venerdì 21 ottobre 2011

Da Genova, destinazione Nuovo Mondo 6) - P. Ranieri


PROVOCATORI E INFILTRATI

“…più che Black, i carabinieri travestiti parevano truzzi, diretti a un concerto di Vasco Rossi”

Rivista “Breccia”

" Ho passato gli ultimi 4 giorni a Seattle. L’informazione che la gente riceve dai mass media è falsa. Questa non è stata, come sostiene Clinton, una protesta pacifica rovinata dall'azione violenta di alcuni manifestanti. Questa è stata una manifestazione di massa, forte ma pacifica, che è stata attaccata ripetutamente dalla polizia, con il preciso scopo di provocare una risposta violenta, in modo da fornire ai media occidentali l'opportunità di scattare foto. Dico questo perché l'ho visto mentre accadeva.

Danno collaterale a Seattle.

Jim Desyllas, studente/reporter di Portland.

“…canaglia era un titolo onorifico, così come oggi teppismo è un titolo di disprezzo

(…)

chi si rifiuta di subire servilmente i soprusi di una società che è una provocazione continua è, per definizione, il rappresentante della feccia.

(…) Erano, ecco tutto, dei proletari autentici, dei senza riserve. Chi li aveva "organizzati"? Si erano organizzati da sé.

(…) Per i borghesi, i proletari possono soltanto muoversi come un gregge: se il loro movimento ubbidisce a una logica, a un metodo, perfino ad una strategia, bisogna che ci sia in mezzo a loro qualcuno, e il "qualcuno" per gli idealisti borghesi può essere soltanto l'organizzatore uscito dalle scuole di partito, il provocatore formatosi all'alta accademia della polizia, magari il gesuita travestito.

(…) C'era un provocatore, in mezzo a loro? Certo, ma questo provocatore si chiama la società borghese, il capitale e i suoi sgherri, la vendita quotidiana di forza-lavoro, l'estorsione quotidiana di lavoro non pagato, l'inganno della "libertà di lavoro" e della "libertà del cittadino", la beffa dell'eguaglianza per tutti la menzogna della democrazia e delle riforme, la realtà del miracolo economico che è, per i proletari, sinonimo di lacrime, sudore e sangue.

(…) Apriamo le pagine del vecchio Marx nell'Indirizzo 1850 del Comitato Centrale della Lega dei Comunisti:

"Ben lungi dall'opporsi ai cosiddetti eccessi, casi di vendetta popolare su persone odiate o su edifici pubblici cui non si connettono altro che ricordi odiosi, non soltanto si devono tollerare quegli esempi, ma se ne deve prendere in mano la direzione". (…)

Cada sui "deploratori", sui costituzionalisti, sugli esperti in denunzie alla polizia e alla giustizia, il disprezzo e la maledizione di tutti gli sfruttati.

(EVVIVA I TEPPISTI DELLA GUERRA DI CLASSE!

Abbasso gli adoratori dell'ordine costituito!

Da "Il programma comunista" n. 14 del 17 luglio 1962)

Woody Allen ammonisce: " Chiamiamo pornografia l'erotismo degli altri."

Ugualmente, e per le medesime ragioni, la libertà degli altri, la chiamiamo provocazione.

In tutti i paesi e in tutte le epoche. in mezzo ai manifestanti di tutte le manifestazioni, gli apparati dello stato hanno immesso i propri infiltrati.

Ugualmente a Genova: con la complicazione ulteriore che ciascuno dei governi del G8, e parecchi altri in più, avevano inviato il proprio personale, alcuni per aggiungere oppure raccogliere know-how, altri per semplici questioni di prestigio.

Risulta essere esistita addirittura – e in fondo non è neppure sorprendente – un’intera manualistica per infiltrati, con una meticolosa serie di segni di riconoscimento (foulard, giubboni, tatuaggi, orecchini, braccialetti, etc) intesi ad evitare spiacevoli equivoci. Che, forse, non hanno funzionato troppo bene se è vera la vicenda della poliziotta austriaca in vesti di manifestante, travolta e uccisa da un gippone nel pomeriggio del 20 luglio, un’ora prima della morte di Giuliani.

Diamo pure tutto questo per acclarato, anche se le famose prove fotografiche, testimoniali, filmate cui ci si riferisce ossessivamente, guardate con animo critico, provano davvero poco.

1) in TV si sono veduti giovani col cappuccio nero, la canottiera e un bastone in mano in relazione amichevole con celerini in uniforme –più che BB, però, parevano NOCS, anche perché in varie immagini si notavano perfettamente i foulard cremisi della polizia e quelli rossoblu dei carabinieri; bastone e mefisto nero d'ordinanza

2) nessuno di coloro che conosco di persona e di cui ho personale fiducia ha visto alcunché, né conosce personalmente coloro i quali avrebbero visto; nessuna persona che stimo conosce personalmente qualcuno a sua volta degno di stima che abbia visto con i propri occhi. Tutti indistintamente si riferiscono a informazioni filtrate da specialisti, siano essi leader politici, giornalisti, teatranti del palcoscenico o dell’altare; in sostanza ciascuno può affermare che, “a vedere gli infiltrati, è stato mio cugino”

3) possiamo dire che, come gli accusatori dei BB sono ben noti nelle sedi di partiti, sindacati, giornali ed altri centri della menzogna organizzata, i BB fin dai tempi di Seattle (e da prima ancora, per chi conosca le questioni da presso) scrivono le proprie ragioni, esprimono le loro analisi: noti da tempo, a Genova hanno operato in maniera perfettamente conseguente con ciò che ci si poteva attendere da loro. (da una descrizione di un partecipante agli scontri di SEATTLE 5/12/99 mi sono sdraiato davanti macchine incendiato autoblindati ho sfilato con i gay con i preti con gli ecologisti con i comunisti con i traveller con gli anarcociclisti con i contadini ho preso i getti degli idranti sulla schiena ho rovesciato cassonetti lanciato petardi preparato molotov ho scritto sui muri ho ballato) I Black Block, tutti li conoscevano e a Genova tutti li aspettavano e non vedevano l'ora di vederli all'opera: quando li si vide apparire, alla manifestazione del 19, vi fu un brivido, simile a quello che attraversa il PUBBLICO quando entra sul campo Ronaldo o sale sul palco Mick Jagger. Un tipo di brivido che è identico, o più precisamente speculare, per il fan amico come per il fan avverso. Forse non tutti li amavano, ma tutti li aspettavano. A decine di migliaia erano affluiti a Genova per VEDERLI.

E, va detto, a loro volta, parecchi di loro erano scesi a Genova per ESSERE VISTI

4) parecchi - fra cui io - hanno avuto per le strade diretti rapporti con alcuni di questi ragazzi che sono apparsi compagni stranieri e/o italiani normalissimi, e - sia detto di passata - non più violenti e irriducibili di tanti altri compagni non in nero, non aggregati con nessuno. Ciò che i BB hanno fatto, a Genova lo hanno fatto, insieme con loro migliaia e migliaia di compagni, in nero e in altri colori, venuti a Genova per spaccare tutto o improvvisamente folgorati dall’idea di provare a saggiare la robustezza della gabbia. O davvero c’è chi crede che quelli che hanno devastato la valle del Bisagno fossero tutti infiltrati?

5) la tesi per cui l'informalità anarchica favorirebbe le infiltrazioni - a parte che i BB tanto informali non sono, operano per gruppi d'affinità, nel cui ambito le persone si conoscono, si riconoscono e si stimano - a differenza delle organizzazioni gerarchiche e ideologicamente epurate, oltre ad essere un vecchio arnese della propaganda di partito, è sintomatica del pensiero di fondo per cui la fiducia si fonda sulla fedeltà, la virtù che contraddistingue il buon cane e il buon poliziotto, sottovaluta il fatto che il burocrate trotsko-stalinista non ha bisogno di essere infiltrato dai poliziotti, perché é già uno sbirro egli stesso, nei confronti dell'umanità, dei propri compagni e di sé medesimo; e infatti la connivenza fra questi farabutti e le questure non abbisogna di operare sotterraneamente, o di essere dimostrata con foto, filmati, testimonianze, ma é visibile alla luce del sole, nel comportamento quotidiano di questi nemici della decenza, presenti in ogni istituzione, devoti alla costituzione, praticanti indefessi della prostituzione, della falsificazione, della disinformazione

6) non appare verosimile questa connivenza fra anarchici e poliziotti (e la diffusione di questa notizia sembra adattissima a schermare le - queste sì - acclarate connivenze, peraltro fallimentari, fra portavoce del GSF e esponenti istituzionali ), perché non si comprendono assolutamente gli interessi che avrebbero potuto trovarvi questi anarchici (misteriosi: nessuno é stato capace di dire - il gruppo zwx di yzq risulta essersi incontrato col questurino Tizio o col carabiniere Zempronio) e assai poco anche quelli dello stato. E’ verosimile che lo stato fosse perfettamente a conoscenza di ciò di cui ciascuno era perfettamente a conoscenza (compresi i portavoce del GSF, che, infatti, dichiarano di aver preavvertito le autorità del loro arrivo) della presenza a Genova di migliaia di compagni intesi ad agire con la massima violenza.. Anche ammettendo che lo stato abbia bisogno di un detonatore per fare esplodere la propria violenza, a qual pro avrebbe mobilitato i propri uomini quando era sufficiente attendere qualche attimo, per beneficiare del detonatore spontaneo dei compagni vandali?

Perché sprecare professionisti addestrati per bruciare, invece che cinque, dieci cassonetti? Perché rischiare che la connivenza fosse smascherata? A che cosa sarebbero serviti questi infiltrati, dunque? Se non a farsi fotografare dai leccaculo riaffondatori e socialforati, per diffondere e consolidare l'idea che chi ti sta vicino, specie se violento, potrebbe essere un poliziotto; che la spontaneità é sospetta, sospetti gli sconosciuti, ancor più sospetti gli stranieri (uno schema conosciuto, ma sempre efficace: il cattivo anarchico non può essere un prodotto nostrano), e che comunque sono quasi sempre provocatori, spesso poliziotti travestiti, in ogni caso sprovveduti e utili idioti tutti coloro i quali non si sono lasciati inquadrare dal ciarpame stalino-trotskista e dai suoi servizi d'ordine di centometristi, campioni mondiali di corsa all'indietro .

Perché, a fondamento del teorema per cui il vandalo potrebbe essere poliziotto, sta il postulato per cui il vandalo è oggettivamente un provocatore. Ne risulta che il punto è: quelli che fanno una particolare azione (ad esempio, bruciare una banca) lo fanno perché questo é il loro modo di operare sovversivo e gli infiltrati non c'entrano, oppure gli infiltrati hanno suggerito, sobillato, oppure sono tutti infiltrati quelli che lo fanno? E per concludere, bruciare una banca, é un'idea che, comunque, può venire solo a un infiltrato? Perché, non si potrebbe supporre che siano quelli che propongono di levare le mani imbiancate, o di inginocchiarsi, o di pregare, o di scappare, e di travestirsi da uomini-Michelin e donne-Micheline, a loro volta infiltrati (perché mica solo fra i BB si infiltrano, ma in ogni spezzone, com'é ovvio) per accapponare la giusta rabbia delle masse? Non sono forse, proprio loro, degli infiltrati del Papa?

Si può affermare perciò, con tranquillità, che la presenza di infiltrati, quand’anche qualcuno fosse riuscito a provarla, e così non è stato, sarebbe stata sostanzialmente irrilevante. La loro presenza non comporta che il vandalismo, il teppismo, la devastazione, il saccheggio siano azioni che fanno comodo allo stato, come molti si affannano a sostenere e non disinteressatamente. Ciò che fa comodo allo stato è, se mai, che quattro mentitori di professione sostengano di aver visto quattro poliziotti mascherati nella speranza di far dimenticare migliaia e migliaia di distruttori in prima persona, perfettamente inseriti nel tessuto del corteo e certo compresi da molti genovesi. I quali, lo si nota persino nei servizi televisivi, non ci erano ostili, e certo non ci erano ostili quanto lo erano ai “grigi”. Non tutti, certo – ma sicuramente pure il 14 luglio ci saranno stati dei parigini che rimpiangevano la loro bella e storica Bastiglia...

Gli scontri coinvolsero attivamente, nei diversi momenti delle giornate del 20 e del 21 luglio, qualche decina di migliaia di persone, ed è proprio sfruttando queste cifre incontestabili, che i falsificatori più sottili e più arditi nel maneggiare il paradosso ritennero di operare un’astuta distinzione intesa a salvare la capra estremista insieme con i cavoli legalitari, difendendo «i veri BB», che a Genova sarebbero stati assenti o si sarebbero presto ritirati, schifati e delusi, denunciando, per contro, coloro che avevano effettivamente agito, come volgari imitatori, come teppisti da stadio (esattamente come Carlo Giuliani, sulla cui bara gli amici deporranno la bandiera giallorossa della sua squadra), portatori di una violenza cieca e barbara.

La calunnia smisurata contro i BB fu il collante attraverso il quale si sperava di tenere insieme quel municipio di anime morte che si erano autoproclamate social forum. Attraverso la devota sottomissione a una menzogna che tutti sapevano perfettamente essere tale, si poteva essere ammessi alla corte dei mentitori: il progressivo disfacimento di certe aree, il network, radioGap, e la confluenza in quella rete per allocchi che fu quella dei social forum, prese le mosse essenzialmente dal capovolgimento sistematico dell'esperienza genovese, condotto con dovizia di mezzi, film, libri, giornali, trasmissioni televisive, numeri unici (si pensi a quel noto numero di A-Rivista Anarchica, che avrebbe meritato di essere pubblicato in forma di rotolo).

Quando si parla di provocatori, di soggetti che fanno (quanto meno oggettivamente, come recita l’ipocrisia di rito) il gioco del nemico, forse sarebbe il caso di chiarire, innanzi tutto, QUALE SIA, oggi, IL GIOCO DEL NEMICO: non credo sia quello di trovare giustificazioni per la repressione (non che questo non si sia fatto in altre epoche o in altri paesi: il governo nazista, per fare solo un esempio, era attentissimo a presentare ogni propria mossa come reazione a una provocazione, accuratamente predisposta con l’impiego di personale specializzato). Prima di tutto, perché credo che anzi l’idea che preme oggi affermare, é proprio che le giustificazioni sono divenute superflue, che i governi stanno sopra e non sotto, non dico le leggi, ma addirittura i fatti (esemplare Bush che dice "forse le armi di Saddam non c'erano, ma di sicuro non ci sono oggi, visto che lo abbiamo abbattuto" e tutti applaudono).

La novità quindi non consiste nella repressione che non è mai davvero cessata, ma nella sua quieta esibizione, quasi si fosse rinunciato una volta per tutte a coinvolgere la popolazione nelle ragioni della pace sociale: e patetica appare la rincorsa delle diverse sinistre per cogestire le repressioni, per non farsi sfuggire il banchetto del sangue. Ormai, sembra ci venga detto, la pretesa di impiegare la carota come un bastone, secondo la famosa metafora de “L’utopia capitalista”, è a sua volta superata: non ce n’è più di carote, sono rimasti unicamente i bastoni.

Non pare che, malgrado il moltiplicarsi di legislazioni antiterrorismo in tutto il mondo, la repressione delle lotte sia al vertice delle preoccupazioni dei governi, nemmeno di quello Usa. Anche perché magari si sono accorti che quel tipo di lotte serve a evitare ai cittadini ogni giorno più inerti fastidiose piaghe da decubito: la repressione sociale e politica è una misura che deprime l’economia come poche altre. E i meccanismi sociali sembrano già oggi in preda a una terribile glaciazione che nessuno dei vecchi rimedi pare in grado di frenare.