giovedì 2 aprile 2026

Fascisti, kapò, servitori volontari e rincoglioniti programmati dalla pubblicità dello spettacolo

 



 

Dopo il maggio '68, l’evidenza crescente della nostra sconfitta ha avuto un impatto tragico. Inizialmente frutto avvelenato di una lotta armata spettacolare, questo fallimento sanguinoso, in senso stretto e in senso figurato, si è poi tradotto in una paralizzante impotenza politica, durante la cupa decomposizione in spettacolo dell'utopia sognata, abbandonata e talvolta tradita.

Di manifestazione in manifestazione, il gauchismo ha portato questo fallimento nella via crucis senza fine della rivoluzione invocata e fallita più che mai a ogni manifestazione militante, dove la rivoluzione è portata a spasso come si porta a spasso un cane perché faccia i suoi bisogni.

Il devastante rinnovamento tecnologico di un dominio sempre più intimo e capillare ha aggravato la tragedia dell'impotenza politica, alterando radicalmente le dinamiche di una rivoluzione fallita, più sognata che vissuta nel quotidiano sociale che abbiamo attraversato, sinceramente ma soprattutto ineluttabilmente. Purtroppo anche noi siamo stati inquinati da ideologie rivoluzionarie, putrida eredità di un secolo che ha distrutto tutto ciò che incontrava sul suo cammino, soprattutto le rivoluzioni.

Siamo sinceri: gonfiati ideologicamente e narcisisticamente da barricate effimere ma vissute con passione, non siamo riusciti a immaginare, né tanto meno a comprendere immediatamente, la portata dei danni causati dalla sconfitta della nostra rivoluzione sociale incompiuta, persa e falsificata nell'infinito carnevale delle ideologie rivoluzionarie.

Diciamocelo, o meglio, ripetiamocelo più che mai: la teoria rivoluzionaria è nemica di ogni ideologia rivoluzionaria, e sa di esserlo.

 

Convinti che la rivoluzione sociale fosse alle porte della storia, chi avrebbe mai potuto immaginare l’intimo crollo della coscienza di classe, poco più di mezzo secolo dopo la sua ultima brillante e ingannevole apparizione nella storia? Come prevedere ed evitare il peggio quando la coscienza di specie, erede potenziale della coscienza di classe sconfitta dal consumismo, era ed è tuttora fragilissima, poco visibile e per nulla al riparo dal recupero preventivo operato dai più corrotti tra i kapò socialisti e i piccolo-borghesi ecologisti, confusi e riformisti nel peggior senso del termine? Dove cercare, e soprattutto trovare, nuovi resistenti contro il post-fascismo, che danza il macabro ballo dell'artificializzazione del mondo?

Eccoci qui, dopo aver sognato a lungo un mondo nuovo, impantanati nell'incubo di un capitalismo tecno-delirante che, nella sua euforica e sconsiderata avanzata, sta distruggendo la vita e i viventi. La sua perversa ingenuità, la sua sottintesa soluzione finale – ultima perversità trionfante – celano a malapena il fatto che il capitalismo ottuso può permettersi tutto di fronte all'idiozia dei popoli, alimentata e in crescita grazie al mondo virtuale, ai cellulari, ai computer e all'incessante propaganda dell'invadente dominio tecno fascista. Il capitalismo finale può ormai persino presentarsi come pseudo antifascismo post-fascista (l'osceno spettacolo dei neonazisti di ogni genere che sostengono i genocidi israeliani, denunciando incessantemente come antisemita chiunque osi criticare il genocidio in corso a Gaza). Il capitalismo in fase terminale non si preoccupa nemmeno più di nascondere il suo evidente obiettivo di cancellare tragicamente la nostra vera coscienza umana, sempre più indebolita e inquinata dall'intelligenza artificiale e dall'idiozia tecnocratica.

Tutti lo sanno nel profondo, ma molti si sforzano di ignorarlo. I più angosciati reagiscono come struzzi, nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte ai "consigli" della nuova Gestapo spettacolare che gestisce l'intelligenza artificiale e l'idiozia coltivata che essa produce come presagio di un’ultima soluzione finale.

Chiunque osi opporsi a questa truffa attira una muta di propagandisti di ogni genere, kapò socialisti, giornalisti mercenari e assassini neonazisti pronti a uccidere.

Di fronte a una simile piaga, bisogna prendere una decisione immediata, senza pregiudicare il futuro o i dubbi che eventualmente il pensiero critico potrebbe sollevare.

Abbiamo già visto in passato che ogni volta che un'ideologia crolla, qualcuno può cercare di impossessarsi dell’oro prezioso della teoria. Un esempio mi ha intimamente colpito: la vera scissione nell'Internazionale è stata un testo falsificatore per nascondere lo scacco dell'Internazionale Situazionista dopo il maggio '68, nel cuore della coscienza rivoluzionaria maturata attorno a quella rivolta radicale in cui l'Internazionale Situazionista fu fondamentale. Vaneigem fu allora il capro espiatorio del fallimento dell'ideologia situazionista. Ne è uscito indenne, perché la storia, per fortuna, è ostinata, e l'intelligenza sensibile riesce sempre a emergere dall'oscurità della falsificazione[1].

 

Oggi, lontano dalla radicalità proposta e alimentata dai situazionisti prima della loro scomparsa, vedo una parvenza di somiglianza – niente di più, ma non è insignificante – nel modo in cui l'establishment francese attacca incessantemente i membri de La France Insoumise (LFI), etichettandoli come antisemiti e altre invettive ancora più false che risibili e imbevibili. La storia si ripete, rendendo ridicolo e disgustoso lo zelo falsificante dei kapò e dei mercenari di ogni genere.

Sia chiaro: nessun paragone tra l'Internazionale Situazionista (IS) e La France Insoumise (LFI). Resto situazionista nel cuore e nello spirito; non sono né un ammiratore né un simpatizzante di alcun trotzkismo o post-mitterrandismo.

Si può però riconoscere il diritto di ognuno all'evoluzione e si deve giudicare in base ai fatti, senza processi alle intenzioni.

Ho ascoltato con attenzione il discorso teorico della LFI, che si presenta non come un partito ma come un movimento. Non sono seguace di alcun dio né di un maestro. Ho criticato la mancanza di chiarezza degli "Insoumis" durante il movimento dei Gilet Jaunes, a cui ho partecipato. Oggi, il contesto della falsificazione è notevolmente peggiorato, mentre il movimento LFI si è decisamente evoluto. Da tempo condivido la critica radicale al patriarcato, ho riflettuto con Bookchin sul municipalismo che si sta radicando tra i Curdi da circa un decennio e sono consapevole dell'urgenza dei temi del cambiamento climatico e dell'inquinamento, da tempo questioni centrali e ineludibili. LFI e Melenchon difendono chiaramente queste stesse posizioni. E non è cosa da poco in questo mondo marcescente.

Come ignorare tutto questo in nome di un pregiudizio ideologico? Di fronte a qualsiasi tradimento, così frequente nella storia delle rivoluzioni comuniste, starò sempre al fianco di Kronštadt, Machno e Durruti. Sperando, questa volta, che l'antifascismo, necessario contro il fascismo come lo è un ombrello di fronte al temporale, non ci costringa, per coerenza, a denunciare ancora una volta l'antifascismo fascista dei fascisti rossi o neri che uccisero Durruti e Berneri in Spagna, i fratelli Rosselli in Normandia, Fillak e Buranello (amici genovesi degli studi e degli ideali antifascisti di mio padre, fortunatamente scampato a quell'imboscata, altrimenti non sarei qui), fucilati in Valle d'Aosta poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. E quanti altri.

 

Sia chiaro: oggi non è in gioco una semplice elezione. È in gioco il destino dell'umanità in tutto il mondo, in un mondo in cui il capitalismo sta sviluppando una nuova forma di fascismo caratteriale per imporre le sue ultime volontà totalitarie.

Non lo vogliamo. È semplice e chiaro, quanto difficile e necessario. Perché la peste emozionale fascista è internazionale, da Trump a Meloni, dall'Argentina alla Russia e altrove!

Scegliete da che parte stare, compagni, sorelle, fratelli, esseri umani di questa specie e di questa utopia concreta, ovunque voi siate.



[1] Vedi in proposito il mio recente scritto : Terra incognita – Notes pour l’exploration d’un nouveau monde, Amanuensis, Paris 2025.


Fascistes, kapos, serviteurs volontaires et pauvres cons programmés par la publicité du spectacle



Après mai 68, l’évidence croissante de notre défaite a sévi tragiquement. Après avoir été, dans un premier temps, le fruit empoisonné d’une lutte armée spectaculaire, cet échec sanglant, au propre et au figuré, s’est traduit ensuite en une impuissance politique tétanisante, pendant la sombre décomposition en spectacle de l’utopie rêvée, abandonnée et parfois trahie.

De manifestation en manifestation, le gauchisme a porté cet échec dans la via crucis sans fin de la révolution invoquée et ratée plus que jamais à chaque manif militante, où l’on emmène à pisser la révolution comme on porte à pisser son chien.

Le renouvellement technologique dévastateur d’une domination de plus en plus intime et capillaire s’est ajouté à la tragédie de l’impuissance politique, changeant radicalement la donne d’une révolution ratée, rêvée plus que pratiquée dans le quotidien social qu’on a traversé sincèrement mais surtout inéluctablement. Hélas, on était nous aussi pollués par des idéologies révolutionnaires, héritage pourri d’un siècle qui a tout détruit sur son passage, et surtout les révolutions.

Soyons sincères : idéologiquement et narcissiquement gonflés à bloc par des barricades éphémères mais passionnément vécues, on n’a pas su imaginer et encore moins comprendre tout de suite l’ampleur des dégâts de la défaite de notre révolution sociale inachevée, paumée et falsifiée dans le carnaval sans fin des idéologies révolutionnaires.

Qu’on se le dise, ou plutôt qu’on le répété plus que jamais : la théorie révolutionnaire est ennemie de toute idéologie révolutionnaire et elle sait qu’elle l’est.

Convaincus que la révolution sociale était à la porte de l’histoire, qui aurait pu imaginer l’effondrement intime de la conscience de classe, un peu plus d’un demi-siècle après sa dernière éclatante et trompeuse apparition dans l’histoire ? Comment prévoir et éviter le pire alors que la conscience d’espèce, censée prendre le relais révolutionnaire de la conscience de classe vaincue par le consumérisme, était et reste encore très fragile, peu visible et pas du tout à l’abri de la récupération préventive des plus pourris parmi les kapos socialistes et la petite bourgeoisie écologiste, confusionniste et réformiste, dans le pire sens du terme.

Où chercher et surtout où trouver des nouveaux résistants face au postfascisme qui danse le bal macabre de l’artificialisation du monde ?

Nous voilà, après avoir rêve longuement d’un monde nouveau, embourbés dans le cauchemar d’un capitalisme techno délirant en train de détruire, dans son avancée euphorique et débile, la vie et les vivants. Sa naïveté perverse, sa dénégation de la solution finale qui est la perversion à sa racine ultime depuis son retour narcissique triomphant, cachent mal que le capitalisme borné peut tout se permettre face à l’idiotie des peuples, entretenue et montante grâce au virtuel, aux téléphones portables, aux ordinateurs et à la propagande sans limites de la domination techno fasciste envahissante. Le capitalisme final peut désormais se proposer comme pseudo antifascisme post fasciste (le spectacle obscène des néonazis de tout poil qui soutiennent les génocidaires israéliens, dénonçant avec acharnement comme antisémites ceux qui osent critiquer le génocide en cours à Gaza). Le capitalisme en phase terminale ne cache même plus son but évident d’effacer tragiquement notre véritable conscience humaine, de plus en plus affaiblie et polluée par l’intelligence artificielle et l’idiotie technocratique.

Tout le monde sait cela intimement, mais un bon nombre s’efforce de ne pas le voir. Les plus angoissés réagissent comme des autruches avec la tête enfouie dans le sable face aux « conseils » de la nouvelle Gestapo spectaculaire qui géré l’intelligence artificielle et l’idiotie entretenue qu’elle produit comme les prodromes d’une ultime solution finale.

Qui ose s’opposer à l’arnaque attire contre soi la meute des propagandistes de tout bord, des kapos socialistes, des journalistes mercenaires et des assassins néonazis prêts à tuer.

Face à un tel fléau, il faut faire un choix dans l’immédiat sans préjuger du futur et éventuellement des doutes que l’intelligence critique peut trouver raison de nourrir.

On a déjà été confrontés avec ça dans le passé : à chaque fois qu’une idéologie s’effondre certains cherchent de s’approprier de l’or précieux de la théorie.

Un exemple m’a touché intimement: La véritable scission dans l’Internationale fut un texte falsificateur pour dissimuler l’impasse de l’Internationale Situationniste après mai 68, au cœur de la conscience révolutionnaire mûrie autour de cette révolte radicale dont l’IS fut l’aleph. Vaneigem fut alors le bouc émissaire de l’échec de l’idéologie situ. Il se n’est sorti finalement intacte, car l’histoire, heureusement, est têtue et l’intelligence sensible finit toujours par émerger du sombre de la falsification[1].

Aujourd’hui, loin de la qualité radicale proposée et nourrie par les situationnistes avant leur disparition, je vois un semblant de similitude - pas plus, mais ce n’est pas rien - dans la manière dont la domination s’acharne en France contre les membres de LFI en les traitant d’antisémites et autres invectives bien plus fausses que dérisoires et imbuvables. L’histoire se répète, rendant ridicule et dégueulasse l’acharnement falsificateur des kapos et des mercenaires de tout bord.

Entendons-nous bien : aucun comparaison entre l’IS et LFI. Je reste situationniste de cœur et d’esprit, je ne suis ni amateur ni sympathisant d’aucun trotskisme ou post mitterrandisme.

On peut, néanmoins, reconnaître à chacun le droit d’évoluer et on doit juger sur pièce, sans procès d’intention.

J’ai écouté attentivement le discours théorique de LFI qui ne se veut pas un parti mais un mouvement. Je ne suis suiveur ni d’un dieu ni d’un maître. J’ai critiqué les insoumis pour leur manque de clarté à l’époque des Gilets jaunes dont j’ai fait partie. Aujourd’hui le contexte de la falsification a drôlement empiré, alors que LFI a décidément évolué. Je suis d’accord depuis belle lurette avec la critique radicale du patriarcat, j’ai réfléchi avec Bookchin sur le municipalisme mis en branle chez les Kurdes depuis une bonne décennie, et suis sensible à l’urgence de la question du réchauffement climatique et de la pollution comme thèmes centrales incontournables depuis un moment. LFI et Melenchon défendent clairement ces mêmes positions. Ce n’est pas rien dans ce monde pourrissant.

Comment ignorer tout ça au nom d’un quelconque préjuge idéologique ? Face à toute trahison, ô combien fréquente dans l’historique des révolutions communistes, je serai toujours du côté de Kronstadt, de Machno et de Durruti. En espérant, cette fois, que l’antifascisme, nécessaire face au fascisme comme le parapluie face à l’orage, n’oblige pas notre cohérence à dénoncer de nouveau l’antifascisme fascisant des fascistes rouges ou noirs qui ont tué Durruti et Berneri en Espagne, les frères Rosselli en Normandie, Fillak et Buranello (copains génois d’études et d’idées antifascistes de mon père, heureusement échappé à ce guet-apens, sinon je ne serais pas là), fusillés en Val d’Aoste peu avant la fin de la deuxième guerre mondiale. Et combien d’autres.

Soyons clairs : ce n’est pas une simple élection qui aujourd’hui est en jeu. C’est le destin de l’humanité partout dans un monde où le capitalisme développe une forme nouvelle de fascisme caractériel pour imposer ses dernières volontés totalitaires.

Nous on n’en veut pas. C’est simple et clair autant que difficile et nécessaire. Car la peste émotionnelle fasciste est internationale, de Trump à Meloni, de l’Argentine à la Russie et ailleurs !

Choisis ton camp camarade, sœur, frère, humains d’espèce et d’utopie concrète, où que vous soyez.

Sergio Ghirardi Sauvageon, 1er avril 2026



[1]Voir à ce propos  mon dernier écrit : Terra incognita – Notes pour l’exploration d’un nouveau monde, Amanuensis éditions, Paris 2025..