venerdì 17 febbraio 2012

Eleftherotypia, il giornale greco in autogestione




«E’ fatta!», grida dalla sua “Tribuna libera” (l’editoriale del giornale), Moissis Litsis, redattore economico e uno dei leader degli scioperanti di Eleftherotypia (Libertà di stampa), uno dei due più grandi quotidiani greci. Da oggi esce in tutta la Grecia con la testata “Lavoratori a Eleftherotypia”, autogestito dagli 800 lavoratori in sciopero e solidali con l’ondata di proteste che scuote il paese. I suoi lavoratori scioperano dal 22 dicembre poiché l’azienda non paga gli stipendi dal mese di agosto. Gli incassi serviranno anzitutto a sostenere la cassa di solidarietà. I lavoratori, di fronte alla richiesta dell’editore di applicare l’articolo 99 del codice fallimentare greco, per proteggere il loro credito complessivo di 7 milioni di salari mai corrisposti, hanno scelto di autogestire il giornale, sostenuti da collettivi e singoli cittadini. Parallelamente alle azioni legali.

La direzione non ha gradito l’impresa degli scioperanti e ha tagliato loro il riscaldamento e il collegamento informatico fino a minacciare ritorsioni gravi. Così il giornale è stato redatto come un foglio clandestino, in una redazione esterna e stampato con l’appoggio del sindacato dei poligrafici. Tuttavia, i lettori, non solo quelli di Eleftherotypia hanno atteso con grande interesse l’uscita di questo esperimento e hanno incoraggiato gli autogestionari sommergendoli di messaggi di solidarietà contro la dittatura del mercato che rende opaca la realtà greca. «Se non ci fosse stato un clima di consenso nella maggior parte dei media – scive Litsis – con la scusa che non ci sarebbe stata alternativa alla firma del primo catastrofico memorandum da parte di Papandreu nel 2010, può darsi che avremmo visto il popolo greco rivoltarsi in tempo per ribaltare una politica catastrofica per tutta l’Europa».
Il caso non è isolato: sono sempre di più le aziende hanno cessato da tempo di pagare i loro lavoratori e virtualmente abbandonate dai propri azionisti in attesa di tempi migliori. Recente il caso dell’ospedale di Kilikis nel centro della Grecia, ormai occupato dal 6 febbraio e autogestito dai suoi lavoratori. Cure garantite finché ci saranno le risorse e decisioni prese nell’assemblea pubblica. In questo contesto, Eleftherotypia prova con l’autogestione a recuperare un ruolo che aveva già svolto nel ’75 quando nacque come “giornale dei suoi redattori” sulla spinta della radicalizzazione che seguì la fine della dittatura dei colonnelli.





Commento di Sergio Ghirardi:

Dopo l'ospedale di Kilikis di cui mi sono premurato, insieme ad altri appassionati della questione sociale, di mettere in rete e diffondere il comunicato di autogestione, il crollo dello Stato greco potrebbe tradursi nella rinascita del popolo greco e aprire a un esperimento di autogestione generalizzata che attende da mezzo secolo di poter abrogare la democrazia spettacolare. Questo sogno è altrettanto realistico che l'incubo della povertà diffusa imposto cinicamente dalle banche e dai capitalisti.
Il paese della prima forma arcaica di democrazia potrebbe diventare il laboratorio moderno di quella democrazia consiliare che dopo l'effimero lampo del movimento delle occupazioni, nel maggio '68 in Francia, è riapparsa nella comunità zapatista e poi nell'Argentina felicemente orfana di Stato, senza mai riuscire, finora, a consolidarsi.
L'illusione di riformare il capitalismo ha funzionato da carota per l'asino produttivista ma oggi la carestia di carote è lampante.
Il tema della democrazia diretta da teorico sta diventando una pratica forse inevitabile per le masse di esclusi in crescita esponenziale.
La Comune d'Europa potrebbe essere il prossimo progetto di un'umanità tornata al centro del progetto sociale.
Val la pena di rifletterci, discuterne... e più se affinità.