martedì 25 agosto 2026

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo

 

 


« Il nemico è in noi e fuori di noi ».

Piccola perla del mio amico Raoul Vaneigem nel suo Trattato del saper vivere.

 

Le mezze verità sono le peggiori menzogne. Ne sono convinto perché per tutta la mia vita mi sono confrontato con il misticismo[1] della specie nelle sue manifestazioni poliedriche: in primo luogo quello interiorizzato da me stesso mio malgrado: i miei esorcismi, le mie paure rimosse, postura inconscia oggettivamente ideologica contro cui lotto costantemente perché mi disturba profondamente, inserendo il dubbio nelle mie stesse certezze.  Il nemico che mi disturba e preoccupa di più è, però, quello contro cui combatto dal maggio '68, perché da allora in poi ho verificato che il misticismo vampirizza le idee dei reazionari, dei progressisti ma anche, e non meno, quelle degli ideologi che si credono rivoluzionari perché criticano la reazione e il progressismo in nome di una rivoluzione più sacra ideologicamente che reale. 

E rieccoci dunque di fronte al misticismo, insopportabile cimice da letto che infesta e inquina le resistenze e le rivolte come i socialdemocratici hanno sempre fatto in tutte le epoche in modo particolarmente disgustoso. Perché sono loro che incarnano storicamente, oggi come ieri, meglio e peggio di chiunque altro, il mio mantra iniziale: le mezze verità sono le peggiori menzogne.

L’ideologia è un inganno tipicamente umano che non risparmia nessuno, fino ai libertari più accaniti, agli anarchici più convinti di essere rivoluzionari.

Credo fermamente che, indipendentemente dalle bandiere ideologiche, gli unici che agiscano veramente per la rivoluzione siano coloro che agiscono quotidianamente per rifiutare l’addomesticamento, cercando di realizzare la rivoluzione senza troppo dirlo, senza bisogno di parlarne per mettersi in mostra. Ovviamente ci sono state rivoluzioni nella storia, sempre in relazione al desiderio di comunismo di fronte al godimento insopportabile di qualsiasi privilegio. La passione comunista è puntuale, è intima e sociale allo stesso tempo, cambiando le abitudini e i modi di socializzazione. È accaduto più volte nella storia e lo si è sempre registrato in seguito. È sempre stato spontaneo, in forme diverse poi diventate riproduzioni ideologiche proprio perché la rivoluzione che si cerca di fare si ha anche bisogno di dirla, di parlarne, caricandola così inevitabilmente d’ideologia. La quale è una pianta spontanea che fa sbocciare i fiori e i frutti non commestibili del misticismo.

Il nostro rapporto con la natura, i nostri rapporti di genere, i nostri rapporti di classe e ora la nostra sopravvivenza come specie in pericolo sono sempre evoluti grazie alla spinta dell’intelligenza sensibile di una coscienza che opera per la rivoluzione nella vita quotidiana, nella vita reale, con i suoi piaceri e le sue sofferenze, successi e fallimenti.

La rivoluzione agraria, lo sviluppo degli utensili, le società in continuo cambiamento, da Spartaco l’antico al moderno spartachismo di Rosa Luxemburg ; dalla Comune di Parigi alla Spagna del 1936, fino a quel maggio ’68 che ha cosparso l’intero pianeta di una felicità incompiuta. Effimera, è vero, ma quanto reale e gaudente per i corpi/menti di coloro che hanno avuto la fortuna di scoprire allora la vera vita senza tempi morti. Ecco, citati nel mucchio, alcuni simboli evidenti e commoventi di un processo ininterrotto di radicalità umane in cerca di fioritura.

Da sempre la storia della specie è la storia della rivoluzione permanente che si fa o si disfa, si desidera o si teme, riesce o fallisce. Fino a ieri, prima che nell’antropocene tristemente evolutosi in antroposcena diventassimo impotenti a reagire all’ipnosi dello spettacolo sociale, voyeur incapaci di rivoluzione, cioè impotenti a difendere la vita, la propria, quella dei propri simili, di ciascuno e di tutti, della nostra specie e delle altre.

Dei rivoluzionari ce ne sono stati e ce ne saranno ancora, ma desiderare la rivoluzione non significa farla, e i morti sono morti, sepolti o bruciati con le loro/nostre rivoluzioni incompiute, troppo spesso fallite e/o tradite.

L'ideologia rivoluzionaria è sempre emersa per manipolare i suoi credenti in un modo più moderno rispetto all'impostura religiosa antica con le sue caratteristiche primarie, utilizzata fin dalla preistoria da sacerdoti, sciamani e magnaccia politici per stabilire e giustificare il potere gerarchico dei ricchi, dei dominanti, dei privilegiati. Inconsciamente o no, i burocrati della rivoluzione, gli intellettuali e i militanti rivoluzionari scivolano troppo spesso sul terreno mistico dell'uguaglianza ideologica finendo sempre per credersi e dirsi più uguali degli altri.

Tutto questo sta finendo e non potrà più durare. L’umanità – quel che ne resta – è ormai obbligata a scegliere la vita contro la morte o a scomparire. Questa è la base concreta di una coscienza di specie che è la nostra ultima speranza di sfuggire alla soluzione finale capitalista e produttivista, in corsa per realizzare il loro ultimo obiettivo nichilista e morboso: «Viva la muerte» !

Tra quelli che accettano passivamente di morire nel vecchio mondo e quelli che sognano d’inventarne uno nuovo su Marte anche peggiore e più mostruoso, le scommesse sono aperte, ma il partito della vita a cui apparteniamo non ha nulla da spartire con un tale delirio.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, 23 agosto 2026



[1]La parola misticismo è importante e, come ogni parola importante, comporta significati diversi e molteplici. Storicamente, il misticismo è anche una sensibilità particolare e interessante che permette di esplorare il reale senza limitarsi al fisico, leggendo il mondo nella sua complessità, « nel senso della vita » direbbero i Monty Pyton, veri e simpatici mistici intelligenti. Io lo uso, in modo meno divertente ma necessario credo, per denunciare una manipolazione sistematica della verità. Mi riferisco dunque al concetto di misticismo di W. Reich : « distorsione irreale e metafisica delle impressioni sensoriali e delle sensazioni organiche », Etere, Dio e diavolo, Sugarco Edizioni. Reich denuncia in tal modo le radici della realtà spettacolare molto prima che i situazionisti e il generale Debord criticassero chiaramente e abbondantemente la società dello spettacolo come fase finale del patriarcato capitalista, produttivista, nichilista e, alla fine, fascista.





 Qui sommes nous, d’où venons nous, où allons nous

 

« L’ennemi est en nous et en dehors de nous ».

petite perle de mon copain Raoul Vaneigem et de son Traité de savoir vivre

 

Les demi-vérités sont les pires mensonges. Je suis convaincu de cela car toute ma vie j’ai été confronté au mysticisme[1] de l’espèce dans ses polyédriques manifestations : en premier lieu celui intériorisé par moi mème malgré moi : mes exorcismes, mes peurs refoulées, posture inconsciente, objectivement idéologique contre laquelle je me bat constamment car elle me dérange profondément, rendant mes propres certitudes douteuses. L’ennemi qui me dérange et me préoccupe le plus, toutefois, est celui contre lequel je me bats depuis mai 68, car j’ai vérifié alors et depuis que le mysticisme vampirise les idées des réactionnaires, des progressistes mais aussi, et pas moins, celles des idéologues qui se croient révolutionnaires parce qu’ils critiquent la réaction et le progressisme au nom d’une révolution plus sacrée idéologiquement que réelle.

Et nous revoilà donc face au mysticisme, cette insupportable punaise de lit qui infeste et pollue les résistances et les révoltes  comme les sociaux-démocrates de toutes les époques l’ont fait de façon particulièrement écœurante. Car ce sont eux qui incarnent historiquement, aujourd’hui comme hier, mieux et pire que quiconque, mon mantra de départ : les demi-vérités sont les pires mensonges.

L’idéologie est un leurre typiquement humain qui n’épargne personne jusqu’aux libertaires les plus enragés, aux anarchistes les plus convaincus d’être des révolutionnaires.

Je pense fortement que, indépendamment des drapeaux idéologiques, les seuls qui agissent véritablement pour la révolution sont ceux qui oeuvrent au quotidien pour refuser la domestication, en cherchant de faire la révolution sans trop le dire, sans besoin d’en parler pour se faire mousser.

Evidemment il y a eu des révolutions dans l’histoire, toujours en relation avec le désir de communisme face à la jouissance insupportable de n’importe quel privilège. La passion communiste est ponctuelle, c’est intime et sociale à la fois, changeant les mœurs et les modes de la socialisation. Ce fut le cas maintes fois dans l’histoire et on l’a toujours enregistré ensuite. Ce fut toujours spontané, dans des formes différentes devenues ensuite des réproductions idéologiques justement parce que la révolution qu’on cherche de faire on a besoin de la dire aussi, d’en parler, en la chargeant ainsi inévitablement d’idéologie. Laquelle est une plante spontanée qui fait éclore les fleurs et les fruits non comestibles du mysticisme.

 

Notre relation avec la nature, nos relations de genre, nos relations de classes et maintenant notre survie d’espèce en danger ont toujours évolué poussées par l’intelligence sensible d’une conscience qui œuvre à la révolution dans la vie quotidienne, dans la vie réelle, avec ses jouissances et ses souffrances, réussites et échecs.

La révolution agraire, le développement des outils, les sociétés en constante évolution, de Spartacus l’ancien au Spartakisme moderne de Rosa Luxembourg ; de la Commune de Paris, à l’Espagne de 1936, jusqu’à mai 68 qui a saupoudré la planète entière d’un bonheur resté inachevé. Éphémère, c’est vrai, mais ô combien réel et jouissif pour les corps/esprits de ceux qui ont eu la chance de découvrir alors la vraie vie sans temps morts. Voilà, cités en vrac, quelques symboles voyants et émouvants d’un processus ininterrompu de radicalités humaines en quête de floraison.

Depuis toujours l’histoire de l’espèce est l’histoire de la révolution permanente qu’on fait ou défait, on désire ou craint, qui réussit ou rate. Jusqu’à hier, avant que dans l’anthropocène tristement évolué en anthroposcène on devient impuissants à réagir à l’hypnose du spectacle, voyeurs incapables de révolution, c’est à dire impuissants à défendre la vie, la sienne, celle de ses semblables, de chacun et de tous, de notre espèce et des autres.

Des révolutionnaires il y en a eu et il y en aura encore, mais désirer la révolution ne veut pas dire la faire, et les morts sont morts, enterrés ou brûlés avec leurs/nos révolutions inachevées,  trop souvent ratées et/ou trahies.

L’idéologie révolutionnaire a toujours surgi pour manipuler ses croyants d’une façon plus moderne que l’imposture religieuse ancienne avec ses caracteristiques primaires, tartuferie utilisée depuis la préhistoire par prêtres, chamans et maquereaux politiques afin d’établir et justifier le pouvoir hiérarchique des riches, des dominants, des privilégiés. Inconsciemment ou pas, les bureaucrates de la révolution, les intellectuels et les militants révolutionnaires glissent trop souvent sur le terrain mystique de l’égalité idéologique, finissant toujours par se croire et se dire plus égaux que les autres.

Tout cela est finissant, et ne pourra plus durer. L’humanité – ce qui en reste – est désormais obligée de choisir la vie contre la mort ou disparaître. Voilà la base concrète d’une conscience d’espèce qui est notre dernière chance d’échapper à la solution finale capitaliste et productiviste en voie d’atteindre leur ultime véritable visée nihiliste et morbide : « Viva la muerte » !

Parmi ceux qui acceptent passivement de mourir dans l'ancien monde et ceux qui rêvent d’inventer un nouveau monde sur Mars encore pire et monstrueux, les paris sont ouverts, mais le parti de la vie auquel nous appartenons n’a rien à voir ni à faire avec un tel délire.

 

Sergio Ghirardi Sauvageon, 23 août 2026



[1]Le mot mysticisme est important et comme toute parole importante il porte des significations différentes et multiples. Historiquement, le mysticisme est aussi une sensibilité particulière et intéressante qui permet d’explorer le réel sans se limiter au physique, lisant le monde dans sa complexité, « dans le sens de la vie » diraient les Monty Pytons, véritables et sympathiques mystiques intelligents. Moi je l’utilise, de façon moins divertissante mais nécessaire je crois, pour dénoncer une manipulation systématique de la vérité. Je me réfère ainsi au concept de mysticisme de  W. Reich : « distorsion irréelle et métaphysique des impressions sensorielles et des sensations organiques », L’éther, dieu et le diable, Payot, 1999.  Ainsi Reich dénonce les racines de la réalité spectaculaire bien avant que les situationnistes et le général Debord critiquent clairement et abondamment la société du spectacle comme phase finale du patriarcat capitaliste, productiviste, nihiliste et finalement fasciste.