costringono a subire le loro logiche mortifere.
Conclusione
M. Amiech, per tornare al suo libro, scrive: “[gli] autori della casa editrice La Roue (il signor Amoros, il signor Gomez) [dicono] che le lotte territoriali costituiscono un rinnovamento della lotta di classe nel ventunesimo secolo. Certe lotte essenziali del futuro potrebbero quindi somigliare alle lotte preindustriali, quando gli abitanti dei villaggi e gli altri contadini d’Europa difendevano i loro habitat, i loro campi comuni, i loro corsi d’acqua, contro i progetti del Signore e dell’imprenditore che implicavano la distruzione di questo nutritivo ambiente di vita."
Si può pensare alla lotta contro l'aeroporto di Notre Dame des Landes, che ha occupato per anni i titoli dei giornali. Va ricordato incidentalmente che le posizioni degli ecologisti e della sinistra non sono mai state nettamente contrarie a questa costruzione che distruggeva parte della campagna di Nantes. Che gli eletti verdi locali (come F. De Rugy, EELV), volendo canalizzare il movimento a loro vantaggio, hanno avuto problemi con gli occupanti della ZAD, che periodicamente scaricavano rifiuti davanti all'ufficio dell'eletto ecologista.
A Testet (diga di Sivens) gli oppositori si battevano contro un progetto di ritenzione idrica destinato a rifornire l'agricoltura industriale locale che ha bisogno di grandi quantità di acqua per le varietà di mais coltivate.
Più recentemente, i mega bacini della Vandea. In tutti questi casi si tratta di riconquistare un ambiente di vita a scapito dell’industria (anche agricola).
La grande differenza tra queste lotte e quelle dei contadini medievali è che questi ultimi erano contadini locali in lotta per il loro territorio mentre i moderni combattenti per i territori sopra menzionati erano principalmente persone provenienti da ogni parte con un radicalismo politico ... acquisito altrove, quindi con profili molto diversi e sempre più in contraddizione con le consuetudini locali (come gli ecologisti-woke completamente dissociati dalla cultura locale negli ultimi anni).
Se queste lotte sono importanti, dobbiamo anche rilevare le lotte contro la pseudoscienza e le tecnologie che intendono regolare la vita delle persone attraverso i pass sanitari, i divieti di circolazione per alcuni tipi di automobili e presto i pass climatici. Senza dimenticare la riproduzione artificiale degli esseri umani attraverso la Riproduzione Medicalmente Assistita (MAP) e presto la Gravidanza per Altri (GPA). Oggi la percentuale di nascite “assistite” aumenta in modo sproporzionato e inversamente proporzionale alle naturali capacità riproduttive degli esseri umani che soffrono le ripercussioni dell’inquinamento sul funzionamento degli organi riproduttivi. Si noti che la maggior parte degli ecologisti e delle altre persone di sinistra sono progressisti accaniti e, quindi, a favore di tutti questi nuovi sviluppi che trovano attraenti.
Relativamente in relazione con le due precedenti, è emersa una lotta contro le iper-organizzazioni e la tecno-burocratizzazione di tutta l’attività umana. Le folle, diventate sempre più dense, sono sospette e i sistemi di sorveglianza (elettronici e non) si stanno diffondendo in tutte le città e talvolta anche nei villaggi. Non c’è più spazio, inoltre, per la spontaneità e la creatività, i protocolli invadono l'intero sistema di cure mediche, ad esempio. La gestione da parte delle autorità diventa necessaria ovunque e fagocita qualsiasi attività che coinvolga numerose persone, ecc. Non dimentichiamo lo strumento più comunemente utilizzato per questi scopi: il ricorso sistematico alla digitalizzazione di tutto ciò che può essere digitalizzato, aprendo la possibilità di un controllo più restrittivo su tutto. Su questo solo aspetto bisognerebbe soffermarsi tanto è significativo e accettato da molti come una nuova libertà.
È ovvio che sono necessarie lotte per migliorare quantitativamente la vita quotidiana. I salari, le pensioni, ecc. Il rischio è che ci facciano dimenticare o sottostimare le lotte per l’autonomia”.
*
Ciò che gli scienziati sociali vedono come una rete infinita d’interdipendenza rappresenta, infatti, la sottomissione dell'individuo all'organizzazione, del cittadino allo Stato, del lavoratore al dirigente e del genitore alle professioni d’assistenza. Christopher Lasch, La cultura del narcisismo, 1979.
 
NOTE:
1 Il Capitale, quarta sezione, capitolo XV, pag. 366 e seguenti de l’Ed. Garnier Flammarion. Le autorità hanno impiegato molto tempo per autorizzare le innovazioni tecniche, come ad esempio i telai per tessere che lavorano con più persone. La loro paura era vedere operai e artigiani trasformarsi in mendicanti. Le autorità britanniche non avevano più questi scrupoli nel diciottesimo secolo. Si verifica così la teoria di Karl Polanyi secondo cui l'economia nelle epoche preindustriali era radicata nel tessuto sociale e non poteva svilupparsi autonomamente come nel XIX secolo. con il potere della borghesia.
2 Rivolta degli artigiani nel nord dell'Inghilterra all'inizio del XIX secolo, che ruppero le macchine, distruggendo il loro lavoro ben fatto e il loro modo di vivere di artigiani liberi.
3 La Décroissance, luglio 2023. È coautore del libro: K. Polanyi e l'immaginazione economica, Éditions le Passenger Stowaway.

AUTONOMIE ET DÉPENDANCE 


 


Guy Michel

Dans un chapitre dans les dernières pages de son livre L’industrie du complotisme Mathieu Amiech écrit: «Je vais revenir dans ce chapitre sur cette histoire du capitalisme comme approfondissement de la dépendance.» C’est de cela que nous allons parler.

Il ajoute: «Toute la fin du Moyen-âge, toute la Renaissance et l’époque des Lumières sont marqués par ce bras de fer entre les habitudes d’autonomie matérielle (et parfois politique) des couches populaires et la volonté expropriatrice des puissants.»

Cela relève bien de la lutte des classes dont parle Marx. Mais il faut en préciser certaines modalités afin de voir comment les choses se sont passées et se passent encore.

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Dans le livre de M. Amiech on trouve des exemples que nous allons analyser :

 

1 _ page 186, écrit en 1890 par un sénateur américain de la Farmer’s Alliance.

«Il y a 50 ou 100 ans, les fermiers étaient dans une grande mesure des artisans, ils fabriquaient eux-mêmes une grande partie de ce dont ils avaient besoin dans la vie quotidienne. Chaque fermier avait une collection d’outils à l’aide desquels il fabriquait des instruments en bois tel que des fourches, des pelles, des manches de pelle et de charrues, des moyeux de voiture et une foule d’autres ustensiles. En outre, le fermier produisait le chanvre et le lin, la laine des moutons et le coton. On travaillait ces fibres à la ferme même, on les filait et on les tissait. De même, les vêtements et le linge étaient confectionnés à la maison, tout cela pour la consommation domestique. Dans chaque ferme, il y avait un petit atelier destiné aux travaux de charpente, de menuiserie et de mécanique. Dans la maison même se trouvait un métier à carder et à tisser…. en hiver, le froment, la farine, le maïs étaient apportés au marché parfois éloigné de 100 ou 200 miles. On y achetait pour toute l’année suivante de l’épicerie, certaines étoffes et autres marchandises semblables.

À présent, nous constatons un changement presque universel. Le fermier vend son bétail et achète de la viande fraîche ou du lard, il vend ses cochons et achète du jambon ou de la viande de porc, il vend ses légumes et ses fruits et les rachète sous la forme de conserve.il achète aujourd’hui presque tout ce qu’il produisait autrefois et pour cela il lui faut de l’argent.»

Il est montré comment l’économie domestique (on produit ce qu’on consomme) s’est transformée en l’espace de cinquante ans en économie monétaire au XIX siècle aux États Unis.

 

2 _ page 188, L’empire des tsars et les Russes, Anatole Leroy-Beaulieu, 1897. «Jamais les membres du comité de rédaction de la loi de 1861 [qui émancipait les serfs en Russie], même les plus favorables aux paysans, n’ont eu l’idée de leur donner assez de terre pour qu’il n’y ait plus besoin de travailler en dehors de son champ. Que serait, dans ce cas, devenu les propriétés laissées à la noblesse, et par quelle main eussent-elles été cultivées? Où le commerce, où l’industrie, comme la grande propriété eussent-ils pris les bras dont ils avaient besoin ?»

Émanciper les serfs? Oui, mais à condition qu’ils soient utilisés comme main d’œuvre, pas pour qu’ils soient autonomes (comme dans les villages libres [appelés Mir] de Russie, par exemple).

 

3 _ page 190. Journal officiel de la République française, 1898. «Pas de jardin; les légumes se vendent à un prix exorbitant; pas d’arbre fruitier. Et pour trouver les mangues si renommées de Cayenne il faut aller maintenant à la Martinique. La mer, les rivières, possèdent une grande quantité de poissons mais il est très tranquille et on mange la morue qui vient de Terre-Neuve. La Guyane a d’immenses savanes où le bétail pourrait prospérer. Mais il n’en est rien, pour alimenter en viande de boucherie la ville de Cayenne, on est obligé d’aller à grand frais chercher dans l’Orénoque et au Parà des bœufs. Les neuf dixièmes de la Guyane sont couverts d’immenses forêts et, pour les constructions qu’on y élève on fait venir par navire des bois de sapin de l’Amérique du Nord. La colonie achète au dehors tout ce dont elle a besoin pour son alimentation et la farine dont elle fait son pain et la viande qu’elle mange et le vin qu’elle boit. Elle ne vend en retour qu’une marchandise unique, le métal jaune sous la forme de poussière ou sous forme de lingots.» Les esclaves de Guyane ont été ‘émancipés’ de la même façon que les russes, sans qu’ils aient les moyens de vivre de façon autonome. Contrairement aux paysans américains. On comprend le pouvoir d’attraction de l’Amérique (surtout pour les émigrants d’Europe orientale à peine sortis de la servitude).

 

4 _ page 190 191. Plus près de nous dans l’espace mais pas dans le temps, au Moyen Age: «En obligeant les villageois et les métayers à utiliser les gros moulins à eau qu’ils avaient construits au bord des fleuves et en prélevant une taxe sur leur utilisation, les seigneurs travaillaient à la perte d’autonomie des «manants» et à la naissance d’une économie plus monétarisée. Il poussaient (ou obligeaient) les paysans à délaisser leur propre outil et à vendre une partie de leur production pour pouvoir payer la redevance du moulin seigneurial.» Empêcher les gens d’utiliser leurs outils pour leur faire payer l’utilisation des outils des seigneurs. Un vrai racket pour empêcher l’autonomie et contraindre à insérer les gens dans une «économie monétarisée», c’est-à-dire des échanges via l’argent.

 

5_ page 196. Là, un exemple contemporain:

«La répétition ‘ad nauseam’ des publicités racoleuses, l’autorité de la science et les propositions généreuses des services sociaux ont poussé les citoyens des pays industrialisés à déléguer toujours plus de tâches du quotidien. Les rapports marchands et la bureaucratie publique ont petit à petit grignoté la sphère familiale et personnelle; il est devenu désirable et absolument normal de tout acheter, et de faire chaque chose de la vie conformément au Conseil des spécialistes. C’est l’âge du supermarché….. aux États-Unis cela fait plusieurs décennies que presque personne ne se fait plus à manger. Les Américains consomment avant tout des repas préparés par d’autres et c’est bon pour les chiffres de la croissance.»

L’époque moderne et post moderne, la dépossession soft: avec les innovations technologiques, pub, science, services sociaux, confort,… tout converge pour que chacun achète ce dont il a besoin et ne produise plus grand chose par soi-même.

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Marx qui comprend l’histoire comme l’histoire de la lutte des classes, savait bien que l’accumulation des techniques et l’organisation nécessaire à celle-ci accroissaient «la dépendance des individus vis-à-vis de la machine sociale»: il l’écrit dans le Capital (1) et ailleurs. Sa théorie cependant le pousse à exprimer que l’histoire passe par certains stades. Après la société aristocratique de l’Ancien Régime, vient la société bourgeoise capitaliste et ensuite – possiblement – le communisme qui ne peut qu’être issu de cette société capitaliste car celle-ci crée la classe ouvrière qui œuvrera pour la destruction du capitalisme et l’avènement de la société communiste.

De sorte que les socialistes qui l’ont précédé, pense-t-il, sont «utopistes» car ils n’ont pas conscience de cette nécessaire «maturité» de la société capitaliste permettant de passer au communisme. Il dira, par exemple, des Luddites (2) qu’il est vain de casser les machines, que la mécanisation de la production est nécessaire parce que, grâce à elle, viendra l’émancipation seulement au moment où les prolétaires s’approprieront les moyens de production élaborés pendant la période capitaliste. Impossible donc de court-circuiter cette étape capitaliste libérale.

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Pour les libéraux, le monde se doit d’aller vers une production toujours plus grande de marchandises avec les modifications de l’environnement naturel que cela implique ainsi qu’une dépossession de plus en plus complète. Celle-ci se réalise avec l’hypertrophie d’un monde rempli de machines et géré à l’aide d’une organisation de plus en plus vaste et contraignante qui dépouille les humains de leurs capacités d’initiatives sur leurs vies et le monde.

Mais si l’objectif de Marx de réaliser un monde sans classes est louable il existe une opposition entre lui et des théoriciens comme Polanyi (exemple parmi d’autres). Ce dernier admet que la lutte des pauvres contre les riches sous l’Ancien Régime se déroulait entre ceux qui voulaient garder les libertés qu’ils avaient (les pauvres) et ceux qui voulaient changer le monde – à leur avantage bien sûr! (les riches). De sorte que l’opposition entre riches et pauvres est basée sur ce constat: les riches ont été – et sont toujours – ceux qui veulent changer le monde et les pauvres, ceux qui veulent garder les avantages qu’ils ont (…acquis) et que la tradition (ou les lois) leur octroie. La différence est ainsi indiquée dans un édit royal dès 1607 en Angleterre: «l’homme pauvre sera satisfait dans son but: l’habitation; le gentilhomme ne sera pas entravé dans son désir: l’amélioration.» le terme habitation renvoyait à la stabilité de l’environnement, aussi bien naturel que social, à laquelle étaient attachés les hommes pauvres» [«pauvre» étant entendu bien sûr comme relatif à d’autres; et surtout, à cette époque, il s’agit des paysans qui vivent sur et de leurs terres]. «C’était la nature nourricière et la coutume, les règlements, les traditions.» (Najib Abdelkader3). Cependant «cette habitation ne renvoie évidemment pas à un temps idyllique – les rapports de pouvoir ont toujours existé […]»

Comme l’avait clairement établi Marx, et c’est fondamental, la seule classe révolutionnaire de l’Histoire a été, jusqu’à présent encore, la bourgeoisie, celle qui veut changer le monde … en permanence! Pour cette classe, il s’agit là d’un besoin impérieux et essentiel. C’est la nouveauté du système capitaliste dans lequel tout est toujours en mouvement. Mu par la volonté de… progresser! D’améliorer. On vit mieux, disent-ils, avec la voiture, puis avec l’avion, puis avec le smartphone et ainsi de suite à l’infini! Par contre, remarquait Orwell mais aussi Lénine, les ouvriers, les paysans encore moins, ne veulent pas –sauf situation historique particulière (révolutionnaire, par exemple) – changer le monde; ils veulent, par contre, parfois, améliorer leur condition.

Venons-en donc au point central qui permet de comprendre la différence entre les deux points de vue: Si Marx voit l’émancipation sous la forme d’une société très industrialisée et administrée par le prolétariat vainqueur (stade communiste) qui se sera saisi du pouvoir politique et économique, dans la critique anti-industrielle (l’Encyclopédie des Nuisances, M. Amoros, J. Semprun, PMO, M. Amiech, etc mais aussi les précurseurs : G. Orwell, L. Mumford, J. Ellul, B. Charbonneau, etc), cet horizon d’industrialisation perpétuelle est considéré comme le pire horizon qui soit. La dépossession y est complète.

D’une certaine façon, l’industrialisation est la voie aussi bien suivie par le capitalisme, bien sûr, que par les régimes s’inspirant du marxisme orthodoxe. Lénine avait bien dit: «le socialisme, c’est les soviets [c’est à dire les conseils ouvriers] PLUS l’électrification!» et la plus grande puissance capitaliste aujourd’hui (en 2023) est bien un pays gouverné par un parti unique: le Parti Communiste Chinois.

La question aujourd’hui n’est donc pas d’accéder au pouvoir pour remplacer les patrons par des commissaires politiques (élus ou non élus) mais de défaire les pesantes chaînes qui nous empêchent de maîtriser notre existence: l’État, les grandes entreprises mondialisées, les organismes nationaux et supranationaux de toutes sortes qui, sous prétexte d’organisation technique ou technologique, de science (souvenons-nous du covid), de nécessité commerciale ou autres, nous contraignent à subir leurs logiques mortifères.

Conclusion

M. Amiech, pour revenir à son livre, écrit: «[les] auteurs de la maison d’édition la Roue (M. Amoros, M. Gomez) [disent] que les luttes de territoire constituent un renouveau de la lutte des classes au 21e siècle. Certains combats essentiels à l’avenir pourraient ainsi ressembler aux luttes préindustrielles, quand les villageois et autres manants d’Europe défendaient leurs habitats, leurs champs communs, leurs cours d’eau, contre des projets du Seigneur et de lentrepreneur qui impliquait la destruction de ce milieu de vie nourricier.»

On peut penser à la lutte contre l’aéroport de Notre Dame des Landes qui a défrayé la chronique pendant des années. On se souviendra au passage que les positions des écologistes et de la gauche n’ont jamais été clairement opposées à cette construction qui détruisait une partie du bocage nantais. Que les élus écolos locaux (comme F. De Rugy, EELV) voulant canaliser le mouvement à leur profit ont eu maille à partir avec les occupants de la ZAD, qui déposaient périodiquement des détritus devant la permanence de l’élu écolo.

Au Testet (barrage de Sivens) les opposants luttaient contre un projet de retenue d’eau devant alimenter l’agriculture industrielle locale, de grandes quantités d’eau étant nécessaires aux variétés de maïs dont celle-ci a besoin.

Plus récemment, les méga bassines en Vendée. Dans tous ces cas, il s’agit de reconquête d’un milieu de vie aux dépens de l’industrie (y compris agricole).

La grosse différence entre ces luttes et celles des paysans médiévaux étant que, dans ces derniers cas, ce sont les paysans locaux qui combattaient pour leur territoire alors que les combattants modernes pour les territoires cités au dessus étaient principalement des gens venus d’un peu partout avec une radicalité politique …déjà acquise par ailleurs, ce qui a impliqué des profils très différents et de plus en plus contradictoires avec les mœurs locales (comme les écolo-woke complètement déconnectés de la culture locale ces toutes dernières années).

Si ces luttes sont importantes, il faut insister aussi sur les luttes contre la pseudo science et les technologies qui entendent réglementer la vie des gens à coup de passes sanitaires, d’interdiction de circuler à certains types de voitures, bientôt de passes climatiques. Sans oublier la reproduction artificielle de l’humain à coups de Procréation Médicalement Assistée (PMA) et bientôt de Grossesse Pour Autrui (GPA). Aujourd’hui le pourcentage des naissances «assistées» augmentent démesurément de façon inversement proportionnelle aux capacités de reproduction naturelle des humains qui subissent le contre coup des pollutions affectant le fonctionnement des organes reproducteurs. Notons que la plupart des écolos et autres gens de gauche sont des progressistes acharnés et, par conséquent, favorables à toutes ces nouveautés qu’ils trouvent aguichantes.

Relevant un peu des deux précédentes, s’est imposée une lutte contre les hyper-organisations et la techno-bureaucratisation de toute activité humaine. Les foules, devenues de plus en plus denses, sont suspectes et les systèmes de surveillance (électronique ou pas) se généralisent dans toutes les villes et parfois même les villages. Plus de place, par ailleurs, à la spontanéité et la créativité, les protocoles envahissent tout le système de soins en médecine, par exemple. La gestion par les autorités devient nécessaires partout et phagocyte toute activité impliquant de nombreux individus, etc. Nous n’oublions pas l’outil le plus couramment utilisé à ces fins: le recours systématique à la numérisation de tout ce qui peut l’être ouvrant la possibilité d’un contrôle plus contraignant de tous. Sur ce seul aspect il faudrait revenir tant il est prégnant et accepté par bien des gens comme une liberté nouvelle.

Il est bien évident que les luttes pour améliorer quantitativement le quotidien sont nécessaires. Les salaires, les retraites, etc. Le risque, c’est que celles-ci nous fassent oublier ou sous-estimer les luttes pour l’autonomie.»

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Ce que les spécialistes en sciences humaines voient comme un réseau sans fin d’interdépendance représente, en fait, l’assujettissement de l’individu à l’organisation, du citoyen à l’État, du travailleur au directeur, et du parent aux professions de l’assistance. Christopher Lasch, la culture du narcissisme, 1979.

Notes:

1 _ Le Capital, 4° section, chapitre XV, pages 366 et suivantes de l’Ed. Garnier Flammarion. Les autorités mirent bien du temps à autoriser les innovations techniques, comme les métiers à tisser faisant le travail de plusieurs personnes. Leur crainte était de voir les ouvriers et artisans se transformer en mendiants. Les autorités britanniques n’eurent plus ces scrupules au XVIII°s. D’où se vérifie la théorie de Karl Polanyi selon laquelle l’économie dans les époques préindustrielles était encastrée dans le tissu social et ne pouvait se déployer de façon autonome comme au XIX siècle. avec le pouvoir de la bourgeoisie.

2 _ Insurrection des artisans du nord de l’Angleterre au début du XIX siècle, qui cassaient les machines, lesquelles détruisaient leur travail bien fait et leur mode de vie d’artisans libres.

3_ La Décroissance, juillet 2023. Celui-ci a coécrit le livre: K. Polanyi et l’imaginaire économique, Éditions le passager clandestin.