Si dice che i libertari vivano in un mondo di sogni sul
futuro e che non vedano le
cose come sono nel presente.
Talvolta le vediamo anche
troppo, e con i loro veri colori,
per cui usiamo l'ascia in
mezzo a questo bosco di pregiudizi
autoritari che ci accecano.
(Piotr Kropotkin)
L'utopia è un modo
specifico d’immaginare l'attività sociale opposta alla realtà vigente e,
quindi, radicalmente critica. Non si tratta semplicemente di una visione felice
tipica di uno stile di vita beato presentato come ideale. Utopico, ha detto
Herbert Marcuse, "è tutto ciò che il potere delle società dominanti
impedisce di venire alla luce". Karl Mannheim, nella sua influente opera
"Ideologia e Utopia", considerava utopico qualsiasi pensiero che
mettesse in discussione l'ordine costituito e incitasse alla rivolta. Sarebbero
dunque designati come utopie solo “gli orientamenti che trascendono la realtà, quando
si estendono al regno della pratica e tendono a distruggere, parzialmente o
completamente, l'ordine esistente in una data epoca”. Nelle utopie si
manifesterebbero le aspirazioni, gli ideali e i sistemi di valori dei grandi
movimenti sociali; si tratta, quindi, di visioni globali del mondo coerenti e
strutturate, rappresentative delle esigenze profonde di un'epoca. In questo
senso, noi preferiamo parlare di ideale, o semplicemente di "idea"
come facevano gli anarchici spagnoli. E aggiungiamo che quando le condizioni
soggettive e oggettive per la realizzazione di una società libera non sono
favorevoli, quando le forze materiali e intellettuali capaci di realizzare un
profondo cambiamento sociale non sono presenti in quantità sufficiente, quando
nessun progetto rivoluzionario credibile è immediatamente realizzabile, la
negazione radicale dell'esistente assume connotazioni utopiche. La dimensione
utopica o romantica del pensiero critico – l'ideale sopra menzionato,
l'anarchia – salva i ribelli dal disfattismo relegando il desiderio di una vita
senza vincoli nel territorio dell'immaginazione e del sogno, in attesa del
momento favorevole per la sua realizzazione. Il clima utopico libera dalla
demotivazione, poiché alimenta l'anelito a una società perfetta e mette in moto
le volontà di cambiamento. Nel caso libertario, più che in ogni altro, l'utopia
non è dunque altro che uno strumento di propaganda per esprimere aspettative di
un’emancipazione futura con cui mobilitare le masse sofferenti. Lungi
dall'essere una fuga dalla storia verso la fantasia, è, secondo le parole di
Victor Hugo, "la verità di domani", qualcosa a portata di mano, pura
anticipazione. L'utopia libertaria, nel suo tentativo di dimostrare la capacità
degli uomini e delle donne del mondo moderno di vivere razionalmente in
comunità, senza leggi né regolamenti, senza padroni né proprietà, è parte della
lotta sociale: riflette le aspirazioni egualitarie e fraterne delle fazioni più
radicali delle classi oppresse. In quanto ideale realizzabile, è un programma.
L'anarchismo
è una concezione del mondo immersa nelle tradizioni sociali e politiche
radicali della cultura universale, in particolare quelle che sostenevano
l'esercizio diretto della sovranità popolare e rifiutavano ogni forma di
oppressione. Critiche all'autorità e a ogni forma di potere separato si possono
trovare in filosofi greci e cinesi, in figure singolari come Rabelais e La
Boétie, in pensatori illuministi e socialisti del diciannovesimo secolo. Allo
stesso modo, fazioni estreme che sostenevano la libertà e l'uguaglianza sono
state presenti in moti, rivolte e rivoluzioni nel corso della storia. Tuttavia,
l'anarchismo, così come lo intendiamo oggi, non acquisirà un corpo dottrinale
minimamente coerente fino all'amalgama della critica sociale antiautoritaria
con il federalismo e la lotta di classe, avvenuta all'interno dell'Associazione
Internazionale dei Lavoratori. Rifiutando l'azione politica all'interno delle istituzioni
borghesi e sostenendo l'abolizione del capitalismo e dello Stato come suo obiettivo
immediato, l'anarchismo si situava sul terreno della cruda realtà. Tuttavia, a
livello teorico, restavano da spiegare i tratti costitutivi generali della
società risultante dalla lotta di classe rivoluzionaria, elementi fondamentali
per la distruzione ideologica delle illusioni capitaliste. L'internazionalista
James Guillaume si mostrò cosciente di questa esigenza quando, in un articolo
intitolato "La Comune Sociale" pubblicato nel 1871, delineò quella
che sarebbe stata "una comune subito dopo la rivoluzione sociale, durante
il periodo di transizione in cui sarà necessario costruire il socialismo con
gli esseri umani e i mezzi di oggi". Con questo primo passo, rimaneva
pendente "abbozzare un quadro della società come sarebbe apparsa successivamente,
con la libertà individuale in movimento
anarchico all'interno della comunità sociale e producendo
l’armonia", qualcosa che Joseph Déjacque aveva tentato di fare nel 1858
con la redazione del suo Umanisferio, la prima utopia chiaramente anarchica. Infine, mancava il
profilo di una società emancipata che potesse funzionare, basata sull'armonia
di interessi e sulla libera partecipazione ai doveri comuni, senza dei né
padroni; una società prodotto finale del processo rivoluzionario. Mancava,
quindi, la formulazione probabile dell'ideale libertario, sia pure in forma di
finzione. Di conseguenza, l'anarchismo si orientava verso l'utopia. In completa
opposizione al marxismo, l'anarchismo postulava che la condotta umana fosse
determinata più dall'ideale che dalla necessità storica, da definire da parte
degli esperti in materia. A parte le eccezioni del passato da tenere in conto, in generale, il domani aveva
più peso che ieri.
La
repressione della Comune di Parigi e di altri tentativi rivoluzionari, insieme
alla successiva persecuzione dell'Internazionale nei paesi latini e alla
smobilitazione delle masse oppresse, portarono a una divisione all'interno del
movimento anarchico su questioni come l'organizzazione, la violenza, la
legalità, il comunismo e persino la civiltà stessa. Al Congresso Internazionale
di Londra (1881), emerse una maggioranza per i gruppi di affinità effimeri e
per la propaganda attraverso il fatto. Le contraddizioni tra mezzi e fini, tra
lotte quotidiane e obiettivi finali, tra pragmatismo e utopia, provocarono
accesi dibattiti e clamorose scomuniche. Il grado di divergenza fu così grande
da generare una valanga di pubblicazioni riguardanti l'anarchia e il comunismo
libertario, tendenza dominante. Autori prestigiosi come Errico Malatesta, Élisée Reclus,
Kropotkin, Jean Grave, Charles Malato, Sébastien Faure, Anselmo Lorenzo e altri
affrontarono la questione della creazione di una società di donne e uomini liberi e uguali dal punto di vista della
politica, della scienza moderna, del diritto, dell'educazione, della filosofia
e da ogni altra angolazione, dimostrando il contenuto razionale, progressista e
perfettamente realizzabile del modello sociale da loro propugnato. Nel suo
opuscolo del 1895, "L’Anarchia", Reclus rifiutava l'etichetta di
"utopico": "Il sogno della libertà mondiale ha cessato di essere
una mera utopia filosofica e letteraria, come lo fu per i fondatori di Città
del Sole o di nuove Gerusalemme; l’onirico si è convertito nell’obiettivo
pratico, attivamente ricercato da moltitudini di uomini uniti nella
collaborazione risoluta per la nascita di una società in cui non ci fossero più
padroni, né tutori ufficiali della moralità pubblica, né carcerieri, né
carnefici, né ricchi né poveri, ma solo fratelli e sorelle...". Lorenzo
avrebbe espresso più tardi la stessa opinione: “Siamo anarchici, ma non
utopisti […] rifiutiamo quei futurismi immaginari che vogliono dare alla
società del futuro una qualche somiglianza con gli Eden celestiali delle
religioni” (“Acracia”, 1908). Kropotkin, ne “La conquista del pane” e in vari
articoli della rivista “Nineteenth Century”, aveva cercato di dimostrare che i
materiali e le idee necessari per costruire l’anarchia erano presenti nella
società attuale e pensava che «in fondo la parola utopia dovrebbe essere
applicata solo a concezioni della società basate esclusivamente su ciò che lo
scrittore considera “desiderabile” da un punto di vista teorico, mentre non
dovrebbe mai essere applicata alle concezioni basate sull’osservazione di ciò
che si sta già sviluppando nella società. In tal caso, passiamo dalla
previsione utopica alla scienza...». Era chiaro che gli scrittori anarchici
tacciavano di utopie, in senso peggiorativo, esclusivamente le fantasticherie
di paradisi esuberanti e di età dell’oro futuristiche, ma da attenti lettori di
Fourier, non disdegnavano l’uso di formule letterarie prossime al paradisiaco.
Nel 1878,
Giovanni Rossi pubblicò in Italia il romanzo "Una Comune Socialista",
le cui critiche delle istituzioni, della famiglia e della religione gli valsero
il carcere. Tentava di dimostrare come una città miserabile potesse essere
trasformata in una comunità esemplare senza ricorrere all'autorità, alla
proprietà o alla legge, il tutto grazie al lavoro organizzato, all'istruzione
integrale e all’intima convivenza. Nel 1880, l'internazionalista Andrea Costa
mandò in stampa un racconto intitolato "Il Sogno", in cui egli stesso
si risvegliava anni dopo nella sua città natale, completamente trasformata
grazie a una "grande rivoluzione internazionale". Il classico
espediente del sogno sarebbe stato riutilizzato nella famosa utopia autoritaria
di Bellamy, "L'anno 2000", e nel suo rovescio, "Notizie da
nessun luogo" di William Morris, il romanzo utopico più influente
dell'epoca. Morris non era anarchico, sebbene fosse amico di Kropotkin, e dato
il suo contenuto, la sua utopia può certamente essere definita libertaria.
Anche Ricardo Flores Magón scriverà "Il sogno di Pedro". Il viaggio iniziatico è un
espediente utilizzato dalle prime utopie libertarie spagnole. In "¡Pensativo!"
(Pensoso!), Juan Serrano Oteiza racconta la visita a una città riorganizzata in
libertà grazie agli astuti consigli di un uomo colto. Come ci si aspetterebbe
da un autore paladino della legalità, dell'organizzazione di massa e
dell'istruzione integrale, il cambiamento si compie pacificamente, tuttavia, ne
"La Nuova Utopía" di Ricardo
Mella (1890), esso è "prodotto da un profondo sconvolgimento
sociale". Altri racconti collocano le loro comunità utopiche al Polo Nord
(Louise Michel nel suo romanzo “Il mondo nuovo”) o nelle intricate foreste del
Brasile (Vicente Carreras nel racconto “Acraciópolis”), ma è più comune il
naufragio al largo di un'isola, come accade nel racconto catalano di Josep
Llunas, “Amoria”, nella fantasia comunista di Jean Grave “Tierra Libre” [Terra
Libera], o in “Los Pacíficos” [I Pacifici] dell'individualista Han Ryner. Il
Congresso Internazionale di Amsterdam, tenutosi nel 1907, evidenziò la
preponderanza nell'ambiente libertario delle tattiche sindacaliste, che
influenzarono le utopie. L'esempio più chiaro è costituito dal romanzo di Émile Pouget ed
Émile Pataud "Come faremo la rivoluzione", prima utopia sindacalista,
pubblicata nel 1909 con un prologo di Kropotkin che invitava a riflettere sui
grandi problemi con i quali i rivoluzionari avrebbero dovuto confrontarsi.
Tuttavia, la maggior parte delle utopie seguì sia la via dell'individualismo,
più interessato a cambiare l'individuo, abolire il matrimonio e tornare alla
terra, sia quella del comunismo anarchico, più interessato all'abolizione del
denaro e alla "conquista delle masse", senza dimenticare i credenti
nella spontaneità estrema, che consideravano l’elaborazione di qualsiasi piano
un'insopportabile dimostrazione di autoritarismo. Oltre alle opere di Grave e
Ryner, menzionate sopra, figurano tra le opere degne di nota quelle pubblicate
in Argentina da Juan Falconet, alias "Pierre Quiroule": "Sulla
strada dell'anarchia", un violento ritorno alla natura, e "La città
anarchica americana", con una critica urbanistica mai vista dopo Le
notizie di Morris. Il messaggio di Quiroule metteva in guardia dal preservare le
forme di produzione esistenti e gli agglomerati urbani ad esse inerenti:
"Non dobbiamo, in nessuna circostanza, immaginare una nuova società
modellata sullo stampo della società attuale. Tutto ciò che esiste deve essere
sostituito da qualcosa di più razionale e conforme ai veri bisogni e
aspirazioni umane [...] L'ideale anarchico consiste in piccoli
gruppi di esseri razionali che attraverso l'associazione con i loro simili
cercano il modo di ottenere il massimo benessere con il minimo sforzo
individuale e un'ampia e illimitata libertà".
Non saremmo
in grado di tracciare un quadro completo se ignorassimo i tentativi di
realizzare l'utopia all'interno di una società di classe, come proposto dalla
corrente sperimentale. Questi tentativi includono non solo la completa
segregazione della civiltà capitalista, ma anche i progetti di città giardino
teorizzati da Ebenezer Howard, i laboratori cooperativi, i prestiti senza
interessi e gli abbozzi di scambio equo. I suoi sostenitori credevano che la
società potesse iniziare a cambiare senza attendere circostanze favorevoli,
ovvero anticipando il modello di società desiderabile su scala ridotta. Si
trattava di dimostrare, attraverso "utopie concrete", che un altro
modo di vivere era possibile in qualsiasi momento, ossia che l'ideale anarchico
era direttamente praticabile. Da questo punto di vista, le esperienze comunali
potevano essere i migliori strumenti per la trasformazione sociale. In America
proliferavano tali esperimenti, con vari gradi di successo. In “L’uomo e la
terra” Reclus si riferiva a “un lavoro di esperienze dirette che si manifesta
attraverso la fondazione di colonie libertarie e comuniste: si tratta di
piccoli tentativi che si possono paragonare agli esperimenti di laboratorio
condotti da chimici e ingegneri. Questi esperimenti di comuni modello presentano tutti il difetto
capitale di essere concepiti al di fuori delle condizioni ordinarie della vita,
cioè lontano dalle città dove gli uomini [e le donne] si mescolano, dove
nascono le idee, dove gli intelletti si rinnovano. Eppure, molte di queste
iniziative possono essere citate come pienamente riuscite. Kropotkin
corrispondeva con i seguaci che avevano fondato una colonia in Scozia,
lamentando che i suoi amici stessero abbandonando il lavoro di propaganda e di
emancipazione finale per dedicarsi interamente a esperimenti potenzialmente
fallimentari che avrebbero potuto portare a una completa disillusione.
Ciononostante, offriva consigli pratici per un avvio di successo dell'impresa e
per evitare i consueti pericoli che affliggevano le comuni. Eminentemente
concentrato sul presente, l'anarchismo sperimentale si basava, d'altra parte,
sulla riscoperta del passato. Il punto di riferimento più diretto erano le
comunità di villaggio medievali, fenomeno storico evidenziato da Reclus,
Kropotkin e Rossi. L'esperienza più famosa di "socialismo pratico" fu
senza dubbio "La Cecilia", una colonia fondata nel 1890 da Giovanni
Rossi in Brasile, che ebbe successo dal punto di vista materiale, però
frustrata nel proposito conviviale dell’amore libero. Già alla vigilia della Rivoluzione tedesca,
Gustav Landauer sostenne l'esperimento cooperativo come tattica rivoluzionaria:
la rivoluzione doveva mostrare un lato costruttivo, offrire contro modelli
socialisti. In definitiva, da una parte o dall'altra, i tentativi comunitari
non cessarono mai, di prodursi e nel 1932 l'individualista Émile Armand li
documentò in un libro intitolato esplicitamente "Forme di vita in
comune".
La
Rivoluzione russa, nelle sue fasi iniziali, produsse diversi esperimenti, così
come varie utopie, una delle prime delle quali fu quella dei fratelli Gordin:
"Perché o come un contadino giunse nel paese dell'anarchia".
Probabilmente ispirò "Il viaggio di mio fratello Aleksei nel paese
dell'utopia contadina", opera di narrativa contraria allo sviluppo
industriale promosso dai bolscevichi, che, durante il regime di Stalin, valse
al suo autore, Aleksandr Čajanov, di essere accusato di cospirazione e fucilato.
La degenerazione della Rivoluzione in un inferno statale produsse la prima
distopia: "Noialtri", un'antiutopia che il suo autore, Evgenij
Zamjatin, non arrivò a intitolare e che non ottenne popolarità fino alla sua
pubblicazione in Francia nel 1929. Durante tutto il periodo tra le due guerre,
furono scritte utopie libertarie piuttosto ottimistiche, come "Il mio
comunismo. La felicità
universale" di Sébastiàn Faure, affermazione assoluta dell'individuo al di
sopra di ogni obbligo o contratto, condividendo volentieri l’idea con la
comunità, appropriato contrappunto all'ideologia socialista autoritaria. Furono
scritte anche altre opere di tipo naturista. Albano Rosell, in "Il paese
di Macrobia", luogo menzionato da Erodoto, descrive un'arcadia rurale dove
il conflitto originario tra individuo e società (e tra civiltà e natura) è
stato risolto. Una società di vegetariani naturalmente buoni dà libero sfogo ai
propri istinti primitivi con i migliori risultati. Rosell seguiva la strada
tracciata dai naturisti di Henri Zisly, corrente che produsse anche il romanzo
"I naufraghi" di Adrián del Valle e che lasciò un segno indelebile
negli anarchici spagnoli degli anni '20. Nel decennio successivo, o più
concretamente, nel periodo precedente la Rivoluzione spagnola, la dimensione utopica è
finita nella realtà: le condizioni per la materializzazione dell'utopia si
avvicinavano e l'anarchismo diventava più messianico. Il momento della verità
era arrivato e i proletari si preparavano a scendere in piazza e ottenere una
vittoria che nessuno avrebbe potuto toglier loro. Quando si crede di essere
alle porte dell'anarchia, le forze
costruttive che assicurano il nuovo ordine rivoluzionario diventano più
importanti e vengono chiarite in opuscoli informativi. Di conseguenza, Higinio
Noja Ruiz si occuperà della nuova organizzazione sociale nel suo complesso;
Pierre Besnard, del ruolo dei sindacati e del corretto utilizzo delle
competenze tecniche; Federico Urales, dei comuni liberi; Isaac Puente, della
strutturazione del comunismo libertario; Bruno Lladó, della base e dei mezzi per lo stesso; Rafael
Ordóñez, delle relazioni amorose nella società comunista, e così via. Solo un autore, Alfonso
Martínez Rizo, osò scrivere utopie. Nel 1933 pubblicò "1945. L'avvento del
comunismo libertario", anno in cui l’esito felice emerse da una
rivoluzione praticamente priva di violenza, grazie a una larga ed efficace
preparazione sindacale. L'esito catastrofico della guerra civile spagnola, il
crollo del movimento libertario internazionale di fronte al totalitarismo e la
Seconda guerra mondiale spensero le fiamme utopiche. Successivamente, questo
tipo di letteratura avrebbe perso tutti i suoi lettori. La fede nell'avanzata
dello spirito ribelle, nel crescente respiro della libertà, o la fiducia nell'imminente
scatenamento delle forze sociali, non trovavano più riscontro in un mondo di
ideali sconfitti, con un'immaginazione sepolta e rivolto all'immediato. La distopia di George
Orwell, "1984", che ruota attorno al controllo totale della mente
umana da parte di uno Stato totalitario nelle mani di un partito unico,
potrebbe essere il requiem più appropriato per la morte dell'utopia. Tuttavia,
Maria Luisa Berneri ha scelto di scrivere "Un viaggio attraverso le
utopie", convinta che in un'epoca senza speranza, "sarebbe un sano
esercizio guardare indietro verso coloro che sognarono utopie e rifiutarono
tutto ciò che non soddisfaceva il loro ideale di perfezione".
Il
discredito del capitalismo di stato di matrice stalinista, gli effetti
catastrofici della scienza e della tecnologia al servizio dell'industria e del
potere, insieme all'implosione terminale del capitalismo globalizzato, hanno
completamente delegittimato sia le dottrine comunistoidi sia le ideologie
cittadiniste e neoliberali, dando origine a un mondo più simile alle distopie.
Fine dell'idea di progresso: il futuro sarà peggiore. Gli utopisti di oggi – se
ancora ne rimangono – sembrano essere i realisti meno chiaroveggenti.
L'estinzione della dimensione utopica indica indubbiamente il disorientamento
del pensiero anarchico di fronte alle azioni disastrose dei suoi rappresentanti
ufficiali durante la Rivoluzione spagnola, disorientamento che si è diffuso di
fronte al nuovo ordine delle cose, complesso e difficile da disfare. L'idea stessa di rivoluzione
sociale sembra essere stata scartata da una parte del movimento libertario a
favore di politiche identitarie senza sbocco. Sono tempi difficili per la retorica
millenarista, poiché poco si può fare di fronte al massiccio riarmo degli Stati
e alle loro enormi capacità repressive, ma la storia si è chiusa falsamente.
Come ha detto Jérôme Baschet a proposito del movimento zapatista: "È tempo
di riaprire il futuro... l'impulso utopico è indispensabile". C'è da
sperare che la progressiva decomposizione dell'ordine e la regressione dei
meccanismi di controllo lascino dietro di sé spazi deregolamentati in cui la
necessità imponga un'auto-organizzazione sociale in equilibrio con la natura e
in margine allo spettacolo manicheo della politica e del mercato globale.
Questa frattura nella continuità temporale può diventare istante utopico e
paralizzare la marcia verso la catastrofe. In determinate condizioni di
abbandono – in un istante come quello menzionato – la crisi può essere
affrontata sviluppando spazi autonomi, cioè spazi indipendenti e autogovernati,
in cui economia e politica possano dissolversi come attività separate, o in
altre parole, reintroducendo in questi spazi il valore d'uso, la piazza
pubblica e la democrazia diretta delle assemblee di base e i consigli, qualcosa
che l'autorità trionfante credeva di aver superato per sempre con le sue
inappellabili vittorie.
Miquel Amorós, Gennaio 2026. Per la rivista "Redes
Libertarias"
