giovedì 19 marzo 2026

Antifascismo sempre di Sergio Ghirardi Sauvageon

 


Qualche mia banalità

di base nella falsificazione del mondo in corso

Sto appena uscendo, spero, da un incubo medico in cui il mio corpo ha sofferto molto.

La cosa ha decisamente contribuito a questo mio scritto, per questo ho voluto ricordarlo, cosciente che questo aspetto riguarda solo me, la mia vecchiaia e quel che l’aspetta ineluttabilmente.

Ciò avviene però in un mondo putrescente dove un potere sociale spettacolare fa marcire l’umano a un ritmo incredibile, moltiplicando il disumano come la gramigna.

Dalla Francia che amo selettivamente per la sua storia rivoluzionaria e il suo umanesimo restante, all’Italia che mi ha partorito transalpino, vedo lo spettacolo dominante cancellare la storia. Sia quella dei popoli che quella degli individui.

Ecco perché adesso rimugino qui la storia vissuta, raccontata dal vivo dai protagonisti prima che la mercificazione e la fascistizzazione del mondo si apprestassero a cancellare per sempre i vissuti e le soggettività.

Che cos’è oggi la Francia del telefono portatile, del computer e della televisione in mano ai fascisti? Un campo di concentramento capitalista con i fascisti per guardiani e i socialisti embedded per Kapos.

E l’Italia ? Lo stesso, all’italiana : « Franza o Spagna purché se magna ».

Eppure, la rivolta sociale insita nella lotta di classe ha innaffiato le nostre radici dai due lati delle Alpi, innanzitutto con l’antifascismo concreto, quando il fascismo arcaico imperversava, dapprima all’italiana poi alla francese.

Quel commediante macabro di Mussolini ha recitato una commedia dell’arte che i suoi guitti psicopatici hanno trasformato in tragedia popolare; quel controrivoluzionario odioso di Petain e i suoi accoliti reazionari hanno fatto del fascismo francese una mostruosità degna del nazismo tedesco.

Io non c’ero ancora, sono arrivato dopo con il MAGGIO 1968 che ha segnato il mondo di umanità, non solo la Francia e l’Italia.

Prima di ciò c’era mia nonna, mio padre, la mia famiglia antifascista che mi ha marcato ben più di antifascismo che del piccolo fascismo da servitori volontari che all’epoca ha inquinato un gran numero di famiglie.

Mia nonna paterna era ed è rimasta una cattolica prima, durante e dopo il fascismo. Durante la guerra però, gestiva a La Presa, paesino alla periferia di Genova, un piccolo panificio dove teneva di nascosto un telefono in contatto con i partigiani della Val Bisagno.

L’antifascismo nasce sempre dove imperversa il fascismo: oggi come ieri.

Alla fine della guerra la mia nonnina dell’azione cattolica, con la biografia di don Bosco come unico libro nella sua casa genovese in cui sono nato, ha sventolato fiera la bandiera rossa per festeggiare la gioia per la fine del fascismo - lo raccontava quasi scandalizzata mia madre, molto più lenta nel liberarsi della sindrome di Stoccolma del ventennio fascista. Io ne ero fiero.

Quando sono nato io, le cose erano chiare: mai più fascismo se non per gli psicopatici dell’ignoranza coltivata tra potere economico, chiesa e la famiglia cristiana più becera. Non tutta la famiglia, come ho già detto: la lotta di classe ha marcato la storia.

La resistenza ha istituito un’alleanza tra comunisti e cattolici perché l’antifascismo è una necessità storica sovra ideologica ogni volta che la peste emozionale inquina la questione sociale in un mondo complessivamente capitalista, sia liberale sia di Stato.

Oggi lo spettacolo è riuscito a mescolare tutto per dare senso a niente. In Italia Meloni, in Francia la pupée barbie Bardella, optional del partito lepenista, del suo fondatore deceduto e di sua figlia accusata dal Parlamento Europeo di appropriazione indebita di fondi.

Il mondo è in crisi, il capitalismo è in preda a una sua crisi ciclica cui risponde con il cinismo abituale del sopruso senza limiti e della guerra.

Ma c’è un ma e soprattutto un più nei ricorsi storici: l’intelligenza è sempre stata insufficiente ma mai artificiale. La sua manipolazione tecno scientifica è l’ultimo stadio della de possessione dell’umano.

Nel quotidiano ciò rende la vita invivibile, dipendente da schermi, telefoni e gesti robotizzati che rendono idioti.

In politica la falsificazione del mondo accelera in modo particolare: l’ignoranza non è più una mancanza di conoscenza ma un surplus di dati e notizie false prodotte dal Big Brother cibernetizzato.

Scegli il tuo campo compagno!

Facile dirlo, molto meno farlo quando l’indecenza della politica rende diffidenti anche i più ben disposti.

Scegliere chi? Per fare che cosa? In Italia come al solito il miracolo cristiano semplifica le scelte. I più coglioni, i più stronzi e i più credenti sanno sempre tutto.

Risultato: il potere a una democrazia cristiana rinnovata superficialmente dalla Meloni con il surplus di qualche nostalgia fascista più in voga che mai nel contesto internazionale di crisi. All’opposizione dei sinistri di sinistra che hanno sempre ingoiato tutto senza mai fiatare, sempre in cerca del potere ma senza più sapere dove cercarlo. Pronti a continuare il gioco osceno di una democrazia formale che è la negazione reale di ogni potere condiviso dal popolo.

Un segnale francese rompe la monotonia del dominio reazionario del mondo.

Si chiama LFI, La France Insoumise, e ha ormai tutti contro: Melenchon, M le maudit. Questo militante ormai al crepuscolo come me è un soggetto del vecchio mondo politico, un tempo trozkista e mitterrandiano, ma la sua evoluzione lascia pensare che abbia saputo radicalizzare umanamente la sua coscienza. Per questo è tanto odiato da tutti i reazionari e dai mercenari della politica.

Detto da me, libertario e situazionista, può sembrare strano questo quasi elogio di un antico burocrate oggi sostenitore di una chiara radicalità; per cui ve lo spiego non per convincere ma per far riflettere sullo scacco matto di tutte le ideologie rivoluzionarie dell’ultimo secolo.

In questo momento storico qualunque antifascismo sincero va difeso di fronte all’avanzata incessante di un postfascismo più internazionale che mai. Su questo punto LFI è il solo a essere chiaro, senza ambiguità.

Certo la storia insegna che non bisogna escludere che chi oggi é chiaramente antifascista potrebbe diventare un nemico da combattere, un autoritario di più coltivato all’ombra di un antiautoritarismo falso, rinnegato, tradito.

OK non dimentichiamo niente: La Comune, Cronstadt, Machno, Rosa Luxembourg, l’anarchia spagnola disfatta. Troppe rivoluzioni sono state tradite e si sono trasformate in alibi per il terrore e il fascismo rosso.

Oggi, però, l’antifascismo è ancora non solo necessario ma urgente. Ci chiede di non fare processi alle intenzioni.

Guardate Trump, il suo muso da membro del Ku Klux Klan.

Guardatevi attorno dappertutto, dove la struttura caratteriale fascista impera e fa guasti irreparabili: in Iran, in Turchia, a Gaza, in Ucraina e altrove, in mille modi diversi ma tutti tributari del totalitarismo e del cinismo assoluto.

Io vedo nel movimento organizzato LFI un tentativo lodevole di rompere con il passato di un movimento comunista inquinato dal potere; un movimento coerente a cui si deve far credito senza perdere il diritto di rivolta al primo segno di tradimento, alla prima concessione al vecchio mondo da cui vogliamo uscire. Ho sempre denunciato quel rettile bolscevico di Trotskij, ma penso si debbano giudicare gli atti piuttosto che le idee. Si tratta di apprezzare al giusto valore i comportamenti sinceramente non sessisti, il municipalismo, la lotta sulla questione climatica e per la democrazia diretta.

Con tutta l’attenzione necessaria, non abbiamo altra scelta che una radicalità attiva, autocritica, attenti al minimo passo falso.

Se ci sono altre migliori ipotesi concrete capaci di manifestarsi si facciano avanti. Il meglio è sempre preferibile al bene ma ciò che è assolutamente inaccettabile è sospendere la lotta. Equivale ad arrendersi. Siamo al redde rationem.

Decidiamo per il meglio come meglio si crede. Antifascisti sempre, senza dimenticare l’interessante provocazione dialettica di Bordiga degli anni 30: « l’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo! ». Riflettendo oggi nessuna certezza su questa tesi, perché nello stesso tempo l’antifascismo è necessario, come abbiamo visto. Tuttavia, è bene ricordarsi di questa provocazione bordighista come di un utile ammonimento; l’antifascismo deve concentrarsi sull’essenziale dell’autocritica: no a qualunque suprematismo, nessun dominio indiscutibile da parte di nessuno. Antifascismo sempre, ma prima di tutto ACRAZIA.

Sergio Ghirardi Sauvageon













L'antifascisme toujours


Quelques-unes de mes banalités de base face à la falsification du monde en voie de réalisation

 

Je sors à peine, je l'espère, d'un cauchemar médical dans lequel mon corps a terriblement souffert.

Cela a sans aucun doute influencé mon écriture, raison pour laquelle je tenais à l'évoquer, conscient que cet aspect ne concerne que moi, ma vieillesse et ce qui l'attend inévitablement.

Cependant, tout cela se déroule dans un monde putride où un pouvoir social spectaculaire corrompt l'humain à une vitesse incroyable, multipliant l'inhumain comme le chiendent.

De la France, que j'aime sélectivement pour son histoire révolutionnaire et son humanisme résiduel, à l'Italie qui m'a vu naître transalpin, je vois le spectacle dominant effacer l'histoire. Celle des peuples comme celle des individus.

C'est pourquoi je médite ici sur l'histoire telle qu'elle a été vécue, racontée de vive voix par les protagonistes, avant que la marchandisation et la fascistisation du monde ne s’apprêtent à effacer à jamais les vécus individuels et les subjectivités.

Que devient la France aujourd'hui, avec ses téléphones portables, ses ordinateurs et ses télévisions aux mains des fascistes ? Un camp de concentration capitaliste avec des fascistes pour gardiens et des socialistes embedded pour kapos.

Et l'Italie ? Pareil, à l'italienne : « France ou Espagne, pourvu qu'on mange. »

Pourtant, la révolte sociale inhérente à la lutte des classes a enraciné nos consciences des deux côtés des Alpes par un antifascisme concret, d'abord à l'italienne, lorsque le fascisme archaïque faisait rage, puis à la française.

Ce macabre comédien nommé Mussolini a mis en scène une commedia dell'arte que ses bouffons psychopathes ont transformée en tragédie populaire ; l’odieux contre-révolutionnaire Pétain et ses acolytes réactionnaires ont fait du fascisme français une monstruosité digne du nazisme allemand.

Je n'étais pas encore là ; je suis arrivé plus tard, avec Mai 68, qui a marqué le monde d'humanité, et pas seulement la France et l'Italie. Auparavant, il y a eu ma grand-mère, mon père, ma famille antifasciste, qui m'ont inculqué un antifascisme bien plus profond que le fascisme mesquin et servile qui gangrenait beaucoup trop de familles à l'époque.

Ma grand-mère paternelle était et est restée catholique avant, pendant et après le fascisme. Pendant la guerre, elle tenait une petite boulangerie à La Presa, un petit village près de Gênes, où elle communiquait secrètement par téléphone avec les partisans de la vallée du Bisagno.

L'antifascisme surgit toujours là où le fascisme fait rage : aujourd'hui comme hier.

À la fin de la guerre, ma douce grand-mère, membre de l'Action Catholique, dont la maison génoise où je suis né ne contenait pour tout livre que la biographie de Don Bosco, brandissait fièrement le drapeau rouge pour célébrer la joie de la fin du fascisme. Ma mère, bien plus lente à se défaire du syndrome de Stockholm des vingt années de régime fasciste, racontait cela presque avec gêne. Moi j’en étais fier.

À ma naissance, la situation était claire : jamais plus de fascisme, si ce n'est pour des psychopathes de l'ignorance, fruit de la collusion entre le pouvoir économique, l'Église et la famille chrétienne la plus ringarde. Pas toute la famille, comme je l'ai déjà dit : la lutte des classes a marqué l'histoire.

La Résistance a établi une alliance entre communistes et catholiques car l'antifascisme est une nécessité historique supra-idéologique à chaque fois que la peste émotionnelle pollue la question sociale dans un monde capitaliste libéral ou contrôlé par l'État.

Aujourd'hui, le spectacle est parvenu à tout mélanger pour ne donner aucun sens au néant. En Italie, Meloni ; en France, la poupée Barbie Bardella, accessoire optionnel du parti des Le Pen, de son fondateur défunt et de sa fille, accusée de détournement de fonds par le Parlement européen.

Le monde est en crise, le capitalisme est en proie à sa propre crise cyclique, à laquelle il répond par le cynisme habituel des abus et des guerres sans fin.

Mais il y a un « mais » et, surtout, un « plus » dans les recours historiques : l'intelligence a toujours été insuffisante, mais jamais artificielle. Sa manipulation technoscientifique est l'étape ultime de la dépossession de l'humanité.

Au quotidien, cela rend la vie invivable, dépendante des écrans, des téléphones et des gestes robotiques qui nous rendent idiots.

En politique, la falsification du monde s'accélère particulièrement vite : l'ignorance n'est plus un manque de connaissances, mais un surplus de données et de fausses informations produites par le Big Brother cybernétique.

Choisis ton camp, camarade !

Facile à dire, beaucoup moins à le faire quand l'indécence de la politique rend même les mieux intentionnés méfiants.

Choisir qui ? Pour faire quoi ? En Italie, comme toujours, le miracle chrétien simplifie les choix. Les plus grands idiots, les plus grands connards et les plus religieux savent toujours tout.

Résultat : le pouvoir revient à une démocratie chrétienne superficiellement renouvelée par Meloni, avec une pointe de nostalgie fasciste, plus en vogue que jamais dans le contexte international de crise. A l'opposition, ce sont les gauchistes qui ont toujours tout avalé sans broncher, toujours en quête de pouvoir mais ne sachant plus où le chercher. Prêts à poursuivre le jeu obscène d'une démocratie formelle qui n'est autre que la négation de tout pouvoir partagé par le peuple.

Un signal français rompt la monotonie de la domination réactionnaire du monde.

Il s'appelle LFI, La France Insoumise, et maintenant tout le monde est contre : Mélenchon, M. le maudit. Ce militant, aujourd'hui âgé comme moi, est une figure de l'ancien monde politique, jadis trotskiste et partisan de Mitterrand, mais son évolution laisse penser qu'il a radicalisé sa conscience humaine. C'est pourquoi il est si haï par tous les réactionnaires et par les mercenaires politiques.

Venant de moi, libertaire et situationniste, ce quasi éloge d'un ancien bureaucrate devenu fervent défenseur d'une radicalité assumée peut paraître bizarre ; je vous l'explique donc non pour vous convaincre, mais pour vous amener à réfléchir à l'échec de toutes les idéologies révolutionnaires du siècle dernier.

À l'heure actuelle, tout antifascisme sincère doit être défendu face à la progression incessante d'un postfascisme plus international que jamais. Sur ce point, LFI est le seul à être clair et sans bavures.

Bien sûr, l'histoire nous enseigne qu'il ne faut pas exclure la possibilité que ceux qui sont aujourd'hui ouvertement antifascistes puissent devenir un ennemi à combattre, un régime autoritaire façonné par un anti-autoritarisme factice, renié, trahi.

OK. N'oublions rien : la Commune, Kronstadt, Makhno, Rosa Luxembourg, l'anarchie espagnole vaincue. Trop de révolutions ont été trahies et sont devenues des alibis pour la terreur et le fascisme rouge. Aujourd'hui, pourtant, l'antifascisme est non seulement nécessaire, mais urgent. Il nous demande de ne pas faire des procès d’intentions.

Regardez Trump, son museau de membre du Ku Klux Klan.

Regardez autour de vous, partout où la structure de caractère fasciste règne et cause des dommages irréparables : en Iran, en Turquie, à Gaza, en Ukraine et ailleurs, de mille façons différentes, mais toutes tributaires du totalitarisme et du cynisme absolu.

Je vois dans le mouvement organisé de LFI une tentative louable de rompre avec le passé d'un mouvement communiste pollué par le pouvoir ; un mouvement cohérent auquel il faut accorder du crédit sans pour autant abandonner le droit de se rebeller au premier signe de trahison, à la première concession à l'ancien monde dont nous voulons sortir. J'ai toujours dénoncé ce reptile bolchevique qu'était Trotski, mais je pense qu'il faut juger les actes plutôt que les idées. Il s'agit d'apprécier à leur juste valeur des comportements véritablement non sexistes, le municipalisme, la lutte contre le changement climatique et pour la démocratie directe.

Avec toute la prudence requise, nous n'avons d'autre choix que d'être activement radicaux, autocritiques, attentifs au moindre faux pas.

S'il existe d'autres options concrètes, meilleures et plus efficaces, qu'elles émergent. Mieux vaut toujours plus que bien, mais ce qui est absolument inacceptable, c'est de suspendre la lutte. Cela équivaut à capituler. Nous sommes à l'heure des comptes.

Décidons au mieux, selon notre propre jugement. Toujours antifascistes, sans oublier l'intéressante provocation dialectique de Bordiga dans les années 1930 : « L'antifascisme est le pire produit du fascisme ! » En réfléchissant aujourd’hui cela dépend, car, comme nous l'avons vu, l'antifascisme devient aussi nécessaire. Il est toutefois bon de se souvenir de cette provocation bordiguiste comme d'un avertissement utile : l'antifascisme doit se concentrer sur les fondements de l'autocritique ; non à tout suprématisme, refus de toute domination absolue. Toujours antifascistes, mais avant tout ACRATIE.

Sergio Ghirardi Sauvageon