« Il nemico è in noi e fuori di noi ».
Piccola perla del mio amico Raoul Vaneigem nel suo Trattato
del saper vivere.
Le mezze verità sono le peggiori menzogne. Ne
sono convinto perché per tutta la mia vita mi sono confrontato con il
misticismo[1] della specie nelle sue
manifestazioni poliedriche: in primo luogo quello interiorizzato da me stesso
mio malgrado: i miei esorcismi, le mie paure rimosse, postura inconscia
oggettivamente ideologica contro cui lotto costantemente perché mi disturba
profondamente, inserendo il dubbio nelle mie stesse certezze. Il nemico che mi disturba e preoccupa di più
è, però, quello contro cui combatto dal maggio '68, perché da allora in poi ho
verificato che il misticismo vampirizza le idee dei reazionari, dei
progressisti ma anche, e non meno, quelle degli ideologi che si credono
rivoluzionari perché criticano la reazione e il progressismo in nome di una
rivoluzione più sacra ideologicamente che reale.
E rieccoci dunque di fronte al misticismo,
insopportabile cimice da letto che infesta e inquina le resistenze e le rivolte
come i socialdemocratici hanno sempre fatto in tutte le epoche in modo
particolarmente disgustoso. Perché sono loro che incarnano storicamente, oggi
come ieri, meglio e peggio di chiunque altro, il mio mantra iniziale: le mezze
verità sono le peggiori menzogne.
L’ideologia è un inganno tipicamente umano che
non risparmia nessuno, fino ai libertari più accaniti, agli anarchici più
convinti di essere rivoluzionari.
Credo fermamente che, indipendentemente dalle
bandiere ideologiche, gli unici che agiscano veramente per la rivoluzione siano
coloro che agiscono quotidianamente per rifiutare l’addomesticamento, cercando
di realizzare la rivoluzione senza troppo dirlo, senza bisogno di parlarne per
mettersi in mostra. Ovviamente ci sono state rivoluzioni nella storia, sempre
in relazione al desiderio di comunismo di fronte al godimento insopportabile di
qualsiasi privilegio. La passione comunista è puntuale, è intima e sociale allo
stesso tempo, cambiando le abitudini e i modi di socializzazione. È accaduto
più volte nella storia e lo si è sempre registrato in seguito. È sempre stato
spontaneo, in forme diverse poi diventate riproduzioni ideologiche proprio
perché la rivoluzione che si cerca di fare si ha anche bisogno di dirla, di
parlarne, caricandola così inevitabilmente d’ideologia. La quale è una pianta
spontanea che fa sbocciare i fiori e i frutti non commestibili del misticismo.
Il nostro rapporto con la natura, i nostri
rapporti di genere, i nostri rapporti di classe e ora la nostra sopravvivenza
come specie in pericolo sono sempre evoluti grazie alla spinta
dell’intelligenza sensibile di una coscienza che opera per la rivoluzione nella
vita quotidiana, nella vita reale, con i suoi piaceri e le sue sofferenze,
successi e fallimenti.
La rivoluzione agraria, lo sviluppo degli
utensili, le società in continuo cambiamento, da Spartaco l’antico al moderno
spartachismo di Rosa Luxemburg ; dalla Comune di Parigi alla Spagna del
1936, fino a quel maggio ’68 che ha cosparso l’intero pianeta di una felicità
incompiuta. Effimera, è vero, ma quanto reale e gaudente per i corpi/menti di
coloro che hanno avuto la fortuna di scoprire allora la vera vita senza tempi
morti. Ecco, citati nel mucchio, alcuni simboli evidenti e commoventi di un
processo ininterrotto di radicalità umane in cerca di fioritura.
Da sempre la storia della specie è la storia
della rivoluzione permanente che si fa o si disfa, si desidera o si teme,
riesce o fallisce. Fino a ieri, prima che nell’antropocene tristemente
evolutosi in antroposcena diventassimo impotenti a reagire all’ipnosi
dello spettacolo sociale, voyeur incapaci di rivoluzione, cioè impotenti a
difendere la vita, la propria, quella dei propri simili, di ciascuno e di
tutti, della nostra specie e delle altre.
Dei rivoluzionari ce ne sono stati e ce ne
saranno ancora, ma desiderare la rivoluzione non significa farla, e i morti
sono morti, sepolti o bruciati con le loro/nostre rivoluzioni incompiute,
troppo spesso fallite e/o tradite.
L'ideologia rivoluzionaria è sempre emersa per
manipolare i suoi credenti in un modo più moderno rispetto all'impostura
religiosa antica con le sue caratteristiche primarie, utilizzata fin dalla
preistoria da sacerdoti, sciamani e magnaccia politici per stabilire e
giustificare il potere gerarchico dei ricchi, dei dominanti, dei privilegiati.
Inconsciamente o no, i burocrati della rivoluzione, gli intellettuali e i
militanti rivoluzionari scivolano troppo spesso sul terreno mistico
dell'uguaglianza ideologica finendo sempre per credersi e dirsi più uguali
degli altri.
Tutto questo sta finendo e non potrà più
durare. L’umanità – quel che ne resta – è ormai obbligata a scegliere la vita
contro la morte o a scomparire. Questa è la base concreta di una coscienza di
specie che è la nostra ultima speranza di sfuggire alla soluzione finale
capitalista e produttivista, in corsa per realizzare il loro ultimo obiettivo
nichilista e morboso: «Viva la muerte» !
Tra quelli che accettano passivamente di
morire nel vecchio mondo e quelli che sognano d’inventarne uno nuovo su Marte
anche peggiore e più mostruoso, le scommesse sono aperte, ma il partito della
vita a cui apparteniamo non ha nulla da spartire con un tale delirio.
Sergio Ghirardi Sauvageon, 23 agosto 2026
[1]La parola misticismo è importante e, come ogni parola importante,
comporta significati diversi e molteplici. Storicamente, il misticismo è anche
una sensibilità particolare e interessante che permette di esplorare il reale
senza limitarsi al fisico, leggendo il mondo nella sua complessità, « nel
senso della vita » direbbero i Monty Pyton, veri e simpatici mistici
intelligenti. Io lo uso, in modo meno divertente ma necessario credo, per
denunciare una manipolazione sistematica della verità. Mi riferisco dunque al
concetto di misticismo di W. Reich : « distorsione irreale e
metafisica delle impressioni sensoriali e delle sensazioni organiche »,
Etere, Dio e diavolo, Sugarco Edizioni. Reich denuncia in tal modo le
radici della realtà spettacolare molto prima che i situazionisti e il generale
Debord criticassero chiaramente e abbondantemente la società dello spettacolo
come fase finale del patriarcato capitalista, produttivista, nichilista e, alla
fine, fascista.
« L’ennemi est en nous et en dehors de
nous ».
petite perle de mon copain Raoul Vaneigem et de son Traité
de savoir vivre
Les demi-vérités sont les pires mensonges. Je
suis convaincu de cela car toute ma vie j’ai été confronté au mysticisme[1] de l’espèce dans ses
polyédriques manifestations : en premier lieu celui intériorisé par moi
mème malgré moi : mes exorcismes, mes peurs refoulées, posture
inconsciente, objectivement idéologique contre laquelle je me bat constamment
car elle me dérange profondément, rendant mes propres certitudes douteuses.
L’ennemi qui me dérange et me préoccupe le plus, toutefois, est celui contre
lequel je me bats depuis mai 68, car j’ai vérifié alors et depuis que le mysticisme
vampirise les idées des réactionnaires, des progressistes mais aussi, et pas
moins, celles des idéologues qui se croient révolutionnaires parce qu’ils
critiquent la réaction et le progressisme au nom d’une révolution plus sacrée
idéologiquement que réelle.
Et nous revoilà donc face au mysticisme, cette
insupportable punaise de lit qui infeste et pollue les résistances et les
révoltes comme les sociaux-démocrates de
toutes les époques l’ont fait de façon particulièrement écœurante. Car ce sont
eux qui incarnent historiquement, aujourd’hui comme hier, mieux et pire que
quiconque, mon mantra de départ : les demi-vérités sont les pires
mensonges.
L’idéologie est un leurre typiquement humain
qui n’épargne personne jusqu’aux libertaires les plus enragés, aux anarchistes
les plus convaincus d’être des révolutionnaires.
Je pense fortement que, indépendamment des
drapeaux idéologiques, les seuls qui agissent véritablement pour la révolution
sont ceux qui oeuvrent au quotidien pour refuser la domestication, en cherchant
de faire la révolution sans trop le dire, sans besoin d’en parler pour se faire
mousser.
Evidemment il y a eu des révolutions dans
l’histoire, toujours en relation avec le désir de communisme face à la
jouissance insupportable de n’importe quel privilège. La passion communiste est
ponctuelle, c’est intime et sociale à la fois, changeant les mœurs et les modes
de la socialisation. Ce fut le cas maintes fois dans l’histoire et on l’a
toujours enregistré ensuite. Ce fut toujours spontané, dans des formes
différentes devenues ensuite des réproductions idéologiques justement parce que
la révolution qu’on cherche de faire on a besoin de la dire aussi, d’en parler,
en la chargeant ainsi inévitablement d’idéologie. Laquelle est une plante
spontanée qui fait éclore les fleurs et les fruits non comestibles du
mysticisme.
Notre relation avec la nature, nos relations
de genre, nos relations de classes et maintenant notre survie d’espèce en
danger ont toujours évolué poussées par l’intelligence sensible d’une
conscience qui œuvre à la révolution dans la vie quotidienne, dans la vie
réelle, avec ses jouissances et ses souffrances, réussites et échecs.
La révolution agraire, le développement des
outils, les sociétés en constante évolution, de Spartacus l’ancien au
Spartakisme moderne de Rosa Luxembourg ; de la Commune de Paris, à
l’Espagne de 1936, jusqu’à mai 68 qui a saupoudré la planète entière d’un
bonheur resté inachevé. Éphémère, c’est vrai, mais ô combien réel et jouissif
pour les corps/esprits de ceux qui ont eu la chance de découvrir alors la vraie
vie sans temps morts. Voilà, cités en vrac, quelques symboles voyants et
émouvants d’un processus ininterrompu de radicalités humaines en quête de floraison.
Depuis toujours l’histoire de l’espèce est l’histoire
de la révolution permanente qu’on fait ou défait, on désire ou craint, qui
réussit ou rate. Jusqu’à hier, avant que dans l’anthropocène tristement évolué
en anthroposcène on devient impuissants à réagir à l’hypnose du
spectacle, voyeurs incapables de révolution, c’est à dire impuissants à
défendre la vie, la sienne, celle de ses semblables, de chacun et de tous, de
notre espèce et des autres.
Des révolutionnaires il y en a eu et il y en
aura encore, mais désirer la révolution ne veut pas dire la faire, et les morts
sont morts, enterrés ou brûlés avec leurs/nos révolutions inachevées, trop souvent ratées et/ou trahies.
L’idéologie révolutionnaire a toujours surgi
pour manipuler ses croyants d’une façon plus moderne que l’imposture religieuse
ancienne avec ses caracteristiques primaires, tartuferie utilisée depuis la
préhistoire par prêtres, chamans et maquereaux politiques afin d’établir et
justifier le pouvoir hiérarchique des riches, des dominants, des privilégiés.
Inconsciemment ou pas, les bureaucrates de la révolution, les intellectuels et
les militants révolutionnaires glissent trop souvent sur le terrain mystique de
l’égalité idéologique, finissant toujours par se croire et se dire plus égaux
que les autres.
Tout cela est finissant, et ne pourra plus
durer. L’humanité – ce qui en reste – est désormais obligée de choisir la vie
contre la mort ou disparaître. Voilà la base concrète d’une conscience d’espèce
qui est notre dernière chance d’échapper à la solution finale capitaliste et productiviste
en voie d’atteindre leur ultime véritable visée nihiliste et morbide :
« Viva la muerte » !
Parmi ceux qui acceptent passivement de mourir
dans l'ancien monde et ceux qui rêvent d’inventer un nouveau monde sur Mars
encore pire et monstrueux, les paris sont ouverts, mais le parti de la vie
auquel nous appartenons n’a rien à voir ni à faire avec un tel délire.
Sergio Ghirardi Sauvageon, 23 août 2026
[1]Le mot mysticisme est important et comme toute parole importante il
porte des significations différentes et multiples. Historiquement, le
mysticisme est aussi une sensibilité particulière et intéressante qui permet
d’explorer le réel sans se limiter au physique, lisant le monde dans sa
complexité, « dans le sens de la vie » diraient les Monty Pytons,
véritables et sympathiques mystiques intelligents. Moi je l’utilise, de façon
moins divertissante mais nécessaire je crois, pour dénoncer une manipulation
systématique de la vérité. Je me réfère ainsi au concept de mysticisme de W. Reich : « distorsion irréelle
et métaphysique des impressions sensorielles et des sensations organiques »,
L’éther, dieu et le diable, Payot, 1999.
Ainsi Reich dénonce les racines de la réalité spectaculaire bien avant
que les situationnistes et le général Debord critiquent clairement et
abondamment la société du spectacle comme phase finale du patriarcat
capitaliste, productiviste, nihiliste et finalement fasciste.